Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 8 marzo 2026
Parole sagge del Prof!
Da Epstein alla guerra, il potere senza più limiti
Senza limiti. Lo smisurato, illimitato, impunito genocidio di Gaza ha aperto la porta a una guerra senza limiti: morali, giuridici, umanitari. Senza limiti politici, senza limiti di tempo (può durare “forever”), e senza limiti di luogo (nessuno è al sicuro). È questo ciò che colpisce e travolge della situazione in cui il criminale lucido Netanyahu e il criminale appannato Trump hanno precipitato il mondo con la servile, succube complicità dei governi europei, incluso quello più grottesco – il nostro –, e con la sola, luminosa, eccezione di quello spagnolo.
La guerra senza limiti è la conseguenza diretta della definitiva rottura del già precarissimo equilibrio dei poteri interni alle democrazie occidentali. Negli ultimi tempi una inarrestabile legge di proporzionalità inversa ha visto il potere di pochissimi super ricchi farsi senza limiti e il potere dei cittadini venire costretto entro limiti sempre più angusti: l’estrema diseguaglianza economica ci ha riportato a un sistema di caste che ordina, dall’alto verso il basso, chi può fare di tutto giù giù fino a chi non può fare nulla, nemmeno manifestare in piazza. Così, questa guerra è una “Epstein War” non solo nel movente occasionale (oscurare il coinvolgimento di Trump nell’abisso di fango e sangue degli Epstein files), ma ancor di più nell’antropologia del potere. Quando Trump (in una intervista al New York Times del gennaio di quest’anno) ha dichiarato che il suo unico limite è la sua stessa moralità, stava applicando al governo del mondo lo stesso metro con cui si era regolato in tutta la sua vita di imprenditore malavitoso e frequentatore del mondo di Epstein. Un mondo di isole, palazzi, aerei privati in cui la legge non vigeva e in cui i ricchi e i potenti potevano fare letteralmente di tutto: senza limiti. Non c’è alcuna soluzione di continuità tra la violenza privata sui corpi delle donne irretite da Epstein e le bombe sui corpi delle bambine iraniane: il filo che lega questi scempi è l’assoluto arbitrio di chi non riconosce alcun limite esterno. Non c’è soluzione di continuità tra i “pieni poteri” del maschio, bianco e ricco nelle alcove di Epstein, quello del presidente degli Stati Uniti dentro il suo Paese (Minneapolis) e quello degli Stati Uniti nel mondo (Venezuela, Iran). In tutti i casi, un potere che considera se stesso “assoluto” non riconosce alcun limite: all’interno non contano la Costituzione, gli Stati federati, i sindaci, i governatori, le università, all’esterno non contano il diritto internazionale, gli altri Stati, gli organismi sovranazionali. In questo assetto non esistono freni: né sul piano simbolico (si può far presiedere il consiglio di Sicurezza dell’Onu a Melania Trump, sbeffeggiando contemporaneamente il genere femminile e le Nazioni Unite, proprio come Caligola umiliava il Senato facendo senatore il proprio cavallo), né su quello sostanziale (si può immaginare e creare un anti-Onu a conduzione privata, l’osceno Board of Peace). Non esistono argini al potere del capo: mentre ogni altro potere interno (parlamenti, magistrature, giornali, università…) o esterno (consessi sovranazionali, corti internazionali, ong…) viene limitato, svuotato, represso. Agitando il feticcio di una sovranità popolare anch’essa senza limiti, di fatto si priva il popolo sovrano di ogni vero potere: un progetto funzionale a fare la guerra, perché una legge ferrea stabilisce che “il potere di aprire e far cessare le ostilità è esclusivamente nelle mani di coloro che non combattono” (Simone Weil). Dovremmo aprire gli occhi sulla relazione che c’è tra lo smontaggio degli equilibri delle democrazie (marginalizzazione dei parlamenti, sottomissione delle magistrature ai governi, repressione securitaria) e questo terribile amore per la guerra.
Di recente, il filosofo del diritto Tommaso Greco ha ricordato (in Critica della ragione bellica, Laterza 2025) come per il Kant del trattato sulla Pace perpetua il mantenimento della pace dipenda in primo luogo dagli ordinamenti interni degli Stati: che proprio a questo fine devono essere “repubblicani”, cioè garantire che siano i rappresentanti dei cittadini a decidere “se la guerra può o non può essere fatta”. Una richiesta che certo non avviene laddove i capi di Stato sono i “proprietari”, dice Kant, dello Stato stesso.
Il fatto che il capo incontri il limite del Parlamento, della legge e di una magistratura libera rende meno probabile la guerra: perché rende più probabile che quello Stato sia disposto a riconoscere il limite degli altri Stati, e che ci si doti, insieme, di un sistema sovrastatale di regole e istituzioni. Esattamente tutto ciò che ora stiamo distruggendo a rotta di collo: perché abbiamo dimenticato che ciò che limita il potere limita anche la guerra. La guerra, che ora divampa: senza limiti.
Referendum in vista
La riformatrice ignara
Forse è il caso che qualcuno spieghi alla Meloni, possibilmente prima del 22 marzo, la sua “riforma” costituzionale della magistratura. Perché ogni volta che ne parla dimostra di non averne la più pallida idea. Dice che il ddl Meloni-Nordio ci darà “processi più efficienti”, ma non sfiora neppure il Codice di procedura che li rende inefficienti, quindi il disastro resterà tale e quale. Dice che impedirà “vergogne tipo Garlasco”, ma le opposte valutazioni fra i pm di oggi e quelli del 2007 e fra i giudici del processo Stasi e dell’indagine Sempio sarebbero state identiche anche a carriere separate. Se la Meloni vuole solo decisioni uniformi, deve abolire Gip, Gup, Riesami, Tribunali, Corti d’appello e Cassazione per affidare le sentenze direttamente ai pm. E poi naturalmente spiegarci come mai Nordio e gli altri separatisti vogliono carriere divise perché i giudici diano torto ai pm.
Ora, pur di non parlare del suo governo che ci porta in guerra con l’Iran al fianco degli aggressori israelo-americani, torna a straparlare dei bambini del bosco: “I figli non sono dello Stato, ma delle mamme e dei papà. Una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti”. Quindi – sottinteso – votate Sì perché, come scrivono i suoi trombettieri a mezzo stampa, “un Sì spezza questo sistema” e “i giudici finiranno di essere ingiudicabili”. Ma la “riforma” non tocca minimamente i processi minorili, che resteranno affidati a pm e giudici specializzati, assistiti da consulenti, periti, Asl e servizi sociali: in caso di errore, sempre possibile nella giustizia umana, si ricorre in Corte d’appello (come è già avvenuto nel caso di Chieti, dove i secondi giudici hanno confermato la decisione dei primi) e poi in Cassazione. Purtroppo né Palazzo Chigi né il ministero della Giustizia sono previsti come quarto grado di giudizio. E neppure l’attuale Csm o la nuova Alta Corte disciplinare, che non hanno né possono avere alcuna competenza sul merito delle decisioni dei giudici, ma solo – appunto – sulle infrazioni disciplinari. Se il sistema non le piace, la Meloni può sempre abolire le Procure e i Tribunali per i minori, così ogni famiglia farà dei propri figli quel che le pare e piace. Qualcuno però dovrebbe informare la premier che la giustizia minorile esiste in tutti i Paesi evoluti e che in Italia il numero di bambini allontanati dalle famiglie è fra i più bassi d’Europa: 337 ogni 100 mila all’anno, contro i 1.180 della Francia, i 1.080 della Germania e i 500 della Spagna. Tutti Paesi con le carriere separate e il pm sotto l’esecutivo.
Ps. Naturalmente la Meloni queste cose le sa benissimo, perché è tutto fuorché cretina. Però pensa che lo siamo tutti noi cittadini. Il 22 e 23 marzo abbiamo un’ottima occasione per smentirla.
sabato 7 marzo 2026
La storia
La storia nasce dall’incontro tra la fallibilità della memoria e l’insufficienza dei documenti.
Leggendo "Il senso della fine" di Jiulian Barnes mi sono imbattuto in questa frase, pronunciata dal compagno di scuola Adrian Finn.
La memoria umana è imperfetta, tende a modificare, limare i ricordi, interpretandoli in manira diversa col passare del tempo. La biografia di ciascuno tende a narrare fatti adulterati, anche lontani dalla verità.
La storia manca di documentazione per ovvie ragioni.
Barnes quindi è incentrato sulla differenza fra narrazione storica personale e realtà dei fatti. La nostra memoria tende, caratterialmente, a presentarci un biografia diversa dalla reale.
Avrà ragione?


