Niente! Non parla!
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 8 dicembre 2017
Prima nascosta
È arrivata come la Befana, anche se è molto più bella, di notte, in segreto per non affrontare la realtà, che la vorrebbe, per dignità, già a Laterina da un pezzo. È entrata da una porta segreta, assieme al fratello, portandosi dentro alla Scala quell’olezzo etruriano, quel mix di potere, inamovibilità, casta regale, superiorità, immunità, ricerca forsennata di privilegi, provocante ribrezzo nelle persone per bene, al punto di far dire cose sensate persino alla Meloni (molti, per molto meno, si dimisero dal proprio incarico).
Eppure lei è sempre al suo posto, sorridente, intrigante, laboriosa, incurante di quanto accade attorno alla sua famiglia, insensibile ai doveri d’imparzialità richiesti ad un servitore dello stato. Chissà quale gioia l’avrà posseduta, una volta entrata nel Palco Reale, il liofilizzato del tanto agognato Potere, chissà quali emozioni le avrà donato l’Andrea Chenier, ma soprattutto l’aver sfanculato il foyer, per la fobia della contestazione, dei fischi, della deplorazione popolare ai suoi intrighi. Durante i vari atti dell’Opera spero abbia riflettuto sul fatto che, per continuare la giostra dorata, si dovrà candidare per forza lontano dalle terre natie toscane, forse a Ercolano, nella terra dei fuochi. Ma pur di continuare in questa spasmodica bramosia di potere, andrà pure lì, tra un selfie, un ammaliante sorriso, una mnemonica dichiarazione con quel modo di parlarci cantilenato, nenia medievale di chi ripete ovvietà edulcorate, persuadenti ma democraticamente letali. Chissà se le note dello Chenier gli avranno insufflato meditazioni attorno alla disfatta referendaria, sua maxima culpa, e alle promesse di abbandono della politica, vergognosamente non rispettate, fatto questo irritante, urticante più che ascoltare un impegno alla lotta all’evasione fiscale da parte del Puttaniere.
La Bella Etruriana pertanto continuerà nella sua opera omnia di presa per i fondelli, infischiandosene di tutto e tutti, per il bene suo e della casta d’appartenenza, in questa terra oramai desertificata da continue scorribande, dileggianti le persone per bene.
Via!
Monovancanza romana al via! Programma definito alla perfezione, quattro quotidiani da leggere, musica, eBook. Alla partenza momento paranoico allorché ho avvistato un Vagante Logorroico anch’egli in salita sul Frecciabianca ma, avendo implorato S.Gedeone, l’urticante si è seduto in un altro vagone! Per il resto tutto a posto: la poca gente in carrozza mi conduce beatamente allo sbrago totale, sto pensando di mettermi in pigiama; se solo potessi spararmi un sigaro...
giovedì 7 dicembre 2017
Un tempo, altri cervelli
C'era un tempo, e non parlo di quello intriso di violenza post sessantotto, in cui ognuno stava al suo posto; c'era un tempo in cui quasi tutti conoscevamo gli scempi del fascismo e ci stavamo alla larga, come i pochi ancora invaghiti del nero giravano lontano da città come Genova, la roccaforte della Resistenza. C'era un tempo dove bastava uno sguardo, un solo rimirare di qualche compagno nerboruto e le code di certuni s'infilavano tra le gambe, sgattaiolando via assieme al povero imbelle.
C'era un tempo in cui tronfi sognanti un ritorno dell'ideologia intrisa di violenza, stavano quieti e silenti in casa, o come i carbonari si ritrovavano per rievocare tempi mai da loro vissuti, odoranti di morte.
C'era un tempo in cui ci vantavamo di aver debellato l'ideale fascista, in cui tutto era realmente sciolto, svilito, vietato.
Ma quel tempo non c'è più, per dabbenaggine di pochi stolti, per l'incuranza di sviliti abbacinati da finanza altolocata, persi nel nulla avendo disperso ideali di resistenza, di difesa della repubblica, della democrazia.
Non sono un credulone, anzi spero di non esserlo; non ho mai abboccato alle scie chimiche e ad altre cianfrusaglie per allocchi sparate per distogliere attenzione dai fatti reali. Credo però che la accurata formazione di imbecilli sopiti abbia richiesto una programmazione, non solo televisiva: ci hanno dato panini mediatici e noi, bovinamente, ne abbiamo mangiato permettendo alle nefaste ceneri di ricreare fiamme, rigurgiti amorali inconsistenti: casapound e tutta la sterpaglia affine sta tornando perché l'acculturamento della nazione è pari a quello della farina, doppio zero. Perché gli ideali di troppi si confondono e tendono al nulla.
Perché dobbiamo avere il coraggio, la forza e la determinazione di disperdere questi poveri idioti vocianti nel vuoto.
Senza tentennamenti.
Buon pomeriggio travagliati!
Ineccepibile!
giovedì 07/12/2017
Il pollo che si credeva un’aquila
di Marco Travaglio
Ora che evaporano pure i suoi due ultimi alleati Pisapia e Alfano, già peraltro ridotti allo stato gassoso, Renzi è riuscito definitivamente a dimostrare la scientificità del teorema di Carlo M. Cipolla. Quello che divideva gli esseri umani in quattro categorie: gli intelligenti, che avvantaggiano sia se stessi sia gli altri; gli sprovveduti, che danneggiano se stessi e avvantaggiano gli altri; i banditi, che danneggiano gli altri per avvantaggiare se stessi; e gli stupidi, che danneggiano sia gli altri sia se stessi. E lui, ovviamente, appartiene alla quarta categoria, cui fece ufficialmente domanda d’iscrizione un anno fa, dopo la disfatta referendaria.
1) Appena perso il referendum, il Genio di Rignano sull’Arno si rimangiò subito il solenne impegno di lasciare la politica e ritirarsi a vita privata: se l’avesse fatto, dedicandosi al8lo studio, all’autocritica e alla formazione di una classe dirigente, avrebbe persino potuto avere un futuro. Specie in quel campo di Agramante che è da sempre la sinistra italiana, capace solo di litigare, dividersi e scindersi in microrganismi sempre più invisibili. Bastava lasciar fare gli altri presunti leader che, tempo un paio d’anni, sarebbero riusciti a far dimenticare i suoi disastri, poi si sarebbero recati in pellegrinaggio a Pontassieve per implorarlo di tornare. Invece restò abbarbicato alla poltrona del Nazareno, con i bei risultati a tutti noti.
2) Quando nacque il governo Gentiloni, Renzi pretese di infilarci i fedelissimi Lotti&Boschi per far la guardia al bidone. Il primo fu subito inquisito per le soffiate sull’inchiesta Consip. La seconda iniziò a impicciarsi in tutti i dossier, soprattutto bancari, aggravando l’olezzo di conflitto d’interessi etrusco.
3) Dopo avere sterminato tutti i possibili alleati del centrosinistra a colpi d’insulti e arroganza, e avere spinto a viva forza fuori dalla porta i bersaniani, in nome della presunta “vocazione maggioritaria” del Pd, mandò a picco una legge elettorale che premiava i partiti single come il suo: quella tedesca, pur riveduta e corrotta all’italiana con nominati e voto congiunto. E ne dettò una opposta, affidata per giunta a quel gran genio di Rosato: quella che premia le coalizioni. Il tutto per decimare il M5S e tornare fra le braccia di B., che l’aveva già fregato sulla riforma costituzionale e l’Italicum (prima firmati, poi rinnegati) e ora si appresta a gabbarlo un’altra volta. Del Rosatellum infatti l’unico beneficiario è B.: da solo vale poco o nulla, ma sommato agli alleati Salvini e Meloni, può vantare financo il primo posto sul podio.
4) La legge elettorale fatta platealmente apposta per fregare il primo partito italiano – i 5Stelle – ha ridato fiato e spazio a un movimento che a giugno era uscito con le ossa rotte dalle urne amministrative. Li ha issati in cima alla classifica in Sicilia e a Ostia. Li ha consacrati nell’immaginario collettivo come l’unico antidoto al ritorno di B., regalando loro il “voto utile” che aveva sempre favorito il Pd. E li ha resi appetibili alla sinistra riunita da Grasso per un’intesa post-voto contro l’orrenda prospettiva del Renzusconi, anzi del Berlusrenzi.
5) Per raccattare almeno una finta coalizione che eviti al Pd la triste corsa solitaria, Renzi ha millantato accordi con Prodi (che l’ha salutato), la Bonino (che l’ha sfanculato), Alfano (che s’è perso per strada il partito) e il Sor Tentenna Pisapia. Il quale già di suo non sa dove voleva andare. Ma poi, dopo le figuracce rimediate con i penultimatum su Alfano, sulla Sicilia, sullo Ius soli, sull’immigrazione, sul dialogo con Grasso e su qualsiasi cosa gli venisse in mente, ieri ha preferito fare ciò che i veri amici gli suggerivano da tempo: lasciar perdere. Requiem aeternam della coalizione di centrosinistra (anche di quella finta).
6) Sulle banche, il capolavoro. Renzi aveva annunciato la commissione parlamentare d’inchiesta nel dicembre 2015. L’avesse fatta subito, a quest’ora sarebbe chiusa e dimenticata. Invece il Rommel di Rignano ha traccheggiato per due anni, sbloccando la pratica solo due mesi fa, cioè a fine legislatura e in piena campagna elettorale. E l’ha usata per bombardare a freddo Bankitalia, facendo incazzare gli ignari Mattarella, Gentiloni, Padoan e soprattutto Visco. Che voleva lasciare e invece, grazie agli attacchi Pd, ha cambiato idea e s’è fatto riconfermare. Poi Renzi ha usato l’audizione del pm Rossi per accollare a Visco pure il crac di Etruria (una delle poche colpe che non ha) e scagionare papà Boschi (“il procuratore ha spiegato che non c’è nessun profilo penale”), salvo poi scoprire che il primo non è indagato, il secondo sì. E ora il Pd fa catenaccio per scongiurare l’audizione più attesa e normale: quella dell’ex Ad di Unicredit Ghizzoni, indicato da De Bortoli come destinatario di una richiesta dell’allora ministra Boschi perché salvasse la banca del babbo. Completa il quadro la Boschi, che prima annuncia immediata querela a De Bortoli, poi dorme per 7 mesi lasciando scadere i termini, e ora minaccia una causa civile per danni proprio alla vigilia dell’auspicata audizione di Ghizzoni: così quello che all’inizio poteva sembrare un atto di forza, ora pare una prova di debolezza, e anche di intimidazione. Resta da capire se papà Boschi abbia informato la figlia della proroga delle indagini a suo carico per falso in prospetto; se la figlia abbia avvertito Renzi di non dire cazzate sull’estraneità del padre alle indagini; e se lui abbia dunque mentito a sua insaputa (e senza neppure fare una telefonata a babbo Boschi) o sapendo di farlo.
Anthony de Mello scrisse un libro su un’aquila che si credeva un pollo: ecco, Renzi è proprio il contrario.
Sospiri
Ma quanto mi sarebbe piaciuto essere catapultato attorno al
1908 a Manchester, per gustarmi la celeberrima, a quei tempi, commedia Mumming
Birds (tizi da palcoscenico), la prima commedia senza parole cogitata dal
grande Fred Karno!
Avrei visto il sipario aprirsi e svelare un proscenio più
piccolo, con gli attori, spettatori del finto spettacolo, nello spettacolo,
accomodarsi nei quattro palchetti, personificando il Ragazzino, con un’enorme
quantità di cibo, noccioline, banane, brioche, che oltre a trangugiare lancia
verso il palco del finto spettacolo, ogniqualvolta artisti appaiono, non
facendolo divertire. E poi avrei gustato dell’Ubriacone che, entrando nel palchetto
a sinistra, mimava con ilarità il comportamento alcolico di un ebbro.
Ed è proprio per questo ruolo che avrei desiderato essere presente a quei tempi, volando e violando i lustri!
Si, perché l’Ubriacone Spettatore fu impersonato prima da Billy
Reevers e poi da un tale giovane, Charlie Chaplin, avente come sostituto di ruolo
un anonimo e ancora in fase formativa Arthur Stanley Jefferson si, proprio lui, l’immenso
Stan Laurel!
Quanto mi sarebbe piaciuto ammirarne la fragranza giovanile,
il suo apprendistato sfociante nella stella unica, assieme a Babe, del
firmamento del cinema comico universale!
Charlot e Stanlio assieme! Chi non desidererebbe sedersi con
loro ad un tavolo, chiacchierando del più e del meno?
Meteo fradicio
Abbondantissime possibilità di infradiciarci. Ma Meteo.it è come sempre più preciso man mano che il tempo passa... e diventa presente!
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