Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 24 dicembre 2017
Benefico scrollone natalizio
Il Natale senza poveri
23 DICEMBRE 2017
DI ENZO BIANCHI
Circolari ministeriali a difesa del decoro dei centri urbani, ordinanze di sindaci che spostano il degrado in periferia, solerti pulizie mattutine di portici e piazze con getti d'acqua su marciapiedi e sottopassi, scomparsa di panchine pubbliche e chiusura di sale d'aspetto nelle stazioni, iniziative di privati cittadini che impediscono a senzatetto di trovare ricovero in un garage regolarmente affittato, multe e denunce a volontari che distribuiscono cibo e bevande a mendicanti, colonne di migranti in cammino scalzi in mezzo alla neve... Non è una bella vigilia di Natale quella che stiamo vivendo. In verità è da mesi che assistiamo a episodi di questo tipo, con l'unica differenza che il gelo ha preso il posto del caldo torrido.
Certo, siamo consapevoli delle esigenze di ordine pubblico, dell'esistenza di racket anche per la mendicità, di sfruttamento od opportunismi da parte di numerosi soggetti, del diritto alla tranquillità - che è realtà più ampia della sicurezza - nella vita dei cittadini, a partire dai più indifesi. Tuttavia è difficile rimuovere l'impressione che, invece di una lodevole, faticosa lotta contro la povertà, sia in atto una più agevole guerra contro i poveri, che si avvale di due strumenti micidiali: la rimozione fisica del povero e la guerra tra poveri.
È incitamento alla guerra tra poveri il far passare l'idea che i disagi patiti in questi anni da una larga fetta della popolazione, l'aumento del numero delle famiglie indigenti o sotto la soglia della povertà assoluta, il deteriorarsi della qualità della vita siano da attribuirsi all'estensione dei diritti essenziali a quanti prima ne erano esclusi - a cominciare dagli stranieri - e non dallo sgretolarsi del patto sociale tra cittadini, dalla diminuzione delle risorse destinate all'assistenza pubblica, dalle difficoltà del mondo del lavoro in balia della non-legge del mercato globalizzato. Così si contrappone un ceto medio-basso impoverito agli ultimi arrivati, che siano immigrati o giovani o entrambe le cose poco importa.
Ma, più della acre guerra tra poveri, è preoccupante la volontà sempre più esplicita di rimuovere il povero dalla nostra vista: "occhio non vede, cuore non duole". Forse i nostri occhi e i nostri cuori sono salvaguardati da una prassi fatta di "aiutiamoli a casa loro", "sosteniamoli a distanza", "vadano altrove a cercare aiuto", "non possiamo assistere tutti", "prima noi poi, se mai, qualcuno di loro"... Ma gli occhi dei poveri vedono e i loro cuori dolgono: i loro occhi vedono che la dignità che dovrebbe accomunare ogni essere umano è calpestata, vedono che il nostro sguardo si volta dall'altra parte, vedono privilegi scandalosi che generano abusi intollerabili. E i cuori dei poveri soffrono perché l'affronto fatto a uno solo dei più piccoli è fatto all'umanità intera, una sola vita ferita, un solo bambino abbandonato o sfruttato, una sola donna calpestata è negazione di ciò che rende tale ogni essere umano.
Non ci interessa più debellare la povertà, ci basta solo non vedere più i poveri, perché la loro semplice vista è un atto di accusa per noi, per come gestiamo le risorse comuni, per come condividiamo diritti e doveri, per come pensiamo alla società e al pianeta che consegneremo alle generazioni future. "Terra, casa e lavoro" non li consideriamo più diritti universali, come ci chiede la Costituzione, prima ancora di papa Francesco: sono diventati stabili privilegi di chi già li possiede, vuole accrescerli per sé e li difende contro tutto e tutti.
Anche nei dintorni di Betlemme c'era chi non voleva vedere i poveri, a cominciare da quella coppia di esuli che cercava riparo per mettere al mondo un bambino, anche allora i pastori erano emarginati, tenuti lontani dai palazzi e dai luoghi di culto e un ricovero per le bestie poteva andar più che bene per quei migranti di passaggio, a condizione però che se ne andassero in fretta.
Forse con la nostra durezza di cuore incapace di guardare il povero negli occhi avremo salvaguardato il decoro di qualche via del centro, forse avremo edifici, monumenti, vetrine ben decorate, ma un Natale dove non c'è posto per i poveri tra noi non è un Natale decoroso, non è un Natale umano, non è un Natale cristiano.
sabato 23 dicembre 2017
Buone Feste!
In questo video riassumo i vari motivi per festeggiare la vicina fine dell'anno!
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Certe notti...
Quelle serate che, incontrando amici antichi ma sempre rinnovati, ti senti ingranaggio in movimento, tra serio e faceto, tra risate e curiosità appaganti, momenti in cui scopri la bellezza del divenire, dei progetti realizzati, dei nuovi traguardi, cene e non volgari apericene, termine detestabile questo, in cui non la musica profanata ed assordante, non l'ostentazione come ragione di vita, tristissima forma questa di pusillanimi che si credono chissà chi e che vorrebbero trascinarti nel vortice del loro appagamento, non rivalità senza storia, non una becera esposizione di sicumera atta ad abissare i presenti in una sorta di prona adorazione, non riferimenti e racconti di viaggi passati e compiuti solo per successive narrazione soporifere; certe notti soltanto la voglia dannata di ritrovarsi, s'erge a padrona di casa, riscaldando desco e cuori.
E allora nascono emozioni, ricordi, fiabe mai smentite nei lustri, emergono scrigni nascosti aiutanti il nettare sacro agli dei a ritrovar vigore primordiale grazie all'ossigeno che nel decanter l'avvolge in un'alcova emozionale.
Assaggi, gusti, perlustrando gli anfratti della storia, di ogni storia personale; ti raffronti nei sentimenti dello star bene insieme, e poi riassaggi, ri-degusti tra un tintinnar di papille osannanti l'effluvio di Bacco, stordisci i sensi ammirando i sacri intendimenti nuziali di cibo e vino, assisti alla loro misteriosa unione, nell'impeto di bontà preannunciante l'arrivo della regina, della fata, della gemma del banchetto festaiolo:
Entra quasi nell'indifferenza e poi, scortata da carni eccelse frollate sul monte Athos, prorompe con la sua forza, impallinando disattenzioni e irriverenze, al punto che il tutto, amalgamandosi, permette ai presenti di scherzare, chiosando ad esempio così:
Una veduta aerea dell’isola Frollata dell’arcipelago delle Carnarie, luogo ameno unico al mondo che permette, se muniti di un Chateau Cheval Blanc del 1996, di dialogare amabilmente con i grandi profeti del passato tra cui Isaia, Geremia ed Ezechiele, che tra l’altro mi incaricano di augurarvi buone feste!
venerdì 22 dicembre 2017
Sembra strano
Sembra strano ma è realtà. Lo sfacelo compiuto da questo sistema tecno-rapto-finanziario è inimmaginabile ancor più se si pensa che il protagonista principale dello sconquasso sociale, è stato un partito storicamente a fianco dei lavoratori e trasformatosi, grazie ad un aitante giovane spaventosamente egoriferito, in un ricettacolo per i desideri dei famigerati poteri forti, Confindustria in testa che addirittura ha insufflato norme e progetti legislativi.
La scomparsa dell'articolo 18, baluardo conquistato a prezzo di fatica, scioperi e ristrettezze economiche da parte dei lavoratori del passato, è stata la stilettata finale al cuore, creante un sistema oramai adulterato e geneticamente modificato al punto che, come a Taranto, si deve decidere se lavorare o morire. A questo siamo arrivati, senza contare il caniaccio del jobs act, i giovani che non solo non trovano, ma neanche più lo cercano il lavoro, lo schiavismo 2.0 insinuatosi in ogni anfratto lavorativo, il tempo cronometrato per le minzioni, le festività trasformate in sudore, la pensione ad un passo dalla bara, gli studenti costretti a lavorare gratis con la lugubre finzione di affinarne la professionalità, i contratti a tempo che fra vent'anni formeranno uno stuolo di zombie in miseria.
Per tornare a Taranto: i bambini del rione Tamburi quando si alza il vento, trasportante le terribili polveri dallo stoccaggio materiali dell'Ilva, devono obbligatoriamente stare a casa, al chiuso, senza possibilità di espletare la loro nobile arte naturale di infanti giocherelloni.
Questo accade sul finire dell'anno 2017 in un paese devastato da ribaldi di ogni genere, bramanti un lucro ad uso di pochi, creante una disparità sociale richiedente, speriamo, una sana, giusta e non più procrastinabile sollevazione popolare, possibilmente non violenta; anche perché dai piani nobili dello stato, dal colle più alto, arrivano segnali di approvazione, di compiacimento per questa becera situazione nostrana, al punto che il canonico Jingle Bells di questi tempi dovrà necessariamente tramutarsi in un assordante vaffanculo. Con tanto di strenne a corredo.
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