domenica 13 luglio 2025

L'Amaca

 

La matematica umorale
di MICHELE SERRA
Ma come li calcola, Trump, i dazi? Esiste un criterio, se non certificabile, comprensibile? Una cosa tipo: base dipartenza 15 per cento uguale per tutti, moltiplico per 3,14 se il Paese in questione mi disobbedisce, diminuisco, ma solo di un tantinello, se mi obbedisce? Esisterà uno staff di calcolatori di dazi, economisti, studiosi dei flussi commerciali, consiglieri strategici, che consegna ogni mattina al presidente un foglietto con qualche cifra scritta a matita, e una gomma per cancellare e correggere?
Oppure un criterio vero e proprio, sebbene arbitrario, non esiste, e tutto è come sembra essere, ovvero decide lui a seconda di come gli gira, spara numeri a casaccio, tira a indovinare? Ieri è arrivato, nel folle garbuglio di percentuali, anche il 30 per cento per l’Europa, una new entry: prima non si era mai sentita o forse, come è giustificabile, ci era sfuggita. Tutte le cifre comprese tra lo zero e il cento sono apparse, negli ultimi mesi, sulle prime pagine dei giornali. Ci siamo abituati a scorrere quei titoli distrattamente, tanto è volubile la matematica umorale di questo signore che sembra caduto sulla Terra dal più minaccioso e malfamato pianetino di tutte le galassie, e invece è banalmente un affarista americano molto spericolato, e molto chiacchierato, al quale i popoli dell’Interno, per fare dispetto agli odiati popoli delle due Coste, hanno affidato il Paese più ricco e più armato del mondo.
Se l’Europa avesse, della Cina, almeno la saldezza psicologica, avrebbe evitato di sussultare o gioire o abbattersi ad ogni variazione di percentuale. Avrebbe detto a quell’omone anziano, litigioso, bizzarro, non credibile: guardi, prima si metta d’accordo con se stesso e ci presenti, nero su bianco, qualcosa di cui discutere. Fino a che blatera di percentuali dette alla rinfusa, non possiamo risponderle niente di serio.

sabato 12 luglio 2025

Numeri mefitici



Lo ha dichiarato l’Onu: in 40 giorni sono stati assassinati 800 palestinesi che stavano cercando aiuti alimentari; 800 morti, ovvero 16 pullman stipati. E l’Europa fa finta di nulla, e la ducetta idem. E la nausea aumenta. Vergognatevi balordi!

In buone mani

 


Alla fine, dopo averlo venerato, omaggiato, ossequiato, il pazzo Biondastro ha inflitto il 30% di dazi all'Europa, evidenziando la pochezza, la superficialità, l'inadeguatezza della nostra classe politica, non solo italica, ma dell'intero continente. 

Somari in mano ad uno squilibrato, questa è la realtà. 

Una figuraccia epocale per tutta la casta destrorsa al potere, in particolare modo per lei, la nostra ducetta, sempre a correre al capezzale del suo sovrano amerigano, dopo che il precedente a questo le aveva baciato la nuca, impegnata, da granitica ciociara, sempre e costantemente a difendere i biondastri miasmi, le frescacce quotidiane, a riverire l'entourage politico di contorno a stelle e strisce degno di un film comico degli anni 30, una banda di idioti ondivaghi, di fanatici pericolosi, di usurpatori della democrazia. 

Non esiste più la politica estera né europea né tantomeno italica! 

Al suo posto un'orda d'incapaci, capitanati dal Tajani ex cameriere al soglio del defunto Puttaniere, di scodinzolanti cagnolini pronti ad esaudire i desideri dell'instabile psicologicamente, pronti ad armarci con armi USA, a comprare gas d'oltre oceano a prezzo doppio rispetto ad altri, pronti a indossare cilicio e a fustigarci come l'Intronato richiede. 

Caro Biondo hai messo i dazi al 30%?  Sappiamo che è tutta una mossa finanziaria per arricchirti ancora di più, con le borse che ora crolleranno, mentre tu acquisterai titoli, per poi tornare sui tuoi passi e vederli ripartire a razzo! Ma tolto questo: i tuoi concittadini smaniano a venire in Europa? Benissimo: cento euro al giorno di tassa di soggiorno! Si hai capito bene: 100 euro pro die. E se no rimangano a casa, a gustarsi il cesso di George, unico cimelio che avete.Ah dimenticavo! Barche a stelle e strisce nei nostri mari? Duemila euro al giorno! Senza sconto. 

Sappiamo bene inoltre che tutto questo mefitico agire deriva dal fatto che siete prossimi al default finanziario, che la vostra nazione ha un abnorme debito mondiale, e non sapete come fare per diminuirlo. 

Resta chiaro però che ne abbiamo i coglioni pieni di voi e del vostro smargiasso agire!  

Pronta risposta!

 



Devotamente

 



Natangelo

 



Lucidamente

 

L’occidente del dio Thor e il multipolarismo Brics
DI ELENA BASILE
L’Occidente collettivo è riuscito in una operazione egemonica difficile da smantellare. La creazione di nemici ad arte – principalmente Putin e il terrorismo – ha permesso una narrativa, trionfante nell’intero spazio politico-mediatico, che ha ormai penetrato le coscienze. La società civile è pronta a dare il suo consenso a una maggioranza in grado di distruggere lo Stato sociale europeo per comprare armi americane e prepararsi alla guerra contro una potenza nucleare. Peggio: malgrado qualche piccolo rimpianto moraleggiante, condivide il supporto dei governi statunitense ed europei al genocidio a Gaza, voluto – si afferma – dai terroristi di Hamas.
Thor, il mitico Dio scandinavo della guerra, è adorato in Occidente. Secondo l’antropologo Emmanuel Todd, l’evangelismo statunitense post-cristiano e l’ebraismo ultraortodosso post-ebraico sarebbero due risposte religiose alla fine dell’ideologia: l’etica del lavoro e del sacrificio tipica delle società protestanti e dell’ebraismo tradizionale. Oggi si celebrano la forza, la guerra e l’arbitrio.
Scrivo libri di narrativa in quanto mi interessa mettermi nei panni degli altri, mi affascina l’umanità nelle forme molteplici in cui si manifesta. Ultimamente sono ossessionata dai ragazzi ucraini che si nascondono per non andare al fronte, cioè incontro alla morte o ad amputazioni di arti. Tremano nascosti e sperano in un miracolo. Difficile sfuggire ai rastrellamenti dell’esercito. Immagino cosa provino quando leggono che gli analisti pantofolai occidentali affermano con la solita spocchia che la guerra continuerà, come minimo, fino al 2026. E loro in questo lasso di tempo si giocano la vita.
Stesso discorso, mi direte, potrebbe essere fatto per i soldati russi. Certo, poco credo al patriottismo. Ungaretti, Moravia, Pasolini hanno già detto tutto sull’animo umano e sulla retorica militarista. Eppure c’è una differenza enorme. I russi muoiono in percentuali minori, grazie a una strategia offensiva molto cauta, sono militari sedotti da laute paghe. Infine, ed è questa la diversità principale: i giovani ucraini muoiono perché la loro classe dirigente si è svenduta a interessi occidentali, ha rifiutato la neutralità, l’applicazione degli accordi di Minsk, un futuro di sviluppo economico vicino all’Europa e alla Russia. I russi danno la loro vita al fronte affinché la Federazione russa non venga smantellata e data in pasto alle multinazionali statunitensi. Possono nutrire almeno l’illusione di morire per il benessere dei loro figli.
Intanto in Medio Oriente i martiri di Gaza tormentati dalla fame, dalle malattie, dalle amputazioni in ospedali fatiscenti, dal panico per i bombardamenti costanti, straziati dai lutti, accolgono la morte come una liberazione. Nei talk show ancora si nega il genocidio; i governi europei esprimono solidarietà a Netanyahu; e la gente ingoia, non sapendo come reagire e non credendo che il Pd, se andasse al potere, farebbe qualcosa di molto differente.
Il 17° vertice dei Brics (6-7 luglio a Rio de Janeiro, sotto presidenza brasiliana, metà della popolazione e 40% del Pil mondiale) riunisce gli emergenti, il Sud che rifiuta un egemone privo di potere economico e autorevolezza morale. Chiedono un mondo multipolare, nel rispetto delle diversità delle civiltà, delle culture e delle forme di governo. Si appellano ai principi della Carta delle Nazioni Unite (senza doppi standard). Chiedono una riforma all’insegna del multilateralismo politico ed economico, affinché le istituzioni siano più eque e rappresentative. Sono prudenti, attenti alle possibili rappresaglie del camorrista internazionale (gli Usa) che minaccia gli Stati, come Brasile, India, Arabia Saudita e Turchia, se troppo si avvicinano alle posizioni russe o cinesi (qual era la cantilena favorita fino all’arrivo di Trump? “L’Ucraina ha il diritto di entrare nella Nato”). Infatti Xi e Putin sono assenti. Il vertice prende posizione contro i dazi e le sanzioni unilaterali, per il ripristino della tassa del 15% sui profitti delle multinazionali Usa. La condanna degli attacchi a Teheran e del genocidio di Gaza è in agenda. Viene riaffermata l’esigenza di un allontanamento dal dollaro e sottolineato il ruolo della Banca di Sviluppo di Shangai per il finanziamento dei progetti strategici. Si ripropongono le politiche multilaterali per il controllo del clima, le epidemie sanitarie, transizione digitale e l’IA. Non vi sono dichiarazioni politiche chiare contro l’imperialismo statunitense né passi avanti concreti nella sfida all’esorbitante privilegio del dollaro. Gli emergenti, Cina in testa, possono aspettare. L’economia farà il suo corso: il mondo è già multipolare e lo slittamento del potere economico, politico e morale verso la Cina e il Sud viene negato solo da noi.