Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 30 maggio 2025
Effettivamente
Un suicidio assistito
DI MARCO TRAVAGLIO
Quanti fiumi di parole inutili, anzi dannose, sulla pace in Ucraina pur di non arrivare mai al nocciolo della questione: e cioè che Nato, Ue e Kiev hanno perso la guerra, la Russia l’ha vinta, il tempo gioca a favore di Mosca e spetta agli sconfitti convincere i vincitori a smetterla con un’offerta che non possano rifiutare. Sennò i vincitori continueranno ad avanzare e gli sconfitti a perdere territori e vite umane. Il 18.12.2024 Zelensky, che cambia idea a seconda dell’ultimo con cui parla, ammise di non poter recuperare le cinque regioni occupate e annesse dai russi: da allora non riesce più a spiegare ai suoi soldati per cosa combattono e muoiono. Ora invece garantisce che non rinuncerà neppure alla Crimea, che il negoziato gliele ridarà come per miracolo e che “avremo una pace giusta solo dopo Putin”. Devono di nuovo avergli fatto credere che: 1) Putin ha i giorni contati, come tre anni fa, quando Zelensky giurò che era morto e quello che vedevamo era un sosia; 2) chi lo sostituirà sarà un sincero democratico, pacifista e amico di Kiev, che si ritirerà dai territori occupati con tante scuse e li restituirà dopo averli ricostruiti a proprie spese; 3) Zelensky potrà finalmente indire le elezioni rinviate un anno fa, rivincerle in carrozza, entrare nella Nato e nell’Ue, riarmarsi fino ai denti con tutta l’Europa e piazzare missili nucleari sotto le finestre del Cremlino fra gli applausi del nuovo inquilino. Come se nulla fosse accaduto.
A furia di drogarlo con promesse false e aspettative utopistiche, l’Ue dei finti amici sta spingendo l’Ucraina nella fossa: un lungo suicidio assistito, come lo definì tre anni fa Fabio Mini sul Fatto. L’unico vero amico di Kiev è quello che passa per suo nemico al soldo di Putin: Trump, che con i suoi modi buzzurri fu il primo alleato a dirgli la verità. Cioè che la guerra è persa, Kiev senza le armi Usa non regge due settimane e al negoziato non ha carte da giocare. Ora Zelensky accusa Putin di non voler negoziare perché non gli anticipa il suo “memorandum” prima del nuovo round del 2 giugno a Istanbul. Come se non conoscesse a memoria la posizione russa, sempre la stessa da oltre dieci anni: neutralità e smilitarizzazione di Kiev, stop all’allargamento della Nato a Est, “denazificazione” (che, al netto della propaganda, significa basta persecuzioni russofobe contro i russofoni), rinuncia ai territori occupati (che non sono tutti quelli annessi), fine delle sanzioni, assetti futuri di sicurezza per tutti. Su questo, cioè sulla sicurezza, l’Ucraina avrà ragione di pretendere garanzie serie contro futuri attacchi. Su tutto il resto c’è poco da trattare: solo da prendere atto della triste realtà. Non si può perdere ciò che si è già irrimediabilmente perduto: si può solo perdere ciò che si ha ancora.
L'Amaca
Il citofono per favore no
di MICHELE SERRA
Citofonare ai genitori di un assassino, poche ore dopo il crimine, e chiedere “avete chiesto perdono ai genitori della vittima?”, è cosa che perfino un magistrato inquirente non si sentirebbe autorizzato a fare. Un poco per rispetto, un poco perché quella domanda non aggiunge niente all’inchiesta: è solo una inutile impudicizia attorno a un argomento (il perdono) che è tanto serio e grave da non meritare che se ne chiacchieri in tre secondi, e con tanta inevitabile approssimazione.
Ma allora perché il tg1 di ieri lo ha fatto, perché molti giornalisti continuano a farlo, come e quando si è deciso che portare un microfono e una telecamera sotto un citofono, o ficcarlo sotto il naso di una persona appena coinvolta in un crimine, per carpire poche parole bofonchiate, spesso pronunciate in uno stato di prostrazione, faccia parte del mestiere di informare?
Può anche darsi che esista, anzi esiste sicuramente, un pubblico di bocca buona che non vede l’ora di vedersi rovesciare addosso l’emotività a badilate, e il dolore in diretta. Gli piace. Ne gode. Ne ha perfino il diritto, perché tutti i gusti son gusti. Ma un telegiornale, santo cielo, lo si guarda per avere notizie. Seppure afflitti dalle dichiarazioncine in serie dei partiti, si conta sempre sulla possibilità di capire qualcosa di più su quello che succede nel mondo. E difficilmente il mondo si annida in un citofono.
L’informazione non è un accessorio, è un organo importante del corpo sociale. Lo spettacolo è un’altra cosa, e in genere si sceglie a quale assistere, a quale no.
giovedì 29 maggio 2025
Iscriviti a:
Commenti (Atom)




