venerdì 28 marzo 2025

L'Amaca

 



Lo smaltimento dei corpi umani
di MICHELE SERRA

Non so se avete visto anche il video della segretaria alla Sicurezza americana Kristi Noem davanti a un gabbione pieno di esseri umani seminudi, stipati come bestiame, e lei sorridente, felice, che dice “questa è la fine che devono fare i terroristi (cioè i migranti illegali) che entrano nel nostro Paese”.
La scena ha una tale feroce, torva potenza simbolica che mi è tornato in mente il “Salò” di Pasolini, il sadismo e la perversione come chiave di lettura del potere. La carceriera mostra i carcerati come prede, come trofeo, non sono esseri umani i corpi alle sue spalle, Noem non pensa nemmeno per un istante che ciascuno di loro possa avere genitori, figli, mogli che, in quell’ammasso di spogliati e di impotenti, riconoscono la persona cara, e chinano il capo per l’umiliazione.
La disumanizzazione degli umani, la loro mutazione in una massa anonima di assoggettati, non più persone ma ammassi di corpi da ammucchiare in gabbie, ci riporta ai lager, ai gulag, a quei luoghi di detenzione nei quali gli uomini diventano cose, trasformazione indispensabile per potersene poi liberare come si fa con le cianfrusaglie.
Buttarli via. Smaltirli.
Quasi certamente Noem è troppo ignorante per saperlo e troppo arrogante per capirlo, ma a questo, solo a questo fa pensare il suo video. Qualunque Paese civile, se ne esistessero, convocherebbe d’urgenza l’ambasciatore americano e gli chiederebbe: ma davvero questa abominevole signora è il vostro segretario alla Sicurezza? E come è possibile che sia accaduto, che stia accadendo?

giovedì 27 marzo 2025

Fantastico intervento!

 


Tutti in piazza!!!

 



Non riesce a dir Coloni!!!

 



Natangelo

 



Daje!

 

Siamo salvi
DI MARCO TRAVAGLIO
Il nuovo idolo assoluto è il commissario europeo per la Parità, preparazione e gestione delle crisi, la belga Hadja Lahbib, che posta uno strepitoso video di istruzioni per sopravvivere alla terza guerra mondiale (lei la chiama simpaticamente “crisi”) auspicata e progettata dalla nostra nella Ue. Un capolavoro di comunicazione postmoderna. L’esordio è da piazzista di pentole: “Benvenuti a ‘Cosa c’è nella mia borsa – Edizione sopravvivenza’”. Segue un tutorial di consigli utilissimi. 1) “I miei occhiali per vedere cosa sta succedendo” (se sei miope, il fungo atomico mica lo noti). 2) “I miei documenti nella busta salva-acqua” (nel caso in cui, anziché con le atomiche e i missili ipersonici, Putin ci bombardi coi gavettoni). 3) “Non dimenticate la torcia, i fiammiferi e l’accendino” (volete la pace o la luce?). 4) “Una bottiglia d’acqua è vita” (contro le radiazioni, si raccomanda di bere molto, con buona pace di Lollobrigida). 5) “Ed ecco il mio amico speciale: il coltellino svizzero con 18 funzioni, non puoi non averlo” (i russi vanno all’assalto con le dita e le pale del 1869, noi rispondiamo con cavatappi e tagliaunghie).
6) “Ricordati le medicine, non si sa mai” (metti che, mentre le radiazioni ti sciolgono in una poltiglia verdastra, ti venga il raffreddore). 7) “Pòrtati qualcosa da mangiare: potresti avere molta fame” (la tipica sindrome da stomaco bucato, o liquefatto). 😎 “Naturalmente un po’ di contanti: nel pieno di una crisi il cash è tutto, la carta di credito potrebbe ridursi a un pezzo di plastica” (a Hiroshima e Nagasaki non ci pensarono e creparono tutti). 9) “Non scordare il caricabatterie: il telefono spento è la fine” (una telefonata allunga la vita, anche se non sai chi chiamare perché sono tutti morti, tranne te che hai la borsa col kit). 10) “E le carte da gioco: un pizzico di distrazione non guasta” (il famoso tressette col morto, anzi coi morti). 11) “Una radio”, possibilmente “piccola” (sennò ti sgamano e te la requisiscono, vedi Fantozzi e la corazzata Potëmkin). Tutto nella “borsa di resilienza”: “Ecco tutto ciò che serve per sopravvivere nelle prime 72 ore di crisi”. Poi schiatti, però dài, sono soddisfazioni: “L’Ue ha pronta la strategia per essere certi che ogni cittadino sopravviva. Sii pronto e sarai salvo”. Il video è inframmezzato dalle risate della garrula giuliva, che si diverte un mondo. Però va ringraziata, perché ci mostra in che mani è l’Ue, ove non bastassero i deliri di Ursula, Kallas&C.; e con che propaganda tafazziana prepara e rassicura i cittadini in vista del lieto evento. Questa sì che è deterrenza: pare che Putin abbia già tentato il suicidio.
Ps. Adriano Sofri, sul Foglio, intima ai “gentili ospiti di Lilli Gruber” di “ribellarsi alle falsità di Travaglio” e isolarmi. Manco fossi un condannato per omicidio.

L'Amaca

 

Speriamo nel piccione
di MICHELE SERRA
Magari ci sarà un poco di enfasi giornalistica, nella notizia: ma pare che per tre giorni, a fine giugno, Jeff Bezos abbia prenotato la città di Venezia quasi per intero. Tutti i taxi e cinque tra gli alberghi più confortevoli saranno a disposizione degli invitati al suo matrimonio, che durerà, appunto tre giorni consecutivi. Si ignora se siano comprese nel pacchetto anche le gondole e piazza San Marco.
Qualunque sia il contratto, non muore la speranza che un piccione gli caghi in testa (non è una metafora, è la concreta variante veneziana del celebre pernacchio di Eduardo ai danni del duca Alfonso Maria di Santangelo de’ Fornari).
Come i tempi moderni assomiglino sempre di più all’Ancien Règime, è cosa che non smette di meravigliarci. Pochi e riveriti padroni del mondo, masse sterminate di devoti che li venerano, di anestetizzati che non sentono e non vedono, di oppositori a capo chino e con le mani nei capelli: sono seduti su un paracarro, ai margini della strada, mentre passa il cocchio tutto d’oro del Sovrano, d’oro anche i cavalli, lastricata d’oro anche la strada, d’oro le nuvole, e un corteo smisurato di dignitari al seguito.
Oligarchie e riccanze, monopoli planetari, la privatizzazione del cosmo, nuove Versailles diffuse — non serve più costruirle, basta ordinare Venezia a la carte — macerie di guerra che diventano la materia prima di resort lussuosissimi (dunque cafonissimi), dove prima c’era un cratere con i suoi morti, ecco un tycoon con il suo drink in mano. Non resta che sperare nel piccione.