sabato 27 marzo 2021

Dai che ce la puoi fare!

 


Come darle torto?

 

Renzi “Messaggero” d’Arabia e apostolo della democrazia
di Daniela Ranieri
Di regola, in democrazia un politico non si può intervistare da solo, perché si farebbe le domande che vuole, nel linguaggio che più gli conviene, mettendo in atto le strategie retoriche necessarie a nascondere le proprie pecche e a dare di sé un ritratto migliore. Ma nel caso del soggetto in questione, intervistarsi da sé o essere intervistato da un giornalista sortisce esattamente lo stesso risultato. Qualità precipua di Renzi è infatti ribaltare la realtà: nei rari casi in cui qualcuno gli chiede conto di qualcosa di scabroso che lo riguarda, gli basta rispondere la cosa più assurda, insensata e manipolatoria possibile per neutralizzare qualsiasi domanda.
Il cronista del Messaggero (che lo chiama presidente, chissà di che) gli chiede dei suoi rapporti col principe saudita Mohammed bin Salman: “Il portavoce di Amnesty Italia la accusa di ‘fare un cattivo servizio ai diritti umani’. Cosa risponde?”. Facile: Renzi, immune dall’imbarazzo, dalla coscienza del proprio ruolo e in definitiva dal decoro personale, risponde che si reca in Arabia Saudita, dove siede in un board collegato alla famiglia reale in cambio di 80 mila euro l’anno, per aiutare il regime a “scegliere la strada delle riforme incoraggiando la difesa dei diritti umani”. Come mai non ci abbiamo pensato prima? Basta guardare il video della chiacchierata tra Renzi e il principe che la Cia e l’Onu ritengono un assassino segaossa: c’è da scommettere che bin Salman, chiamato con deferenza “Vostra Altezza” e “amico mio”, mentre sorride davanti a questo buffo personaggio azzerbinato che in uno stravagante inglese si vende la storia di Firenze cianciando di Rinascimento dietro compenso, sta pensando alle riforme da avviare. Cosa non si fa, per esportare la democrazia. Del resto, il giorno prima aveva rimproverato alcuni cronisti fuori dal Senato perché non si occupano del tema dei “big data dell’Arabia Saudita” e stanno dietro ai presunti omicidi dei dissidenti. A una cronista troppo informata ha detto di “fidarsi più di Biden che di lei”; il quale Biden riterrebbe il principe innocente perché non l’ha sanzionato. Qui la manipolazione è massima: Renzi, sull’orlo della crisi nervosa, sposta l’attenzione da sé alla cronista (che ha citato un rapporto dell’intelligence di Biden); porta un argomento fallace (mancanza di sanzioni Usa = assoluzione del principe saudita) a sostegno dell’opportunità della sua prestazione a gettone; infine, gioca con le parole: “Io chiamo my friend una persona che conosco da anni e che è un mio amico” (dev’essere un perfezionamento del metodo delle querele contro i giornalisti). Se è un suo amico, perché va dicendo che vola a Riyad per motivi geopolitici? E se ci va per motivi geopolitici, perché si fa pagare? Perché, dice il membro della Commissione esteri e senatore della Repubblica col 41% delle presenze ma il 100% dello stipendio, recarsi su un jet privato ad adulare uno spietato autocrate che si finge moderno per dare una ripulita d’immagine al regime che tortura e crocifigge i dissidenti è l’impegno di chi fa politica: “Chi fa politica deve coltivare relazioni perché i leader dei Paesi non ancora democratici incoraggino e valorizzino i diritti. Io nel mio piccolo lavoro in questa direzione”. Ecco cos’è, Renzi: una specie di apostolo della democrazia, un ambasciatore dei diritti umani presso le petromonarchie che non li rispettano. A saperlo prima, Jamal Khashoggi, entrato nel consolato saudita di Istanbul con le sue gambe e uscitone a pezzi (non tutti: alcuni sono stati ritrovati in giardino), avrebbe fatto meglio a incensare il “nuovo Rinascimento” del principe dietro lauto compenso, invece di scribacchiare di diritti umani sul Washington Post.
(Ps: sullo spessore politico del soggetto in questione il 98% degli italiani non ha dubbi; ma, nel caso, basta leggere nella stessa intervista che la crisi è stata “aperta da Conte” e si spiega tutto).

venerdì 26 marzo 2021

Stupenda Zaianata!

 


Ricordo

 



194 anni senza Ludwig. E si sente. Ops! Mi perdoni Maestro!

Fiabe

 


L'Amaca

 

Rivoluzionari a costo zero
di Michele Serra
Il personale sanitario che non intende vaccinarsi ne ha tutto il diritto. A una condizione: si leva il camice, esce dall’ospedale, rinuncia allo stipendio e si rifà una vita altrove. Il ruolo non consente alternative. Il medico o l’infermiere che non si vaccina, a parte l’ovvio rischio al quale espone gli ignari pazienti, è una persona che non crede nel sistema sanitario nazionale.
È libero di disertare. Non di indossare, a tradimento, una uniforme che non è la sua.
Escano dalla sanità pubblica e se ne facciano una propria. Fondino cliniche, propongano cure alternative, pubblichino studi scientifici non ortodossi, ne hanno facoltà. La storia dell’umanità è piena di eterodossie, eresie, opinioni di minoranza che si sono poi rivelate utili. Ma gli eretici veri sono persone che rischiano, gli eretici costruiscono altri luoghi, gli eretici si contrappongono al potere pagandone il prezzo. Non se ne stanno, culo al caldo, a spillare lo stipendio a un padrone, lo Stato, che dimostrano di disprezzare, considerando insulsi i suoi sforzi e nulle le sue direttive — vaccinatevi! — ma riscuotendo, a fine mese, regolare stipendio.
A parte i casi liguri (vedi le cronache) si sa anche di medici di base no-vax. È veramente difficile non disprezzarli. Non perché siano no-vax, ma perché lo sono a spese dello Stato, che si è invece abbondantemente e ufficialmente espresso a favore delle vaccinazioni anti-Covid. Il medico o l’infermiere no-vax è come l’impiegato delle Poste che, per ragioni sue, si rifiuta di fare le raccomandate. Se ne vadano altrove. Fare il rivoluzionario a costo zero è molto comodo, ma molto poco etico.

giovedì 25 marzo 2021

Grande Daniela!

 Bertolaso, l’ambulanza umana delle emergenze

di Daniela Ranieri 

Ci sono cose tra cielo e terra che nessuno si è mai preso la briga di spiegare e che assumono cristalizzandosi il carattere dell’indiscutibilità. Una di queste è Guido Bertolaso e il ruolo ch’egli ricopre per la Nazione.

“Entro giugno tutti i lombardi avranno la prima dose di vaccino. Ci metto la faccia”, ha detto ieri. Giorni fa, con la stessa faccia, aveva detto: “Entro giugno tutti i lombardi saranno vaccinati”, che, come tutti capiscono, è cosa ben diversa; in mezzo, aveva messo i bresciani: “Tutti vaccinati, entro luglio”, dal che – Aristotele alla mano – si evince che i bresciani non sono lombardi.

Se c’è un’emergenza, Bertolaso accorre. Coi suoi motti motivazionali da coach d’Italia (“Più siamo, prima vinciamo”), Bertolaso è una presenza fissa, fa parte dello sfondo di tutte le inquadrature di disastri registrati in Italia negli ultimi vent’anni. Commissario straordinario per terremoti, epidemia di Sars, emergenza rifiuti, vulcani delle Eolie, archeologia romana, G8, rischio bionucleare, frane, incendi boschivi, nel 2010 addirittura (autonominatosi) commissario-passante per il terremoto di Haiti (criticò Obama per la gestione dell’emergenza, la Clinton definì le sue uscite “osservazioni da dopo partita”), indi candidato sindaco di Roma del centrodestra per lo spazio di un mattino, dopodiché gli fu preferito Alfio Marchini (per dire), Bertolaso è un’ambulanza umana. Chissà che aspetta a farsi montare una sirena sulla testa. Oggi Bertolaso è consulente per la campagna vaccinale in Lombardia, come si desume del resto dalla campagna vaccinale stessa; ruolo che gli fa dire: “Qui non sono nessuno, senza poteri, non posso firmare un pezzo di carta né stanziare un euro”. Menomale che l’ha detto lui. Bei tempi, quando “il modello Bertolaso” erano le Ordinanze di Protezione civile, con cui distribuiva soldi pubblici e poteri straordinari per i “grandi eventi” berlusconici.

Particolarità di Bertolaso è l’estrema suscettibilità unita a un atteggiamento passivo-aggressivo da genio incompreso, del genere “se non mi volete me ne vado, poi vedete come fate senza di me”. Un tempo minacciava di tornarsene in Africa, dove stava prima della Covid; ora di tornare a fare il nonno, cioè il commissario straordinario ai nipotini, e ogni volta che prende cappello può contare su legioni di politici che lo difendono, lo endorsano, lo propongono quale salvatore della Patria, s’adontano con l’Italia tutta incapace di apprezzare i pregi di un ingegno militare e manageriale simile. (Chi è e a cosa serva Bertolaso chiedetelo al Comitato 3 e 32, sorto all’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009, a cui naturalmente egli, voluto da Berlusconi, è stato commissario).

Ieri ha chiuso il collegamento con SkyTg24 perché alla conduttrice è venuto in mente di chiedergli conto della vaccinazione dei poveri anziani lombardi con patologie (non convocati, sconvocati, convocati due volte o a centinaia di chilometri di distanza). Bertolaso s’è offeso, ha messo su il broncio che l’ha reso famoso fino a Haiti: “Tanto criticare Bertolaso (Bertolaso parla di sé in terza persona, come i papi e i calciatori, ndr) è uno sport abbastanza normale”.

Ma chi lo vuole, Bertolaso? Chi lo trattiene? Un anno fa Renzi (e chi, se no) lo voleva commissario di Conte, nel senso proprio che voleva commissariare Conte per via bertolasica: “Ci vuole uno come Guido Bertolaso a dare una mano a Palazzo Chigi. Forse ci vuole proprio Guido Bertolaso” (venti giorni dopo strillava di riaprire tutto perché così avrebbero voluto i deceduti di Covid – negozi, scuole, chiese – con 900 morti al giorno; oggi no: strano).

Lo vuole Fontana, l’aquila di Varese, che l’aveva già imbarcato come suo consulente personale per la costruzione dell’ospedale in Fiera di Milano, l’“astronave” i cui fasti sono noti ai nostri lettori (secondo i medici intensivisti, una sbruffonata, staccata da tutti gli ospedali); poi l’hanno voluto il presidente delle Marche (del Pd) per replicare l’astronave a Civitanova Marche (18 milioni di euro, dentro: pazienti umbri), e a novembre, ingolosita, la presidente leghista dell’Umbria, a capo della “task force antipandemica”, ruolo che lui accettò schernendosi: “Ringrazio chi ha immaginato che un mio ruolo potesse essere utile per affrontare in Umbria un momento difficile anche se non drammatico”, infatti oggi l’Umbria ha le terapie intensive piene e il record nazionale di mortalità. Ah: lo volle pure il presidente siciliano di destra Musumeci, come commissario per il “turismo sicuro” e per la sua (di Bertolaso) barca ormeggiata a largo di Trapani. Tutto gratuito, ci mancherebbe, quando la Patria chiama. Oggi lo vuole Salvini, che addirittura intima a Draghi di adottare il “modello Bertolaso” che tante gioie sta dando ai lombardi. Cioè, per usare le parole dell’interessato, di far gestire la campagna vaccinale d’Italia a uno che non è nessuno.