mercoledì 28 marzo 2018

Buongiorno con Marco


Parole sante, da favo stillante.

mercoledì 28/03/2018
Le vergini violate

di Marco Travaglio

Siccome il Fatto, secondo alcuni buontemponi, sarebbe l’organo dei 5Stelle, è stato l’unico quotidiano a infischiarsene del presidente della Camera Roberto Fico sull’autobus e sulla metro. Una breve in cronaca, giusto per la curiosità del presunto evento, che all’estero è normale e solo nell’Italia del vippume autoblumunito e scarrozzato diventa notizia sensazionale. Titoloni, dibattiti, polemiche, stupori, leccate di culo e disquisizioni sul fatto che però altre volte Fico prendeva il taxi e lo metteva in nota spese con tanto di ricevute, come tutti i lavoratori in trasferta di questo mondo. Un gigantesco chissenefrega, che però diventa la cartina al tornasole del totale spiazzamento-spaesamento di chi dovrebbe commentare e soprattutto spiegare la vittoria elettorale e le prime mosse dei due partiti cosiddetti “antisistema” che, nel giro di tre settimane, hanno messo nel sacco quelli che avevano retto 24 anni di Seconda Repubblica. Mancano proprio le parole, le categorie, gli schemi mentali e lessicali.

Ora, per dire, si è scoperto – come se fosse una novità – che Fico si è laureato (per davvero, non per finta come la ministra per fortuna uscente dell’Istruzione Valeria Fedeli) a Trieste in Scienze della comunicazione con una tesi sull’“Identità sociale e linguistica della musica neomelodica napoletana” (se invece, puta caso, si fosse occupato degli Inti Illimani, cambiava tutto). Scandalo, occhiatine d’intesa, risolini di commiserazione, conditi da altre ironie sul fatto che ha lavorato in un ristorante e poi in un call center. Come se non bastasse quello zotico di Di Maio, che faceva lo steward allo stadio San Paolo e sbaglia pure i congiuntivi. Tutto questo a opera di insigni giornalisti e pensatori “de sinistra”, così de sinistra da sbeffeggiare due ragazzi del Sud perché non hanno trovato un lavoro stabile e da non rendersi conto che i 5Stelle sono stati votati anche o proprio per questo: perché non sono figli di politici o di papà e, con o senza titolo di studio, si sono arrabattati per campare come milioni di loro concittadini nella famosa Repubblica fondata sul lavoro, anzi – grazie al cosiddetto centrosinistra – sul Jobs Act, sul precariato e sui voucher. Questo sì che è progresso.

Un altro mantra di chi cerca invano parole e argomenti su 5Stelle e Lega è che sono “putiniani”: come se non fossimo stati già governati da amici (Prodi e Renzi) o compari (B.) di Putin. Dov’erano allora le vergini violate? Altro refrain, sempre salmodiato col sorrisetto furbo di chi la sa lunga: “Dove trovano i soldi per fare il reddito di cittadinanza e abolire la Fornero?”.

Ma la vera domanda è un’altra: il reddito di cittadinanza e la Fornero sono buoni o cattivi? E, se l’uno è cattivo e l’altra buona, perché tanta gente ha votato per l’uno e contro l’altra? Si dirà: troppo comodo promettere più soldi e meno lavoro. Vero, infatti non parliamo di flat tax che, oltre a creare voragini nei conti, aggraverebbe le diseguaglianze in un fisco già iniquo. Ma il reddito di cittadinanza, comunque lo si voglia chiamare, esiste da anni in tutti i Paesi d’Europa tranne il nostro e la Grecia: perché dovrebbe essere uno scandalo? Costa 30 miliardi l’anno, la metà dei soldi spesi una tantum dagli ultimi governi per le banche decotte. Quanto alla Fornero, impone una delle età pensionabili più alte d’Europa, in un Paese che ha gli orari di lavoro fra i più alti d’Europa in cambio di salari fra i più bassi d’Europa. Questa Europa vale sempre, o solo quando fa comodo a lorsignori? Poi, certo, c’è il problema delle coperture: infatti abbiamo scritto e ripetiamo che un governo 5Stelle-Lega (peggio mi sento se con l’aggiunta del Delinquente) sarebbe demenziale anche per questo: non si possono fare insieme reddito di cittadinanza, flat tax e riforma della Fornero. Ma il terrorismo sulle coperture, sempre calcolate sui massimi (come se si volesse fare tutto subito), per concludere che non si può fare mai niente di nuovo, fa ridere. Pare quasi che tutto quanto fatto fin qui fosse un dogma di fede, intoccabile e immodificabile. E chi l’ha detto? Se la sovranità appartiene al popolo e il popolo boccia da cinque anni chi governa da 24, vuol dire che il nuovo governo non solo può, ma deve cambiare registro.

Chi l’ha detto che bisogna continuare a rinunciare ai 4 miliardi l’anno di Imu sulle prime case? Chi l’ha stabilito che si devono continuare a gettare dalla finestra 10-12 miliardi l’anno per gli 80 euro a chi già lavora, anziché destinarli a chi non ha nulla? Dov’è scritto che si deve continuare a buttare miliardi in opere inutili come il Tav Torino-Lione? Ce l’ha ordinato il medico di scialare decine di miliardi in esenzioni e regalie alle imprese e in bonus inutili? E quale norma vieta di recuperare decine di miliardi (veri) dall’evasione e dalla corruzione alzando le pene e dunque il rischio-galera (oggi pari a zero), per tosare un po’ di ladri in guanti gialli che si pappano 2-300 miliardi all’anno? E chi potrebbe obiettare se una parte delle misure per disoccupati e pensionati fossero finanziate con una patrimoniale? Dal 4 marzo si leggono curiose giaculatorie sui conti pubblici che “rischiano di saltare” e sugli “impegni con l’Europa” a rischio. Il bello è che vengono da ministri e tifosi degli ultimi governi che hanno sempre tradito gl’impegni con l’Ue elemosinando proroghe, deroghe e “flessibilità”. Gentaglia che ha infilato nella Costituzione il demenziale pareggio di bilancio, salvo poi aumentare il deficit e il debito. Carlo Calenda, ministro per fortuna uscente dello Sviluppo (per mancanza di voti), minaccia preventive procedure d’infrazione Ue (per il buco lasciato dal suo governo). E intima dalle colonne del Corriere della Sera: “I populisti dicano se sfonderanno il deficit”. Se no?

martedì 27 marzo 2018

Parole fuori dal tempo




Christine Lagarde che dirige il Fondo Monetario Internazionale, da intendersi come il potentato dequalificante l'uguaglianza umana, ha rilasciato un'intervista a Repubblica da cui si evince, sostanzialmente, la diversità di taluni nei confronti della maggioranza degli esseri viventi. 

L'intervistante, dopo la naturale incensazione dovuta alla sottomissione di certa stampa ai grandi guidatori la casta mondiale dei Privilegi, -Pochi indossano Chanel come Christine Lagarde. Giacca mélange e camicia bianca, la francese più potente del mondo si siede, elegantissima, sulla sedia di fronte a noi e si aggiusta brevemente una ciocca di capelli. La direttrice generale del Fondo monetario internazionale è venuta a Berlino a suggerire agli europei l’istituzione di un fondo di stabilità anticrisi"- passa alle domande:  

Ultimamente lei sostiene, citando Kennedy, che “il tetto va riparato finché splende il sole”. Cosa vuol dire per l’Europa?
Risposta della Lagarde:
«Anzitutto che il sole splende.
Stimiamo un Pil in crescita nell’area euro del 2,2%, un risultato davvero buono. E si sta rafforzando. Ma per “riparare il tetto” occorrono tre mosse: completare il mercato unico dei capitali, in modo che le aziende possano trovare più facilmente dei fondi e gli investitori abbiano un portafoglio più ampio per gli investimenti. Secondo, va completata l’Unione bancaria, in modo che ci siano più sicurezza e stabilità nel sistema finanziario. Terzo, occorre creare un fondo comune per la stabilità fiscale per prepararci meglio ai “giorni di pioggia” che torneranno. Queste tre riforme-chiave sono indispensabili”.

Che avete inteso se non una minuzia di azioni atte a preservare il lucro dall'ansia, dalle richieste, dalle grida della moltitudine di esclusi pullulanti il pianeta?

Altra domandina: 
Sono riforme importanti, ma economiche. Ne sono state fatte, anche durante la Grande crisi. Non pensa che l’eurozona sia ancora debole sul versante politico?Quanto è realistica l’idea di un ministro comune delle Finanze?

«Noi non riteniamo il ministro delle Finanze unico una priorità. Per noi le priorità sono le riforme che ho detto.
Rafforzeranno la crescita, la stabilità finanziaria e aiuteranno a prevenire la prossima crisi. Perché ci sarà. I politici devono sempre pensare che arriverà. E faranno meglio ad essere pronti invece di farsi sorprendere nel mezzo di una discussione».

Agitare lo spauracchio della crisi fa sempre un certo effetto, soprattutto in ambito di sacrifici che, come da copione, dovranno subire le classi medie, permettendo ai soci del Club FMI di continuare a razziare risorse. 

In questi ultimi anni in Europa si è rafforzato molto il piano intergovernativo anche per come si è mossa Merkel - mentre le istituzioni europee sono diventate il capro espiatorio dei politici.
Non crede che questa dinamica sia pericolosa?

Dai, rispondi Christine!  
«Se lei guarda agli ultimi sondaggi, gli europei credono nell’eurozona, nella moneta unica. La considerano un’oasi di stabilità, rispetto ad altre aree del mondo, dove c’è molta meno affidabilità e stabilità.
Con tutti i suoi alti e bassi e la sua laboriosità nei processi, l’area euro ha almeno una direzione comune. E i cittadini lo vedono. Sanno che è un bene avere una moneta unica, potersi muovere liberamente all’interno di quell’area. Sanno che l’area euro è, di fatto, il futuro».
Traduco: "La ringrazio anzitutto di avermi finora evitato domande del tipo " ma non si vergogna a capitanare un sistema dove le stragrande percentuale di risorse è in mano a riccastri senza scrupolo" e le rispondo secondo il canonico stile cazzo&campana:

E passiamo all'Italia:
In Italia, un Paese tradizionalmente pro-europeo, le forze euroscettiche hanno conquistato oltre metà del Parlamento.

Okkio a questa risposta lagardiana:
«Io spero molto che in Italia, come in altri Paesi, si capisca la necessità di rafforzare l’economia, anche per aiutare il discorso politico. Visto il momento, vista l’arena globale nella quale ci muoviamo, è estremamente importante che l’area euro sia resa più forte, più stabile e in grado di garantire prosperità e generare posti di lavoro, agevolando la nascita di imprese. Bisogna andare avanti».
La signora del denaro risponde così: Evitate cari vincitori folli e scapestrati di romperci i maroni con manovre a scapito della cosiddetta "povera gente" e preoccupatevi di dare risorse e denari a chi si finge imprenditore, essendo nella realtà molte volte solo un intrallazzatore di finanze per ingigantire il proprio patrimonio personale. Per avere elemosine che da voi vengono elargite sotto il nome di jobs act, occorrerà aumentare il potere dell'euro, il sostentamento delle imprese, tralasciando la sterile lotta all'evasione.

Però alcuni partiti che hanno buone possibilità di governo hanno proposto di cancellare la riforma Fornero o di introdurre misure molto costose come il reddito di cittadinanza.


Ri-okkio a questa risposta lagardiana:
«Anzitutto: le idee politiche cambiano, nel tempo. E cambiano quando qualcuno arriva al governo e deve prendere decisioni per il proprio Paese. Chi governa capisce il rischio di creare instabilità, la necessità di una bussola o che non si possa spendere più di ciò che si incassa. Che le entrate contano quanto le uscite. E questa “prova di realtà” arriva sempre, quando si arriva al potere».
La traduzione non servirebbe ma ve la propongo lo stesso:
"A volte gli inferiori si spazientiscono al punto che, uniti nonostante il rimbambimento mediatico, cambiano partito, cambiano uomini mettendo al potere scavezzacollo con malsane voglie. Ma una volta entrati nella stanza dei bottoni, anche i più tenaci cambiano idea perché la fobia del Pil, che come sapete altro non è che continuare negli acquisti, anche insani e schizofrenici, per possedere copie di oggetti già posseduti, è lo spauracchio su cui si basa la Favola del Benessere, in realtà briciole dispensate dal desco degli Epuloni fagocitanti tutto e tutti, verso le bocche di tanti, troppi che si accontentano di ciò per rintanarsi fintamente satolli, nelle loro bicocche convinti che il mondo in fin dei conti non sia poi così malaccio e che se molti sono indigenti in fondo la colpa non è di nessuno e quindi tutto fila secondo le regole dettata anche dalla Lagarde.   

Commenti


C.O.L.T.I.


Vai a pensare che è originario dello Guangdong e dalle sue parti la parola "Corti", da lui recepita come "C.O.L.T.I." è un acronimo significante Cazzo Ora Li Tagli Incredibilmente! 
Parto dalle origini: ero stufo di elargire 25 euro al mio barbeo di fiducia per un taglio tanto sciocco ed inutile, vista la penuria capelluta, da risultare quasi insultante la parsimonia. E allora, visto che il quartiere è pregno di parrucchieri cinesi, mi sono addentrato dentro uno di essi, timoroso di trovare chissacché. Il ragazzo sosia di Bruce Lee con un uso spropositato della macchinetta sulla testa del cliente precedente il mio turno, che lo faceva sembrare più un lanciatore di coltelli ebbro ed irascibile o un tosatore di pecore sardo da almeno quattro mesi lontano da casa, una volta terminato il taglio, che ad un'attenta analisi sembrava appagare i desideri del fruitore in procinto di pagare, rivolgendo lo sguardo verso di me, con occhi scintillanti attendeva l'ordine per farmi accomodare sulla poltrona. 
E quando ho pronunciato "Corti" non ho più avuto il dominio e la lucidità evitante il misfatto complice, maledetto cellulare, un messaggio arrivato in simultanea con l'inizio della tosatura. 
Abbassando gli occhi ho solo avvertito un vento frutto dei movimenti marziali del cinesino, infoiato dall'acronimo ricordante le notti nelle valli dello Guangdong quando si divertiva assieme agli amici a depilare ogni cosa, compreso oranghi e gnu (ci saranno laggiù anzi la-gnu?)
Alzato gli occhi allo specchio ho avuto per un attimo la sensazione di trovarmi davanti ad un ritratto di qualche gerarca nazista alla Himmler. Invece ero io! 
Spalancando le fauci e vedendo in secondo piano la faccia soddisfatta di Bruce orgoglioso di aver espletato l'acronimo di cui sopra, ho iniziato a farfugliar pensieri, sgomentandomi oltremodo e ricordando particolarmente l'arrivo del cane Pier Ugo dopo cottura nel ristorante giapponese (sempre di gialli si parla)
Pagato e salutato, e in sinapsi mandato rigorosamente a fare in culo, uscito dal locale sono stato assalito da fobie tipo "e se adesso qualche facinoroso mi affianca ricordando le visite referenziali a Predappio, magari agghindando il tutto con un bel braccio e mano tesa?" 
Nello Guangdong cinese Colti vuol dire Cazzo Ora Li Tagli Incredibilmente! Non scordatelo!    

Gran bel Montanari!


martedì 27/03/2018
I sepolcri imbiancati su B. e la Casellati

di Tomaso Montanari

Caro direttore, fossi stato un senatore non avrei mai avuto lo stomaco di votare per portare ai vertici dello Stato una protagonista del cerchio magico dei legulei di Berlusconi. Ma mentre capisco e condivido lo spaesamento e anche la delusione e lo sdegno di non pochi militanti 5Stelle e dei non molti che non hanno mai provato alcuna indulgenza verso il Caimano e la sua corte, trovo intollerabilmente ipocrita la fiammata di antiberlusconismo dei sepolcri imbiancati che in questi anni hanno sostenuto, giustificato e spesso perfino cantato la politica del Pd di Matteo Renzi.

Posto che nessuno può rimproverare al Movimento 5 Stelle la determinazione a prendersi la presidenza di una Camera, e posto che questo significava accettare l’elezione di un presidente indicato o dalla reggenza del Pd o da Silvio Berlusconi, ciò che si dovrebbe allora disapprovare è l’aver messo queste due eventualità sullo stesso piano. Il che, a rigor di cronaca, non è neanche vero: perché se Martina avesse accettato di votare per Roberto Fico alla Camera, oggi il Senato avrebbe un presidente Pd.

Ma tralasciamo questa circostanza e andiamo al nocciolo: davvero possiamo condannare qualcuno che oggi dica di non riuscire a distinguere, sul piano morale prima ancora che politico, tra Forza Italia e Pd? Io non lo credo. È stato il Pd ad annullare, con forsennata pervicacia, le enormi differenze che c’erano: dalla Bicamerale di D’Alema al Patto del Nazareno di Renzi c’è stato un crescendo spaventoso, culminato nella riscrittura comune della Costituzione, che poi Berlusconi ha rinnegato solo all’ultimo e non certo per una qualche difformità di pensiero. Per non parlare del fatto che il Pd ha garantito con devoto rispetto il permanere del conflitto d’interessi televisivo.

Con l’avvento di Matteo Renzi, poi, non si è trattato più di alleanze di fatto: ma della conclamata egemonia (culturale, morale e direi antropologica) di Berlusconi sul Pd. Il ruolo di Denis Verdini ha reso plasticamente evidente che non si poteva più distinguere: c’era un solo modo di fare politica. Anzi, di vedere il mondo. I frutti di questa orrenda mutazione sono notori e innumerevoli: ma qua basterà rammentarne uno, strettamente pertinente. Quando, il 15 settembre 2014, Maria Elisabetta Casellati Alberti viene eletta dal Parlamento a far parte del Consiglio Superiore della Magistratura (!!), ciò avviene con i voti determinanti del Partito democratico guidato da Matteo Renzi.

E dunque: come si fa a sdegnarsi se oggi i Cinque Stelle non riescono a distinguere tra quelli che Beppe Grillo ha chiamato, non a torto, il Pdl e il Pdmenoelle? Dirò di peggio. E cioè che scorrendo i nomi dei senatori del Pd, tutti selezionati dagli ormai trapassati pretoriani di Renzi, non riesco a trovarne nemmeno uno che, all’atto pratico, non avrebbe concesso a Berlusconi le stesse cose che, senza fallo, gli concederà la Casellati. Davvero avremmo dovuto preferire l’elezione di Luigi Zanda, cioè del segretario di Cossiga ai tempi del caso Moro, poi presidente del venefico Consorzio Nuova Venezia e protagonista intramontabile di un sistema di potere da abbattere? Io non riesco a vedere un peggio e un meglio: sono peggio tutti e due.

Dunque tutto bene così? No. Se il Movimento avesse voluto fare davvero politica e volare alto avrebbe avuto qualche altra scelta, almeno sul piano (cruciale) dei simboli e dei messaggi: avrebbe, per esempio, potuto votare fin dall’inizio Elena Cattaneo, mettendo il Pd nella condizione di perdere la faccia se avesse rifiutato di convergere su un nome di quel profilo, e su una senatrice a vita nominata da Napolitano.

Si è scelta, purtroppo, un’altra strada. Ma ora è vitale che venga dissipato ogni dubbio: chiarendo che davvero la partita delle presidenze non annuncia le fattezze del futuro governo. Nonostante le martellanti prediche dei nuovi irresponsabili apostoli del ‘tanto peggio tanto meglio’, la storia del Movimento 5 Stelle non c’entra nulla con quella di un partito xenofobo, razzista e ora pericolosamente prossimo al nuovo fascismo. Credo che dentro il Movimento la maggioranza la veda così: e così la vede certamente il nuovo presidente della Camera.

In molti ripetono, a ragione, che andare al governo con la Lega sarebbe un suicidio, per i 5Stelle. Ma non è questo il punto. Il punto è che al Senato i 5Stelle hanno fatto il proprio interesse. Ora devono dimostrare di esser capaci di decidere “nell’interesse esclusivo della Nazione”. Se lo faranno, saranno davvero diversi da tutti gli altri.

lunedì 26 marzo 2018

Questo copia!


Mieli ipotizza Cantone presidente del Consiglio. Già pensato caro Paolo!

L'attesa giubilante


Ho atteso, come una sentinella l'aurora, fremendo, ansimandomi oltremodo. Ho controllato minuziosamente l'elenco dei senatori, scorrendo la lista con stessa attenzione con cui il Delinquente Naturale osservava l'elenco delle olgettine procurategli da Tarantini al tempo delle cene eleganti.
E allorché ho avuto la certezza della sua esclusione, ho organizzato una torcida di ringraziamento in casa vestendomi da ultimo dei Moicani, bevendo cervogia tutta la notte senza il minimo ritegno per le disgrazie altrui! 
Si, perché non ce l'ha fatta! E' stato trombato, lo immagino triste e soprattutto solitario, a rimembrare i fastigi onori dei tempi fortunatamente andati! Fuori dal Senato ma quel che più conta: senza lo scudo della protezione spettante ai deputati e perciò anche probabile inquilino delle patrie galere, cosa che se accadesse trasformerebbe il mio caseggiato in una piccola Rio carnevalesca! 
Signore e Signori: il Celeste non è più parlamentare! 



Standing ovation modello Corazzata, lingue di Menelik al cielo, coriandoli nelle stelle, abbracci, baci, carezze in ogni dove! 
Meravigliosa notizia, incommensurabile rivincita di noi tutti oppressi da così tanto livore, smargiasseria, immodestia, sarcasmo lacerante cuori, visione di quelle giacche tanto abbacinanti quanto la sua superiorità, il suo smisurato ego pacchiano, le sue risate irritanti pure un eremita ascetico, la sua gestione finta cattolica, il suo puritanesimo lindo quanto quello di un Bertone alle prese con le dimensioni catatastali, il suo presenzialismo pane acqua, caritatevole come una cena tra cardinali, la sua fede integerrima di facciata, le sue vacanze gratuite, ma pare pagate profumatamente da altri, lo yacht dell'amico, le cene, il tenore di vita da monaco impazzito, le sue dichiarazioni urticanti più di un discorso di Orfini sulla sinistra, i Memores Domini ricordanti agli uomini di buona volontà di quanto a volte valga di più un'azione che averpatergloria sparati in etere per abitudine e appartenenza ad un regno terrestre più che celeste, la Compagnia delle Opere ciellina, alias lavoro arricchente pochi in nome evangelico, la sanità pubblica aggredita dal privato con costi dannatamente aumentati per il bene degli amici, i meeting dell'amicizia a parlare di carità con in mano caviale e tanto, smisuratamente tanto champagne! 
E' andato a casa! Da oggi siamo più liberi, più sereni, attendendo gli sviluppi processuali che lo coinvolgono, speranzosi che la giustizia terrena assomigli, come non mai, a quella celeste!   
Vamos!