mercoledì 18 giugno 2025

Penna tra balordi

 

Comandano loro
DI MARCO TRAVAGLIO
Oltre alla personalità criminale di Netanyahu, l’attacco impunito di Israele all’Iran in base a fake news degne delle armi di distruzione di massa di Saddam rivela quanto è potente il Partito Unico della Guerra (Pug): la piovra trasversale che controlla il mondo e riesce persino a piegare il braccio del presunto “uomo più potente del pianeta”, che evidentemente non lo è. Il Pug, che ingrassa sui conflitti presenti e futuri, s’è messo subito all’opera dopo la vittoria di Trump, ingenuamente convinto di chiudere quelli in Ucraina e Medio Oriente schioccando le dita fra una lusinga e una minaccia. Che Trump fosse sincero lo dimostra il fatto che ci ha provato in ogni modo, avviando negoziati là dove parlavano solo le armi. Poi il suo dilettantismo e il caos cacofonico dei suoi troppi negoziatori hanno fatto il gioco del Pug ben infiltrato nel deep state Usa e nelle cancellerie Ue, che si sono saldate a Netanyahu e Zelensky, due leader sconfitti e disperati, perciò pronti a tutto pur di non perdere il potere: anche a tirare Trump per i capelli in guerre sempre più mondiali, mettendo vieppiù in pericolo i loro popoli e il mondo.
Quando Zelensky ha attaccato la triade nucleare russa, sperando invano in una reazione furibonda di Putin che trascinasse gli Usa nella guerra diretta, Trump l’ha scaricato. Ma quando Netanyahu l’ha messo dinanzi al fatto compiuto della guerra all’Iran prima del nuovo round negoziale, ha preferito intestarsi banditescamente un’operazione non sua pur di non apparire scavalcato. Così, per non sembrare debole, è diventato debolissimo e il terrorista Bibi lo tira sempre più dentro la sua guerra privata senza strategia. L’esultanza dei media mainstream per i negoziati trumpiani sinora falliti è il sospiro di sollievo del Partito della Guerra, camuffato da europeismo democratico: c’è persino chi rimpiange Biden & Harris, come se non governassero loro nei primi 15 mesi di sterminio a Gaza e di attacchi a Cisgiordania, Libano, Yemen, Iraq, Siria e Iran (il 1° aprile 2024, in piena età dell’oro bideniana, Israele rase al suolo il consolato iraniano a Damasco uccidendo 16 persone e provocando la rappresaglia, peraltro contenuta, degli ayatollah). È lo stesso ghigno sfoderato dal neocon superstite Bill Kristol, intervistato da Rep, che spera nel tramonto del sogno trumpiano di “non essere un presidente di guerra, ma di accordo” e se la ride perché “la visione neocon resta abbastanza forte” e “sta tornando anche in Europa: dieci anni fa la Germania pensava di aprire un gasdotto con la Russia, adesso si sta riarmando e sta aiutando l’Ucraina”. Ieri il cancelliere Merz ha detto che “Israele in Iran fa il lavoro sporco per tutti noi”. Noi aspettiamo sempre qualcuno che gli dica: “Parla per te, stronzo”.

L'Amaca

 

Purtroppo ci dicono tutto
di MICHELE SERRA
Non ci dicono mai niente” è il mantra mezzo piagnucoloso mezzo irato dei complottisti. Significa che il potere (oscuro e malvagio per sua natura) ci tiene nascosto lo stato delle cose. Per fare i suoi porci comodi nell’ombra e nel silenzio, e a nostra insaputa.
Non vorrei che stesse arrivando — rimedio peggiore del male — l’epoca del “ci dicono tutto, non ci tengono nascosto più niente”.
Nei rapporti tra i potenti del mondo (ultimo esempio il G7 in corso in Canada) non c’è scambio di battute, frase cordiale, scazzo improvviso che ci venga risparmiato, spesso con un tweet, come nelle chat tra compagni di scuola. Quello che se ne va irritato, l’altro che non gradisce, le asprezze reciproche, i momenti imbarazzanti, le porte che sbattono, le illazioni malevole dell’uno sull’altro: tutto accade in favore di pubblico, e quasi sempre sono gli stessi protagonisti a darne conto con coloriti dispacci sui social.
Nei tempi andati accorte e silenziose trattative diplomatiche preparavano, come sola concessione al pubblico, la foto ufficiale di governanti e ministri che si stringono la mano a cose fatte, e dopo avere lavato i panni sporchi nelle segrete stanze. Ora che tutto viene spiattellato minuto per minuto, il rischio è che la sola cosa che non cambia sia il sentimento di impotenza di chi aspetta, fuori dalla porta, di sapere che cosa hanno deciso i potenti mentre il mondo trema. Prima ci si sentiva impotenti perché esclusi e all’oscuro, ora perché chi è dentro il Palazzo fa di tutto per perdere autorevolezza e screditare se stesso. La comunicazione social di Trump, per esempio, è molto peggiore di quella di Totti e Ilary ai tempi della separazione.

Grande mediatore

 




Chissà che crasse risate si saranno fatti! 

Avran pensato che anche il lattaio s’interessa di strategia politica!

martedì 17 giugno 2025

Sette nani



In apparenza parrebbero sette nani, nani della politica, anzi, della Politica, nani delle sinergie sociali, della condivisione delle risorse, nani ottusi nella visione del futuro, nani delle politiche giovanili, nani nella ridistribuzione delle ricchezze, nani riguardo alla giustizia tra le nazioni, un tempo diretta dall’Onu, divenuto oramai circo internazionale. 
A guardar bene invece sono dei giganti: giganti nel sopruso, nella sopraffazione, nel difendere sempre il vero stato canaglia spacciato per democratico - di ‘sta fava - di cui prendono sempre, pure durante questa pagliacciata spacciata per G7, le parti, rendendo legalizzato il sopruso, l’aggressione, il genocidio, la detenzione non autorizzata di armi atomiche. E questo solo in nome e per conto del Profitto, il loro Dio, la loro vera missione. Non potrà durare ancora per molto questa insulsa ed insana sceneggiata. Anche la Nemesi, a lungo andare, interverrà portando dolori e rivalse che scacceranno dal tempio questi imbranati mercanti del nulla.

Tranquilli, se ne vanno!

 



Pensieri

 


Natangelo