sabato 26 agosto 2017

Non li sopporto più!


Ho resistito anche troppo! 
Non li sopporto più! 
Di chi parlo? Di quella truppa senz'anima che ad ogni evento live, di qualsiasi natura, si priva della bellezza sensoriale del vivo per riprendere con i telefonini ogni attimo. 
Concerti, eventi naturali, incontri con personaggi famosi. Guardateli: stanno fermi immobili facendo riprese da decine di minuti per poi, voglio sperare, riguardarseli a casa davanti ad un megaschermo.
E quelli che fotografano i quadri in un museo? Guardate su youtube la ressa di assatanati che scattano e filmano davanti a Monna Lisa! 
Non vi sopporto più! 
Cerchiamo di ragionare: ma cosa cazzo serve fotografare un quadro se all'uscita ci sono ottime pubblicazioni con immagini patinate? 
O riprendere un concerto se te lo puoi rivedere comodamente sul digitale?
Avete notato gli idioti che si preparavano a fotografare l'eclissi negli Stati Uniti? 
La foto dell'eclissi! Minchia! Hanno inondato il web con dirette, foto! E poi l'eclissi totale è sempre uguale!!! Se salvo un'immagine di quella del 1999 e dico che è quella del 21 agosto chi può contrariarmi? Che differenza può esserci?
Eppure non lo capiamo! Arriva il Papa ed è un tumulto di flash, di cellulari in aria. Vai ad un concerto rock ed è la stessa cosa. 
Mentre ti curi del filmato, la diretta vera, che i tuoi sensi possono gustare appieno ed immagazzinare nella tua memoria fisica, passa e non ti resta che un filmato, come ce ne sono a centinaia!
Speriamo che molti lo comprendano: non è più possibile personalizzare un evento mediaticamente. La cervice è l'arma scatenante l'emozione della presa diretta sensoriale! Rivivendola riaffiorano i sapori, gli odori, le voci del momento! 
Forza! Spegnete i cellulari! 

Parole sante!



venerdì 25 agosto 2017

L'incredibile Plimpton 322


Repubblica web racconta che ricercatori australiani hanno finalmente decifrato la tavoletta Plimpton 322, un manufatto di 3700 anni fa originaria dell'antica città sumera di Larsa, ed è datata tra il 1822 e il 1762 a.c.

Dopo cento anni dal suo ritrovamento quindi, è stata completata la sequenza che ha permesso di stabile che non fu l'astronomo greco Ipparco ad inventare la trigonometria, bensì i babilonesi 1000 anni prima! 

Guarda l'articolo di Repubblica

Ma l'incredibile è un altro aspetto: è tanto ben fatta questa tavoletta millenaria che studia la trigonometria non basandosi su angoli e cerchi ma su rapporti, che si pensa di usarla nei sistemi di grafica digitale. 

Dopo 3700 anni quindi, la tecnologia odierna cercherà di basarsi su quelle impostazioni. 

Cose fantascientifiche, stupefacenti, quasi quasi tendenti a farci non più dubitare su teorie in apparenza tanto astruse da essere equiparate agli sberleffi. Una di queste ad esempio sostiene che gli alieni sbarcati sulla terra avviarono i processi mentali per far sviluppare l'ingegno umano. 
Credo ancora che siano baggianate. Però...

Sto bene?


Accusato di truffa da barista al quale aveva chiesto "un caffè macchiato in tazza grande con molto latte e schiuma", rivelatosi in seguito un cappuccino travestito da addetto alla lettura di contatori, un delicato impiego andaluso questo, basilare per corride, anche se a dire il vero, il muscolo battente piange nel vedere l'inusitata violenza, cioè l'attrezzo con cui abbocchi all'amo santo bue, o pio bove, dell'orrore gratuito come l'amore, boss sicuro o caposaldo, dei religiosi dipingi bovini non castrati, i cappuccini verniciatori, con latte di ogni tonalità, anche quella tipica di sleali alle carte su passo montano, baritonale.

Ridere o ...


Vorrei tanto conoscere il tenente di Bari che si è fatto l'encomio da solo...

venerdì 25/08/2017
IL DOSSIER
Per il cippo, la festa, il video: è l’encomio facile della Finanza
FIAMME GIALLE - LODI UTILI A FAR CARRIERA, SPESSO SENZA MOTIVI “SPECIALI”. UN UFFICIALE SI È ASSEGNATO L’ONORIFICENZA DA SOLO

di Sarah Buono

In ambito militare l’encomio è di norma concesso per meriti speciali, che esaltano il prestigio del corpo di appartenenza. Possono fare la differenza in una carriera, contribuendo a promozioni e avanzamenti. Nella Guardia di Finanza la maggior parte degli encomi sono attribuiti ai militari impegnati in attività particolarmente complesse di contrasto all’evasione fiscale, alla criminalità, al traffico di droga. Ma non sempre l’encomio, attribuito con i toni pomposi tipici delle celebrazioni militari, premia attività eccezionali.
A Roma, per esempio il riconoscimento è stato assegnato per aver assolto “con incondizionato spirito di sacrificio e abnegazione, connotato da qualità di elevatissimo livello e da alto senso del dovere” al compito di “autiere”, più correntemente autista, “a disposizione del comando Reparti speciali”, come si legge nella lettera di encomio. Oppure per “la realizzazione di un distintivo d’onore per il personale impiegato negli uffici di diretta collaborazione con il ministero dell’Economia”. Impossibile? C’è chi, a Catanzaro, ha ricevuto un encomio per l’apporto fornito “a un laborioso esame di atti”. Non atti investigativi ma semplici documenti “da sottoporre a scarto non aventi più valenza operativa e giuridica”. Operazione conclusa “con la distruzione di 10 tonnellate di documentazione”.
Il problema è noto al punto che nel febbraio del 2014 il generale Francesco Tarricone, ai tempi direttore generale per il personale militare della Difesa, scrisse una circolare in cui sottolineava che “non di rado i superiori sono soliti tributare ricompense ai collaboratori esaltandone le qualità e l’impegno nell’assolvimento delle mansioni a essi devolute, per fatti nei quali non appaiono riscontrabili quei caratteri di straordinarietà ed eccezionalità richiesti”. Tarricone pochi mesi fa è andato in pensione. È cambiato qualcosa? No, ma da ambienti della Finanza emerge che a volte gli encomi premiano i militari inseriti nella macchina amministrativa, senza cui neanche le indagini sarebbero realizzabili.
Lo scorso giugno dieci finanzieri di Pisa hanno ricevuto un encomio per aver coordinato “con determinata ed entusiastica partecipazione gli eventi legati alla svelatura e alla benedizione del cippo in marmo intitolato ai Finanzieri pisani caduti nell’adempimento del dovere”. Nulla in confronto ai 17 e 16 militari che a Bologna, rispettivamente nel giugno e nel dicembre 2016, sono stati premiati per aver fatto parte di un gruppo di lavoro che si è occupato della festa dell’anniversario della fondazione del Corpo: “Per il propulsivo contributo personale nelle diverse fasi e incombenze che hanno caratterizzato la predisposizione e la realizzazione della commemorazione”. Un successo ottenuto “in particolare grazie alla realizzazione di alcuni accurati e coinvolgenti videofilmati allestiti con materiale d’epoca”.
In tempi di proteste No vax la prevenzione è importante, sarà per questo che un finanziere-infermiere a L’Aquila è stato premiato per “l’esecuzione delle diverse e complesse fasi inerenti all’incorporamento e le vaccinazioni degli allievi marescialli”.
Conta il benessere fisico, ma anche quello spirituale, tanto da giustificare un encomio solenne a Roma (scorso luglio), per il “capo servizio assistenza spirituale di un comando regionale”. Un uomo dalle “elevatissime virtù cristiane” e “sorretto da eccelse doti umane” che “si adoperava senza risparmio di energie nel fornire sostegno morale e religioso ai militari e alle loro famiglie, contribuendo a infondere fiducia e serenità nel superamento di problematiche personali e familiari”. Più che un cappellano militare, sembra un santo.
Anche a Genova si pensa alle “condizioni di vita dei propri appartenenti”: encomio solenne “per la predisposizione di un’articolata attività logistica finalizzata a istituire una foresteria da adibire al personale in fase di separazione o divorziato”. Un obiettivo “di straordinario rilievo in tema di benessere del personale” che contribuisce “ad accrescere il prestigio e l’immagine del Corpo nella sua capacità di corrispondente all’esigenza di accrescimento e di progresso delle condizioni di lavoro e di vita dei propri appartenenti”.

Insuperabile, infine, il tenente colonnello di Bari che, evidentemente colpito dalla propria attività di studio, si è autoconcesso un encomio, a sua firma.

Serve altro?



giovedì 24 agosto 2017

A proposito di Meeting


mercoledì 23/08/2017
Meeting, l’unica liturgia tra gli stand di Cl è il rito del potere (e la App gay)

di Daniela Ranieri inviata a Rimini

Purtroppo arriviamo che è già finita la Santa Messa officiata dal vescovo di Rimini nell’Auditorium Intesa Sanpaolo. E anche il saggio di arti marziali-taiji a cura dell’associazione taoista Tienli di Modena. Qui alla Fiera di Rimini, nel primo giorno del 38º Meeting di Comunione e liberazione, si attende l’intervento del presidente del Consiglio Gentiloni, quando, nella cerimonia del consenso reciproco, il rito del potere che rende omaggio a Cl avrà ufficialmente inizio.

Metal detector e tunnel a raggi X come all’aeroporto accolgono i visitatori; le borse delle signore vengono perquisite a occhio da poliziotti armati. Veniamo intruppati dal servizio d’ordine in un percorso semi-obbligato tipo Ikea, destra o sinistra; al centro, tutto giallo e circolare, campeggia il tempio di Eni, partner ufficiale del Meeting: signorine bionde insegnano ai bambini a incastrare tubature di plastica colorata, hai visto mai da grandi vogliano fare i manager di contractor per gasdotti tra Egitto e Russia. Palloncini gialli col cane a sei zampe appesi ai passeggini tengono buoni i pargoli e diffondono gratis il verbo del Capitale per tutta l’immensa struttura. L’Auditorium Intesa Sanpaolo trabocca: giapponesi griffati Gucci, uomini di mezz’età con pinocchietti e marsupio, funzionari Onu, Maurizio Lupi, Luciano Violante, sandali. Occhiali: in tartaruga, neri tipo pentapartito o, più smilzi, tipo hipster di Corso Como. Età media, 40 anni: numerosissimi prelati in clergy e frati in saio e smartphone sono compensati da un esercito di volontari, hostess in gonna blu e camicia bianca, addetti alla security in efflorescenza acneica post-puberale. In prima fila, i poteri molto forti: abiti sartoriali, qualche camicia bianca neo-lib tipo Leopolda, anche con sciancratura in vita da ottico in centro o intermediario Tecnocasa. I posti riservati annoverano tutti presidenti di qualche cosa: Tv pubblica, commissioni parlamentari, associazioni di categoria, ma soprattutto fondazioni, quelle entità dello Spirito sostanziato in intese immateriali e perciò metafisiche.

La rottamazione è stata rottamata

La ridefinizione del gruppo etnico che si coagula attorno a Cl durante l’annuale rito di riconoscimento collettivo è incessante, e nel 2017 si incarna nella figura della transizione. Manuale di Lévi-Strauss alla mano, il pensiero tribale ciellino “sfarfalla”, attualmente, dal renzismo come subcultura effimera a un sentimento di moderazione inclusiva ma identitaria, orgogliosamente tradizional-futurista, incentrata sul mito della ricostruzione. La rottamazione è stata rottamata. Lo slogan di quest’anno è una frase del Faust di Goethe che l’anno scorso avrebbe potuto essere scambiata per una fascetta di Recalcati: “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”. Qui, oggi, per padri non s’intende i “babbi”, e l’eredità non è quella su cui B. prometteva di non far pagare la tassa di successione. Qui s’intende i padri della Chiesa, della Patria, del Pensiero. È tutto serio, istituzionale, una scelta decisamente anticiclica (basti dire che l’anno scorso c’era la Boschi: arrivò, vide la sala semivuota, se ne tornò a Roma con la motivazione che occorreva la sua presenza per l’emergenza terremoto, che però c’era stato nella notte).

La metamorfosi dei potenti

Non è il Meeting che si trasforma a mimesi del potere: è il potere che si informa, come l’acqua in una brocca, allo Spirito del Meeting. L’alito del Tempo spira in una sola direzione: sta alla politica mettersi sulla sua scia. Renzi qui è stato nel 2015 (“Esperienza profonda”), nell’anno d’oro dei Brunello Cucinelli e Nerio Alessandri, amicissimo di Renzi e capo della Technogym (sui cui tapis roulant il rotondetto premier si faceva fotografare ansimante), ma andò a fare campagna per il Sì, cioè per se stesso, dopo aver snobbato il Meeting l’anno prima: cose che qui non si perdonano. Al referendum i ciellini sono andati in ordine sparso, qualche Sì (Lupi), un Sì poi virato in No (Formigoni), molti No, specie fra i giovani. Ci si ricorda di quando qui passava B. (anno 2006), che cercava di reclutare giovani per i suoi circoli Azzurra libertà; i ciellini gradivano, a onta dello stridore tra il movimento tutto Dio, Chiesa e famiglia fondato da Don Giussani e le lusinghe serpentine dell’utilizzatore finale di prostitute (“Il Meeting s’è afflosciato”, scrisse perfidamente Edmondo Berselli). Sui due maxi-schermi, la prima fila vip ascolta come a Sanremo il messaggio inviato da Mattarella, la solita centrifuga anodina e tautologica di libertà, fare storia, giovani artefici della trasformazione, preparare il domani, forze vive e lungimiranti, alzare lo sguardo, progettare il futuro.

Gentiloni, leader-non leader (come certi saponi-non saponi), calibra il suo intervento sul leitmotiv del Meeting: calo demografico contro rinascita grata al passato (“Le radici devono guardare al futuro”, dice tarando la voce sulla modalità “titolo di agenzia”, e la sala freme di approvazione). Poi snocciola un discorso democratico cristiano lenitivo, esibendo il circolo totemico dell’“identità minacciata” e del “sentirsi italiani”, senza scordare “i muri” (stra-citati ovunque, dai pannelli in cartongesso alle brochure, veri spiriti maligni del luogo). Cita Bauman, Orwell, Seneca; promette inasprimento del Jobs Act (“anche per gli autonomi”); critica i banchieri che guadagnano milioni (“Mi vergogno per il pianeta”), nell’auditorium intitolato a una banca. Il pubblico applaude di cuore.

Il rito propiziatorio e lubrificante

Qui chiunque comandi viene applaudito. Non per cortigianeria, al contrario: per una sorta di investitura liturgica. Il potere è performance in sé, ma non è sufficiente esserne detentori. Per meritarlo, occorre che si compia il rito dello scioglimento e della coagulazione, in cui “l’amicizia fra i popoli” si afferma come confidenza tra potenti e aspiranti tali; un grande rito propiziatorio in cui si lubrificano entrature e prossimità e si saldano affinità e interessi.
Gli sponsor qui hanno il ruolo che il coro ha nelle tragedie greche: sottolineano il racconto, lo approfondiscono, lo traducono; impunturano il percorso dove gli attori (le merci fisiche e immateriali) si esibiscono nella loro immanenza, sovrastandoli col loro mito: il Potere. I mercanti non sono solo a loro agio nel Tempio: sono la Verità. Nel santuario Eni si regalano questi braccialetti brandizzati, rossi, gialli e blu, con slogan “L’energia è una bella storia”. Alle piscine sud, Enel ha organizzato un autoscontro di macchinine-pedalò sulle quali bambini non sorvegliati imparano i principi della competizione a cui sarà improntata tutta la loro vita. Dalle casse risuona Despacito a un volume da Baia Imperiale, mentre lo stand di Radio Maria trasmette in diretta come si vive un’esperienza di fede. Allo stand Intesa Sanpaolo poltrone-trottola attira-bambini sono prese d’assalto. Sotto i pilastri delle piscine inguainati in banner Carrera jeans e Poste italiane, si prende il sole e si legge Avvenire e Camilleri.

Meglio Wojityla che papa Francesco

Fila da saldi allo stand Led & display: orologi digitali e scritte di luce da 2 euro a 1.200 + Iva per un’insegna a 4 righe e 7 colori. Da un negozio di scarpe risuona un tamarrissimo rap napoletano, mentre incassate nel perimetro murario, messe ai margini dagli sponsor multinazionali, si snodano “le piccole realtà imprenditoriali” elogiate da Gentiloni. Rassicurante, da festa in parrocchia, l’accumulazione caotica; leggera l’euforia economica; blanda la liricità retorica. Il sintagma-richiamo “equo-solidale” è del tutto depoliticizzato, in mezzo ai fumi densi delle friggitorie e agli stimoli reclamistici da poesia di Palazzeschi: Sapone Marino, Specialità calabresi, Delizie del Marchesato Fratelli Pellizzi, Cuscini Arcangelo Gabriele. Allo stand sulla sicurezza stradale di Ania si fa il check up dell’udito, della vista, del cuore e dei riflessi. Tra gli sponsor, la Regione Lombardia: Maroni ha regalato di tasca nostra 130 mila euro per celebrare l’inserimento delle fortezze bergamasche tra i siti Unesco (una brochure extralusso illustra epicamente l’evento). Ogni dieci passi si viene fermati: chi tenta di vendere il biglietto della lotteria (primo premio un MacBook Air 13 pollici, secondo un iPhone); chi invita al banco delle sottoscrizioni (i fundraiser hanno magliette gialle, sorrisi da commessi della Rinascente e contano di raccogliere 300 mila euro per la prossima edizione); chi distribuisce dépliant per gli spettacoli serali. Copie di Avvenire gratis ovunque, avvolte dentro il quotidiano del Meeting come un tempo i giornaletti porno dentro il Corriere. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia dice al giornale che è lecito “sperare in una vera e propria ripresa” e anticipa che “l’economia migliorerà gradatamente”. Pensare che il Centro Studi Confindustria aveva previsto che con la vittoria del No lo spread sarebbe salito, gli investimenti calati del 17%, il Pil del 4%; ci sarebbero stati 600 mila posti di lavoro in meno e 430 mila poveri in più. Più che Bergoglio, è sovraesposto Wojtyla: ritratto su pannelli in tessuto insieme a Franco Frattini, su magneti per frigo, su libri da consultare, tra saggi che criticano la globalizzazione con juicio. Il Coca Cola Sport Village è meno frequentato di quello della Compagnia delle Opere, braccio imprenditoriale di Cl dominante negli ospedali. Gli stand alimentari sono un ibrido tra quelle delle feste dell’Unità e quelli delle fiere di fitness-body building: dietro ai banconi Street food, Il marinaio, il salumiere, Kebab, Pizza leggera, Piadina, ragazzetti alacri servono famiglie insieme a preti anziani privi di pass (qui se hai un pass non sei nessuno, avere un pass è segno di non appartenenza, di diversità antropologica, di concessione burocratica: né popolo né élite, sei al massimo un tecnico, alla peggio un giornalista). Quando passa un ministro, circondato dallo stuolo di uffici stampa, segretari, giornalisti organici, una testuggine di giovanissimi volontari gli si chiude attorno, in una catena umana marciante contro eventuali attentatori dell’Isis e non. Poca gente tuttavia segue Delrio nella sala Illumia Luce e Gas; e c’è anche caciara nelle retrovie. Insieme a Autostrade per l’Italia, architetti e assicuratori, si parla del post-terremoto. Si apprende che tutto è stato ricostruito: strade, case; ma nessuno dei relatori vuole essere ringraziato: “È tutto doveroso”. Torna a furor di popolo di Cl il mito del “fare”. Il rito del potere che porta oro, incenso e mirra a Cl si esplicita tra Struttura e Sovrastruttura, calce e Provvidenza. Si parla di “prevenzione sistemica”, “messa in sicurezza”, “strategia del rischio”. Delrio, neocatecumenale piuttosto che ciellino, getta lo sguardo oltre i cieli degli stand della Zurich.

 L’incrocio tra mantra e Alleluia

Folla all’incontro col maestro buddista Shodo Habukawa, “amico intimo e misterioso di Don Giussani”. Monaci in viola recitano un mantra che riempie la sala Illumia, poi lanciano fiori di loto “per purificare il luogo”. Dalle prime file un’avanguardia tipo buffet di matrimonio a Portici si accalca verso il palco, mollando gli smartphone e le dirette Facebook per accaparrarsi i petali, giacché, pare, chi se li aggiudica “è avvolto dal mistero”. Un coro cattolico attacca un Alleluia che si mischia ai mantra, in un’angelica sinfonia un poco da mal di testa. Sotto la custodia di Dio, si cerca lo spazio riservato al Movimento per la vita Pro-life, che lotta contro l’aborto, la contraccezione, l’eutanasia, il “gender”, qualunque cosa esso sia. All’ultimo Family day i vertici di Cl hanno lasciato libertà di partecipazione, forse per via delle aperture bergogliane del “chi sono io per giudicare un gay”, forse per l’intervista che il presidente della Fraternità di Cl Juliàn Carròn rilasciò al Corriere in merito alle unioni gay, caratterizzata da una ponderata ambiguità (“La questione è quale riconoscimento dare”). Tuttavia, un migliaio di ciellini manifestarono contro il ddl Cirinnà.


Grindr, la app-radar per incontri gay, segnala che nei paraggi ci sono utenti disponibili: “Bsex sposato” è a 100 metri da noi (la fiera è immensa); “Montami” a 150, un 50enne di Imola dice di lavorare a uno stand, poi s’insospettisce e scompare; un 19enne è a pochi metri: contattato, pretende incontri endogamici (“Dimmi che sei un omosessuale ciellino ti prego”). I giovani della security indossano t-shirt sponsorizzate dalla Tre con scritta The future you want. Interrogati sul futuro che vogliono, rispondono che vogliono salvezza e lavoro, che qui come noto coincidono. Non dicono cosa votano nemmeno se glielo si chiede dieci volte. Si vedono alla mattina presto, prima dell’apertura, per recitare l’Angelus; poi provano luci e microfoni, in un’alacre attività scoutistica. Sebbene alcuni abbiano appena superata la maggiore età, tutti sembrano avere già un passato. Gli brilla negli occhi la fede, luminosa quanto i faretti dell’Enel sull’acqua delle piscine, verso sera. È loro il Regno dei Cieli.