sabato 27 dicembre 2025

Prove di La Moka

 

“Chi sceglie la pace è deriso, ma il cristiano non ha nemici.” 

Con queste parole Papa Leone, tra l’indifferenza generale, spiega alla perfezione l’ostracismo mediatico verso chi desidera la pace disarmata. Oltre ai tronfi soloni armaioli, Leonardo in primis, quello che amareggia è l’atteggiamento dei credenti nella manipolazione del pensiero evangelico, ad uso e consumo per i propri affari, beoti per cui il Vangelo può essere interpretato. Sepolcri imbiancati. Fetecchie.

Era il 2016

 



Natangelo

 



Pfas che?

 

Ue: niente bando per i Pfas: “Indispensabili per le armi”
DI NICOLA BORZI
Fermare la produzione dei Pfas, 4.700 composti chimici “eterni” e cancerogeni che solo in Europa hanno già contaminato oltre 23 mila siti industriali e avvelenato l’acqua usata da 12,5 milioni di cittadini, 350 mila dei quali in Veneto a valle della Miteni? Meglio di no, dice uno studio commissionato dal Parlamento Ue e pubblicato nei giorni scorsi: perché “i Pfas sono insostituibili per l’industria delle armi e dei chip”. Nel dibattito sull’ambiente arriva così un parere “autorevole” per il quale la tutela della salute pubblica deve passare in secondo piano “a causa della crescente insicurezza geopolitica globale e della possibilità di notevoli interruzioni delle catene di approvvigionamento”. Lo ha messo nero su bianco l’ufficio studi dell’Europarlamento (Eprs) in un rapporto richiesto dalla Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (Itre). Eppure in un altro rapporto del gennaio 2024 l’Agenzia europea per l’ambiente stimava che l’inquinamento da Pfas da decenni ammala di ipertensione e problemi respiratori, causa lieve ritardo mentale nei bambini e uccide ogni anno migliaia di persone in tutta la Ue provocando cancro ai reni e ai testicoli.
Nel rapporto I Pfas e il loro ruolo come fattori abilitanti per la competitività dell’industria europea, la Direzione generale industria della Commissione Ue sostiene che la messa al bando o la limitazione delle sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (i Pfas, appunto) colpirebbe almeno circa 39 mila imprese europee, di cui il 90% costituito da Pmi, e oltre 2,9 milioni di lavoratori, causando un costo di 570 miliardi solo nel primo anno dell’applicazione di eventuali misure. Sul fronte sanitario, invece, un’analisi del 2019 stimava che l’impatto dell’esposizione ai Pfas costa alla Sanità dei Paesi europei tra i 52 e gli 84 miliardi l’anno, non pagati dalle aziende inquinanti ma dai cittadini e dai contribuenti.
Ma nelle proposte finali dello studio della Direzione generale industria all’Europarlamento la salute passa in secondo piano. L’analisi del think tank comunitario consiglia la deroga a tempo illimitato, da rivedere ogni 10-15 anni, per i Pfas usati nelle applicazioni aerospaziali “data la mancanza di alternative disponibili”, una deroga a tempo indeterminato per i Pfas impiegati per il settore della Difesa “a causa della crescente insicurezza geopolitica globale e della possibilità di notevoli interruzioni delle catene di approvvigionamento”, infine una deroga permanente per i Pfas adoperati nel settore dei semiconduttori prodotti nella Ue. Perché? Secondo lo studio, la ragione sta nel fatto che “la sostituzione è spesso irrealizzabile, in particolare in questi settori. Tutte le opzioni di restrizione dei Pfas prevedono perdite economiche e ripercussioni occupazionali ingenti, con rischi per la competitività globale dell’Europa”. Lo studio raccomanda così “deroghe permanenti o a lungo termine per i settori critici, estendendo i periodi di transizione per le tecnologie verdi ed escludendo i gas fluorurati dalla restrizione”, raccomanda “ulteriori ricerche e un fondo per l’innovazione per sviluppare alternative” e “propone un approccio equilibrato” (qualsiasi cosa significhi) “che protegga l’ambiente preservando al contempo la forza industriale e tecnologica”. Secondo l’analisi, un divieto totale di queste sostanze chimiche sarebbe l’opzione più costosa e potrebbe comportare costi di almeno 562,8 miliardi nel primo anno, con costi annuali successivi pari ad almeno 72,8 miliardi. Una deroga a tempo limitato potrebbe essere appena meno costosa.
La ricerca sostiene che nelle applicazioni aerospaziali c’è “la mancanza di alternative disponibili” ai Pfas, che garantiscono “la sicurezza degli aeromobili per i passeggeri”. Per quanto attiene all’industria delle armi, l’analisi suggerisce “uno studio su larga scala della catena di approvvigionamento chimica del settore della difesa per identificare più specificamente quali Pfas vengono usati e dove nel settore” e raccomanda “iniziative più collaborative tra le autorità europee e il settore della difesa per sostituire gradualmente e con attenzione sostanze e materiali indesiderati, in modo da garantire la sicurezza europea”. Quanto al settore dei seminconduttori, la ricerca propone “una deroga permanente per i Pfas” perché “senza semiconduttori, l’economia digitale europea si fermerà”. Lo studio suggerisce “l’elaborazione di un quadro normativo dedicato alle sostanze chimiche per i semiconduttori nell’ambito del Chips Act europeo”, “la ricerca di tecnologie di produzione alternative”, mentre “nel frattempo un nuovo flusso di finanziamenti nel Chips Act potrebbe consentire l’adozione delle più recenti tecnologie di abbattimento per garantire rigorosi controlli delle emissioni di Pfas”.
Insomma, per la Ue i Pfas sono insostituibili, nonostante sia dimostrata la correlazione tra il loro inquinamento e diversi tipi di cancro, malattie della tiroide, disfunzioni immunitarie e ormonali. Oltretutto, la diffusione nell’aria e nell’acqua di questi inquinanti è ormai globale e spesso irrimediabile, perché alcune di queste sostanze non possono essere eliminate in nessun modo. Nel 2019 i costi di risanamento delle aree più compromesse dai Pfas in 32 Paesi europei furono stimati sino a 170 miliardi di euro. Ma i bisogni della Difesa pare vengano prima di tutto.

Sempre su firmare

 

Firmiamo per fermarli
DI MARCO TRAVAGLIO
Una delle domande che più spesso ci rivolgono i lettori è questa: “Che posso fare io per cambiare le cose?”. Ecco un’iniziativa a costo zero e col minimo sforzo, un paio di minuti per un clic tra una festa e l’altra: firmare perché anche il popolo del No alla schiforma della magistratura possa chiedere il referendum e possibilmente vincerlo. Il referendum si farà comunque, perché nella sua bulimia il centrodestra l’ha già chiesto in una delle tre modalità previste dalla Costituzione per le riforme costituzionali senza maggioranza parlamentare dei due terzi: la raccolta firme di un quinto dei parlamentari. Le altre due sono la richiesta da parte di cinque Consigli regionali e quella di iniziativa popolare firmata da almeno 500 mila cittadini. Ma l’una non esclude l’altra. Perché dunque dobbiamo firmare? Anzitutto perché il governo non possa più dire, dopo aver imposto (in luogo del Parlamento) la riforma costituzionale, che il referendum si farà solo grazie al centrodestra. Ma le ragioni principali sono altre due, una pratica e una mediatica.
La prima è che il governo – visti i sondaggi che danno i No in rimonta, sempre più vicini al Sì – non ha ancora rinunciato al colpo di mano per anticipare la data del referendum all’inizio di gennaio, sperando di anticipare il sorpasso: con un’alluvione di No di qui alla scadenza del 31 gennaio, mancherebbero i tempi tecnici previsti dalla Costituzione e dalla legge per fissare la data del voto prima di fine marzo-metà aprile. La seconda è che sui media governativi, cioè quasi tutte le tv e i giornali, si ascolta soprattutto la voce del Sì, con livelli di propaganda e di menzogna imbarazzanti, secondi solo a quelli sulla guerra e sul riarmo (dal caso Tortora a Garlasco ai bambini nel bosco: tutti fatti che semmai dimostrano l’inutilità e l’assurdità di separare le carriere e i Csm). Per ribaltare il clima e la percezione della schiforma nell’opinione pubblica, è importante che almeno mezzo milione di persone, ma possibilmente molte di più, firmino per il No. E lo facciano presto, senza attendere gli ultimi giorni di fine gennaio. Un effetto-valanga costringerebbe i media a parlare delle ragioni del No e innescherebbe un circolo virtuoso di “passaparola”: facendo sentire protagonisti milioni di italiani, raggiungendo molti indecisi, indifferenti, astenuti cronici, e illustrando a chiunque voglia informarsi danni che la cosiddetta riforma causerebbe non ai magistrati (che non ci rimetterebbero nulla), ma a tutti noi cittadini senza santi in paradiso. Per firmare non serve neppure uscire di casa: si può farlo online, con lo Spid o con la carta d’identità elettronica Cie, sulla piattaforma pubblica al link https://firmereferendum.giustizia.it/.../dettagli.../5400034. Firmiamo per fermarli.

L'Amaca

 

Viva le rocce di piazza Maggiore
di Michele Serra
Ho visto le rocce in piazza Maggiore, a Bologna, le ho trovate incongrue, inattese, ingombranti: dunque, bellissime. Il loro scopo era impicciare, spaesare, dare la sensazione, dentro la geometria impeccabile della piazza, della potenza caotica della natura. Ci riuscivano ottimamente. Il nome dell’opera era “dismisura” e diceva tutto.
L’installazione è durata sette giorni: ovviamente un tempo breve, non essendo pensabile che lo snaturamento (o forse: la “rinaturalizzazione”) di una piazza cinquecentesca potesse durare più del tempo necessario per accorgersene e passarci in mezzo. Sfugge, dunque, la ragione dell’acredine e dell’indignazione di molti commenti social.
Il disturbo permanente di molti mostruosi edifici di molte brutte città non sembra suscitare uguale scandalo: alla bruttezza ci si abitua, evidentemente. Non offende, semmai avvelena lentamente. Le novità invece disturbano, costringono a spostarsi dai soliti quattro passi quotidiani.
Dovessi augurarmi qualcosa di buono, per il nuovo anno imminente, è che cessi questo borbottio iroso e preventivo di tutti contro tutti. Che sembra la conferma del vecchio detto (conservatore) «come fai, sbagli».
La maggiore parte dei “nemici dei massi”, nei commenti social, sosteneva che a Natale si deve fare il presepe, mica mettere massi per la strada. Ma a parte che di presepi Bologna già pullula, che accidenti c’entra? Che osservazione è?
Ma fermarsi, guardare, considerare che in quella enorme presenza c’era l’intelligenza di qualcuno, il lavoro di qualcuno, la visione di qualcuno? E esitare quei dieci-venti secondi, prima di postare «cos’è questa schifezza?».

Firma anche tu!



Firma per fermarli! Cinque minuti con lo Spid! E se hai dubbi cerca una foto di Nordio, di Donzelli e di Mantovano. Ti passeranno! 
Clicca sul link e con lo Spid in 5 minuti firmi la richiesta di referendum che sta spiazzando soloni di nero vestiti.



Io l'ho fatto!