domenica 25 febbraio 2018

Nascondino



L’Ossimoro vivente ha avuto il coraggio di presenziare, nascosto nel retropalco e per ben 24 minuti, alla marcia organizzata dall’Anpi contro il fascismo e i suoi tentativi di riaffiorare, dalla giusta melma storica, nella nostra nazione. Con sguardo truce ed accompagnato dal futuro simbolo delle Nozze con il Delinquente Naturale (cit. Sentenza Corte di Cassazione nr 35279/13 del 01/08/2013) l’Ossimoro aveva il giorno prima dichiarato all’incontro con gli industriali fiorentini “Nessun governo ha fatto quello che abbiamo fatto noi per rispondere alle esigenze di Confindustria”, parole queste ben spieganti il perché questo ebetino pur essendo il segretario di un partito con radici nella sinistra più gloriosa, si debba nascondere per evitare pernacchie, sberleffi e fischi ad una manifestazione di chiara matrice riformista. 
Le inquietanti parole pronunciate in un’assise di industriali fotografano appieno la sguaiata decadenza di questo signorotto attorniato da personaggetti (cit.) di ogni risma: dalla Bella Etruriana rifugiatasi sui monti trentini a sorridere tra marmotte e daini, attendendo nuovamente quel potere per lei ragione di vita, al compagno di merenda Lotti sfuggente zoom e click più che la Picierno la biblioteca; da “Control C” Madia allungante il collo ovunque per carpire pensieri e parole di chicchessia, al fine di ottenere una parvenza di normodotata, a Valeria Fedeli, anzi per onestà grammaticale Và Leria Feddeli, altro ossimoro granitico nel partito pro aziendale e finto rosso; dalla Gianna&Pinotti trasformante ogni guerra in missione di pace per i goduriosi fabbricanti di armi&morte, al Martina da accarezzare amorevolmente sulla nuca. 
Quello che principalmente gustiamo qui ad Alloccalia in questa campagna elettorale è un gioco, famoso, apprezzato da molte generazioni: Nascondino. Osservate come tutti coloro già sicuri di essere rieletti, siano essi briganti, inappropriati, idioti, disonesti, se ne stiano in disparte, quasi indifferenti, lontani, accorti a non comparire, evitando guai mediatici, fischi ed improperi. Attendono serenamente la futura e certa nomina parlamentare, pronti all’ennesima scorribanda, grazie ad una legge elettorale studiata ad hoc da lestofanti politici e mai contrastata dal Silente quirinalizio. 
Ogni tanto arrivano degli aiutini europei, pochi giorni fa anche quello di GinTonic Juncker che oltre a non farsi i cazzi propri dovrebbe continuare a pensare ai suoi precedenti misfatti, quando aiutava le multinazionali a non pagare le tasse in Lussemburgo; il tutto pensato e preparato affinché nulla cambi, tutto resti immoto, al fine di far ritornare in tolda un perverso che pagava mensilmente la mafia, intessendo rapporti con boss internazionali. Ed è quello che ci meritiamo, tra un nascondino e l’altro, qui in Ital.. ops, pardon! in Alloccalia!

A proposito di Bonino!


domenica 25/02/2018
L’ANALISI
Una Bonino per ogni stagione. È radicale, Renzi o B. è uguale
PARABOLE - FU LEI AD OTTENERE L’UNICO “POSTO” PER I SUOI IN EUROPA, MENTRE IN AULA I COLLEGHI VOTAVANO QUALUNQUE LEGGE VERGOGNA

di Enzo Marzo

Non ditemi che vi siete meravigliati. La notizia che, prima tra gli alleati di Renzi, Emma Bonino, assieme all’ultraclericale Lorenzin, si è assunta la responsabilità di aprire a un governo con il pregiudicato incandidabile Berlusconi, era scontata. Noi ci avremmo scommesso qualche soldo. I radicali sono animali politici strani ma consuetudinari: spesso si impegnano in qualche battaglia civile sacrosanta, ma se si infilano in parlamento o nelle battaglie partitiche raggiungono vette di trasformismo e di avventurismo che non hanno uguali.

Forse non hanno colpe soggettive, il loro DNA è quello. Nel Novecento, alle epocali svolte reazionarie non sono venuti a mancare mai all’appello. Dopo la marcia su Roma i radicali presero armi e bagagli e, sorprendendo tutti, si vendettero a Mussolini per una manciata di ministeri, all’avvento di Berlusconi si precipitarono ad Arcore col cappello in mano per “aiutare” la nascente Forza Italia a realizzare la “rivoluzione liberale”. Rigonfi di cinismo e di presunzione si svendettero per un mucchietto di quattrini e qualche posto secondario. Ebbero persino la sfacciataggine di entrare in parlamento all’interno del gruppo di Forza Italia e così ebbero l’onore di sedere accanto al fior fiore del malcostume politico italiano. Ma i pannelliani avevano ed hanno stomaci forti. L’unica che ci guadagnò qualcosa fu proprio Emma Bonino, scelta da Berlusconi come commissario europeo dal 1995 al 1999. Avevano l’intento di insegnare a Berlusconi il liberalismo e ovviamente non ci riuscirono, però regalarono, per il mainstream, una patina “ideologica” a chi nel frattempo pensava rigorosamente solo a salvare le sue aziende in crisi, e sé stesso e i suoi accoliti dalle disavventure giudiziarie. Nacque allora il risibile mito del Berlusconi “liberale”. Nacquero allora le leggi ad personam e Raiset, e i radicali con grande in/dignità digerirono tutto. Loro, i presunti massimi difensori della legalità e della libertà di informazione. Non potevano insegnare il liberalismo a Berlusconi, non solo perché l’alunno aveva la testa dura, era disinteressato alla materia e pensava a cose più solide, ma anche perché ormai da tempo i radicali stessi avevano smarrito i principi di base. Non era stato Pannella, durante l’ipocrita predicazione antipartitocratica, a inventare per primo il “partito personale”? Non era stato lui a creare la lista con su, bello scritto, il nome del Capo? Non fu lui a precorrere tutti nell’organizzazione del partito totalitario sotto un padrone, carismatico o finanziario che fosse? Ostentando il disegno di “cambiare” Berlusconi, furono proprio i pannelliani a subire una metamorfosi. Senza vergognarsi neppure un po’, passarono dal liberismo della scuola italiana al neoliberismo selvaggio all’americana. Passarono da Ernesto Rossi al servizio del più disinvolto “padrone del vapore”.

Il loro tradimento non ha attenuanti, perché dopo Tangentopoli, con i comunisti e i socialisti a pezzi, i pannelliani avrebbero potuto costituire davvero il nucleo fondante di una sinistra liberale, democratica e laica. Non lo hanno fatto, anzi si sono intruppati col peggio del peggio dell’Italia d’allora. Tradirono per mettersi con Dell’Utri e Previti. Che conoscevano benissimo. Per qualche poltrona di nessun valore hanno mancato un’occasione storica che non si ripresenterà presto.

Dopo la scomparsa di Pannella, i radicali si sono divisi, e a quanto sembra proprio quelli che hanno seguito Bonino sono i veri prosecutori del trasformismo radicale. Già un segno inquietante quanto risibilmente sfacciato è venuto in occasione delle elezioni comunali di Milano, quando il boniniano Cappato, prima, fa fuoco e fiamme contro il candidato del Pd, Sala, additato come “incandidabile”, e solo dopo pochi giorni – fatto aumentare il prezzo, tra il primo e il secondo turno lo trasforma in santo, la fa diventare per miracolo non solo candidabile ma il migliore sulla piazza. I radicali invitano a votare Sala e incassano un assessorato. (…)

Infine arriviamo ai tempi nostri. I boniniani, nel momento della presentazione della lista si accorgono (solo allora) che la riforma elettorale di Renzi è pessima e li danneggia. Hanno ragione, ma ciò li spinge ad allearsi proprio con Renzi, aiutati da vecchi democristiani. Operazione del solito trasformismo di bassa lega? Certo, ma non solo: Emma Bonino non si accontenta e lancia la possibile alleanza con Berlusconi. Le è indifferente che oggi la mummia di Arcore sia alleato in coalizione, con un programma comune, con i sovranisti e i fascioleghisti. Ma che ci si vuol fare: i vecchi amori non si dimenticano mai. E non conoscono pregiudiziali. I radicali, quando ritornarono in parlamento nel 1976, volevano sedersi in “Montagna”, in alto a sinistra, ora siederanno compiaciuti in quello che Duverger definì “l’éternel marais”, nella palude, tra Giggino ‘a purpetta e Boschi, la costituzionalista.

Bonino, ventriloqua di Renzi, si propone come “pontiera” per le “larghe (quanto?) intese”, quelle che hanno distrutto la sinistra e hanno riabilitato un frodatore dello stato. (…) C’è da rimanere sgomenti di fronte a tanto cinismo. Quando gli storici del futuro dovranno scrivere la storia di questo periodo chissà a quale posto porranno Emma Bonino nella classifica dei politici che hanno la responsabilità della distruzione materiale e morale dell’Italia.

venerdì 23 febbraio 2018

Bastardi!!



Si la foto non è delle migliori, ma vuole testimoniare quello che sta accadendo in questo momento sulla A1 nel tratto Bologna - Modena e viceversa: decine di automobilisti in panne con le gomme scoppiate per enormi buche apertesi nel manto stradale. Quello che sgomenta è che Isoradio, la radio a servizio dei Benetton, non stia dicendo un cazzo al riguardo. Sono comparsi messaggi sui display del tipo “attenzione fondo irregolare” 
Irregolare una sega! Isoradio adesso sta sparando la cagata “rifacimento del manto stradale a seguito di un incidente.”
Falsi e bugiardi!
Avete asfaltato l’autostrada alla cazzo&campana, in modo vergognoso, qui in Italia nel 2018, senza nessuna competenza, neanche una parvenza competenza, se non la solita, consueta: la forsennata ricerca di guadagni mostruosi. Noi paghiamo e questi asfaltano come degli imbelli, degli stolti. 
State attenti se siete sulla A1. Non c’è nessun incidente. C’è solo un manto stradale che si sta aprendo nella più importante autostrada italiana. E a culo tutto il resto! (Cit.)

giovedì 22 febbraio 2018

La fonte della satira



Gli dei benedicano la satira, l'unica in grado di osteggiare questo clima iniquo, mellifluo, insipido e pericoloso che sta abbattendosi sulla nostra nazione già da tempo immemore in mano a bande malavitose camuffate da politici. 
Guardando questa foto arrivata dal web inizialmente si ride, successivamente subentrano sentimenti di paura, fobia, insicurezza. Non riusciamo a levarcelo di torno! Il Delinquente Naturale (cit. Sentenza Corte di Cassazione nr 35279/13 del 01.08.2013) è ritornato in campo e, probabilmente, gestirà i nostri prossimi anni per l'assalto finale alla diligenza.
Satiricamente dobbiamo, per esigenze sociali, cercare di contrastare come non mai questo nuovo avvento, deleterio, finale. 
Pullulano segnali in ogni dove per l'abbraccio mefitico tra il Puttaniere e il suo nipote imbelle; avendo preparato questa legge elettorale indegna di una democrazia, non prevedente vincitori né soprattutto vinti, appena chiuse le urne scatterà la solita nenia imbolsente spiriti ed animi: per il bene della nazione occorrerà un governo di solidarietà nazionale. Un macigno già surrogato dal mulino dannoso un tempo al Quirinale, Napolitano, scalpitante ed osannante Gentiloni. Ma sappiamo con certezza che il Pifferaio di Rignano auspica follemente un suo ritorno a Palazzo Chigi e per questo è pronto a tutto. 
Al Delinquente Naturale (cit. Sentenza Corte di Cassazione nr 35279/13 del 01.08.2013) questo progetto va bene, come altri. A lui infatti appassiona solo un evento: proteggere le sue ricchezze ed il suo potere mediatico. La prossima settimana annuncerà il suo presidente del Consiglio: Tajani? Gianni Letta? Non fa nessuna differenza. Il designato opererà sotto il suo stressante controllo, per il bene del portafogli di famiglia. 
Tutto è dunque scritto? 
Forse ancora no! Sabato uscirà il libro di Travaglio "B. come Basta!" una raccolta di tutte le scorribande del riccastro, un ottimo compendio che speriamo risulti fondamentale per la cacciata definitiva del piccolo imprenditore meneghino. 
E se il popolo sovrano nel segreto dell'urna deciderà di sfanculare partiti per allocchi, minuscoli meandri di impresentabili a sostegno dell'infausta causa affondatrice di speranze e risollevamenti culturali e sociali, allora vorrà dire che il 5 marzo non ci ritroveremo, mesti e maigolanti, a leccarci le ferite prevedendo un futuro di mestizie ed ingloriosa disfatta. 

mercoledì 21 febbraio 2018

Serve altro?



Senza più remore


Ogni persona normodotata, amante della verità dovrebbe andare su www.fanpage.it e guardarsi le tre puntate, al momento, della grande inchiesta Bloody Money, una delle più grandi mai fatte giornalisticamente parlando. 
Quello che a parole noi semplici, comuni cittadini a volte immaginiamo si concretizza, si rende palpabile: il sottobosco del malaffare emerge in uno dei campi più redditizi mai pensato da mente criminale: la gestione dei rifiuti. Vengono a galla "personaggetti" (cit.) pregni di mafiosità, di corruttela, esenti da parole oramai messe in soffitta da troppo tempo quali dignità, politica intesa come servizio alla comunità. Emergono nomi storici, tra tutti i De Mita, da oltre trent'anni al centro di inghippi nevralgici mai scalfiti da nessuna indagine, da nessun controllo, da nulla che potesse e possa rallentare una macchina talmente oliata da sgomentare cuori e menti.
Emerge un fastidio culturale, un ossimoro raggelante: a questi signori della società, del loro incarico, delle aspettative riposte da molti comuni cittadini non frega assolutamente una faraonica ceppa. La batteria energetica che li muove nei meandri della loro politica è una ed una sola: portare nuove risorse ai loro mulini, accalappiare denari da spartirsi come una qualsiasi banda della Magliana, molto ma molto più organizzata. Se muoiono bimbi, anziani a loro non frega nulla. Questo è il terrificante resoconto emerso dalla visione delle prime tre puntate. Attorno a questo enorme scoop emergono prese di posizioni di chi ha le mani ancora unte di marmellata che, arrampicandosi su specchi viscidi come le loro coscienze, tendono a sminuire, inficiare, ridicolizzare un'inchiesta tanto sofferta e pericolosa portata avanti da Giornalisti degni di questo nome, un tempo popolanti anche giornali e media trasformatisi nel tempo in giullari al servizio del potente di turno.
Per questo e per altro sciolgo dubbi e vele, affidando il mio prossimo voto, senza alcuna remora, al Movimento 5 Stelle. E a culo tutto il resto! (cit.)