mercoledì 10 gennaio 2018

Vacciniamoci!



Pare esserci in giro una nuova forma virulenta, chiamata Civica Popolare, composta da 5 ceppi ("Italia dei Valori", "Centristi per l'Europa", "Unione per il Trentino di Dellai", "Italia è Popolare" e il principale conosciuto con una sigla, AP (molto probabilmente un ceppo siculo di origine alfaniana, la più temibile, credo si pronunci Alternativa Popolare) in grado di provocare forme anche acute e destabilizzanti di "allocchismo" una malattia degenerativa alterante la propria coscienza con danni, a volte irreparabili, sfocianti in un pressappochismo estremo, un qualunquismo irrefrenabile con limitatissima capacità di scelta personale e di una sfrenato assenso convinto ad ogni fregnaccia proposta, senza tentennamenti di sorta, privando di dignità il portatore insano.
Un altro sintomo di questa nuova scoperta virulenta, è un'eclatante forma di consociativismo: per questo il ministero della Sanità, finora retto dall'inoculatrice del suddetto virus, Beatrice Lorenzin che è riuscita a espletare l'alto incarico in una coalizione di sinistra, pur avendo raggiunto soltanto la maturità classica ed essendo stata per anni un punto di riferimento di Forza Italia, altro temibile virus pare pronto ad un'ennesima pandemia di "allocchismo", sfanculandola appena l'aria si rese irrespirabile per via della caduta del Sommo Puttaniere, per passare, come già detto, al ceppo Alternativa Popolare. 
Altro sintomo del virus è l'immobilità immarcescibile, sfiorante l'impresentabile, di alcuni componenti rilevati al microscopio: il virus PierferdinadusCasinus, attivo nel politichese dal 1983, ben 35 anni senza alcun logorio apparente, il ceppo Giuseppe De Mita, nipote del temibile Ciriaco, un esemplare ottuagenario capace di dorare incredibilmente ricostruzioni post terremoti, come ad esempio quelli delle sue martoriate terre irpine, e tale Dellai appropriante risorse vitali del sistema per elargirle in terre a statuto speciale che da tempo immemore si lamentano, minacciando di migrare presso popolazioni teutoniche che li considererebbero propri terroni, visto la direzione quasi neonazista della loro politica nazionale. 
Per quanto sopra, tenendo a mente gli appelli parossistici del ceppo madre Lorenzin, si consiglia a tutte le persone normodotate di vaccinarsi urgentemente, al fine di allontanare la minaccia di contrarre l'"allocchismo", finendo per credere in toto alle molteplici baggianate prossime a spargersi nell'aria, da questo temibile e virulento attacco alla ragione.
Vaccinatevi! Vaccinatevi! Vaccinatevi! 
(PS il Civica Popolare confluirà nel bacino pregno di contagioso "allocchismo" del Pifferaio del Giglio. La vaccinazione è più che mai consigliata!)    

Premonizione


Ieri, proprio ieri, scrivendo un post su questo sito intitolato "Pietismo", lo concludevo così:


"In quel momento, come con Love Story, è calata sulla mia gota una lacrima triste, per un finale così pietoso di questo giocoliere prossimo all'entrata nel tunnel dell'anonimato triste e solitario come di chi, girando la Ruota della Fortuna (e lui la girò da Mike agli albori della sua storia) si becca la casella umiliante del "Ritorna alla partenza."

Era una premonizione. 
Mi ha incuriosito infatti il provar sentimenti di pietà per quello che considero da molti anni un parente stretto del signore dell'Era del Puttanesimo, tanto da rimirarmi allo specchio con timore di veder affiorare qualche somiglianza con un Orfini qualunque. 
Ma ieri sera attorno a mezzanotte il Fatto Quotidiano tardava ad arrivare via web, fatto inusuale, presagio di notizia bomba. 
Cosa confermata stamani: 


Notizia raggelante persino a uno come me che invece avrebbe dovuto esultare con una mastodontica Ola! 
Si aprono degli scenari incredibilmente spiazzanti e annichilenti, dietro questa copertina. 
Riassumo brevemente i fatti, consigliandovi di leggere questo giornale veramente indipendente, libero e ... fatto da seri professionisti proni a nessuno. 
No anzi, sapete che facciamo? Vi posto il commento memorabile di Travaglio. Ci rivediamo dopo! 

Insider Renzing

di MARCO TRAVAGLIO

Abbiamo spesso criticato Renzi per le sue politiche, ma abbiamo sempre pensato che fosse onesto. Cioè che facesse politica non per fare soldi o per farli fare ad amici e compari, ma perché ama il potere e la ribalta e vuole usarli per realizzare i suoi progetti (che in gran parte non ci piacciono, però fa niente). Ma, diceva Montanelli, “per quanti sforzi facciamo, di un politico non riusciamo mai a pensare abbastanza male”. Infatti ora scopriamo dagli atti di un’indagine (si fa per dire) della Procura di Roma, acquisiti dalla Commissione banche, che ci sbagliavamo. Il quadro che emerge è quello di una ributtante simonia fra interessi pubblici e privati, in barba al dovere d’imparzialità della Pubblica amministrazione e a suon di informazioni privilegiate a finanzieri-editori amici che le sfruttano per fare soldi col minimo sforzo. Come disse il compianto Guido Rossi, che però parlava di D’Alema, Palazzo Chigi è tornato a essere “una merchant bank dove non si parla inglese”. O forse lo si parlava, ma non sapremo mai con chi, perché l’indagine non è stata fatta a dovere e la lista completa degli affaristi che beneficiarono di soffiate sottobanco per riempirsi le tasche resterà avvolta nella nebbia.
È il più grosso scandalo politico-finanziario degli ultimi anni, ancor più grave del caso Boschi-Etruria e persino delle scalate dei “furbetti del quartierino”. Un’affaire che in qualunque altra democrazia stroncherebbe la carriera al protagonista. Cioè a Renzi, che qui faceva da spalla a Carlo De Benedetti, all’epoca titolare del gruppo Repubblica-Espresso, e ora anche di Stampa e Secolo XIX in società con gli Elkann-Agnelli. Tutto comincia a metà gennaio 2015: la Consob, organo di vigilanza sulla Borsa, nota un’improvvisa fibrillazione attorno ai titoli di alcune banche popolari. La più appetita è Etruria, che a furia di acquisti sale di valore fino al 65%. Cosa induce tanti investitori a comprare azioni di quella e di altre banchette pericolanti? Sanno qualcosa che i comuni mortali ignorano? La Consob attiva la Guardia di Finanza, che acquisisce dai broker gli ordini di acquisto sospetti (tutti registrati per legge). Uno è di De Benedetti che il 16 gennaio, un mese dopo aver definito in tv Renzi “un fuoriclasse”, telefona al suo broker di fiducia, Gianluca Bolengo. E l’invita a investire nei titoli di alcune banche popolari, visto che Renzi gli ha appena annunciato che sta per riformarle per decreto. 

De Benedetti: “Il governo farà un provvedimento sulle popolari per tagliare la storia del voto capitario nei prossimi mesi… una o due settimane”. B.: “Questo è molto buono (…)”.
D.B.: “Quindi volevo capire una cosa … salgono le popolari?”. 

B.: “Sì su questo, se passa un decreto fatto bene, salgono”. 

D.B.: “Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa”. 

B.: “Se passa è buono, sarebbe da avere un basket sulle popolari (…)”. 

Poche ore dopo il broker di De Benedetti inizia a comprare titoli di sei banche popolari poi coinvolte dal decreto. Di cui ancora nessuno sa niente (a parte l’Ingegnere e chissà chi altri): solo vaghe indiscrezioni sui giornali, ma nessun accenno alle date né tantomeno alla scelta del decreto a effetto immediato. Poi puntualmente, il 20 gennaio, il governo Renzi approva il Decreto Popolari, e i titoli delle banche interessate – ora che la notizia è pubblica – salgono ancora. Così, in quattro giorni, l’editore di Repubblica ed Espresso realizza con la sua finanziaria Romed una plusvalenza di 600 mila euro: soldi che non avrebbe incassato se non avesse saputo (da Renzi, dice lui) ciò che non avrebbe dovuto sapere. Cioè se fosse stato un cittadino come gli altri. L’11 febbraio il presidente Consob Giuseppe Vegas rivela alla Camera che una serie di “soggetti hanno effettuato acquisti prima del 16 gennaio, eventualmente accompagnati da vendite nella settimana successiva”, creando “plusvalenze effettive o potenziali stimabili in 10 milioni di euro”.

La Consob ipotizza un insider trading di “secondo livello” (depenalizzato nel 2004 da B. a illecito amministrativo), ma anche ipotesi di reato, infatti trasmette le carte alla Procura di Roma. Alla fine la Consob archivierà la sua istruttoria, con voto a maggioranza dei commissari e astensione di Vegas. Che fa la Procura di Roma, con quelle intercettazioni in mano? Poco o nulla: non iscrive né intercetta Renzi, De Benedetti e altri possibili soffiatori o profittatori di notizie riservate (cosa che invece fecero i pm di Milano e la gup Forleo nel 2005, alle prime avvisaglie dei reati finanziari dei “furbetti”, gettando una rete così vasta che alla fine acchiappò persino il governatore Fazio). Si limita a sentire in gran segreto il premier e l’Ingegnere come testi. L’unico indagato (per ostacolo alla vigilanza) è Bolengo, di cui 18 mesi fa il pm chiede l’archiviazione (per ora non accolta dal gip). La tesi è che non si possono sospettare Renzi e De Benedetti di insider trading perché l’Ingegnere non è preciso sulle due “informazioni privilegiate” che potrebbero integrare il reato: con Bolengo non parla esplicitamente di decreto (lo fa invece il broker, ma “in modo del tutto generico e non tecnico”), né mostra di conoscerne la data. Il 14 dicembre, in Commissione banche, Vegas parla non solo della Boschi, ma anche degli incontri fra Renzi e De Benedetti prima del Decreto Popolari. E subito la Procura si precipita a precisare che “non ha istruito alcun procedimento a carico di Renzi e De Benedetti”. Come se questo fosse un vanto. L’altra sera, a Otto e mezzo, Renzi sproloquia sul processo alla Raggi e, quando Lilli Gruber gli fa notare il caso molto simile del processo a Sala, svicola sulla Appendino. Poi aggiunge: “Mai ricevuto un avviso di garanzia in vita mia”. Un giorno o l’altro, forse, scopriremo il perché.

Capite ora l'incredibile scandalo di questa soffiata? 
Tre aspetti mi piacerebbe sottolineare, e li sottolineo: 

1) dieci milioni di euro in quella settimana, rallegrarono le tasche di ignoti "informati" o sensitivi borsistici che specularono sui titoli delle banche popolari, prima dell'arrivo del decreto. De Benedetti guadagnò 600.000 euro, e gli altri? Chi saranno stati i beneficiari di tanto ben di Dio? 
Insider trading, un reato grave; quello di secondo livello, come ricorda Travaglio, depenalizzato nel 2004 dall'Erotomane (a proposito: chissà in quegli anni del Puttanesimo quante occasioni avranno avuto nelle stanze dei bottoni per acchiappare denari con manovre borsistiche precedenti eventi governativi. E' solo un sospetto, ma se tanto mi da tanto...). Quello che colpisce è la spudoratezza di politici, di editori solo in apparenza integerrimi ad allungare mani per accaparrarsi bottini senza dignità. 

2) De Benedetti e Repubblica: potrebbe essere una risposta questa ai miei quesiti solitari, e in sofferenza, allorché notai nella filosofia di questo storico giornale, mutamenti sostanziali, capovolgimenti d'opinione nei confronti del Bomba. 
Arrivai al punto di non leggerla più, identificandola con uno sbiadito quotidiano filorenziano; eppure Repubblica negli anni del Puttanesimo era un baluardo incrollabile, un riparo per tutti coloro che assistevano inermi allo sciacallaggio di risorse e di decoro, perpetrate in quegli anni da irriducibili furfanti. 
Come reagirà Repubblica a questa notizia? 
Ieri sera il sito era ancora fissato sul discredito dei Cinque Stelle: 

e probabilmente continuerà su questa linea. Monitorerò il tutto, sperando in una liberazione professionale del grande giornale nazionale.

3) la Procura di Roma: negli anni di Mani Pulite vedevo il Pool di Milano come un gruppo investigativo di eroi, ma mi sbagliavo: stavano facendo il loro lavoro mentre, nel resto di Italia, le altre procure sonnecchiavano, quasi sbadigliando, senza portare a galla nulla di mefitico. 
Così parrebbe essere il comportamento della Procura di Roma in questo ambito. Borotalco, semplicemente borotalco, batuffoli di borotalco. Chiusura delle indagini, audizioni segrete, nulla da eccepire nel comportamento non consono al normale svolgimento delle attività istituzionali. E questo fa rabbrividire, perché se persisterà la probabile protezione giudiziaria, questa malefatta passerà nel dimenticatoio, senza liberarci definitivamente da questi editori e politicanti, affaccendati nell'affarismo. 
Ora non resta che attendere le reazioni di tutti gli Orfini, degli Anzaldi, delle Boschi già pronte sulla rampa di lancio per l'ennesimo giro di valzer garantito loro dal povero Egoriferito senza ormai più novità, saggezza e, forse, onore. 

martedì 9 gennaio 2018

Quattrocentonovantaseimilaquattrocentottantotto


Numeri e prostrazione. 
Casualmente testando Excel ho fatto due acrobazie numeriche e mi sono depresso: ad oggi ho vissuto già 20.687 giorni, le 496.488 ore che titolano questo post. Proseguendo sono 29.789.280 minuti, 1miliardo e 800 milioni, quasi, di secondi. 
Mi sembra di non aver fatto nulla in questo piccolo, riferito agli astri, ma enorme spazio umano a disposizione. 
M'angoscio in quanto, per filosofia, sono uno dei massimi esponenti della piacere di perdere tempo nell'ozio. Davanti a questi numeri però m'assale lo scoramento tipico di chi, l'ho già detto, si alza dal suo posto in treno per prendere i bagagli, approssimandosi all'uscita per l'arrivo alla stazione finale. 
Quasi ventun mila giorni, trascorsi bene o male agiatamente, per fortuna, inizialmente servito e riverito dai genitori, ossequiato dai parenti, attorniato dagli amici. 
Ma in questi casi è d'obbligo guardarsi indietro, tirare linee per cimentarsi in una parziale valutazione. Che credo risulatar negativa, costellata da un pugno di gioie, assediata da rimpianti. 
Farà bene un tal tagliando? Credo di si. Dovrebbe schizzare in cervice la voglia di affannarsi per i giusti valori, per le mete ancora raggiungibili, per traguardi, flebili, appaganti un'esistenza. 
Già! Quali sono questi arrivi di tappa? 
Ho tante cartelle aperte, forse troppe. Dovrò necessariamente fare una cernita. Occorrerà sicuramente un placido senso di costruttività, da ricercasi anche e soprattutto con una sana lettura di classici, inondanti zone oscure che ancora non riesco ad elaborare. Serviranno pazienza ed una punta di orgoglio, non so da dove attingere, una solerzia mai applicata a nulla, una negazione ferma e decisa della parte di me che si sollazza nel vedermi flaccido ed appagato nello stravaccarsi sul divano, alla mercé del nulla, in adorazione dello schermo, felice per il trascorrere del tempo in una solitaria ostinazione a non agire, a non scuotersi dal torpore. 
Forse è giunto il tempo in cui il centellinare il minuto, diviene l'essenziale, in cui il trascorrere dei giorni venga visto come una perdita e non come una felicità per l'arrivo di appuntamenti con lo svago. Dovrà essere tutto svago da ora in avanti. Anche i più temuti ed insopportabili attimi dovranno necessariamente essere trasformati in occasioni, in respiro vitale, in gioia incommensurabile. Perché il tempo passa e altri ventimila giorni non ci saranno più. Le mie vele, di questi tempi, dovrebbero essere spiegate totalmente, la velocità di crociera al massimo. Ed invece a volte m'accorgo di averle già richiuse, facendomi trasportare dalla corrente malvagia di chi gode nel vedermi così. 
M'impegnerò allo spasimo al riguardo. Riponendo i bagagli e prestando attenzione alla magnificenza di tutto quanto sta orbitando intorno a me, soprattutto da chi, sfortunatamente per lei, mi è vicino da quasi metà di questi ventun mila giorni già in memoria.  

Riderà riderààà


... tu fallo ridere se vuoiii!


Pietismo


Armato di buona volontà, di caritatevole attenzione ho guardato ieri sera dalla Gruber, l'ennesima intervista dell'ex ragazzo desideroso di rottamare l'Italia obsoleta, divenuto invece egli stesso un rottame di questa insulsa vita politica.
Imbolsito, stranito, evanescente, armato soltanto dell'oramai stantio metodo di risposta a lui congeniale e conosciuto, quello che lo porta a sviare dalle tematiche inerenti il quesito, attraverso dei voli pindarici oramai prossimi al patetico. 
Pietismo! Mi ha insufflato una smodata tenerezza, guardando i suoi occhi, le sue smorfie, i suoi ragionamenti oramai svelati ancor prima di fuoriuscire dalle corde vocali, che paragonerei al solito schema interista dell'oramai spento Spalletti. 
Sapevo in anteprima dove sarebbe andato a parare, a rifugiarsi nello stra-classico elenco di cose buone fatte dai suoi governi, opinabile come l'ammettere il bel vestito ad una sfilata di qualche creatore di moda effervescente, presentate da poveretti con accostamenti di colore e di taglie che avrebbero profuso scappellotti in testa dalle mamme di un tempo, impedendone l'improvvida uscita suscitante vergogna e diniego al povero imbelle di turno. 
Solite nenie senza senso, arrampicamenti su specchi scivolosi, bolle di sapone effimere come la sua linearità concettuale, una dannata sensazione di viale del tramonto in prossimità del capolinea. 
Apparentemente sereno, l'ex guappo di Rignano ha arrancato pietosamente tra i flebili quesiti di Gruber e Mieli (nomen omen), dando la sensazione di non credere più neppure lui alle litanie preconfezionate ripetute da lustri, da tempo oramai convincenti solo gli allocchi. 
Tutto va bene madama la marchesa, ci sembrava cogliere dal cogito di colui che un tempo appariva come una novità nell'asfittico panorama politico italiano. Il milione di posti di lavoro, una vetrina ricordante quella dello Zio Pregiudicato ritornato in tolda, è la madre di tutte le baggianate sparse per l'aere, non spiegante che per le suddette rilevazioni, anche una sola ora di lavoro giornaliera viene calcolata in questo milione, non spiegante inoltre l'assurda e deleteria conseguenza del jobs act che a breve, terminati gli sgravi fiscali, lascerà a casa migliaia di giovani senza più nessuna fiducia né aspettativa riguardo al futuro. 
Nessuno degli intervistanti gli ha chiesto qualcosa riguardo allo Ius Soli, la più grande vergogna nazionale degli ultimi anni; il suo partito non è stato in grado, in cinque anni al potere, di conferire dignità a tanti giovani nati su questa terra con genitori di altre nazioni ma divenuti in tutto e per tutto figli d'Italia e fratelli nostri. Nessuna obiezione alla sua critica inerente la proposta di Grasso sull'ipotesi di abolizione delle tasse universitarie, da lui definita come un'idea non di sinistra perché premiante anche i ricchi; avrebbero dovuto replicargli che il partito di cui egli è segretario ha una grandissima presa nei piani nobili dell'elettorato: a Roma ad esempio il PD prese un sacco di voti ai Parioli, notoriamente un luogo non popolato da compagni. 
Il momento strappalacrime però è stato un altro, allorché Gruber gli ha chiesto notizie riguardo alla sua amichetta "Etruriana Menounmilione"  (secondo i sondaggi infatti, la rielezione di Maria Elena costerà al partito una milionata di voti): il Bomba ha confermato la presenza della Bella Mnemonica in più collegi, per la certezza di rivederla calcare col suo tacco 12, il proscenio di Montecitorio. In quel momento, come con Love Story, è calata sulla mia gota una lacrima triste, per un finale così pietoso di questo giocoliere prossimo all'entrata nel tunnel dell'anonimato triste e solitario come di chi, girando la Ruota della Fortuna (e lui la girò da Mike agli albori della sua storia) si becca la casella umiliante del "Ritorna alla partenza."

Buongiorno Travagliati!


martedì 09/01/2018
La strage dei capaci

di Marco Travaglio

Da tempo ci domandavamo chi scrive i testi a Renzi. Cioè – parafrasando Altan – chi è il mandante di tutte le cazzate che dice. Ora l’abbiamo scoperto: essendo notoriamente un uomo colto, soprattutto sul fatto, il segretario del Pd si ispira ai grandi maestri del surrealismo. Ed è lì, non alla Ruota della Fortuna, che incontra il magico mondo di B.. Prendete le loro ultime promesse elettorali. Entrambi all’inseguimento del M5S, che da tempo ha brevettato il reddito di cittadinanza, tentano di copiarlo come possono. B. parte primo: “Salario minimo di 9 euro l’ora”. Ieri Renzi rilancia sul Quotidiano nazionale: “Salario minimo a 10 euro l’ora”. Un euro in più. La trovata ricorda un racconto surreale di Cesare Zavattini in Parliamo tanto di me sulla gara mondiale di matematica che premiava chi diceva il numero più alto. “L’algebrista Pull scattò: ‘Un miliardo’. Un oh di meraviglia coronò l’inattesa sortita; si restò tutti con il fiato sospeso. Binacchi, un italiano, aggiunse: ‘Un miliardo di miliardi di miliardi’. Nella sala scoppiò un applauso, subito represso dal presidente. Mio padre guardò intorno con superiorità e cominciò: ‘Un miliardo di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi, di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi…’. La folla delirava: ‘Evviva, evviva…’. Ma mio padre continuava ‘…di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi…’. Il presidente Maust, pallidissimo, mormorava a mio padre, tirandolo per le falde della palandrana: ‘Basta, basta, vi farà male’. Mio padre seguitava fieramente: ‘…di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi!’. A poco a poco la sua voce si smorzò, l’ultimo fievole ‘di miliardi’ gli uscì dalle labbra come un sospiro, indi si abbatté sfinito sulla sedia. Il principe Ottone gli si avvicinò, e stava per appuntargli la medaglia sul petto, quando Gianni Binacchi urlò: ‘Più uno!’. La folla portò in trionfo Gianni Binacchi”.

Così ha fatto Renzi col salario minimo. B. dice 9 euro? E lui risponde: “Più uno!”. Se B. non rilancia a 11, ha vinto lui. Tanto poi non se ne fa niente. Si scherza, via. È il bello della campagna elettorale delle forze competenti, quelle che ci sanno fare, mica come quei baluba dei populisti che non sanno neppure fare la O col bicchiere. L’ha detto anche il premier anestetico Gentiloni da Fazio: “Nessuno ha una squadra minimamente comparabile a quella del Pd”. Quindi gli italiani prendano buona nota e votino solo ed esclusivamente Pd: guai a “giocare al Rischiatutto con forze che non sanno governare il Paese” e a “disperdere i risultati ottenuti”.

Meglio la Ruota della Fortuna, cioè Matteo & his friends. Gente in gamba che il mondo ci invidia perché ha dimostrato di saperci fare, come possono testimoniare i lavoratori Alitalia, Ilva e Almaviva, gli abbonati Rai e i clienti delle banche. Non a caso, per dire, abbiamo mandato in giro per il mondo uno statista come Alfano travestito prima da ministro dell’Interno e poi degli Esteri. E abbiamo alla Pubblica Istruzione una falsa laureata, tal Fedeli, che scrive “traccie” al posto di tracce, “battere” al posto di “batterio” e dice “sempre più migliori” e “sarebbe opportuno che lo studio della Storia non si fermasse nelle aule scolastiche ma prosegua…”. E alla PA una tal Madia che ha copiato la tesi di dottorato, ma purtroppo non le leggi che ha scritto, infatti gliele han fatte a pezzi un po’ la Consulta un po’ il Consiglio di Stato un po’ i Tar. E alla Salute una diplomata al Classico, tale Lorenzin, che si crede esperta di vaccini, infatti vuole rifilarli a tutti. Meglio dunque restare in buone mani: quelle che negli ultimi sette anni, ma anche più indietro, ci han regalato solo miracoli. I 2.267 miliardi di debito pubblico (nel 2011 era a quota 1.897, poi è cresciuto di 53 l’anno), i 15 miliardi di debiti di Roma, i 3 di Torino, la crescita più bassa d’Europa, la disoccupazione (soprattutto giovanile) più alta, il record negativo di investimenti esteri e quello positivo di corruzione ed evasione. Le due leggi elettorali incostituzionali (Italicum e Rosatellum). La nuova Costituzione scritta a quattro piedi da un’avvocaticchia etrusca, tale Boschi, e da un plurimputato, tal Verdini, bocciata da 2 elettori su 3. La Buona Scuola fallita e smantellata pezzo per pezzo persino dal governo Gentiloni. Il Jobs Act che sforna precari e, senza incentivi, fa tremare un milione di assunti per finta.

Gli 80 euro retrattili per un milione di lavoratori. Il bail-in a scoppio ritardato con i tre decreti sui non-rimborsi ai risparmiatori fregati dalle banche, mentre Renzi dormiva per non disturbare il referendum e la Boschi faceva il giro delle sette chiese per salvare l’Etruria del suo babbo. Il Fiscal compact e i trattati di Dublino votati in Europa dagli stessi partiti che in Italia s’indignano se l’Ue ci chiede di rispettarli. La legge-burla sulla legittima difesa con licenza di uccidere, ma solo di notte. Il Codice degli appalti pieno di svarioni e boiate che bloccano gli appalti. Le casette promesse ai terremotati “per Natale” (senza mai specificare l’anno) e mai viste dalla metà dei destinatari. I figuroni in Europa con le multe da procedura d’infrazione, le 85 cause perse su 94 in dieci anni alla Corte da Strasburgo e il ritiro della candidatura di Padoan all’Eurogruppo per eccesso di ribasso. Il Rosatellum che, appena approvato, fa già schifo a chi l’ha scritto, tant’è che il pregiudicato ineleggibile B. può scrivere “Presidente” sul logo di FI e bisogna riesumare Tabacci per salvare la Bonino dalla fatica erculea di raccogliere 400 firme per circoscrizione. Il canone Rai infilato in bolletta dallo stesso clown che ora promette di abolirlo. Massì, teniamoci stretti questi campioni di capacità. Nel senso longanesiano del termine: “Buoni a nulla, ma capaci di tutto”.