mercoledì 26 marzo 2014

Dilapidare



No, non è un paese fantasma! 
E' la certificazione di che cosa può fare il micidiale egocentrismo di una persona, per sfortuna potente, molto potente.


Infatti, chi potrebbe avere idee tanto malsane quanto colui che per auto-celebrarsi, crea un villaggio olimpico per un'Olimpiade invernale in un paese vicino al mare con temperature vicino ai 18-20 °C ?

Questo è Sochi qualche settimana dopo la fine delle Olimpiadi invernali russe! 


Dopo aver speso miliardi, aver conservato migliaia di tonnellate di neve in hangar appositi, lo scellerato Putin dovrà decidere che farsene di strutture che in apparenza non gli serviranno più a nulla! 

Questi signori potenti e violenti che antepongono la gloria di sé a scapito delle logiche economiche normodotate, sono ben visti dal CIO che attraverso laute mance, li scelgono affidando loro la costruzione di cattedrali nel deserto, o nel caso specifico neve, in virtù di quello spirito olimpico che oramai da decenni ha lasciato questo mondo! 

Ed il dirimpettaio Blatter, capo della famigerata FIFA pallonara, ha già assegnato ad uno sceicco arciricco di preparare i mondiali nel deserto, anche in questo caso si sospetta corruttela abbondante, nel 2022 con temperature pazzesche che mieteranno vittime illustri e non, come ad esempio gli operai edili che con pochi dollari rischieranno la vita per costruire altri templi del nulla, celebrativi del dio moneta che tutto può, anche far giocare a 35 gradi! 

In Brasile sono già centinaia i morti per infortunio sul lavoro, e con l'approssimarsi del torneo di calcio mondiale sta partendo l'operazione di sgombro delle favelas per rispettare il proverbio occhio non vede, cuore non duole! 

Un traguardo comunque, queste federazioni e comitati forse lo hanno già raggiunto: far passare la voglia di seguire gli avvenimenti!
Per ribrezzo.  

Chapeau!


Nulla da aggiungere! Solo condivisione piena a questo articolo dell'inarrivabile Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano in edicola oggi!



L’estremo oltraggio (Marco Travaglio).

Gli storici del futuro, se vorranno descrivere la classe dirigente italiana del 2014 per quello che era, non potranno prescindere dai Portfolio di Umberto Pizzi e dai Cafonal di Dagospia. Per esempio il parterre della “prima” del film di Walter Veltroni su Enrico Berlinguer. Lasciamo da parte l’idea malsana di sporcare un bel film come Quando c’era Berlinguer chiamando a battezzarlo gente come Gianni Letta, Fedele Confalonieri e Cesare Romiti: la grande soirèe era per Uolter un certificato di esistenza in vita, e possiamo pure perdonargliela. Concentriamoci invece su certi invitati che hanno voluttuosamente risposto alla sua cartolina precetto, in uno sfacciato sfrecciare di autoblu.

Per quanto eticamente discutibili, si tratta di persone intelligenti e di prim’ordine, non assimilabili al de-mi-monde froufrou della Roma godona che si mette in posa davanti ai paparazzi e si pavoneggia a favore di telecamera per piazzare la faccia e il nome sui giornali. Ma che gli dice il cervello?

Ci vorrebbe un sondino nella materia cerebrale di questa gente per scoprire cosa passava loro per la testa mentre sullo schermo sfilavano le immagini e soprattutto le parole del segretario comunista. Parole di etica, onestà, pulizia, frugalità, rigore, intransigenza, passioni, ideali magari sbagliati o superati ma pur sempre nobili, sinceri e vissuti. Possibile che nessuno dei presenti ne sia rimasto colpito a morte, trasformandosi– come ai bei tempi dell’Antico testamento – in una statua di sale? Possibile che nessuno si sia domandato: ma che mi direbbe Berlinguer se mi incontrasse oggi? Possibile che nessuno si sia sentito fuori posto o abbia avvertito l’irrefrenabile pulsione di profittare del buio in sala per scivolare via strisciando? Cosa pensava Romiti, noto per una condanna definitiva per finanziamento illecito ai partiti e falso in bilancio, di fronte al politico-simbolo della “questione morale”? Quali pensieri attraversavano la mente di Letta e Confalonieri, dopo un’intera vita trascorsa accanto a Berlusconi, che a parte le prime quattro lettere del cognome è la più plateale antitesi dell’ex segretario del Pci?

Già nel 1975 Confalonieri pranzava ad Arcore con Mangano e Dell’Utri: ma che ci fa uno così alla prima del film su Berlinguer? Letta Zio fu beccato la prima volta nel 1980 per i fondi neri dell’Iri, proseguì con le tangenti (amnistiate) al Psdi (“La somma fu da me introdotta in una busta e consegnata tramite fattorino”), e avanti così, pappa e ciccia con i Bisignani, i Pollari, i Bertolaso: ma che c’entra con Berlinguer? Giuliano Amato era il braccio destro di quel Craxi che Berlinguer chiamava “il gangster”, mentre metà del Pci (i “miglioristi”, detti talvolta “piglioristi” per le loro arti prensili) moriva dalla voglia di cadere nelle sue braccia. Quando morì, squarciato dall’ictus al comizio di Padova, era reduce da uno scontro all’arma bianca col leader migliorista Napolitano, ovviamente ostile alle sue battaglie sulla questione morale e sulla scala mobile. Tant’è che, come rivelò Macaluso, “quando Berlinguer morì, Napolitano aveva in tasca la lettera di dimissioni da capogruppo. Mai recapitata”. Naturalmente anche Napolitano era presente alla première, molto “commosso”, così come uno stuolo di ex comunisti che hanno passato gli ultimi vent’anni a rinnegare e a tradire la questione morale inciuciando col Caimano. Berlinguer morì da uomo solo, isolato e sconfitto: dai suoi e dagli altri, che avevano già orientato le vele al vento “nuovo” del craxismo e poi della sua malattia senile: il berlusconismo. E ora tutti i craxiani e i berlusconiani di destra, di centro (c’era pure Quagliariello) e di sinistra vanno a piangere con la lacrima retrattile sulla sua tomba, anzi sui titoli di testa e di coda. L’estremo oltraggio camuffato da omaggio. L’altro giorno papa Francesco ha detto, con la sua disarmante semplicità: “Tutti questi preti e suore su quei macchinoni! Ma non si può!”. Ecco, il “non si può” vale forse – da qualche mese – in Vaticano. In Italia no, in Italia si può tutto. Yes we can. Anzi, sepoffà.

Da Il Fatto Quotidiano del 26/03/2014.

Nomination



Nomination per il "Lecchino d'oro 2014" a Stefano Sermenghi, sindaco PD di Castenaso (BO) per la proposta di nominare assessore nella futura sua giunta una giovane donna di anni 42.

"Ho pensato a Benedetta non per il suo cognome, ma per il suo nome. È una persona molto in gamba e sono certo che potrebbe fare molto bene l’assessore”. 

Benedetta di cognome fa Renzi ed è sorella dell'attuale Premier.
Slurp, slurp!!!

martedì 25 marzo 2014

Eh si!


Cosa pretendere?


Ma se ci fosse una pasticceria che quando entri trovi un inserviente che ti inizia a descrivere minuziosamente i danni dello zucchero nel corpo umano, lo spettro del diabete e ti invitasse a seguire una dieta ferrea ed amara, con tanto di diagrammi su rischi ictus, infarto ed infine ti prospettasse anni di fatica, di sudore fatto di footing, palestra e flessioni per allontanare lo spettro di una malattia invalidante, tu alla fine guarderesti con soddisfazione gli stucchi del locale, le vetrine piene di meravigliose fragranze dolciarie, immagineresti la meraviglia al palato che ti provocherebbe una millefoglie, un bignè od una crostata, oppure sogneresti di tornare a casa tua dalla nonna per rigustarti il dolce fatto in casa di cui però non sai fino a quando ne potrai gustare, visto la debolezza incipiente della tua anziana amata? 

Ora capite perché quella merdaccia della Le Pen e dei suoi pericolosissimi adepti, avrà campo libero nell'elezioni europee? 

Da quanti anni non ascoltiamo discorsi di unione, pensieri di Altiero Spinelli, di progetti, di comunità unita nello sforzo comune di crescita, di sviluppo e soprattutto di accoglienza ma solo ed esclusivamente spettri di tagli, di frenate, di restrizioni? 

Ed i nostri politici come vivono l'Europa? 
Nel nostro classico modo, ovvero conta il posto nel parlamento di Strasburgo, il lauto stipendio e la possibilità di "confabulare" in affari! Ed in più lo vediamo anche come un enorme cassonetto dei rifiuti ove mandare tutti coloro che hanno problemi in casa nostra e che vogliono continuare a vivere alla grande, senza patemi e con tanti benefici.

Ed infine: il Nano! 
Sembrerà assurdo, ma la sua presenza ostacola il rifacimento di un partito di destra. 
Se non si toglie dai coglioni, colui che ha idee corrette in quella direzione ed è conscio che Forza Italia sia solo un circo mediatico di proprietà di un usurpatore indaffarato a curare i propri interessi, cercherà altre strade pericolose quali ad esempio la Lega del diversamente celebrale Savini. 
Occhio che la storia dell'euro che ci taglia la vita sta prendendo enormemente campo! 
E quelli continuano a stare sulla porta della pasticceria dicendoti "sa che il glucosio va ridotto drasticamente, altrimenti potrebbe venirgli un colpo?".