sabato 20 dicembre 2014

In attesa..


Mi sforzo di non pensarci.
Manca circa un mese e ogni giorno che passa è sempre più difficile, quasi impossibile, resistere.
Assisto impassibile ad uno stravolgimento della Costituzione e me ne sto silente, quasi insensibile all'usurpazione di ruoli, della scomparsa dai sacri luoghi della figura sempre ammirata ed indispensabile di Madama Imparzialità.

In pratica è come se vedessi una partita di calcio con l'arbitro che indossa una delle due maglie in campo, senza protestare, senza urlare, senza cercare di fermare lo scempio! 

Devo stare buono, calmo, mansueto, pacifico. 
Ed attendere.
I giorni campali potrebbero essere il 15 o il 17 o addirittura il 31 gennaio 2015. 

Se ne dovrebbe andare. 

Ho ancora qualche ritrosia in merito. Potrebbe essere tutto un gioco per smuovere le componenti politiche. 

Potrebbe. 

Potrebbe però essere vero che decida di dimettersi, perdendo di conseguenza ogni baluardo alle critiche, alle relative offese, per tutto quello che a mio parere ha combinato, indebolendo la nazione. 

Insomma, tra una ventina di giorni potrò finalmente dire ciò che penso, rischiando al massimo una quereluccia di quelle che, grazie ai tempi epici, svaniscono nel nulla. 

Tic-tac, Tic-tac, Tic-tac, Tic-tac, Tic-tac

Non ci resta che attendere...

venerdì 19 dicembre 2014

Gnam Gnam!



Certo che sapere di essere in mano ad una decina di mega multinazionali che detengono il 70% di tutto quello che ruota attorno all'alimentazione della sacca ricca del pianeta, non ci aiuta di certo a digerire. 
Marchi come la temibile Nestlè, l'effervescente Coca Cola o la sconosciuta Mondelez gestiscono la tavola di chi paga, creando 1,4 miliardi di ciccioni e 900 milioni di affamati, dal portafogli vuoto.
Dati questi che emergono da un'inchiesta di Repubblica dal titolo appunto "I padroni del cibo".

Per quanto si tenti di mangiare sano la tenaglia di questi depositi di strutto monetario pare non dare scampo a nessuno a parte il caso di chi, decidendo di mangiare del suo, riesce ad isolarsi beatamente. 
Il problema maggiore di questa becera situazione ė che gli orchi di cui sopra sono portati per natura a crescere ogni anno in fatturato, spidocchiando su un qualche ingrediente, riducendo qualità al cibo, fregandosene del rischio tumorale o di altre diavolerie derivanti dai composti a detta loro alimentari, avendo come religione unica il dio moneta portatore di grande potere e nefaste conseguenze.

La foto mostra la spartizione di marchi e restituisce una sensazione di impotenza, quasi non fossimo di questo pianeta e titolari come loro di acqua ed ingredienti naturali, rendendoci burattini seduti a mensa con il tovagliolo appeso al collo, le posate in mano, in attesa dei prodotti di questa decina di spelonche di lucro di cui dobbiamo tristemente fidarci, pur sapendo di avere finalità e speranze completamente dissimili.

giovedì 18 dicembre 2014

Ciao!


Saluto una grande donna, fiera della sua età, esempio di correttezza e grande professionalità. Un'inarrivabile attrice di un'epoca tanto lontana dai moderni stereotipi di bellezza, da sembrare oramai fiaba. 
Ti sia soffice la terra, Virna!


Uh!


Prrrrrrrr!!!


Dieci milioni di persone hanno goduto dell'arte di Roberto Benigni su Rai Uno. Dieci miioni di assetati dì novità, di voglia di volare con mente e soprattutto cuore sulle macerie frutto di un preciso programma di rimbambimento collettivo attuato per oltre un ventennio da una lobby potente, un mix di briganti dediti ad usure e truffe, capitanati da un Ribaldo Puttaniere, spudoratamente arricchitosi sulle nostre spalle. 

Al di là che Benigni abbia raccontato una fiaba, seppur bella, o la sconvolgente Novità dell'entrata di Dio nella storia umana, resta il dato incontrovertibile della necessità di dieci milioni di utenti di librarsi in aria sopra il grigiore del quotidiano intriso di mafie romane e non, Irpef ed affini, alla faccia dei Ballarò (1 e 2), delle squallide D'Urso, del sangue sgorgante dai modellini vespasiani di tarda serata, della necrofilia imperante e dei tronisti del pomeriggio litiganti tra mazze e corna, per i quali forse un giorno grazie ai Benigni silenti attorno a noi, potremmo organizzare un'epica e collettiva pernacchia di liberazione!

lunedì 15 dicembre 2014

Con che coraggio!


Fareste ristrutturare casa vostra da Anemone?
Chiamereste Er Cecato per farvi da amministratore del condominio?
Affidereste i vostri risparmi al Condannato?

E allora perchè?


Con che coraggio chiediamo di candidarci ad ospitare le Olimpiadi del 2024 nel nostro paese?
Come reagiranno gli altri stati? 
Roma 2024?

Dovremmo nasconderci, sparire dalla vista degli altri. Guidati da una delle classi politiche più corrotte del globo, abbiamo il coraggio di candidarci, di esporci per il solito infagocitamento squallido di risorse. 
Dopo i Mondiali del 90 con stadi fatti a prezzi decuplicati ed ora già distrutti, vedi Torino costruito con Aqua Marcia dalla Famiglia che in apparenza è regale ed in verità onnivora e succhiatrice di patrie risorse, dopo i Mondiali di nuoto con piscine ancora da completare, dopo Expo 2015 che si rivelerà un'ennesima e sconfinata corsa alla voracità dei nostri indecenti squali, cerchiamo di rialzare la testa con un'ennesima voglia di ladrare. 
Si! La verità è questa: non ce ne frega un cazzo dello sport e dello spirito olimpico! 

A noi interessa...


MAGNA' !!!!

Siamo i campioni olimpici dell'intrallazzo, del sordido accordo, dell'innalzamento dei costi, siamo oberati da mafie, da famelici squali che sono annidati dentro le istituzioni, dentro le municipalizzate. 
Abbiamo milioni di vampiri nascosti in società di comodo, abbiamo imprenditori dediti alla truffa costante, allo scambio di enormi masse di denaro in virtù esclusivo di un arricchimento per pochi, mentre i soliti coglioni vengono accarezzati con 80 luridi euro tra tasse che scompaiono per riapparire sotto altro nome e politici che a parole, solo a parole fingono di partecipare alla richiesta di sacrifici per tutti, quando in realtà hanno i loro lauti guadagni intonsi. 
Siamo devastati da manovre scellerate, da usure legalizzate, da aumenti di costi ignobili e certificati da chi, invece di controllare, acchiappa il sordido bottino elargito da squallidi briganti. 
Siamo l'Italia del secondo milennio.
E ci vergogniamo di questa esposizione mediatica che provocherà risa di stampo tedesco, albionico e di tutto l'orbe! 

Se caso mai il CIO, anch'esso avvolto da dubbi di legalità ed onestà, dovesse mai decidere in tal senso, propongo fin d'ora un piccolo ritocco, preso dal web, dei cerchi olimpici.

Cosi!


sabato 13 dicembre 2014

Ansiosa simbiosi


La notizia arrivò come un fulmine a ciel sereno, mentre la badante gli stava somministrando le cure mattutine, quelle per sedarlo e renderlo felice.
Denis entrò come una furia nel reparto Trucco, dove gli vengono applicati gli 800 grammi del costosissimo Terra di Siena e dove è riposta la bitumiera per i capelli.
Dudú abbaiava come un cagnaccio di periferia tanto da vedersi arrivare, lanciato con violenza uno specchio da camera in stile Luigi XVI, comprato negli anni d'oro dall'antiquario davanti alla scuola media frequentata dalla nipote di Mubarak.

"Silvio, Silvio! Matteo sta preparando un Decreto anticorruzione!"

Apriti cielo!

L'urlo fu lacerante al punto di svegliare la Calippa ancora dolcemente appisolata ed avviluppata alle fruscianti lenzuola di seta donategli dall'amico Vladimir durante una festicciola elegante, dei tempi ahimè andati.

Subito dalla stanza dove vengono ospitati i componenti la claque giornaliera che serve al Padrone per mantenere a livelli accettabili il proprio e nefasto ego (quel giorno erano di turno Capezzone, Razzi, Gasparri, Carfagna e Gelmini) uscì l'unità di crisi con il kit di pronto intervento, ossia video di conferenze internazionali con Clinton, Bush e Blair, copie del Giornale ingiallite con i risultati di passate elezioni tragiche per gli italiani e tramite un apposito pulsante rosso venne attivata la riproduzione stereo in tutte le stanze della magione, dell'inno "Meno male che Silvio c'è"

Corsero tutti al capezzale, compresa la scorta che avrebbe dovuto a breve portarlo a Cesano Boscone per il settimanale sconto di pena. Egli stava seduto con lo sguardo fissato nel vuoto, ripetendo a cadenza la frase "Matteo non puoi farmi questo!"

Verdini, dopo aver buttato un occhio sull'argenteria, si mise subito al telefono per cercare di parlare col Premier, impegnato in quel momento ad ascoltare la poesia di Natale della Boschi.
Non trovandolo cercò qualcuno in Direzione. È finalmente...
"Pronto! Ciao sono Denis! Ma che cazzo vi salta in mente! Un decreto anti-corruzione? Ma dico siamo matti? E noi che ci mettiamo a fare poi? I politici?! Ci stanno già telefonando migliaia di sostenitori, gente seria che della corruzione hanno fatto virtù, boiardi di municipalizzate, ricchi uomini d'affari e sono tutti incazzati, dicono che ci hanno votato solo per poter scorrazzare a loro piacimento dentro i meandri del losco affarismo nazionale! Fammi parlare subito con Matteo perché a Silvio ci è mancato poco che gli prendesse un colpo!"

Come un mantra il basso ometto oramai dallo sguardo vitreo ripeteva "Matteo non puoi farmi questo!" quando all'improvviso s'accesero i monitor della stanza e comparve il volto del Premier.

"Oh Silvio! Stai sereno! Guarda che il ddl che ho fatto ricalca quello fermo da mesi in Parlamento e voluto da Grasso! Stai tranquillo! Non cambia niente! Adesso cavalco l'onda, sparo questo decreto, passa il tempo, mi invento qualche cazzata e continueremo così! Ma non t'accorgi che stì bischeri non han detto nulla sul fatto che la corruzione esiste da 50 anni e noi ci siamo meravigliati di quello che è accaduto a Roma, come se fosse la prima volta? Ovvia Silviuccio! S'indignano due sere poi la terza pensano al pallone! Ma non vedi che sto facendo azioni di destra senza che nessuno, a parte pochi, s'incazzi veramente? Ti saluto che sto aspettando la Madia che mi deve finire il maglione all'uncinetto! Ciao!"

A Silvio brillarono gli occhi, il tremolio svanì! Denis se ne andò soddisfatto in tribunale per uno dei venti processi in corso contro lui. Silvio chiamò Toti e gli chiese di trovargli un modo per allontanare la Calippa dalla casa per quella sera, avendo in mente di organizzare una festa come ai bei tempi, in onore del suo figlioccio Matteo.