Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 26 aprile 2025
Palloni gonfiati
“Avevamo un rapporto straordinario”: la grande famiglia (postuma) del Papa
DI TOMMASO RODANO
Giorgia, Salvini, Renzi e gli altri: ora che è morto sono tutti amici suoi
Giorgia Meloni. “Tutto il mondo lo ricorderà per essere stato il papa della gente, il papa degli ultimi. Mancherà anche a me, avevamo uno straordinario rapporto personale, molto più assiduo di quanto si vedesse, molto oltre i nostri ruoli istituzionali. Sono orgogliosa di averlo convinto a venire al G7, è la prima volta per un pontefice. È una delle cose che ho fatto in questi due anni e mezzo di cui vado più fiera. Lui teneva da parte disegni che mia figlia gli aveva regalato nel cassetto del suo ufficio. Era capace di piccoli gesti che erano straordinari”. (Francesco ha posto al centro del suo magistero l’accoglienza dei migranti, la critica al neoliberismo e all’individualismo esasperato, l’attenzione ai poveri, la denuncia del cambiamento climatico e soprattutto la “scomunica” del riarmo. Praticamente il contrario dei valori della destra di governo)
Matteo Salvini. “Papa Francesco ha raggiunto la Casa del Padre”, con tre emoticon di mani congiunte in preghiera. (È lo stesso Salvini che nel 2016, da uno stand leghista, esibiva una sobria t-shirt con l’effigie di Bergoglio e lo slogan: “Il mio papa è Benedetto”)
Carlo Nordio. “Nella sua grande misericordia, Francesco era molto sensibile alle sofferenze dei carcerati. Nel suo nome lavoreremo per rendere il sistema penitenziario sempre più umano”. (Da quando è Guardasigilli, Nordio ha ostacolato le misure alternative alla detenzione, sostanzialmente ignorato l’emergenza suicidi e ha messo in pratica l’ideologia securitaria che è uno dei distintivi della cultura politica del governo Meloni)
Matteo Piantedosi. “Lo stesso Papa Francesco affermò in più occasioni come non si potesse accogliere illimitatamente, ma che l’accoglienza dovesse essere ragionevole per potersi tradurre in reale integrazione”. (Bergoglio, tra le altre cose, commentò la tragedia di Cutro con parole lapidarie: “Dio ce ne chiederà conto”. Sostenere che fosse a favore di politiche restrittive sull’immigrazione è un pensiero lisergico)
Maurizio Gasparri. “Il papa non ha mai piegato la testa davanti a nessuno, ha rappresentato le sue idee. Alcuni le hanno rispettate quando gli facevano comodo e le hanno ignorate quando non erano utili al loro disegno. Parlo soprattutto della sinistra che è papista a fasi alterne”. Manolo Lanaro, giornalista de ilfattoquotidiano.it, gli domanda: “Perché non cita le frasi sui migranti e sul riarmo che voi non avete seguito?”, Gasparri: “Quando la incontrerò in chiesa condividerò i miei argomenti con lei, non la vedo mai in chiesa. Le nostre non sono incoerenze, siamo per la pace”. Altra domanda: “Ma voi non avete sostenuto ReArm Europe?”. Gasparri: “Le faccio sapere la mia parrocchia”.
Paolo Gentiloni. “Papa Francesco mostrava una cristiana compassione per i politici”. (Talmente compassionevole con i politici che nel 2022 disertò il forum Mediterraneo: “Se c’è Minniti, non vado”. Marco Minniti, da ministro dell’Interno, fu l’artefice degli accordi con la Libia per trattenere i migranti nei lager. Indovinate chi era il premier? Gentiloni)
Matteo Renzi. “Uscivo in incognito da Palazzo Chigi con una utilitaria, ed entravo in Vaticano per dialogare con Papa Bergoglio. (…) Tutte le volte che finivamo di parlare mi accompagnava fino alla macchina. (…) (dopo il referendum) Mi inviò una commovente lettera scritta a mano, con la bellissima calligrafia che lo contraddistingue e che inizia con l’espressione ‘Caro fratello’. Mi invita a rialzarmi”. (Commovente. Chissà se anche al papa venuto “dalla fine del mondo” Renzi ha detto che andrebbe “aiutato a casa sua”).
Emma Bonino. “Mi disse: ‘Sono vecchio, morirò. Continua tu le nostre battaglie’”. (Qui c’è lo zampino del titolista della Stampa, che ha dato un taglio peculiare all’intervista. Ma da che battaglie partiamo? Aborto? Eutanasia? Marijuana?)
Elena
Francesco, Von der Leyen e tutti i nuovi (falsi) amici
DI ELENA BASILE
Nella mistificazione mediatica globale, Francesco, il Papa oscurato, delegittimato, odiato dai cattolici integralisti, dalla destra e dagli Israeliani, dalla falsa sinistra russofoba è divenuto con la sua morte il carro vincente sul quale salgono tutti. Cinici pennivendoli che avrebbero voluto il Papa esprimesse parole d’odio mascherato a difesa dell’Occidente suprematista contro i musulmani o la chiesa russa ortodossa, a favore delle democrazie contro le autarchie, politici incompetenti che volevano le loro politiche fasciste contro i migranti venissero giustificate da ordine e sicurezza nazionale, opinionisti che mal sopportavano la sincerità disarmante di Francesco sulla Russia, sui crimini di Israele, oggi contribuiscono alla mielata retorica con cui si inneggia al Papa amico degli umili, tanto ormai non può più nuocere e può essere utile strumento di propaganda. Ascoltare la presidente Von der Leyen lodare Papa Francesco ci fa palpare come la macchina capitalistico-mediatica si muova inghiottendo il pensiero diverso, trasformando ogni possibile opposizione in strumento del proprio potere.
Ai tanti democristiani, ai socialisti più propensi a riconoscere i crimini a Gaza che non quelli in Ucraina, mi capita di ricordare che si tratta degli stessi governi, degli stessi politici, degli stessi diplomatici: essi ci dicono di difendere libertà e democrazia in Ucraina e sono complici dei crimini di Gaza. Come potrebbero i criminali di Gaza travestirsi da democratici contro la Russia?
L’Europa giustifica la censura a fin di bene naturalmente in quanto noi, i democratici, dobbiamo difenderci dai nemici dittatoriali. Perora l’annullamento delle elezioni se a vincere è un seguace dei nostri nemici. Accetta il temperamento dei diritti umani per le popolazioni russofone in Ucraina come nei Baltici. Ricatta i Paesi candidati come la Serbia fermando il processo di adesione qualora essi non aderiscano alla politica contingente contro la Russia, sebbene possano essere idonei sulla base dei parametri dell’acquis. Bruxelles riscrive la storia e non riconosce il contributo dato dall’Unione Sovietica alla liberazione dal nazismo. Celebrare con i russi il 9 maggio la sconfitta di Hitler diviene reato. Il primo ministro slovacco Fico è redarguito da una burocrazia che non ha risolto il suo deficit democratico. Del resto anche la sottoscritta è stata insultata pubblicamente per aver presentato il suo libro: L’Occidente e il nemico permanente all’ambasciata russa, per avere parlato con l’ambasciatore russo. Vogliono che accettiamo l’idea che siamo già in guerra, che il prolungamento della legge marziale in Ucraina vada di pari passo con la costruzione di un’economia di guerra e la sospensione dei diritti democratici. Il riarmo, i corsi militari e la rieducazione dei giovani, far rinascere lo spirito guerriero di una generazione rammollita è divenuto un obiettivo che politici e intellettuali possono declinare in pubblico senza che i molti si stupiscano. Se si ragiona e ci si allarma, se si mette in dubbio che la Russia sia il nostro nemico oppure che il 7 ottobre autorizzi il genocidio di Gaza, si rischia di venire indagati come disfattisti, antisemiti, essere repressi e deportati come gli studenti stranieri delle università americane, denunciati e linciati mediaticamente come molti di noi qui in Europa senza che gli stessi amici intervengano a nostra difesa. Nei tempi più oscuri la vigliaccheria conformista dell’umanità emerge e una sordida voce alberga in ciascuno di noi: “Menomale che non sia capitato a me, forse è sua la colpa per essere oggetto di sanzione o ostracismo”. Non ne possiamo più di ripetere parole inutili di protesta contro gli orrori in Palestina di cui siamo tutti consapevoli e dunque complici. Non ne possiamo più di vedere queste macchiette da spettacolo, Macron e Starmer, che in tutto hanno 500 testate nucleari, preparare la guerra alla Russia che ne ha 6000.
Accettare un armistizio coreano per Mosca sarebbe venir meno ai suoi obiettivi: evitare le armi nucleari alla propria frontiera, farla finita con il Paese nazionalista e antirusso di Zelensky, avere garanzie che la guerra non riprenda in un prossimo futuro quando Ucraina e Europa saranno meglio armate. Putin fa da spalla a Trump in una tattica che per ora appare priva di visione strategica. Prende tempo auspicando che Washington riesca a imporre neutralità ucraina, riconoscimento dei territori e apertura di negoziato con un nuovo presidente eletto a Kiev. Se l’Europa è cobelligerante e fa di tutto per essere considerata tale, come potrebbe fornire le garanzie di pace? Soprattutto evitate di fare domande razionali a una politica che è tattica e podio per la sopravvivenza di politici che non rappresentano i propri popoli, ma rimangono a galla in virtù della loro genuflessione alle lobby che contano nelle oligarchie liberali.
Sana brezza
Un colpo di vento
DI MARCO TRAVAGLIO
Abbiamo insistito molto, da quando è morto papa Francesco, sulle appropriazioni indebite e i vilipendi di cadavere perpetrati dai politici italiani e stranieri, in una gara pressoché infinita di ipocrisia e mitomania. Ma non è detta l’ultima parola: oggi al funerale, complici l’emozione, la commozione e quel qualcosa che i credenti collegano al soprannaturale e i non credenti alla suggestione, potrebbe anche accadere il miracolo. Vent’anni fa, 8 aprile 2005, piazza San Pietro salutava un altro grande papa, Giovanni Paolo II, con 200 leader mondiali e 300 mila fedeli (più altri 2 milioni videocollegati in altre piazze di Roma). Mentre il cardinale decano Joseph Ratzinger, che di lì a undici giorni gli sarebbe succeduto, celebrava la Messa e pronunciava una strepitosa omelia, una potente brezza iniziò a sfogliare le pagine del Vangelo rosso poggiato sulla bara di legno. E lì, dinanzi a quella scena che nessun regista avrebbe potuto rendere meglio, anche il miscredente più impenitente vacillò. “Il nostro Papa – disse Ratzinger – è stato sacerdote fino in fondo, ha offerto la sua vita a Dio per le sue pecore e per l’intera famiglia umana… Non ha mai voluto salvare la propria vita, tenerla per sé: ha voluto dare se stesso senza riserve, fino all’ultimo momento per Cristo e così anche per noi… Il messaggio della sua sofferenza e del suo silenzio è stato così eloquente e fecondo”. E citò il Vangelo di Giovanni, là dove Gesù parla a Pietro, il primo pontefice: “Quando eri più giovane, andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Parole perfette anche per Francesco.
Visto che il meteo non lascia speranze di un diluvio purificatore, possiamo solo augurarci che oggi una parola, un gesto, un imprevisto, un colpo di scena o di vento lasci il segno nei potenti della terra intenti a celebrare se stessi, a mettersi in mostra a favore di telecamera, a misurare le distanze delle loro sedie da quelle altrui, a succhiare la ruota del carro funebre per arraffare like e consensi in conto terzi. Sognare una conversione di massa sarebbe troppo: miracoli così enormi non ne risultano neppure nei Vangeli. Ma un lampo di dubbio o di vergogna, al ricordo di una frase del Papa defunto, potrebbe toccare la mente e il cuore di chi regge il pianeta e indurlo a riflettere. E poi ad agire con un gesto di resipiscenza anche piccolo, al ritorno in patria: sulle politiche di guerra e di riarmo, sull’esecrazione della diplomazia, sui mutamenti climatici, sulle disuguaglianze, sul disprezzo dei deboli e delle minoranze, sulla repressione del dissenso, sulla violazione dei diritti umani. Non sappiamo se a papa Francesco siano già stati attribuiti miracoli: ma basterebbe quello.
L'Amaca
Ognuno ha i suoi impegni
di MICHELE SERRA
Pare che Trump si fermi a Roma solo poche ore perché nel pomeriggio di sabato è atteso nel suo golf club di riferimento in America. Il classico impegno irrinunciabile: è sabato, che diamine, il giorno più adatto per le attività ricreative.
Quelli che fanno la coda per “baciargli il culo” (parole sue) hanno modo di riflettere, e soprattutto di dotarsi di agende all’altezza di quella di Trump: lunedì ho il dentista, martedì non posso perché devo accompagnare mia figlia a judo, mercoledì ho il corso di cucina, il giovedì è dedicato a mia mamma che non sta bene, venerdì c’è il torneo di burraco.
Della supremazia americana sul resto del mondo si può pensare bene o male, dipende dalle opinioni; ma non si può che pensare male della mancanza di dignità che il resto del mondo, con poche eccezioni (la Cina perché è troppo grossa e troppo antica, la Russia perché è troppo imperialista e dunque troppo uguale all’America), mostra nei rapporti con gli Stati Uniti, anche da prima di Trump. Finché aspettano tutti di essere ricevuti o convocati, non se ne esce. Non è una relazione paritaria, specie adesso che la statura politica, umana e culturale del Presidente tutto suggerisce, tranne che reverenza. Basta sentire come parla (ha un vocabolario ridotto a quanto basta per ordinare un hamburger) per stabilire che Trump ha qualcosa da imparare da chiunque, anche dal reggente del più trascurabile staterello.
Come sarebbe bello, e come sarebbe nuovo, se gli altri governanti del mondo gli dicessero che sì, sono disposti a incontrarlo, non per dovere ma per buona educazione; ma compatibilmente con i rispettivi impegni, tutti ugualmente importanti e rispettabili, per non dare l’impressione che uno solo riceva, e gli altri siano in coda per essere ricevuti. Utopia. L’uguaglianza tra le Nazioni è un’utopia, tal quale l’uguaglianza tra gli esseri umani. Non per questo è meno giusta e desiderabile.
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