lunedì 28 aprile 2025

E i beoti muti



A chi dice che questa fetida aria non sia pericolosa, e per fortuna il Presidente della Repubblica ne è invece consapevole tant’è che il 25 aprile a Genova ha dichiarato “È sempre tempo di Resistenza!”, ecco le squallide dichiarazioni del sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti di FdI, proteggente la polizia che identificò  la mitica panettiera dopo che, eroicamente, espose il costituzionale striscione a favore dell’Antifascismo, fulcro, architrave, rotore della nostra Repubblica. Nelle stesse ore, indisturbati, senza che nessuno chiedesse loro di identificarsi, un manipolo di imbelli a Dongo, squallidamente, salutavano col braccio teso col contorno del “Presente!” in modalità “in memoria di quelloatestaingiù” parafrasando il Marchese del Grillo col “io so’ io e voi nun siete un caxxo!” 
Se sommiamo ciò alle ultime leggi liberticide c’è da preoccuparsi eccome, e si dovrebbe, fossimo sani di mente, scendere in piazza, bloccare tutto, attanagliare questo potere nero perdi sempre per imporre chiarezza, paventando lotte urticanti, al fine di proteggere la democrazia, mai come ora in pericolo a causa di tutti i rancorosi balordi che, lasciate le fogne, tentano di ammaestrarci, mandando pure in solluchero ignavi beoti, al fine  di normalizzare idee funeste, malevole ed indecenti.

Sull'arenile


 

Sai che...

 

...Associo questo film a qualcosa… ma non so a cosa…




Vamos Tomaso!

 

Cemento selvaggio, tornano quelli del “silenzio assenso”
DI TOMASO MONTANARI
Ma che bell’ambiente. Nella revisione del codice di beni culturali e paesaggio ecco il cavallo di Troia che depotenzia il ruolo delle soprintendenze e i controlli
Ci risiamo: è lo stesso, eterno copione. Da Berlusconi, a Renzi e oggi a Salvini: abbattere le odiate soprintendenze, sciogliere ogni vincolo che possa frenare l’arbitrio privato. E nel frattempo sterilizzarle, ridurle all’impotenza. Oggi il cavallo di Troia si chiama disegno di legge 1372, in discussione al Senato, e intitolato Delega al Governo per la revisione del codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di procedure di autorizzazione paesaggistica. Nell’introduzione si mente per la gola, ma non si riesce a trattenere il ghigno, affermando che la legge “rappresenta un passo importante verso una gestione più efficiente e moderna delle autorizzazioni paesaggistiche. La tutela del patrimonio culturale e ambientale deve rimanere un obiettivo primario, ma è necessario bilanciarla con l’esigenza di non paralizzare l’attività edilizia e urbanistica con procedure eccessivamente lente e complesse”. Una excusatio non petita, seguita da un’orgia di ipocrisia: bilanciare la tutela dell’ambiente con il cemento è come bilanciare la legalità con la mafia. Perché in Italia abbiamo un articolo 9 della Costituzione in cui si dice che la Repubblica tutela il paesaggio, cioè l’ambiente, e abbiamo un articolo 42 che dice che “L’iniziativa economica privata … non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno … all’ambiente”.
Perché questo è il punto: in un Paese come il nostro il cemento è un interesse privato, l’ambiente è l’interesse generale. E invece il ddl che cosa fa? Resuscita il vecchio mito dei palazzinari: il silenzio assenso. Se la soprintendenza non risponde entro un termine preciso, abbassato in alcuni casi a 30 giorni, allora si può procedere: ma la semplificazione amministrativa deve garantire l’interesse di tutti, non quello privato. Così il gioco è scoperto: le soprintendenze sono prive di personale e definanziate, e i cementificatori, amici degli stessi politici che fanno le leggi e tolgono i mezzi alla tutela, hanno via libera. E poi, alla prima alluvione, tutti a piangere sulla cementificazione che porta morti, e danni per miliardi.
Ma non basta. Il ddl modifica l’articolo 152 del Codice dei Beni culturali, che prevede che “nel caso di aperture di strade e di cave, di posa di condotte per impianti industriali e civili e di palificazioni nell’ambito e in vista” di “cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali”, “complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici” o di “bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze”, la soprintendenza debba esprimere parere vincolante.
Cioè se voglio piazzare una fabbrica davanti a una cattedrale, o una pala eolica sopra un albero secolare oggi devo passare per il parere di chi tutela i beni di tutti noi. Ma se passa questa legge, il parere sarà sì obbligatorio, ma non più vincolante: ergo i privati tireranno diritto, in un nuovo sacco d’Italia. Non basta ancora: il parere delle soprintendenze sarebbe carta straccia anche per gli interventi nelle aree tutelate per legge, come i “territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare; i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi; i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi … e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna; le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole”.

domenica 27 aprile 2025

Le questuanti



Dopo aver passato la notte a sgranare rosari, giaculatorie -San Giuliano fammi parlare col presidente americano- aver sguinzagliato i vari Sechi scodinzolanti, le due signore europee, una affamata e fremente di dilapidare 800 miliardi in armi, l’altra convinta di essere diventata l’ago della politica mondiale - ciao core! - si sono ritrovate un magro risultato in mano. Ursula un saluto alla “scusi mi si è fermato l’orologio, mi può dire che ore sono?” e Giorgia inseguendo Ciuffo Biondo con pennivendoli e ritrattisti al seguito è riuscita ad avvicinarlo in modalità “ahò ma tu non sei Geroni quello della 3C?” 
Tutte e due, verso sera, ritrovandosi, sono rimaste allibite, allorché qualcuno, timorosamente, ha spiegato loro che l’evento a cui avevano partecipato la mattina trattavasi del funerale del Papa. “Ma davvero?” attonite han replicato…

Sempre bellicista




Sintesi