mercoledì 2 dicembre 2015

Ikililou, non era il momento!


Parigi, Conferenza sul Clima.
Vista, l'inutilità dell'evento al pari di un discorso di Gasparri, prendiamo in ridere questo incontro globale che sancirà una volta per tutte la vittoria dell'economia (fine a se stessa quindi già morta) sulla vita del Pianeta, ricordando una volta per tutte all'Universo intero, che la creatura più stolta, inetta, demenziale vivente nelle Galassie è l'Uomo! 
Visto che in una riunione di tali dimensioni accadono anche incontri eccezionali, momenti storici che potrebbero riaprire dialoghi con vista Pace, esiste la possibilità che questi vengano rovinati dalla presenza di un Impallatore! 
A Parigi vi era il padre di tutti i guastatori di eventi, tale Ikililou Dhoinine Presidente delle Comore, che riesce alla grande a rovinare un attimo, sfuggente.

Come se nell'attimo in cui un disco volante atterrasse sulla Terra, la foto venisse rovinata da passante con un palloncino in mano. 

Guardatela:



Ikililou avrà creduto per un attimo di essere importante al punto da venire immortalato.
Peccato che l'Evento ... fosse alle sue spalle!!
Come se per strada mi fermassero credendomi Robert De Niro! 
Vaglielo a spiegare a Ikililou che nella Terra, oramai ammalata cronica, nessuno se lo fila manco per sbaglio! 
Grande Ikilolou! Sei tutti...loro!!!

Che poi...


... è un refrain che si ripete nel tempo!  
Eh si, dunque ci siamo anzi, ci risiamo! 
Non è il calendario che detta il tempo, né il meteo! 
Sta arrivando Natale? Certo! Chi ce lo dice? 
Basta andare per strada, nei mega centri commerciali, nelle vie illuminate, negli ascensori dove tipi alla "Buster Keaton" tutto l'anno, ora sono rinvigoriti e smaglianti tanto che durante la salita ti inducono a dire le famose frasi di questo tempo: "Auguri se non ci vediamo!" 
Tutti buoni, tutti rinvigoriti, tutti renne in procinto di volare verso le Feste uniche, i veri momenti allegri annuali! 
Già! 
Ci sono due categorie di pensiero in merito: quelli che odiano il periodo e quelli che lo adorano. 
I primi li vedi uscire con sguardo perso, timorosi di affrontare saluti canonici, temprati e saggiati al crogiolo dell'ovvietà. Hanno difficoltà ad alzare lo sguardo, negletti nella risposta "Altrettanto a te e famiglia!" insensibili ad ogni occasione proposta, con sfondo commerciale. 
Zie anonime, parenti tralasciati per undici mesi, cugini creduti partiti per nuovi sistemi solari, nonni che si pensavano già in casa di riposo! Ecco i destinatari dei pensierini, dei messaggi, delle visite più ostili di quelle ipotetiche ad Hannibal. 
Si muove il mondo degli affetti tralasciati, delle figure che sai esistere ma non per te. 
Tutto è in procinto di ritornare, di ri-esistere. Basta un pensierino per comunicar loro che in fondo si vive sullo stesso pianeta. 
Ed i temerari che vivono l'attesa spasmodicamente? 
Li vedi entrare dentro a caverne dell'Ovvietà, comprando ciarpame già inutile, destinandolo poi ad attori consumati che recitano la parte del meravigliato nell'attimo in cui, scartando il presente, prorompono in ringraziamenti al meglio di un melodrammatico consumato da repliche decennali!
E poi il mondo della messaggistica: ecco in rampa di lancio miliardi di sms, "whatsappanti" con alberi formati da parole, amore e auguri usati a palate, frasi tanto dolci da alzare glicemia del tipo 

"Non è Natale se non ami coloro che ti vogliono bene!"

"Sentirti vicino in questa dolce attesa, riempie il mio cuore di strenne e luci miracolose, tanto da assaporare momenti dolci e sereni che ti auguro con tutto il mio cuore!"

"Serenità, felicità, gioia sono le parole che ti invio sperando che tu veda nell'anno che verrà, un periodo di pace per tutto il mondo!"

Ahhh! Quanti poeti, scribani, son pronti, scalpitando, ad inondarci l'aria con mistiche perle di saggezza annuale! 
Sono gli stessi che quando li rivedrai a febbraio, ti considereranno come Formigoni tiene a cuore l'essenza del cattolicesimo. 
Ma il tempo è questo! 
Sentirsi più buoni presuppone sforzo o conversione? 
Effimera chimera o miglioramento nel tempo?
I buoni sono epuloni che con senso di colpa per quanto accalappiato tendono a scaricarsi le colpe nella paccottiglia o coloro che respirano aria consueta, ridendo del buonismo imperante?
Che poi... è un refrain che si ripete nel tempo!  

martedì 1 dicembre 2015

Livorno!


Livorno, Livorno! Lì nacque il partito comunista, lì sta morendo una politica scellerata, quella organizzata nel far crescere o riposare all'interno delle municipalizzate, tutti coloro che auspicavano ed ancora sognano di vivere con/sulla politica. Ogni città ha il suo deposito di gnomi politicizzati (remember Acam?) ogni comune ha il suo centro ricovero per sodomiti. Basti pensare alla romana Atac, un meandro di parassiti creati negli anni e forsennatamente portati all'eccesso da AlèDanno!
Livorno ora diventa il centro delle bugie dei rancorosi, degli insani scoppiati che tentano, attraverso stampa subdola, prona ed amica, di offuscare il sindaco e la giunta grillina, accusandola di non saper gestire un comune, un'amministrazione. Di essere in pratica degli incompetenti.
C'è un dato che i falsi rossi e neo democristiani omettono: 42 milioni di deficit ereditati dalla precedente giunta rossa!
42 milioni di deficit!
Livorno sporca scatena le Palle Galattiche del BimboMinkia, che pare manderà addirittura la Mnemonica Boschi, felice per il salvataggio della banca del suo papy, ad arringare folle toscane con le filastrocche fresche trasmessegli dal suo mentore egoriferito.
Non prevarranno! La verità verrà a galla!


Dialoghi



Eccolo!


L'ho ritirato fuori e al solito è stato più scontroso della Santanchè perdutasi dentro la Casba!
Ingrugnito non ha proferito parola né ha risposto alle mie sollecitazioni.
Ad un certo punto mi ha anche rimproverato dicendomi se non mi fossi vergognato ad averlo lasciato al caldo dentro una scatola come uno stoccafisso.
Ho stappato una birra di Natale, l'abbiamo scolata al volo e alla fine abbiamo cantato le migliori Christmas Songs, chiudendo al solito con i suoi mugugni riguardo alle aerofagie che si prende in faccia dalle sue oramai vetuste renne!

Jingle Bell!


lunedì 30 novembre 2015

Prove tecniche 4 (o 5)


Le aveva perse tutte. 
Disperato si avviò verso casa, temendo l’arrivo di un inverno mentale, di quelli che non avevano lasciato scampo a molti suoi amici. Apparentemente era lo stesso: gioviale, scherzoso, con quella punta di superficialità che non guasta mai. Era ricercato in ogni luogo in cui era conosciuto per quella proprietà di pochi a indirizzare momenti e serate verso un appagamento che sollazzava amici e conoscenti.
Sapeva parlare di tutto, anche di quello che non conosceva. Utilizzava la nobile arte, difficile per altro, di enfatizzare l’interlocutore di turno, il quale ne godeva a sentirsi vincente come gladiatore in arena. 
Rimarcava passaggi ad arte dell’appena sentito, chiedendo lumi non in modalità tipica degli ignoranti, bensì quale conoscitore del tema portando ad esempio discorsi sentiti da altri che, per il fatto di essere condivisi e non frutto della sua persona, potevano anche venir contraddetti senza che il nostro subisse l’ammanco dell’errore. 
Abile come un giovane alla play station, viveva di una luce riflessa tanto fulgida quanto facilmente a lui riconducibile. 
Quella sera però fu ad un passo dal collassare. 
Le aveva perse tutte. 
Improvvisamente gli era mancato il pavimento sotto i piedi, inanellando una serie di sconfitte tremende, che avrebbero abbattuto un elefante indiano. 
Era stato scoperto dalla compagna in atteggiamento soft erotico con la vicina, il padre esigeva entro sera il rendiconto degli investimenti che gli aveva affidato, il collega d’impresa lo stava tempestando per avere il dividendo pattuito. 
Non aveva soldi, avendoli perduti in un giro troppo più grande di lui: aveva conosciuto un ragazzo ripieno di sé come una cima genovese cucita a mano, che lo aveva ammaliato con la solita promessa di guadagni facili, come se i coglioni fossero quelli che preferiscono andar sul sicuro. 
Quel tipo incontrato in ascensore era stato tanto abile che una mattina lo sventurato aveva prelevato i suoi soldi, quelli del socio ma soprattutto quelli del padre, affidandoli a quella specie di broker con faccia da bimbo ma essenzialmente a posteriori rivelatosi uno squalo mascherato.
Quando succedono eventi di questa portata, la testa scarta l’opzione più semplice, ossia la constatazione di essere stato incaprettato, per valicare montagne di ovvietà, cieli con voli pindarici, scuse inviate e prese per buone fino a digerire, motivandolo, sparizioni improvvise del fantomatico economista bambino, con idiote spiegazioni legate al clima, ad un lutto per un parente lontano, ad una partenza improvvisa per doglie anticipate di una cugina irlandese. 
Mai al nostro amico s’affacciò nella mente l’ipotesi più nefasta ma ahimè, vera: quella di esser stato bidonato. 
Questa consapevolezza apparve, come nefasto annuncio di una repentina perdita di pressione, tanto da farlo svenire, quella mattina. 
Un fulmine, un lampo, una variopinta pioggia di merda che stava affogando ogni frivolezza, ogni felice sensazione dentro di lui. Errava nei luoghi familiari senza conoscerli, rispondeva con monosillabi a tutte le sollecitazioni che amici, per convenienza, lanciavano in aere per ottener grati il ritorno del numero circense, dell’avvitamento linguistico, dell’effervescenza riconosciutagli, interrogandosi successivamente, spaesati, sul perché di tale mancanza, di tale mutismo quasi a pretendere indietro il prezzo di un biglietto mai pagato, né staccato.
Il vagabondo nella città che lo aveva incensato per tanti anni, non sapeva ove poggiare il capo, non trovava una persona che lo potesse ascoltare nella modalità a lui sconosciuta, dove gli occhi del cuore si posano su distese pullulanti di crepacci, di casse chiuse a forza e contenenti lutti filosofali, incertezze, empietà, galoppanti cavalli bradi, disconnessioni sociali, incertezze ancestrali. 
Nessuno lo poteva ascoltare, perché avendo mai agito negli anni per se stesso, avendoselo interdetto, negato, vietato.

Da quel giorno scomparve alla vista di molti. 

Pochi s’accorsero della dipartita; gli ambienti glamour subito lo sostituirono con altri adepti, il ricordo fu affogato dentro un Margarita serale. In famiglia, oramai dentro le strette economiche provocate dalla sua snaturata gestione, lo maledirono a lungo. 
Le ricerche, tenute in vita solo dal socio bramante il suo denaro, alla fine cessarono. 
Su uno scoglio lontano, al riparo da tutto, guardando il mare increspato, un uomo mai più ragazzo, mai più gioviale, era intento nella lettura di un suo scritto che iniziava così:
“Le aveva perse tutte. 
Disperato si avviò verso casa, temendo l’arrivo di un inverno mentale, di quelli che non avevano lasciato scampo a molti suoi amici...

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