Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 21 maggio 2018
Festeggiamenti
Impensabile
Dunque ci dovremmo essere: per la prima volta i partiti vincitori delle passate elezioni hanno iniziato a dialogare, a costruire partendo dal programma, fatto impensabile, inusuale, agli antipodi da quanto operato finora in questa disastrata nazione, dove da sempre il nome del premier e le fette di torta da assegnare a ciascun partito, a ciascun scellerato pretendente, frutto di sottobosco, inciuci, patti segreti, erano la legge granitica figlia del mercificazione estrema dei mestieranti politici che hanno fatto di un mandato popolare, un'attività lucrosa allo spasimo.
La partenza da un programma condiviso quindi è una giusta e sacrosanta anomalia nella politica italiana, un viatico per lasciarsi alle spalle decenni di mielose commedie celanti accordi di potere travalicanti un serio, preciso e soprattutto decente progetto condiviso per una ripartenza della nazione, dopo sfracelli, ribalderie e rapto-leggi che ne hanno sfiancato la dignità.
Saremo giudici attenti sull'evolversi politica, osservatori indefessi sul rispetto dei punti contrattuali. E se il buongiorno si vede dal mattino, tutta questa frenesia polemica dei media proni al passato, ne costituisce un sintomo che fa ben sperare sulla pulizia degli inamovibili, da sempre granitici totem e simboli di quella casta che sa solo provocare macerie.
Daidaidai!
Rumors nel sottobosco del regno Burocraticopeo vorrebbero sganciare la bomba spread al fine di terrorizzare coloro che, come mai prima d'ora, appaiono discoli impenitenti e spudorati, capaci di contestare, di negare la bontà della giostra di Bruxelles, la nostra saggia mamma che pretende, senza ritrosie, totale adesione e sottomissione ai suoi voleri, diktat della tecno-rapto-finanzacrazia, da anni in auge per volere dei soliti, diabolici, poteri forti: fondo monetario, multinazionali, comprese le confezionatrici di armi.
Non sia mai detto che qualcuno osi scalfire questo sistema devastante le classi sociali, questo teorema vivente fondato sul capitale, sull'arricchimento, sulla diversità, sulla disparità affogante ceti medio bassi, annichiliti ed in attesa della brioche mattutina lanciata da terrazzi nobiliari ed aristocratici di gentaglia senza scrupoli.
Intendiamoci: sarebbe veramente magnifico essere cittadini di un'Europa unita, solidale, attenta ai bisogni dei popoli, scrupolosa nel dispensare risorse, impegnata a combattere le differenze di classe. Non è così nella realtà, in questa Unione fondata sull'inchiappettamento sfrenato per autoalimentarsi, per arzigogolare su un nulla al fine di corroborare la pletora di burocrati, la centralità acclarata è di natura finanziaria, specificatamente subdola.
Se guardiamo al passato il nostro paese si indebitò durante gli anni finto oro di matrice democristiana-socialista. A quel tempo il fremito, l'ingordigia di spendere più del dovuto raggiunse picchi impensabili, rinvangati durante l'Era del Puttanesimo. Il debito pubblico ha recentemente raggiunto un nuovo record, 2300 miliardi, un disavanzo quasi da fallimento. Il problema è che non vi sono strumenti equi per combatterlo, a cominciare da un'onesta, sana, integerrima lotta all'evasione fiscale, fattore questo impensabile da attuare finché in giro ci sarà il Principe dell'Evasione, il maestro dell'Offshore, la nostra vergogna nazionale nonché Delinquente Naturale.
Senza una lotta seria alla sparizione di enormi capitali da parte dei soliti noti, non si potrà far nulla di dignitoso. L'Europa guidata da Gin Tonic Juncker, maestro al tempo ad insegnare alle multinazionali come evadere le tasse nel suo Lussemburgo, vorrebbe sacrifici sulla pelle dei soliti noti, senza alcun riguardo per le pensioni da fame che molti ricevono come elemosina, non permettenti di arrivare a fine mese.
Il dedalo costruito dagl'imbelli burocrati europei non permette a nessuno che non sia scafato, di comprendere il fine, lo scopo delle troppe ed inutili norme soffocanti la vitalità dei popoli. E' il fine a cui la tecno-ribalderia persevera per arrivare allo scopo di un'obbedienza smisurata sfociante in sottomissione. E lo spread che s'innalza e s'innalzerà è una delle prime attuazioni di questo modo insano di guidare una comunità, europea solo sulla carta.
Riaffioramenti
La passeggiata in centro mi ha fatto ringalluzzire pensieri maoisti: queste ciabatte a 445 euro m’insufflano voglie di centro di rieducazione mentale per eventuali acquirenti!
domenica 20 maggio 2018
Articolo da Repubblica
LA VERITÀ SU BORSELLINO
Attilio Bolzoni
È il dolore che diventa forza, coraggio, passo clamoroso — quello di incontrare in carcere gli assassini di suo padre — per inseguire una verità sempre negata anche dopo tanto tempo. Quello di Fiammetta Borsellino è un bisogno intimo che in realtà si è trasformato in gesto pubblico, un’azione che porta un messaggio a un’Italia addormentata, quasi rassegnata, un’Italia che ricorda le stragi di oltre un quarto di secolo fa con cerimonie e pennacchi ma troppo spesso dà la sensazione di non voler conoscere fino in fondo cosa è accaduto fra il maggio e il luglio del 1992.
È un “ percorso”, quello di Fiammetta, che porta avanti per sé e per tutta la sua famiglia, sempre discreta, sempre lontana dal palcoscenico e dai riflettori, però sempre ferma e decisa a scoprire perché in quegli anni Palermo è stata teatro di guerra. Un dolore profondo per la perdita di un padre, ma anche perché, intorno, nessuno vuole sapere, nessuno vuole capire davvero. Tutto è circoscritto a una verità giudiziaria che è tanta, ma che non è abbastanza. Chi è stato? Chi c’era dietro o insieme a Totò Riina e ai suoi macellai? Chi aveva interesse a far saltare in aria prima Giovanni Falcone e poi suo padre Paolo Borsellino? Ecco perché lei nelle tappe del “ percorso” ha voluto guardare in faccia i due fratelli Graviano, Filippo e Giuseppe, i due boss di Brancaccio che quei massacri hanno organizzato con i Corleonesi. Loro, solo loro ( fra i mafosi) oggi potrebbero rivelare nomi e circostanze che hanno insaguinato un Paese, ma anche sepolto la Prima Repubblica. Loro e solo loro oggi sono a conoscenza dell’identità non soltanto di quelli che hanno ideato i massacri, ma probabilmente anche di quegli altri che le indagini hanno depistato, gli uomini dello Stato che tramavano contro lo Stato, i trattativisti e i dialoganti.
Cosa ha trovato esattamente dall’altra parte del mondo (e dei vetri blindati delle sale colloqui per i detenuti al 41 bis) al momento non è dato sapere. Dalla lettura dell’articolo di Salvo Palazzolo, che ha raccontato questo confronto umano, immaginiamo che Fiammetta abbia trovato silenzio. Ma ci sono silenzi e silenzi.
Per esempio c’è quello di Giuseppe Graviano — il boss che dai suoi era chiamato “Madre Natura” — e c’è quell’altro di suo fratello Filippo. Silenzi diversi, con sfumature di cupezza e di chiusura per il primo e con desideri nascosti per il secondo. Giuseppe che è rimasto sempre “corleonese” nell’animo, Filippo che già in passato ha dato l’impressione di portare altrove la sua esistenza. Forse solo dentro se stesso, forse con una dissociazione “ morbida”, senza accusare nessun altro, caricandosi addosso tutto il peso. Basterebbe una parola dell’uno o dell’altro per aprire un varco in quel muro di omertà ancora più spesso di quello che fu di Cosa Nostra, basterebbe poco per questi due mafiosi ormai seppelliti nelle segrete del 41 bis da venticinque anni. Un altro incontro, un’altra lacrima, un altro sguardo. Fiammetta Borsellino ci sta provando in un’Italia dove non ci prova più nessuno.
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