mercoledì 27 gennaio 2016

Dialoghi artistici


Oh Mihelangelo hai tu visto ch'è successo laggiù maremma buaiola?

No, non ho visto nulla Leonardo! C'an combinato?

L'è arrivato un re magio dall'Oriente zeppo di soldoni che crede che la donna nuda sia peccato e gli han coperto le statue per non farlo incazzà!

Ma che grulli sono? Ovvia! E se le fosse stato astemio alla tua Ultima Cena che gli avrebbero disegnato sopra? La "Oha Ola lait"?

Perdonate la collerica intrusione! Li porrei dei negletti il girone!

Oh Dante via! Dio bonino! E tu dovresti andar a far calendari di calcio in Fgci con tutti sti gironi, maremma utopica!

Ragazzi potevo capirlo nel 600 quando han messo i mutandoni ai nudi del mio Giudizio! Ma oggi che si vantano d'essere nel futuro? Tu non voi veder nudi di marmo? Sta' a casa tua e non spaccar il batacchio, maremma scultrice!

Hai ragione Michelangelo! Tornassi indietro dipingerei solo nerbi, falli e gnocca! Così a coprir tutto diventerebbero pazzi sti romani!

Potrei scrivere in merito...

Per carità Dante! Che a legger la Divina tanto l'era lunga mi è venuto lo scorbuto, maremma nel cammin di mezza vita!

Comunque poi dopo aver coperto statue nude sai tanti che faranno? Si ritroveranno per proteggere la coppia uomo donna, ostacolando le unioni omosessuali!

Quello sarebbe da coprire per vergogna, maremma ruina!
T'immagini Leo se ci fossimo anche noi laggiù con i nostri gusti? Quanti scalpelli a quelle teste vuote avremmo lanciato, maremma acquarello!

Potrei scrivere su questo amore...

Basta Dante! Miche andiamo dal Petrarca che gli si va a far due scherzi, maremma misogina!

martedì 26 gennaio 2016

Faccio lo scemo ma...


Caro Amico mio,
come vedi ogni tanto faccio un po' lo scemo anche sul mio blog, fingendo di dimenticare la triste storia, inusuale e scioccante, di cui sei inconsapevole protagonista.
Credo che ti piacerebbe leggere queste mie frattocchie, forse ne rideresti pure. 
M'alzo molto presto, come un leone in gabbia giro per stanze che non mi dicono nulla più di quanto abbia dubbi in merito. Scrivo per credere ancora ad una positività che, mi dicono, sta scemando a poco a poco.
Non ci sto, non mi capacito che tutto sia già deciso, determinato! 
No! Voglio credere e sperare. Ne ho il diritto. Se è vero che la speranza sia l'ultima a morire, io credo al detto, credo ai casi inspiegabili, credo a tutto quanto possa migliorare il tuo stato e la nostra disillusione.
Pensieri vacui affollano la mente, tormenti minacciosi, chimere sempre più effimere. 
Lotti come un leone, carissimo! Nella notte artefatta figlia di potenti sedativi, forse ti chiederai il perché di tutto ciò. Forse, anzi, sicuramente sei già corroborato dalla forza della Vita, che ti sta abbracciando; ne sono fiero e certo. 
Tutto il resto è ombra, dubbio, incertezza, futuro fuligginoso. Dobbiamo resistere alla tentazione di piangerci addosso maledicendo il fato, Amico!  
A noi ci hanno insegnato la potenza di un Progetto, di qualcosa che un giorno, innalzandoci da questa valle di lacrime, comprenderemo in tutta la sua fragrante maestosità, nell'assordante perfezione, riassumibile nel passo del salmo "Tutto canta e grida di gioia".

Tutto canterà e griderà di gioia, Fratello! 

Sai quante volte mi sono immaginato, non riuscendovici, cosa significasse "gridare di gioia"?
Vorrà dire che un mare tenterà di calarsi in una brocca, in un bicchiere e quel bicchiere, il mio molto meno capiente del tuo, impazzirà da tutta quella felicità, da tutta quella potenza, da tutto quel clamore di cuori, da tutto quell'impagabile ed insondabile riversamento di felicità, di commozione, di effluvi per il cuore che nessuno ha mai potuto sperimentare nella pienezza, se non i primi araldi e compagni della Vita, penso ad esempio all'uscita di testa di Pietro sul Tabor o all'estasi dei santi. 
Prima di quei momenti da conquistare, siamo immersi ahimè in questa coltre spessa e contorta che non ci lascia respirare, tendente a distogliere sguardi e pensieri verso quesiti senza risposta: perché a te, perché a te, meraviglioso sposo e padre, amante della Vita, scrupoloso camminatore in sentieri ardui ma sicuri ed irrorati dal Verbo? 
Perché?
Torno a pensare alla Luce. Voglio pensare alla Luce.
E tu, al solito, lo sai.

lunedì 25 gennaio 2016

Revisione tra i portali

Succede a volte che canzoni immortali vengano modificate per protestare contro obbrobriosi portali!

Come nel caso di "Piazza Grande" del mai dimenticato Lucio Dalla.


Ecco una rivisitazione nata dagli eterni lavori a La Spezia in Piazza Verdi, ora conosciuta meglio, per via della qualità dei lavori, come...

Piazza Glande

Tanti che mirano il mio femore ce n'è
sulle panchine in Piazza Glande,
da quando l’ ”ELLE” mi ha centrato alle tre, si qui ce n'è.

Gemo su scale e ho molti amici intorno a me,
gli incazzati in Piazza Glande,
delle vasche d'acqua pro-zanzare tutto so, Autan a gogò!

A modo mio non ho bisogno di Portali io.
A modo mio non ho bisogno di Vannetti io.

Una transenna vera e propria non ce l'ho
e la mia casa è in Piazza Glande,
a chi percorre con paura aiuto do, quanto ne ho.

Con me di travertini poderosi non ce n'è,
trovo macerie in Piazza Glande,
e meno male che corriere come il "PI", or non ce n'è!

A modo mio vorrei lontano i parabrezza anch'io.
Avrei bisogno di capire io.
E la mia corsia non la cambierò mai mai!
A modo mio, quel che ho urtato l'ho sofferto io

Mattonelle differenti per capirci non ne ho
sotto le stelle in Piazza Glande,
e se l’ “ATICI' ” non suona tanto anche per me, io me ne andrò!

E se non ci sarà più verde attorno a me
voglio sparir da Piazza Glande,
d'anemici portali, tristi luci e fantasia ...e da Buren!

 

Genio e coglioni


Genio, genio puro! Artista, mirabile nel suo lavoro, ci mancherebbe. 
Ma Kevin Abosch verrà ricordato soprattutto per la facilità con cui, vendendo questa foto...


... ha riaperto l'eterno dilemma: arte e genio o coglioni con portafoglio gonfio?

E' arte questa foto? 
Sfondo nero e patata, nitida. 
Sapete quanto ha fruttato questa foto? 
Un milione di dollari! 
Quindi e di conseguenza ci sono in giro degli amanti, dei patiti, dei danarosi pronti a sborsare un milione di dollari per una foto ad un tubero?
Dov'è arte il tuo confine?
Il fotografo Abosch è famoso per i ritratti, pagati centinaia di migliaia di dollari, di star famose, tipo Jonny Depp. 
Ma ritorna il dilemma primordiale: è arte?
Dovremmo scomodare critici illuminati e un po' spaesati dalle continue verticali di champagne a cui sottostanno per spargere la loro sapienza, il loro verbo altisonante frutto di ricerche, studi e hotel a sette stelle! 

Noi essendo umani, essendo lievemente acculturati stentiamo a riconoscere l'arte ovunque: in queste foto, nei dipinti striati o punteggiati o solo colorati in modalità apparente "alla cazzo".
Siamo rimasti indietro con la frenetica vena lanciata nel futuro. Spalancando ancora occhi in segno di stupore davanti a capolavori del Rinascimento, stentiamo a commentare quello che sfortunatamente a volte, capita di vedere, imbattendoci nell'opera omnia di un verniciatore cazzone che pretende di vedere significato in un'accozzaglia di tempere tendenti al paonazzo o in scarpe lasciate in una stanza vuota, in cessi dipinti di rosa o di foche di peluche vestite da ballerine russe. 
Noi poveri sciocchi ammaliati da un Caravaggio, storditi da un Raffaello, dubitiamo di questa arte moderna, fatta in apparenza per lucrare, per fagocitare denari, protette da commenti, da enfasi critiche, da scioglilingua infiniti tronfi di citazioni altisonanti. 
Ignoranti! Ecco cosa siamo (uso il plurale perché viene meglio, ma tutto quanto detto si riferisce al sottoscritto)

Erranti e distanti dalla luce dell'arte moderna, accettiamo critiche, accogliamo pareri nauseati di chi conosce la verità dell'oggi. 
Accettiamo il crucifige. 
Continuando però a dire che un altro babbano è cascato nella trappola, pagando un milione di euro una foto di una patata. 
E del resto, non ce ne frega una minchia!
  

Entrando nell'anormalità


Casa di amici, casa di giovani figli, casa aperta agli amici.
Entro per una visita lampo. Nella sala ci sono gli amici dei figli, intenti sul divano a chattare o a far altro con gli smartphone. 
Saluto, come da rito umano nato nella notte dei tempi.
Alcuni mi rispondono senza levare lo sguardo dal loro "tessssorrro".
Due di loro non mi dicono nulla, quasi fosse uno sforzo immane dire "ciao".
Risaluto.
Stesso risultato.
Sono alquanto dispiaciuto del fatto, non tanto per la manifesta maleducazione. 
Quanto per loro. 
Per la loro vita, per i loro intrecci sociali che più o meno tutti dovranno affrontare. 
Se non riesci a comprendere che l'entrata in una dimora, in cui tu stesso sei ospite, di uno sconosciuto amico dei padroni di casa necessiti di un minimo, impercettibile, quasi silente accenno di saluto, allora vuol dire che dovresti essere resettato, in quanto hai una visione alterata della realtà, non generata da giochi o chat, che si basa sull'interattività tra esseri umani, che respira e cresce con una gestualità architrave della convivenza pacifica su questo pianeta. 
Se non combattuta, questa chiusura ermetica delle nuove generazioni, sfocerà in problematiche psicologiche pazzesche. 
L'adolescente di oggi è in balia di un mare in tempesta sempre più minaccioso! Urge un serio ed approfondito esame della miriade di campanelli d'allarme che quotidianamente imperversano attorno a noi. 
Prima che sia troppo tardi! 
Prima che i danni siano senza ritorno.  

domenica 24 gennaio 2016

Scherzetto!

Ma di Amazon che in occasione del carnevale propone il costume "profugo" per bimbi e bimbe che vogliamo dire?

Nulla. Solo la speranza che i loro droni, utilizzati per la consegna immediata dei libri negli Usa, possano improvvisamente convergere tutti insieme verso l'insigne pertugio di Jeff Bezos, padre e padrone di Amazon! Così! Tanto per confermargli che a Carnevale ogni scherzo vale!

 

Articolo illuminante

domenica 24/01/2016

PRIMARIE

Tutti i guai di Sala: dalla villa di Zoagli agli appalti di Expo

di Marco Maroni per il Fatto Quotidiano

Giuseppe Sala lo ha detto chiaro e tondo: “Non accetto la minima illazione sulla mia onestà”. Certo, fino a prova contraria il commissario di Expo, ora in corsa per la poltrona di sindaco di Milano, non ha commesso violazioni del codice penale. Ma nella gestione del più grosso investimento pubblico fatto a Milano negli ultimi decenni, l’ex city manager di Letizia Moratti ha inanellato una lunga serie di comportamenti sul filo della legalità, spregiudicati, poco opportuni.

Tutti al mare! La camera con svista

L’ultimo inciampo è quello sulla sua villa di Zoagli, golfo del Tigullio. Ci hanno lavorato Michele De Lucchi, l’archistar che ha realizzato il Padiglione Zero, con sulla scena anche Matteo Gatto, un dipendente di Expo spa che ha lavorato al Masterplan dell’Esposizione. De Lucchi ammette subito: ha eseguito un intervento “limitato al completamento di alcuni aspetti degli interni e delle finiture esterne della casa. Con compenso pari a 70 mila euro più Iva”. Sala spiega, ma spiegando peggiora le cose: “In Expo l’architetto Michele De Lucchi ha avuto un totale di 110 mila euro per tre incarichi”. Lo smentisce il Corriere della Sera: i soldi sono molti di più, almeno 600 mila. Messi insieme con due trucchi. Il primo: spezzettare in tre il primo incarico, per aggirare la norma che impone di mettere a gara i lavori sopra i 40 mila euro. Il secondo: con il motivo della “continuità”, far fare il resto del lavoro allo stesso architetto, sempre senza gara pubblica, ma con una triangolazione. A pagare, per conto di Expo, è Fiera Milano Spa, che essendo una società di diritto privato (a differenza di Expo spa che è pubblica), può fare affidamenti diretti per qualunque cifra. Sala, colto a mentire, la butta in politica: “Mi attaccano perché sono un candidato credibile”.

Soldi a palate senza fare mai gare

Il giochetto di frazionare gli appalti a Expo è stato fatto decine di volte. Era la prassi per affidare incarichi senza i fastidi della gara pubblica. Più in generale, sono 170 gli appalti su cui ha avuto da ridire l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (Avcp), poi confluita nell’Autorità Anti-corruzione (Anac) e affidata al magistrato Raffaele Cantone, proprio per cercare di mettere un freno al malcostume di Expo. La maggior parte delle commesse sono state date senza gara d’appalto. Per farlo, Sala ha potuto giovarsi delle prerogative di commissario straordinario e dei decreti che assimilavano il grande evento Expo 2015, prevedibilissimo perché assegnato all’Italia nel 2008, a un intervento in emergenza.

Una giustificazione su cui si è marciato alla grande. Soldi a palate ai media, tv e grande stampa, per creare consenso attorno all’evento. Finanziamenti a pioggia agli amici. Senza gara Sala ha affidato anche il più importante appalto nella ristorazione di Expo: alla Eataly di Oscar Farinetti - amico e finanziatore del presidente del Consiglio Matteo Renzi - è stata concessa la gestione “del più grande ristorante del mondo”, 8 mila metri quadrati, 20 ristoranti, in cui si sono dati il cambio 120 ristoratori scelti da Farinetti. Una segnalazione di Cantone alla Procura di Milano, dopo gli articoli del Fatto quotidiano, ha fatto avviare un’inchiesta silenziosissima, poi altrettanto silenziosamente chiusa con un’archiviazione. Nessun reato, però la certezza che Sala ha assicurato a Farinetti “condizioni economiche particolarmente vantaggiose” e “di maggior favore” se “paragonate a quelle più rigorose” per gli altri operatori della ristorazione”.

Un affidamento a cui nessuno invece ha fatto caso, di importo ridotto eppure emblematico della disinvoltura del commissario con i soldi pubblici, è quello a Skira, casa editrice di libri d’arte di proprietà dell’amico Massimo Vitta Zelman. Expo paga a Skira, nel 2014, 30 mila euro per la realizzazione del volume – la cui utilità per Expo è sconosciuta, così come le vendite – La piazza imbandita. Evidentemente gratificata da tante attenzioni, Skira pubblica qualche mese dopo un libro scritto da Sala in persona: Milano sull’acqua. È il testo-base della promessa di “riaprire i Navigli” fatta dal candidato Sala nella sua campagna elettorale. Contattato dal Fatto, l’ufficio stampa di Skira dichiara che non sono stati riconosciuti compensi all’autore. Si tratta comunque di uno scambio di cortesie a base di soldi pubblici che definire inelegante è un eufemismo.

Audite audite! Se questo è un manager

A evidenziare la disastrosa gestione dell’evento dal punto di vista strettamente manageriale è stato, già nel 2013, l’audit, obbligatorio, condotto da due società indipendenti sull’appalto della “piastra”, vinto dalla Mantovani. I consulenti allineano quindici osservazioni pesantemente critiche. Bacchettano direttamente Sala che, come amministratore delegato, ha potere di spesa per 10 milioni. Eppure “alcune determine a contrarre opere complementari superano nell’insieme” quella soglia, “sono assunte dall’amministratore delegato nell’arco temporale ristretto di circa due mesi” e, per di più, “prima dell’informativa fornita in consiglio d’amministrazione” che “in modo cumulativo approva l’affidamento”. Anche qui: il trucco è di frazionare gli incarichi per eludere il tetto. Sala, con sette determine tutte sotto i 10 milioni, affida alla Mantovani lavori per 34 milioni. Il tutto condito con osservazioni che farebbero arrossire un manager al primo incarico: “Inaccuratezze nella predisposizione delle determine”, “refusi nell’indicazione del valore massimo di spesa”, “riferimenti a documenti interni non presenti”.

Tutta l’organizzazione dei lavori è un disastro: “Si rileva l’assenza di specifici mansionari per le figure dell’ufficio, che faciliterebbero la chiara definizione di ruoli, nonché la piena tracciabilità delle attività svolte”. Non risultano controlli “sulle progettazioni svolte da soggetti esterni” (Mm, Infrastrutture Lombarde, Fiera Milano), con la conseguenza di “errati computi metrici utilizzati per l’analisi dei prezzi”. “Nessuno all’interno di Expo ha controllato il computo metrico di scavi e fondazioni, opere caratterizzate da alto rischio di azioni corruttive”.

Sono state inoltre “adottate in modo illegittimo delle deroghe all’applicazione del codice appalti”. Gravissimo il rilievo sulla “inadeguata modalità di conservazione della documentazione di gara”: “È emerso che anche Ilspa disponeva della chiave dell’armadio” dov’erano conservate le carte, così “la graduatoria delle offerte qualitative poteva essere conosciuta, oltre che dalla commissione, anche da altro personale di Ilspa”.

Vicenda emblematica è quella dei 6 mila alberi da piantare a Expo. Affidamento nel luglio 2013, senza gara, sempre alla Mantovani, per 4,3 milioni: 716 euro a pianta. La Mantovani passa l’incarico a un vivaio per 1,6 milioni: 266 euro a pianta. Sala ha pagato le piante quasi tre volte il loro valore.