Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 22 febbraio 2024
Attorno a Ferrara
Pregni di idiozia
Ci sarebbe dell'incredibile a guardare questo spot sulla sicurezza stradale a firma ministero delle Infrastrutture, se non fosse incredibile che un diversamente pensante come il Cazzaro ne sia il ministro di riferimento.
Dunque, immaginiamoci la vicenda: tra una pernacchia e un bofonchio, un modellino di ponte inutile e costosissimo, una puttanata oramai a cadenza giornaliera, qualcuno, ridestatosi dal letargo tipico del nullafacente, propone di girare spot sulla sicurezza stradale; troppi morti e feriti sulle strade. Bene, bravo, bis! Ci sarà stato chi avrà informato il ministro tuttofare ma mai facente - via libera, si parte! Avranno presumibilmente affidato il progetto ad un'agenzia pubblicitaria, e quindi qualcun altro ne avrà visionato il lavoro finale... "bello, molto forte ma a mio parere efficace!" - "ok per me va bene, lo mandiamo in onda il prima possibile! Almeno daremo parvenza di efficienza e sensibilità sul tema!"
Ci sarà stato un regista, chi avrà scelto le attrici, le musiche, la Gregoracci in fondo ai trenta secondi che lancia il messaggio "Fai l'unica scelta possibile", poi la struttura con la suddivisione delle due scelte a bordo dell'auto, quella nefasta che porta all'incidente, e la seconda che dovrebbe essere quella giusta - "non mi distrarre che sto guidando!" - ma anche nell'opzione saggia, quella spronante imitazione per ridurre i rischi sulla strada... le protagoniste.., non hanno le cinture!!!
Mi chiedo, mannaggialamiseriainverecondaefollementebagascia: com'è possibile che a nessuno, regista - tecnico - sceneggiatore - addetto del ministero - funzionario giudicante - vice direttore - direttore - segretario generale - e si anche lui, lui, lui che senz'altro, tra un mojito e l'altro l'avrà guardato... come kazzo è stato possibile che a nessuno delle cervici in campo non sia venuto in mente l'idea, il rivolo di pensiero, il bofonchio, lo spasmo intellettivo per far notare agli idioti astanti: "raga vi siete accorti che stiamo girando uno spot sulla sicurezza stradale senza le cinture di sicurezza?!!!"
E invece niente, il nulla, il deserto come la mente del responsabile del ministero delle Infrastrutture, alias il Cazzaro Verde!
Fatemi scendere!
mercoledì 21 febbraio 2024
Strano ma vero
Liceo farsa
Made in Italy. Sorpresona: il gran liceo delle eccellenze non eccelle per niente
di Alessandro Robecchi
Non si parla abbastanza di un grande successo di Giorgia Meloni e della sua famiglia al governo: il liceo del made in Italy, una grande intuizione del ministro Valditara, quello che confondeva umiltà (atteggiamento richiesto agli studenti che si avvicinano al sapere) con umiliazione (pratica con cui Valditara vorrebbe avvicinare gli studenti al sapere). Il liceo del made in Italy – usiamo umilmente (ma anche un po’ umiliati) le parole del ministro – dovrebbe ampliare l’offerta scolastica con “una formazione tesa a valorizzare le eccellenze italiane riconosciute a livello internazionale”. Apperò! A prima vista sembrerebbe stimolante: l’ora di pizza margherita, l’ora di Sinner, e anche certe trappole scolastiche che rischiano di rovinare la media se condotte a digiuno, tipo la verifica di prosecco.
Naturalmente nulla si fa per nulla, e la chiosa ai roboanti annunci di Valditara era la soddisfazione di “venire incontro alle nuove esigenze del mondo del lavoro”, il che fa sperare nell’istituzione di speciali corsi di sopravvivenza al precariato, che è, in effetti, un’eccellenza italiana. La nuova offerta formativa gentilmente proposta dal governo Meloni, che si accompagna all’istituzione della “giornata del made in Italy”, il 15 aprile (colpevolmente non il primo di aprile) è affiancata da entusiasmanti iniziative, come la creazione di una fondazione chiamata “Imprese e competenze per il Made in Italy”, che fungerà da “raccordo tra il nuovo liceo e le imprese”. Insomma, se poi nel curriculum mettete “cameriere stagionale” va bene lo stesso, eh!
Il liceo del made in Italy ha riscosso un fiammeggiante successo presso le famiglie italiane: gli ardimentosi che hanno creduto alla nuova proposta formativa del collettivo studentesco Valditara-Urso-Meloni sono stati, al momento delle iscrizioni, la bellezza di 375. Mila? direte voi. No, no, proprio 375, cioè lo 0,08 per cento delle iscrizioni alle scuole superiori, e così i 92 istituti che si erano detti disposti alla coraggiosa innovazione si troveranno in media con 4 studenti per ogni nuova scuola. Un successo che si inserisce nel solco dei grandi trionfi del governo di Giorgia Meloni, come lo “storico” accordo con la Tunisia (fallito dopo sei minuti), lo “storico” accordo con l’Albania sui migranti (che ci costerà come regalare una Porsche a ogni migrante deportato), o lo “storico” piano Mattei, per cui in Africa stanno ancora ridendo.
La questione, come ovvio, ha avuto ricadute piuttosto ridicole, per esempio a Crema, Istituto Munari, dove al liceo del made in Italy si è iscritto un solo studente (uno) e il preside Pierluigi Tadi ha pensato di arrivare a 25 rastrellando con sorteggio ragazzi che avevano scelto un altro indirizzo scolastico. La cosa è poi rientrata con una discreta marcia indietro, ma insomma, il gradimento degli studenti italiani per il nuovo indirizzo di studi teso a valorizzare il made in Italy e le eccellenze nazionali sembra un po’ scarsino, a dispetto della fragorosa accoglienza che l’annuncio ebbe su giornali e telegiornali, ulteriore prova che il mondo reale vince sempre sul mondo surreale della propaganda. Consiglierei comunque di perseguire l’obiettivo, di precisare il piano di studi, di affinare un’idea così luminosa che solo tre settimane fa il ministro del Made in Italy Urso definiva “un grande successo” (in tivù) e “un baluardo che valorizza eccellenze italiane” (alla Camera). Bello. Poi via, tutti di corsa a iscriversi al liceo. Quell’altro, però, quello vero.
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