domenica 13 giugno 2021

L'Amaca

 

Il dosaggio del vaccino
di Michele Serra
Non riesco più a leggere una sola riga sull’argomento vaccini.
Non credo sia incoscienza: devo ancora fare la seconda dose, mi sento pienamente coinvolto, e direi che niente, negli ultimi mesi, sia stato socialmente più rilevante della campagna di vaccinazione di massa. Credo sia saturazione.
Se non mi entra in testa più niente, al riguardo, è perché ho letto e sentito, da quando siamo in pandemia, circa un milione di volte la parola vaccino. Con tutto il corollario di opinioni, previsioni, statistiche, ordini e contrordini, pareri di esperti e pareri di passanti. Un bolo gigantesco che da un certo momento in poi non sono stato più in grado di assimilare.
La saturazione è un processo di autodifesa.
Si chiudono dei ricettori, si ostruiscono delle aperture, ci si chiude per sfinimento.
Siamo adulti e vaccinati (appunto) e dunque sappiamo bene che l’informazione è un valore della democrazia. Che il cittadino disinformato — perché è escluso dal circuito o per menefreghismo suo — non è un buon cittadino. Ma sul dosaggio, ancora non siamo diventati bravi. Né il venditore, né il cliente.
Sia chi somministra informazioni, sia chi le riceve, non ha trovato la misura.
Dovessimo fare uno studio scientifico sull’informazione e il Covid, credo ci accorgeremmo che le informazioni utili e verificate sono state appena una parte, forse anche minore, del totale. Il resto era emotività, retorica confezionata per fare audience, concorrenza tra bancarelle adiacenti (il mercato è mercato). L’esistenza delle autorità sanitarie, che decidono anche per mio conto, mi è stata, da un certo punto in poi, di grande sollievo.
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sabato 12 giugno 2021

Giusto Andrea!


Di Andrea Scanzi

Se l’Open Day per i giovani con Astrazeneca l’avesse fatto Conte e non il governo di San Draghi con l’avallo del mitologico Figliuolo, a quest’ora sarebbe già stato mediaticamente fucilato in pubblica piazza. Sgozzato, squartato e vilipeso. Trattato non meno che come assassino. Invece, ora, tutto o quasi tace. Draghi è Santo e Figliuolo infallibile. Ora e nei secoli.

Da noi ormai l’onestà intellettuale vale persino meno di un servizio di Giletti. Che brutti tempi, mamma mia. Brutti, ignoranti e cattivi. Siamo messi malissimo.

Questo non lo fermano più!

 


Travaglio e il Figliuolo

 

Scuse e dimissioni
di Marco Travaglio
Nel disastro con scaricabarile degli Open Day – tutt’altro che imprevedibile, anzi ampiamente annunciato dal Fatto e dall’associazione Luca Coscioni – alcuni dati sono incontestabili. 1) Se il generalissimo Figliuolo, affetto da annuncite e ansia da prestazione, non avesse promesso ritmi di vaccinazioni che non poteva mantenere (e infatti non ha mai mantenuto), la follia di almeno mezzo milione di persone sotto i 60 anni vaccinate con Astrazeneca contro le indicazioni dell’Aifa non si sarebbe mai verificata. 2) Senza gli Open Day indiscriminati per svuotare i frigoriferi pieni di fiale AZ, i nostri ragazzi non avrebbero aggiunto al rischio zero di morire per Covid il rischio X (si vedrà quanto alto o basso) di morire per reazioni avverse. 3) Se avessimo seguito l’esempio della Germania, anziché crederci più furbi dei tedeschi per recuperare il terreno perduto nel passaggio da Arcuri (Italia davanti alla Germania) a Figliuolo (Italia doppiata dalla Germania), Camilla Canepa sarebbe ancora viva: è vero che aveva una patologia autoimmune e chi l’ha vaccinata e dimessa ai primi sintomi trombotici ha commesso un grave errore; ma senza gli Open Day, difficilmente sarebbe stata vaccinata. 4) Arcuri, al posto di Figliuolo, sarebbe già stato lapidato sulla pubblica piazza, mentre il centrodestra e tutti i giornaloni al seguito ne chiederebbero l’arresto per omicidio volontario. 5) Figliuolo (col Cts e il governo che hanno tardato troppo a fermare il suo delirio) è riuscito nell’ardua impresa di seminare altra sfiducia nei vaccini e di far passare pure le peggiori Regioni dalla parte della ragione.
Difficile obiettare alcunché al presidente ligure Toti che pubblica l’ultimo foglio d’ordini del generalissimo per la leggendaria “spallata di giugno” (1 milione di vaccini al giorno promessi e naturalmente mai visti). Il 3 maggio, Figliuolo sproloquiava: “Dobbiamo usare tutte le dosi, altrimenti il programma non raggiungerà gli effetti desiderati nei tempi voluti. È probabile che in quella che si chiama ‘rolling review’ , la revisione dovuta all’esperienza accumulata durante le vaccinazioni, si possa raccomandare anche per gli under 60… I vaccini vanno impiegati tutti. Astrazeneca è consigliato per determinate classi, ma l’Ema dice che va bene per tutti, come dimostra la Gran Bretagna (che con l’Ema non c’entra nulla, nda). È chiaro che ci sono effetti collaterali, ma sono infinitesimali”. E citava, a sostegno della sua tesi bislacca, anche l’Aifa. Che invece, ancora a fine maggio, ribadiva l’uso preferenziale dei vaccini a vettore virale per gli over 60. Ieri Figliuolo, come al solito, ha inoculato all’intera nazione un’alluvione di parole a vanvera. Ne mancavano sei: “Scusatemi, è colpa mia, mi dimetto”.

Buona la Prima!

 


venerdì 11 giugno 2021

L'Amaca

 


I Cesari, i Papi e i Michetti
di Michele Serra
Si segue con una certa simpatia l’avventura del candidato Michetti (in quota Meloni), che nella corsa al Campidoglio ha esordito dicendo che Roma è "caput mundi e città eterna, la città dei Cesari e dei grandi Papi". Che è un po’ come dire "Parigi è sempre Parigi", o chiamare New York "la Grande Mela": sbagliare non si sbaglia. Il rischio, magari, è dire qualcosa di già sentito qualche miliardo di volte.
Michetti viene, come si dice ormai da un paio di generazioni, dalla società civile, che per ragioni mai accertate è considerata qualche spanna al di sopra alla classe politica. Esperimenti di laboratorio (un intero partito, i Cinquestelle, formato dalla testa ai piedi da persone esterne alla politica) non hanno confermato la validità dell’ipotesi, eppure la ricerca di "personalità esterne alla politica" per fargli fare la politica continua imperterrita.
A questo punto, visto che dal cilindro della società civile viene estratto un signore che, per impressionare le folle, dice che Roma è "la città dei Cesari e dei Papi", ci si domanda se, da parte dei politici, non ci sia del dolo. Ci sono cariche pubbliche così irte di insidie, così faticose, e così poco gratificanti, che i professionisti del Palazzo fanno finta di volersene privare per il bene della Nazione: in realtà, è perché preferiscono defilarsi a qualunque costo. Il sindaco di Roma è uno di questi lavoracci, non c’è ratto nel cassonetto, non c’è buca nell’asfalto, non c’è autobus carbonizzato che non volteggi, nelle notti di tempesta, sopra il Campidoglio, come un fantasma vendicativo. I Cesari e i Papi probabilmente la risolvevano con le spicce, ai primi bastava che fosse in buono stato il fondo della corsa delle bighe, ai secondi benedire la folla. Per Michetti sarà più dura.

giovedì 10 giugno 2021

Travaglio!


Le larve intese

di Marco Travaglio

Fa discutere il processo a Torino contro l’assistente di Gianni Vattimo per circonvenzione di incapace ai danni del grande filosofo, che peraltro nega di essere mai stato circonvenuto. In ogni caso, se anche il reato ci fosse, sarebbe circonvenzione di capace. Intanto, nell’indifferenza generale, si consuma una collettiva circonvenzione di incapaci (e anche di capaci): quella del governo più sopravvalutato della storia ai danni del popolo italiano. È una sorta di incantesimo a mezzo stampa e tv che obbliga tutti a giurare fedeltà a Draghi e pure ai suoi ministri, quasi tutti scarsi, per non parlare di altri fenomeni tipo il commissario Penna Bianca. Chiunque azzardi una sia pur timida critica viene additato come sabotatore e disfattista, nemico del popolo e della nazione. E se chi rappresenta in Parlamento un milione di elettori si permette di suggerire una legge, un emendamento, un comma, apriti cielo! Come osa la zecca “piantare bandierine in un momento come questo”? “Tirare Draghi per la giacchetta”? Non sa che “i partiti devono fare un passo indietro” (perchè, non è dato di sapere)? Non sa che “l’Europa ci guarda e non vuole divisioni in questa fase” (Conte invece si poteva lapidarlo; e figurarsi se ci guardassero pure l’Asia, l’Africa, l’America e l’Oceania)? A questo sortilegio tutto magico e niente politico si può opporre soltanto la forza dei fatti, casomai fregassero a qualcuno.

Finora, a parte copiare il 95% del Recovery Plan (con un 5% peggiorativo) e proseguire (in peggio) la campagna vaccinale del governo precedente, questo Governo dei Mediocri spacciati per Migliori ha, nell’ ordine: varato il condono fiscale e la sanatoria sui precari della scuola, nascosto un condono edilizio nel Superbonus, attentato ai poteri dell’Anticorruzione, sbloccato i licenziamenti, cancellato il salario minimo, anticipato la chiusura delle scuole dopo aver promesso di allungarla, sdoganato il Ponte sullo Stretto, dirottato la transizione ecologica su nucleare, idrogeno blu e inceneritori, gonfiato i consensi alle destre. E ora pasticcia sugli Open Day per svuotare i magazzini pieni di Astrazeneca e Johnson&Johnson, mettendo in pericolo i giovani (che rischiano più da quei vaccini consigliati agli over 60 che dal Covid). Un giorno o l’altro, si avvererà la fiaba di Andersen del re vanitoso che, convinto da due impostori a indossare un abito magnifico, ma invisibile agli stolti e agli indegni, sfila in déshabillé senza che nessuno obietti alcunché, perché tutti temono di passare per stolti o per indegni. Finché un bimbo, ignaro di tutto, rompe l’incantesimo: “Ma il re è nudo!”. E scattano 92 minuti di applausi (ah no, quelli erano per Fantozzi sulla Corazzata Potëmkin, ma ci siamo capiti).