domenica 2 novembre 2025

Prosit!

 


La Messa di Rai 1 della domenica per certi versi agevola al buddismo… ad esempio questo vescovo che dice “avevo fame e non mi avete dato da mangiare” apre ad una riflessione sul cibo introiettato ad minchiam e di cui anch’io sono portatore insano. La corale profuma di lacca anche dalla tv, la cantante del salmo deve essersi alzata alle 5 per curare tutta l’impalcatura montata. S’avverte nel rito la smania di apparire tramite il mezzo televisivo. Le vesti preziose e lo sfavillio dell’oro agevolano quanto detto. Prosit!

Prima Pagina

 



Giorgia senti Caselli

 

Giorgia, lo sai di ispirarti a Gelli anziché a Borsellino?
DI GIAN CARLO CASELLI
Giorgia Meloni ha spesso rivendicato di essersi dedicata alla politica subito dopo la strage mafiosa di via d’Amelio in cui perse la vita – insieme alla sua scorta – Paolo Borsellino. Aver scelto questo grande magistrato come figura di riferimento le fa indubbiamente onore. Ma la sua ossessione per la separazione delle carriere fra Pm e giudici non è in sintonia con tale scelta, come ha ben dimostrato ieri Antonella Mascali su questo giornale.
Ma oltre a ignorare (o non tenere in alcun conto) il pensiero di Paolo Borsellino, Giorgia Meloni ignora (o non tiene in alcun conto) un altro dato importante: nero su bianco, la separazione delle carriere si trova già scritta – come obiettivo da raggiungere insieme alla sottomissione del Pm al potere esecutivo e alla riforma del Csm – nel “Piano di rinascita democratica” di Licio Gelli sequestrato nel 1981.
Ora, sarebbe ben strano se nessuno a Palazzo Chigi – a partire dallo zelante Guardasigilli Carlo Nordio – avesse messo in guardia Giorgia Meloni sulla inopportunità di mostrarsi d’accordo con lo squalificato e impresentabile Licio Gelli.
Ma ancor più strano sarebbe se la premier, nonostante l’avvertimento che il progetto di separazione affonda le sue radici nel terreno a dir poco melmoso praticato dal venerabile capo della P2, lo avesse ugualmente sponsorizzato, fino a celebrarne l’approvazione come una vittoria epocale del suo governo. Un bel rebus, che solo Giorgia Meloni potrebbe risolvere: magari degnandosi di rispondere, una buona volta, alle domande di una conferenza stampa…

Biograficamente

 

Antonio Di Dietro
DI MARCO TRAVAGLIO
“La separazione delle carriere è il primo passo per trasferire la magistratura inquirente sotto controllo dell’esecutivo… Non sono le carriere, ma i comportamenti che fanno la differenza. Anche un pm e un avvocato possono trovarsi imputati perché si son messi d’accordo” (4.2.2000). “Si vorrebbe imporre, per garantire l’imparzialità del giudice, la separazione non fra potere giudiziario e politico, ma fra magistrati inquirenti e giudicanti: così le inchieste contro la corruzione e il potere politico non si potranno più fare con serenità” (15.3.2000). “Voterò no al referendum per separare le carriere” (15.5.2000). “La Giustizia ha bisogno di interventi radicalmente opposti a quelli sbandierati dal Polo: non la separazione delle carriere e lo snaturamento del Csm aumentando i membri di nomina politica” (13.1.03). “La divisione delle carriere impedirà la fisiologica trasmigrazione tra pm e giudici, con grave danno per le professionalità e la libertà di scelta dei magistrati” (8.3.03). “Il processo di Milano (a Berlusconi e Previti per corruzione di giudici, ndr) dimostra che a carriere unite possono accadere cose turche. In primo grado ha dimostrato che degli avvocati possono corrompere dei giudici. Più separate di così, le carriere, si muore! Il problema non sono le carriere, ma la deontologia professionale, la moralità di chi svolge incarichi pubblici delicati” (4.5.03). “Il centrodestra vuole separare le carriere per mettere sotto controllo dell’esecutivo la magistratura. È il vecchio piano di Licio Gelli, poi ripreso dal libro rosso di Previti” (24.3.04). “Il ministro Alfano vuole separare le carriere in violazione del dettato costituzionale. La Giustizia affidata al governo Berlusconi è come un pronto soccorso lasciato in balìa di Dracula” (4.6.08). “Berlusconi lasci stare Falcone, è come il diavolo che parla dell’acqua santa. I problemi della Giustizia sono la mancanza di fondi e di personale, non la mancata separazione delle carriere. Così si vuole solo sottomettere la giustizia al potere politico e segnare la fine della certezza del diritto” (21.8.08). “La separazione delle carriere è l’anticamera della fine dell’obbligatorietà dell’azione penale, attraverso il controllo dell’esecutivo sul pm. È una proposta gravissima perché farebbe crollare uno dei cardini della Costituzione: l’autonomia della magistratura” (15.7.13).
Così parlò per tutta la vita Antonio Di Pietro: idee chiarissime contro tutte le bicamerali e le schiforme di ogni colore. Poi un giorno qualcuno lo convinse che era sempre stato favorevole alla separazione delle carriere e lui non solo cominciò a dire il contrario di ciò che aveva sempre pensato, ma entrò persino nel Comitato del Sì alla schiforma Nordio. Chissà com’è successo.

L'Amaca

 

La privatizzazione dell’odio
di Michele Serra
Fatico molto a capire il significato politico, chiamiamolo così, del “caso delle tre femministe” (prendendo per buona la definizione giornalistica della vicenda) accusate di stalking. Intanto mi disorienta la confusione totale tra parola pubblica e parola privata, non capisco più che cosa viene detto o scritto per essere condiviso “da tutti”, che cosa dalla propria “bolla”, che cosa dalla propria cerchia intima. Non aiuta l’uso molto disinvolto delle intercettazioni.
Posso solo dire che, se in questa difficoltà di lettura pesano sicuramente la mia età e la lontananza dai social, avverto con un senso di sollievo l’esserne fuori. (Sarà viltà, sarà l’indubbio privilegio di avere da molti anni il mio piccolo pulpito, fatto sta che ogni volta che leggo di questi dolorosi incidenti mi rallegro di avere evitato quei luoghi).
Al netto di questa scarsa confidenza con il contesto, se mi attengo al testo la confusione, se possibile, aumenta. Non trovo una chiave di lettura — auguro alle protagoniste di averne una. C’è un livello di odio e di disprezzo umano molto alto, questo sì, di molte e molti nei confronti di molte e molti, questo lo capisco anche io. Ma le ragioni di quell’odio e di quel disprezzo? Non esistono destra/sinistra, non percepibili moventi culturali (tantomeno la misoginia: in primo piano ci sono donne che accusano donne). E dunque?
L’impressione è di un tutte contro tutte, tutti contro tutti, persone che odiano persone. L’odio ideologico non era migliore di questo odio umano indiscriminato e capillare. Aveva un solo vantaggio: era leggibile. Questo odio minuto, spalmato sulle singole persone, non richiama la politica, neppure nelle sue peggiori espressioni. Richiama il caos.