sabato 4 agosto 2018

Già!



E ora che si fa e, soprattutto, si dice?

Da spanciarsi


sabato 04/08/2018

Pd&Salvini Production

di Marco Travaglio

Com’era chiaro fin dal primo giorno - dalla dinamica dei fatti, dal racconto onesto e sobrio della stessa vittima, dai precedenti lanci di uova dalla stessa auto su pensionati e donne di pelle bianca, dalla prudenza dei Carabinieri di Moncalieri e della Procura di Torino - il tiro al bersaglio contro la campionessa italiana d’origine africana Daisy Osakue non era un raid razzista e non c’entrava niente col nuovo governo e con le sparate xenofobe di Salvini & C.. Era, diversamente da altri truci delitti xenofobi, la schifosa bravata di un branco di bulli con la testa vuota, da raccontare e da punire per quello che era. L’unica novità emersa dalle indagini degli inquirenti, chiuse l’altroieri con l’identificazione e la confessione degli aggressori, è che uno di loro è figlio di un consigliere comunale del Pd. Cioè del partito che fin dal primo momento, seguito a ruota dalla stampa sottostante, aveva usato la povera Daisy per buttarla in politica e fare un po’ di propaganda a buon mercato. E ora si ritrova col suo consigliere comunale costretto a smentire il razzismo del pargolo e dei suoi amichetti. L’ennesimo boomerang che si ritorce contro chi l’aveva lanciato, per la gioia di Salvini. Che, se avesse scritto la sceneggiatura, non sarebbe arrivato a tanto.

Matteo Renzi: “#DaisyOsakue è una campionessa italiana. Ieri è stata selvaggiamente picchiata da schifosi razzisti. Gli attacchi contro persone di diverso colore della pelle sono una EMERGENZA. Ormai è un’evidenza, che NESSUNO può negare, specie se siede al Governo. Italia, #torniamoumani”.

Deputati Pd (che citano Graziano Delrio ed Emanuele Fiano): “La vile aggressione all’atleta nazionale italiana di origine nigeriana #DaisyOsakue è grave e inaccettabile. Esprimiamo la solidarietà della nostra comunità e chiediamo che il governo venga urgentemente in Aula a riferire”.

Dario Stefàno‏: “Ogni giorno un nuovo episodio di violenza a sfondo razzista. Oggi tocca all’atleta azzurrina #DaisyOsakue. C’è un clima pericoloso che attraversa il Paese, figlio di una propaganda permanente fondata su odio e intolleranza. #BastaRazzismo”.

Stefania Pezzopane: “#DaisyOsakue è una campionessa italiana, sue lacrime sono dolore per tutti, selvaggiamente colpita da indegni razzisti, ormai ogni giorno aggredite persone di diverso colore della pelle. Mai in #italiarepubblicana #governorazzista“.

Paolo Montagna (sindaco di Moncalieri): “Moncalieri è una città sana, ma Salvini ora abbassi i toni”.

Alfredo Bazoli: “Roma, Caserta, Vicenza, Aprilia, Partinico. Ora l’aggressione alla azzurra #DaisyOsakue Gli episodi si moltiplicano mentre #Salvini parla di ‘invenzione della sinistra’. Ecco il ‘cambiamento’, stiamo diventando un Paese fascista e razzista #BastaRazzismo #bastaodio #fermiamoli”.

Raffaella Paita: “A #Osakue mentre tornava a casa a #Moncalieri le (sic, ndr) sono state lanciate delle uova. È stata colpita al volto e operata per una lesione alla cornea. È l’ennesimo vile atto razzista, questa politica d’odio non è più tollerabile”.

Dario Nardella: “Hanno aggredito #DaisyOsakue e lo hanno fatto solo per il colore della sua pelle. Quel branco di bestie vigliacche si sente anche incoraggiato dalla retorica razzista che sempre più cresce in Italia”.

Alessia Morani: “Ho appena letto che il #m5s condanna l’aggressione a #DaisyOsakue. Invece di fare ipocrite note stampa fermate la spirale d’odio innescata dal vostro alleato #Salvini oppure ne siete corresponsabili #bastarazzismo”. “Ecco i risultati delle politiche d’odio di #Salvini #bastarazzismo”.

Andrea Romano: “Anni di talk su ‘emergenza stranieri’, anni di irrisione e sberle tv contro chi provava ad argomentare: la violenza contro #DaisyOsakue e contro gli altri non nasce dal nulla, ma da una semina lunga e accurata. I seminatori e i loro complici non fingano stupore”.

Maurizio Martina: “Il governo che non riconosce il problema diventa complice di questa spirale di violenza razzista”. “Serve una grande mobilitazione antirazzista. Aperta, plurale, unitaria. Facciamo appello a tutte le energie che non si rassegnano a questo clima d’odio”.

Stefano Bonaccini: “Ha ragione Salvini, gli italiani non sono razzisti: per questo trovo irresponsabile alimentare quotidianamente tensioni e divisioni che incoraggiano gesti scellerati. Chi sta nelle istituzioni deve garantire sicurezza e inclusione, non fomentare violenza”.

Ettore Rosato: “Un’atleta italiana, una ragazza come tante. Oggetto di violenza, stupidità, cattiveria, intolleranza. Ma non è da meno chi ogni giorno nelle sue responsabilità istituzionali minimizza. Con la paura e l’odio si possono prendere i voti ma non si governa una democrazia #DaisyOsakue”.

Piero De Luca: “Roma, Catania, Vicenza, Caserta, Partinico, Latina. Tutti Comuni interessati da episodi di violenza a sfondo razziale. Oggi l’aggressione a #DaisyOsakue… È ora di dire basta al germe dell’odio della politica di #Salvini. Un germe che sta infettando l’Italia”.

Enza Bruno Bossio: “L’odio verbale genera violenza fisica che ha una matrice chiara: il #razzismo. #Salvini può fare finta che tutto questo non avvenga, può anche negare la realtà, questo non lo renderà meno responsabile politicamente. #DaisyOsakue”.

Luciano Nobili: “Così è stata ridotta #DaisyOsakue, italiana, campionessa di atletica, da dei bastardi razzisti. Un’umiliazione per l’Italia intera mentre il ministro Salvini che dovrebbe proteggerla incita a fascismo e odio razziale coi suoi complici a cinque stelle. Vergognatevi”.

Graziano Delrio. “Le lacrime di #DaisyOsakue sono lacrime che fanno male, che feriscono intimamente e che dovrebbero far riflettere chi sta soffiando sul fuoco dell’intolleranza. #bastarazzismo”.

Alessia Rotta: “Questa è Daisy Osakue una nazionale italiana di atletica. Domenica notte è stata aggredita da due ragazzi. @salvini mi stai legittimando la violenza fai da te e la legittima difesa preventiva contro chi ha un colore diverso della pelle. Questo si chiama razzismo! #forzadaisy”.

Sergio Staino (Il Dubbio): “Grillo afferma che il razzismo non esiste. Parla come persona informata dal Fatto”.

La Repubblica: “Il silenzio complice del Viminale”. “Daisy, Grillo attacca i media. Martina: ‘È una vergogna’. L’Agcom studia un regolamento contro il linguaggio d’odio e le discriminazioni”.

Francesco Merlo (la Repubblica): “L’estate del nostro disonore”, “In questo 2018, da Moncalieri a Catania, è la caccia al nero il delitto dell’estate”.

Sebastiano Messina: “Macche razzismo, è tutta una nostra invenzione. È solo una manovra dei media – avverte Beppe Grillo… Dunque anche lui la pensa come il suo alleato Matteo Salvini, che non vuol sentire parlare di razzismo, facendo perdere la pazienza pure ad Avvenire”.

Luca Bottura (la Repubblica): “Secondo Beppe Grillo, che già aprì le porte ai militanti di Forza Nuova purché accettassero le sue idee, l’uovo in faccia che ha colpito l’atleta azzurra è stato un episodio fortuito e non ascrivibile a un clima preciso. Si tratta di una storicizzazione talmente pregnante che è giusto applicarla ad altri episodi del nostro recente passato. Facciamo insieme. Leggi razziali, 1938… Suicidio Mattei, 1963… Strage di Bologna, 1980… Ustica, 1980… Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, and counting… Un po’ come rischia di capitare a chi va in giro a prendere a facciate le uova degli altri, per capirci”.

Marco Tarquinio (Avvenire): “Vergogniamoci. L’atleta italiana di colore Osakue colpita a un occhio. Ma per Salvini il razzismo non c’è. Palazzo Chigi evoca il bullismo”. “Quel mostro da riconoscere”, “Salvini pesi bene le parole, perché negare l’evidenza non fa altro che assolvere e ingigantire il mostro”.
Ps. Così, per sapere: ma questi li paga Salvini, o lavorano tutti per lui gratis?

venerdì 3 agosto 2018

Che cos'è?



E' qualcosa di inspiegabile, che travalica intelligenze più o meno normodotate, che scavalca i classici, e a volte di comodo, ragionamenti di questo mondo, tutto rivolto ad un'apparenza quasi scomoda, tant'è la sua inefficace applicazione. 
Il tifo infatti non è per questo mondo, non si riferisce a pensieri a detta di tutti normali, quasi quasi appaiamo come degli inetti, fuori di testa, eterni bimbi dediti ad un affascinamento improvvido, per gli altri, scostumato, scomodo, deleterio. 
E invece godiamo, e tanto, nel sentirci accomunati dai colori, forse, forse, è un grave limite si, ci prendono in giro, gli indefessi soloni, quelli che uno più uno per forza deve fare due. 
Abbaciniamo, ci lasciamo travolgere dall'entusiasmo, lo sentiamo nostro il campione, anzi: il Campione che vestirà i nostri colori, la fede terrena che travalica ragionamenti, pianificazioni, progettualità e, diciamolo, serietà. 
Dentro di noi godiamo, inarrestabilmente, nel sapere che un grande, grandissimo, Campione il prossimo anno ci delizierà con i suoi tocchi magici, sì magici, e ci sperticheremo l'anima per lui, lo osanneremo, lo coccoleremo, lo innalzeremo, lo difenderemo a spada tratta. L'essenza del calcio sta proprio qui! E per nulla al mondo tradiremo colori, bandiera e, soprattutto... il Pipita! 
Sarà un limite, un'incongruenza, un deficit, una vergogna? 
Non lo so. So solo che non riesco a proferir altro se non: “Segna Gonzalo, segna!”

Ditemi che non è vero!




Il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha rilasciato la seguente dichiarazione in riferimento alla bocciatura di Marcello Foa a presidente della Rai (prestate attenzione please!)

"La maggioranza M5S-lega deve imparare che ci sono limiti invalicabili. Per questo invitiamo le forze di opposizione e specificatamente Forza Italia, a valutare la possibilità di non partecipare al voto della vigilanza, che il governo ha colpevolmente considerato scontato. Per queste ragioni Marcello Foa non può essere un presidente di garanzia della Rai"

Ora questo pensiero sarebbe normale, diciamo anche valido, se pronunciato da chiunque non sia collegato a Forza Italia, di cui Tajani è stato ed è uno dei principali attori. 

Limiti invalicabili: quali sono i limiti invalicabili per un partito fondato e sorto dall'idea, a suo modo geniale, di Marcello Dell'Utri condannato definitivamente per associazione esterna di stampo mafioso? 
Come si possono ergere limiti invalicabili da una forza politica retta da uno che ha pagato per dieci anni almeno tangenti alla mafia di Totò Riina? 
Come si possono pronunciare parole riconducibili ad un'opposizione costruttiva, alla ricerca quindi della buona democrazia, del buon utilizzo del potere, ad opera di chi per oltre vent'anni ha usurpato, usato, mercificato, modificato a suo uso, le regole dello stato democratico, trasformandolo in una sorta di bazar?
Un limite invalicabile di sicuro Tajani l'ha superato: quello della decenza!  

Travaglio!


venerdì 03/08/2018

Berluscomiche

di Marco Travaglio

Pensavamo che la lunga, interminabile stagione berlusconiana avrebbe avuto un crepuscolo degno della tragedia che è stata. Invece sta finendo in farsa, anzi in pochade. L’altroieri quel che resta del centrodestra forza-leghista che, fra alti e bassi, è stato maggioritario in Italia per 24 anni ininterrotti, s’è schiantato in mille pezzi contro un nome di tre lettere: Foa, nel senso di Marcello, l’ex caporedattore esteri del Giornale, dove tuttora tiene un blog sul sito. Dopo un quarto di secolo trascorso a strillare contro l’egemonia gramsciana della sinistra sulla cultura e sulla tv e a cercare (invano) un intellettuale conservatore che ne incarnasse il contraltare, il centrodestra pareva averlo trovato in Foa. Non grazie a una rigorosa selezione, ma per puro caso, come accade nei boschi ai cercatori di tartufi o di funghi. I 5Stelle, il ministro Tria e il perfino il premier Conte avevano detto no alla candidata di Salvini e Giorgetti: il ronzino di ritorno Giovanna Bianchi Clerici, già parlamentare della Lega e poi consigliera d’amministrazione della Rai, a cui aveva procurato (in combutta con gli altri colleghi berlusconiani) un danno erariale di una dozzina di milioni con la nomina illegittima del dg Alfredo Meocci, e si era beccata una condanna per danno erariale dalla Corte dei Conti e un processo penale per abuso d’ufficio finito in prescrizione. Promuoverla a presiedere l’ente pubblico che aveva così ben amministrato non pareva un’ottima idea.

Così, nell’ultima notte utile, dal cilindro di Salvini era saltato fuori Foa, autore di duri attacchi all’euro e a Mattarella, nonché simpatizzante di Putin e Savona. Il fatto che Foa non fosse un politico trombato, né un portaborse di partito, ma avesse un mestiere per conto suo, fra l’altro nel ramo televisivo – amministra il gruppo multimediale del Corriere del Ticino – faceva di lui un presidente Rai certamente migliore dei precedenti targati centrodestra: tipo “Lottizia” Moratti, che la tv l’aveva vista solo nel salotto di casa sua, o Antonio Baldassarre, che a stento distingueva un televisore da un tostapane però era amico di Previti. Ma ecco il capolavoro di B.: anziché felicitarsi per l’approdo in Rai di un bel conservatore anticomunista, ex dipendente del suo Giornale, esperto di tv ma non sospettabile di conflitti d’interessi perché non viene da Mediaset, lettore e addirittura autore di diversi libri, per giunta accusato da sinistra di simpatizzare per il suo amico Putin e di antipatizzare per il suo nemico Mattarella, lo boccia. In tandem col Pd. E ora gli eventuali elettori forzisti si domandano cosa gli sia passato per il capino.

Nessuno può credere che abbia detto no perché Salvini l’ha avvertito solo all’ultimo, o perché non gli ha chiesto il permesso: lui, quando occupava la Rai, faceva la stessa cosa con la Lega. E nemmeno il berlusconiano più impermeabile al sense of humour, sentendo i forzisti e i pidini tuonare all’unisono contro la lottizzazione gialloverde, riesce a trattenere le risate al pensiero di quel che han fatto questi spudorati per 25 anni sulle spoglie esanimi del servizio pubblico. Nel nuovo Cda il Pd ha appena ripiazzato una consigliera uscente che per cinque anni era sempre sfuggita ai radar: tal Rita Borioni, laureata in storia dell’arte, già autrice e conduttrice di Red Tv (la tv clandestina del Pd, ovviamente fallita), ma soprattutto segretaria-portaborse di quei gran geni di Orfini e Marcucci. E FI ha votato Giampaolo Rossi, l’ex fidanzato dell’ex portavoce di B., Deborah Bergamini, ora in quota FdI, mentre alla presidenza della commissione di Vigilanza voleva riciclare Gasparri, poi fra le risate generali ha sistemato il neosenatore ed ex mezzobusto Mediaset Alberto Barachini. Si dirà: FI fa parte della minoranza antigovernativa, normale che voti contro il presidente della maggioranza. Vero. Ma non s’era mai vista una coalizione con un partito che sta al governo e l’altro sta all’opposizione ma consente al primo di cornificarlo col proprio peggior nemico. E poi, come ha ricostruito Fabrizio D’Esposito, il no di FI a Foa non l’ha voluto B., che anzi sul letto di dolore del San Raffaele s’era convertito al sì: gliel’hanno imposto Letta&Tajani, i due tordi che si credono colombe.

Il primo ha detto a B. che, cambiando idea, avrebbe “perso la faccia”, come se ne avesse mai avita una. Il secondo gli ha ricordato di essere il vicepresidente di FI (cosa di cui nessuno si era accorto) e ha minacciato le dimissioni (di cui nessuno si sarebbe accorto). Così il pover’ometto ha dovuto comunicare di aver “preso atto” della decisione del partito e di averla “naturalmente condivisa”, sconcertando quanti pensavano che chi condivide non prende atto e chi prende atto non condivide. La verità è che a B. del presidente Rai non frega niente, specie ora che quella carica conta poco o nulla. Di più: a B. non frega niente neppure della idee del presidente Rai. Anzi, per dirla tutta: a B. non frega niente delle idee, punto. Infatti ha sempre preferito i servi sciocchi ai berlusconiani intelligenti e dunque incontrollabili, tipo Vittorio Feltri. E, appena ha potuto, s’è liberato pure di Del Debbio, Belpietro e Giordano. Se ora Salvini gli avesse promesso un tg, o una rete, o entrambe le cose, B. avrebbe votato non solo Foa, ma pure Lenin e Trotzkij. Invece Salvini s’è recato al capezzale a mani vuote, senza nemmeno una poltroncina-omaggio. E l’anziano infermo se n’è lavato le mani, mettendosi in quelle di Letta, Tajani e altri reduci del Nazareno. Se ora qualcuno non lo riconosce più e gli rinfaccia l’incoerenza con le idee di centrodestra, vuol dire che non l’ha mai conosciuto. Montanelli, che lo conosceva bene, lo diceva già vent’anni fa: “Berlusconi non ha idee: ha interessi”.

Senza alcun commento




Attesa


E ora che si fa e, soprattutto, si dice?