martedì 10 giugno 2025

Ragogna!

 



Dacci il mainstream!

 



Natangelo

 



Lettera al bimbo

 

Se questo è un bimbo a Gaza-inferno
DI CHRIS HEDGES
Caro bambino. È mezzanotte passata. Sto volando a centinaia di chilometri orari nel buio, a diecimila metri di quota sopra l’oceano Atlantico. Mi sto recando in Egitto. Sarò alla frontiera con Gaza, a Rafah. Vado lì per te.
Tu non sei mai salito su un aereo. Non hai mai lasciato Gaza. Conosci solo strade stracolme di gente e vicoli. Le casupole di cemento. Conosci solo le barriere di sicurezza e le recinzioni pattugliate dai soldati che circondano Gaza. Gli aerei ti terrorizzano. I jet da combattimento. Gli elicotteri d’attacco. I droni. Si librano nel cielo sopra di te. Sganciano missili e bombe. Esplosioni assordanti. Il terreno che trema. Edifici che crollano. I morti. Le urla. Le grida soffocate d’aiuto da sotto le macerie. Non c’è tregua. Giorno e notte. Intrappolati sotto i cumuli di calcestruzzo in frantumi. I tuoi compagni di gioco. I tuoi compagni di scuola. I tuoi vicini. In un niente, spariti. Vedi i volti terrei e i corpi flosci quando vengono tirati fuori.
Io sono un giornalista. Fa parte del mio lavoro vedere tutto questo. Tu sei un bambino. Tu non dovresti mai vederlo.
Il tanfo della morte. I cadaveri che marciscono sotto i pezzi di calcestruzzo. Trattieni il respiro. Ti copri la bocca con un pezzo di stoffa. Cammini più veloce. Il tuo quartiere è diventato un cimitero. Tutto quello che ti era familiare è scomparso. Ti guardi attorno attonito. Ti domandi dove sei.
Hai paura. Un’esplosione dopo l’altra. Piangi. Ti aggrappi a tua madre o tuo padre. Ti copri gli occhi. Vedi la luce bianca del missile e aspetti lo scoppio. Perché uccidono i bambini? Che avete fatto di male? Perché nessuno vi protegge? Rimarrai ferito? Perderai una gamba o un braccio? Ti ritroverai cieco o su una sedia a rotelle? Perché sei nato? Perché avessi una vita bella? O perché vivessi questo? Crescerai? Sarai felice? Come farai senza i tuoi amici? Chi sarà il prossimo a morire? Tua madre? Tuo padre? Un fratello o una sorella? Qualcuno che conosci sarà ferito. Presto. Qualcuno che conosci morirà. Presto.
La notte giaci al buio su un freddo pavimento di cemento. I telefoni sono staccati. Internet non funziona. Non sai che succede. Ci sono lampi di luce. Le mura tremano per gli scoppi continui. Si sentono urla. Non finisce mai.
Quando tuo padre o tua madre vanno a cercare da mangiare o l’acqua per bere, aspetti. Quella morsa terribile nello stomaco. Torneranno? Li vedrai di nuovo? La tua casetta sarà la prossima? Le bombe ti troveranno? Questi sono i tuoi ultimi attimi sulla terra?
Bevi acqua sporca e salata. Ti fa star male. Ti duole la pancia. Hai fame. Le panetterie sono distrutte. Il pane non si trova. Mangi una volta al giorno. Un po’ di pasta. Un cetriolo. Presto questo ti sembrerà un banchetto.
Non giochi con la tua palla di pezza. Non fai volare il tuo aquilone di fogli di giornale.
Hai visto i giornalisti della stampa estera. Indossiamo giubbotti antiproiettile con la scritta «press». Portiamo un casco. Abbiamo telecamere con noi. Guidiamo jeep. Arriviamo dopo un bombardamento o una sparatoria. Ci sediamo a lungo per un caffè e parliamo con gli adulti. Poi ce ne andiamo. Di solito non intervistiamo i bambini. Ma qualche volta io l’ho fatto, quando a gruppi ci attorniate. Ridendo. Indicando. Chiedendoci di farvi una foto.
Io sono stato bombardato dai caccia a Gaza. Sono stato bombardato in altre guerre, guerre avvenute prima che tu nascessi. Anch’io ho avuto tanta, tanta paura. Ancora me lo sogno. Quando vedo le immagini di Gaza, queste guerre mi tornano in mente con la forza di un tuono e dei lampi. Penso a te.
Tutti noi che l’abbiamo conosciuta odiamo la guerra sopra ogni altra cosa per quello che fa ai bambini.
Io ho cercato di raccontare la vostra storia. Ho cercato di dire al mondo che quando si mostra crudeltà verso delle persone, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, decennio dopo decennio; quando si negano la libertà e la dignità delle persone; quando le si umilia e le si intrappola in un carcere a cielo aperto; quando le si uccide come fossero bestie: le persone si inferociscono. Fanno agli altri quello che è stato fatto a loro. L’ho detto ripetutamente. L’ho detto per sette anni. Pochi hanno ascoltato. E ora eccoci qui.
Ci sono coraggiosissimi giornalisti palestinesi. Dall’inizio di questi bombardamenti ne sono stati uccisi più di cento. Sono eroi. Così come i medici e gli infermieri nei vostri ospedali. Così come gli operatori delle Nazioni Unite, oltre duecento dei quali morti1 . Così come gli autisti delle ambulanze e i paramedici. Così come le squadre di soccorritori che sollevano le lastre di calcestruzzo con le mani. Così come le madri e i padri che vi fanno scudo dalle bombe.
Ma noi non siamo lì con voi. Non questa volta. Non possiamo entrare. Siamo bloccati fuori.
Giornalisti di tutto il mondo stanno arrivando al posto di frontiera con Gaza. Stiamo venendo lì perché non possiamo rimanere a guardare questa carneficina senza fare niente. Stiamo venendo perché ogni giorno muoiono centinaia di persone, compresi molti bambini. Stiamo venendo perché questo genocidio deve finire. Stiamo venendo perché abbiamo dei figli piccoli. Come voi. Preziosi. Innocenti. Amati. Stiamo venendo perché vogliamo che viviate.
Spero che un giorno potremo incontrarci. Tu sarai un adulto. Io sarò un vecchio, anche se rispetto a te sono già vecchissimo. In sogno ti vedo libero e al sicuro e felice. Nessuno cercherà di ucciderti. Volerai su aerei pieni di persone, non bombe. Non sarai intrappolato in un campo di concentramento. Vedrai il mondo. Crescerai e avrai dei figli. Diventerai vecchio. Ricorderai queste sofferenze, ma saprai che significano che devi aiutare gli altri che soffrono.
Questa è la mia speranza. La mia preghiera.
Noi non siamo stati capaci di proteggervi. Questa è la colpa terribile che ci portiamo appresso. Ci abbiamo provato. Ma non a sufficienza. Verremo a Rafah. Molti di noi. Noi giornalisti. Staremo alla frontiera con Gaza per protestare. Scriveremo e faremo riprese. Questo sappiamo fare. Non è molto. Ma è qualcosa. Racconteremo di nuovo la vostra storia.
Magari sarà sufficiente per guadagnarci il diritto di chiedervi perdono.

Al solito non fa una piega!

 

L’asticelly
DI MARCO TRAVAGLIO
Fra i tanti errori commessi da chi ha promosso i cinque referendum miseramente falliti ieri, non c’è quello di averli promossi. Quando nacque l’idea, i cinque quesiti furono pensati come vagoni da agganciare alla locomotiva dell’Autonomia differenziata: la secessione dei ricchi che avrebbe mobilitato la maggioranza degli elettori, anche al Sud. Rottamata la motrice, per la bocciatura della Consulta alla legge Calderoli, le carrozze sono rimaste senza traino. Ma non si potevano più ritirare i quesiti superstiti: tutti importanti, soprattutto sul lavoro, ma per un numero troppo esiguo di elettori. Che a votare vanno ancora, anche ai referendum, ma solo quando si riesce a mobilitarli su temi cruciali e con campagne chiare: per tagliare i parlamentari (anche se non c’era quorum) nel 2019 votò il 51,1%, contro la privatizzazione dell’acqua e il nucleare nel 2011 il 54,8. Ma il mondo del lavoro è troppo frastagliato per trascinare alle urne un italiano su due contro l’ignobile Jobs Act. E la cittadinanza breve agli immigrati interessa perlopiù ai soliti radicali fuori dal mondo. Però la sconfitta, pur scontata, poteva essere un blasone da anime nobili. Invece è diventata una farsa quando la Schlein e i suoi han cominciato a vaneggiare di “asticelle” per trasformarla in una vittoria e persino in una spallata al governo Meloni (che non c’entra nulla con le norme che si volevano abrogare). Un penoso tentativo di nascondere la tragicomica contraddizione del Pd che chiedeva di abrogare una legge fatta dal Pd.
L’idea malata era che, superando i 12 milioni di Sì, si sarebbe sorpassata la Meloni. Quindi, siccome hanno votato in 15 milioni (quasi tutti per il Sì, salvo sulla cittadinanza), è stato un trionfo. Peccato che da oggi anche questo referendum sarà archiviato come un flop, mentre tutti rideranno all’idea che Pd, M5S, Avs, +Europa, ma anche Iv e Azione (che invitavano comunque a votare un po’ Sì un po’ No), dati da Ipsos al 49,6%, esultino per il 30. È la solita follia di sommare le mele, le pere e le patate, dimenticando che ogni elezione fa storia a sé. Nel 2016 Renzi invitò all’astensione sulle trivelle, poi votò il 31,1 e lui tra un ciaone e l’altro si illuse che il 68,9 rimasto a casa fosse tutta roba sua: infatti due anni dopo il suo Pd precipitò al minimo storico del 18,7. Ora è ancor più ridicolo appropriarsi di un misero 30% di votanti, dando l’idea che il centrosinistra sia tutto lì. O riattaccare la pippa del “si vince al centro” cara alla destra Pd, ai renziani e ai calendiani, peli superflui che non sarebbero decisivi neppure nei rispettivi condomini. Così com’è una barzelletta la destra che si appropria del 70% di astenuti solo perché Meloni, La Russa&C. spingevano il non voto. Ma questa gente ci è, ci fa, o si droga?

L'Amaca

 

Una cartolina da Mosca
di MICHELE SERRA
Non riesco a credere ai miei occhi.
Ovunque nei giardini e nei parchi donne e bambini passeggiano senza temere per la propria vita». Appena arrivato a Mosca il signor Errol Musk, papà del noto Elon, ha così espresso la propria ammirazione per la Russia, per Putin e per la straordinaria esperienza che gli è toccata in sorte: vedere mamme e bambini che vanno a passeggio senza temere per la propria vita.
Succede anche a Pavia, Salonicco, Chattanooga (Tennessee), Aix-en-Provence, Toledo, Brno, Comacchio, Oporto e (il calcolo non è ufficiale) in altre duecentosedicimilatrecentodiciannove città del mondo. Ma vuoi mettere in quale stato di ebbra felicità le mamme e i bambini vanno a spasso per Mosca, lanciando ghirlande di fiori ai passanti?
Musk senior è nella capitale russa per partecipare a un convegno di intellettuali nazionalisti panslavi capitanati da Dugin, tutta gente tosta convinta che la Russia debba gonfiare di botte l’Occidente ateo e debosciato, insomma i radical non chic dei quali non solo la Russia abbonda. Il buon Errol deve avere intuito di essere stato invitato non per il suo prestigio accademico e la sua fama intellettuale: è lì solo in quanto babbo del maggiore finanziatore di fascisti che il mondo abbia mai conosciuto, l’impulsivo e nevratile Elon, sire degli astri e dei messaggini. Per ricambiare, si sente in dovere di meravigliarsi per le condizioni prospere della metropoli che lo ha accolto. Ci sono anche marciapiedi, semafori, case anche di parecchi piani, perfino la luce elettrica.
Dimenticavo. Gli altri nomi maschili della dinastia dei Musk, ottenuti consegnando a IA l’equazione “Errol+Elon=X”, sono i seguenti: Elton, Egon, Elvis, Exor, Ettor, Eolo, Extra, Entox, Epis, Erpes, Efrem. Il fondatore della dinastia si chiamava Epam (diminutivo di Epaminonda).

lunedì 9 giugno 2025

Aggiunta



Caro Giorgio, scusa se ti disturbo, ma quaggiù ci sono tanti, troppi balordi, che si stanno intestando il mancato quorum referendario, come se i problemi proposti riguardassero solo alcune parti del paese. Pertanto Giorgio la tua sublime canzone Destra-Sinistra andrà modificata con aggiunte che riepilogo: 

Reintegrare chi viene licenziato illecitamente è di sinistra / mantenere il Jobs Act è di destra, del Bomba e della Picierno. 

Far stabilire al giudice l’indennizzo per un licenziamento in piccole imprese è di sinistra, dargli solo sei mensilità è di destra, del Bomba e della Picierno. 

In caso di danno dare la responsabilità anche al committente è di sinistra, salvarlo in caso di infortunio nei subappalti è di destra. 

Proteggere i licenziamenti ingiustificati è di sinistra, alleggerirne le garanzie è di destra, del Bomba e della Picierno. 

Dare la cittadinanza a chi da 5 anni lavora e paga le tasse è di sinistra, lasciargli logorare per dieci anni è di destra. 

Esultare come il Presidente del Senato dicendo che la sinistra è stata sconfitta e il campo largo è morto non è di destra né di sinistra: è puro fascismo. 

Ciao Giorgio e scusa ancora. Se vedi per caso Enrico e Sandro il Partigiano digli che mancano molto quaggiù, che se tornassero anche per qualche ora qualche tombino si ripopolerebbe. 

Un abbraccio!