domenica 11 settembre 2016

Scuse dovute


Chiedo scusa alla Segreteria di Stato vaticana per quanto detto stamani in relazione al presunto commento sulla capitale, in stato di abbandono. Non avevo considerato questa nostra stampa di merda, piegata ai voleri dell'Egoriferito, prostituitasi indegnamente e senza vergogna, con l'unico scopo di alterare la verità dei fatti.
Da Repubblica al Corriere della Sera passando per il Messaggero, si è tentato di far passare una falsità come notizia, sul presunto gelo tra amministrazione capitolina e Vaticano.
Bugia colossale, smentita categoricamente da Mons Becciu, sostituto della Segreteria di Stato. Nell'articolo si parlava dei problemi cronici di Roma, ben sapendo che la sindaca poco ha potuto fare, visto che da solo due mesi è in Campidoglio.
E allora, in questo far della sera, giunga il mio miglior e sentito vaffanculo a tutti coloro che, come topi di fogna, scrivono per compiacere il Bomba, inventandosi palle spaziali, al fine di scardinare una maggioranza capitolina voluta dal popolo e, per i loro interessi, molto pericolosa.
Ma non prevarranno!

Al mare


Trovare un logorroico quale vicino di lettino al mare è un fatto alquanto raro. Trovare il sovrano indiscusso della categoria, un evento. 
Accento bolognese, con compagna probabilmente yogin o Ceo della Pilxar vista l'enorme capacità d'estraniarsi, fantasticando ed immergendosi in situazioni immaginarie (l'ho sentita urlare "Mao" schiaffeggiando l'aria come se avesse davanti De Niro del Cacciatore prossimo a spararsi il colpo per la roulette russa o urlare "John vieni a tavola!" come fosse Sarah Connor di Terminator) pur di non ascoltare l'insano parlante.
Ha spaziato su una gigantesca quantità di argomenti, tutti terra terra: da quanto può guadagnare una pizzeria avviata, calcolando quantità di farina e pomodoro pro pizza, a come impostare la lavatrice per un risparmio energetico, passando naturalmente per la politica e per l'iperbole che tutti rubano, tranne lui. Ogni tanto mi cercava con gli occhi, come il cacciatore il fagiano, per avere un nuovo auditore. Ma io, come un'ancella pudica, ho sempre abbassato lo sguardo, inforcando e benedicendo, i mitici occhiali da sole!

Inconcepibile


Come un "Chi" o un "Dove" qualsiasi, Repubblica a pag 2 pubblica lo scoop della sindaca Raggi a far spesa con scorta! Mamma mia che news! Calabrolesi non poteva pubblicar di meglio! La poveretta doveva andare il Vaticano e ha disertato l'incontro. Terribile! Già l'Osservatore Romano parla di Roma abbandonata! 
Parlando di Oltretevere ci si aspettava in tre mesi almeno un miracolo: pulizia, cialtroni alla porta, ordine, bus in orario. E invece niente! Sciagurata di sindaca! Sorge anche un dubbio: non avran paura i prelati di incominciar a pagare balzelli dovuti? Ad affittare le sterminate proprietà con regolare contratto e marca da bollo?
Ahhhh saperlo!

 

Possibile?


Vuoi vedere che le alte menti Atc, han considerato chiusa la stagione balneare, riducendo le corse e permettendoci di declamar "si sta come sardine sull'autobus per Lerici?"
Goretta! Checché ne dica il calendario anche oggi fanno 30 gradi! Va a finire che le chance per la candidatura a sindaco aumenteranno! Tra le sardine! E qualche altro portale!

 

Vincitore


Come non farsi venire in mente il Prof.Guidobaldo Maria Riccardelli e il suo cineforum aziendale proiettante la Corazzata Kotiomkin, difronte al vincitore del Festival del cinema di Venezia, il regista filippino Lav Diaz con il suo film "The Woman Who Left", quattro ore di durata in bianco e nero, a detta dei critici molto lento e bonomelliano?
Non riesco però a delineare il giusto confine tra cinema di cassetta e capolavoro, tra coloro che degustano la settima arte con cultura e chi, per stagliarsi nettamente, tra una verticale di Krug e l'altra, e soprattutto vivendo di questo, cerca forsennatamente la dietrologia, il riferimento, l'accostamento, lo smarcamento per continuare a detenere il pass culinario post-proiezione, l'assegno mensile che il titolo di critico cinematografico elargisce loro.
Ricordo che tanti anni fa, mosso da un'insana voglia culturale, da una spinta figlia di una sinapsi inusuale, andai all'Odeon, ora scomparso, a vedere un film, di tre ore, del maestro Ernst Ingmar Bergman. Entrai al pomeriggio e prima dell'inizio dell'ultima proiezione la maschera, preoccupata, mi scosse credendomi defunto! 
Non sono infatti attrezzato, da sempre, per carpire la bellezza di un film d'autore, con i suoi silenzi, i suoi dialoghi apparentemente scialbi, incolori, con la volontà del regista di differenziare trama, sceneggiatura al fine di stordire, di rimpicciolire, di svilire lo spettatore quasi a voler comunicare, invitare ad un nozionismo esasperato, castale, esclusivista.
L'Arte richiede preparazione, studio, coerenza intellettiva, discernimento.
Altro invece è tentare di escludere, di eludere molti per garantirsi fette di notorietà, di esclusivismo, di appartenenza ad harem culturali al fine di compiacersi.
Non so se questo film e la sua vittoria a Venezia sia dovuta a bellezza o ad utilitarismo pro critico. Forse non lo saprò mai. Riecheggiano però in cervice le parole di colui che ritengo un grande, checché ne dicano gli abili frequentatori di verticali, del Cinema e il suo Ragioniere Ugo, allorché emise il giudizio sull'ennesima proiezione della Corazzata. Ma non le dirò. Perché non l'ho visto e, soprattutto, per star alla larga da club con bollicine, sigari e giacche in velluto con optional foulard, ricercanti esasperatamente il bello e il nozionismo fine a se stesso.
Cin cin!