venerdì 5 settembre 2025

Minchion

 

Macronyahu
DI MARCO TRAVAGLIO
Quando si dice l’ironia della storia: mentre il Sud-Est del mondo si ritrova in Cina per isolare l’Occidente che s’era illuso di averlo isolato e si presenta al resto del pianeta parlando (ipocritamente, ma furbamente) di pace, multilateralismo, cooperazione, energia, commercio e investimenti comuni, la cosiddetta Europa si raduna all’Eliseo sotto le mentite spoglie dei “Volenterosi” parlando (ipocritamente, ma stupidamente) di guerra e armi. Cosa c’entrino con l’Ue questi mitomani non è dato sapere: prima erano in quattro, poi in tre, poi in sei, ieri in 38 (10 in presenza e 28 collegati: in tre ore, detratti i convenevoli, han parlato 4 minuti a testa). Ma l’aspetto più surreale è la location: Parigi alla vigilia dello sciopero generale del 10 contro Macron, che ha portato la Francia sull’orlo della bancarotta, e contro il suo governicchio Bayrou che le ha dato l’ultima spinta. I sondaggi danno Macron al 15% e Bayrou al 14, col 69% dei francesi che invoca Legislative anticipate e il 68 le dimissioni del presidente. Lui però continua a credersi Napoleone: convoca summit, lancia ultimatum, organizza il dopoguerra in Ucraina (mentre alimenta la guerra) e promette truppe francesi come se fosse eterno, mentre non sa nemmeno se arriva a Natale.
Intanto il Canard enchainé scopre che i ministeri della Salute e della Difesa hanno ordinato alla sanità pubblica di ampliare i posti letto negli ospedali per prepararsi ad accogliere da marzo 2026 fino a 250 militari feriti al giorno, stimando un totale massimo di 15 mila. La stessa circolare sollecita la formazione del personale sanitario alla “medicina riabilitativa” perché sia pronto a operare “in un periodo di guerra segnato da scarsità di risorse e aumento dei bisogni” e ad arruolarsi nella Sanità dell’esercito “indipendentemente dal settore di attività”. Mettiamoci nei panni di un francese già terrorizzato dall’ipotesi di un crac dello Stato, dell’ennesima rapina a lavoratori e pensionati e di un’altra manovra lacrime e sangue: apre un giornale satirico e scopre che il governo, senza dir niente a nessuno, men che meno al Parlamento, si prepara a entrare in guerra con alcune decine di migliaia di soldati (“Armons-nous et partez”). E mette già in conto i feriti e ovviamente i morti (a quando una circolare a obitori e cimiteri perché aumentino la capienza?). Ora, che Macron sia stupidissimo è un fatto notorio. Ma non lo è abbastanza per pensare di recuperare consensi promettendo ai francesi che i loro figli andranno a morire in Ucraina in una guerra persa e strapersa perché a lui non garba la pace. Quindi l’unica spiegazione alle sua fregole belliciste è che gli serva una guerra per creare uno stato d’eccezione che gli salvi la chaise sous le cul. Piccoli Netanyahu crescono.

L'Amaca

 

Donne in nero delle nostre parti
di MICHELE SERRA
Molto ridere per lo svarione della leghista Ceccardi, che pubblica indignata l’immagine di una processione del nostro Sud credendola una adunata islamica. Ceccardi appartiene all’ala esagitata della Lega, corrente non ufficiale ma ricca di esponenti; non staremo dunque a sindacare su un errore dovuto sicuramente al suo incontenibile entusiasmo politico.
Piuttosto, vale a sua parziale scusante la somiglianza tra certi scorci (non tanto remoti) del nostro paesaggio sociale e delle nostre tradizioni religiose, e l’Islam. Le donne velate, il corpo femminile recluso e sottoposto all’arbitrio del padre, il nero del lutto indossato per anni: non erano mica le Folies Bergère, le nostre campagne, e non solo quelle meridionali, fino a un paio di generazioni fa. Ci abbiamo messo un bel po’ per uscirne, e se per esempio un partito (per fare nomi: la Lega) fa riferimento alle tradizioni cristiane come chiave identitaria, beh deve fare i conti con ciò che l’Italia tradizionale è stata per secoli: misogina, bigotta, chiusa alle libertà (il divorzio è stato legalizzato mezzo secolo fa, l’interruzione di gravidanza anche meno).
La coscienza dei diritti, la laicità, la secolarizzazione della Chiesa, la lotta di liberazione delle donne, non ultimo il benessere economico, sono stati tra i fattori che hanno lentamente sbullonato la macchina oppressiva della “famiglia tradizionale” idealizzata dalla nuova destra (per altro pullulante di divorziati). Non si può cianciare ogni due minuti di “valori tradizionali” e poi postare, inorridendo, una processione di donne in nero del nostro Sud.
La libertà delle donne è tutt’altro che un valore tradizionale. Ed è soprattutto l’odiata sinistra, a partire dalle lotte delle mondine, ad avere levato il velo alle italiane. La storia, ammesso si abbia voglia di leggere un libro, a volte aiuta.

giovedì 4 settembre 2025

Per certi versi…

 


 


Sono passati già dieci anni da questa terribile foto, preludio della scomparsa della civiltà, dell’umanità da questo sgangherato pianeta. 

Dieci anni fa questo bimbo provocò un’enorme sdegno comune, un pianto di cuori liberi che scosse le menti degli idioti al potere. Ma la nostra comune nemica, madame Assuefazione, lavorò subliminalmente, come un batterio, ovattando quasi alla perfezione i moti naturali e di pensiero capaci di farci inorridire, provocando moti quasi insurrezionali. Oggi, a dieci anni di distanza, insonorizzati come siamo, restiamo inerti ed inermi dinnanzi al martirio di migliaia di compagni di questo bimbo, imbrigliati da plotoni di idioti al potere indaffarati a cercare il nemico per spendere miliardi in armi, proteggendo quella che, secondo loro, è l’unica democrazia del medio oriente di stokazzo! Barbarie e barbari hanno preso il sopravvento, tra somme idiozie e torpori insufflati da media condiscendenti. Quel bimbo fu monito inascoltato, grida nel deserto, preannunzio di sciagure epocali già in atto graniticamente. 

Fine del nepotismo

 


Quattrocentomila euro all’anno, sgombrando finalmente il campo da vaghe idee di nepotismo, perché questo è ragazzo capace, ideale per la presidenza dell’Aci, e non c’entra nulla il fatto che di cognome faccia La Russa! E pure Geronimo!

L’Essenza

 


Ecco l’utilità, l’essenza, la fragranza del cinema! The voice of Hind Rajab” che racconta gli ultimi giorni di vita della piccola palestinese Hind, uccisa, assassinata a Gaza, riscuote un’ovazione di oltre venti minuti, scuote coscienze, rendendo sempre più netta la differenza tra normodotati e orchi aguzzini, tra persone sane di cuore e balordi silenti come la nostra, la loro premier. Film prodotto da Joaquin Phoenix, quest’opera un giorno potrebbe lenire il disprezzo di chi ci succederà quaggiù, visto che saranno attoniti nel comprendere come nessuno dei cosiddetti potenti fece qualcosa per evitare questo genocidio, a parte dichiarazioni fetecchie che lasciano il tempo che trovano perché pronunciate da idioti misteriosamente ancora al potere.

Natangelo