giovedì 10 aprile 2025

Asfaltando

 

Cretini da Nobel
DI MARCO TRAVAGLIO
Dopo aver fatto di tutto per oscurare la manifestazione dei 5Stelle e di tante associazioni contro il riarmo, i grandi media non riescono a smettere di parlarne. È una buona notizia: vuol dire che quella piazza piena ha lasciato un segno. Infatti sono tutti in lutto. Dicono tutti che quel diavolo di Conte, avendo una posizione esecrabile ma netta contro il riarmo, l’ha fatto apposta per mettere in difficoltà il Pd, che non ha una posizione perché ne ha più del Kamasutra. E a dirlo sono gli stessi che Conte lo danno sempre per morto e sepolto: come farà mai una salma a mettere in difficoltà chicchessia? Ma soprattutto: è colpa di Conte se i 5Stelle hanno una linea chiara e il Pd no? Il Pd una via d’uscita dall’imbarazzo ce l’avrebbe: scegliere una linea altrettanto netta sul riarmo, farla votare dagli organi preposti e poi perseguirla in tutte le sedi: interviste, votazioni parlamentari, congressi di Calenda e così via; e chi non ci sta è fuori. Ma è scartata a priori. È Conte che dovrebbe evitare di avere una linea netta per non imbarazzare il Pd che non ce l’ha: dire no al riarmo nei giorni pari e sì nei giorni dispari. E invitare i suoi parlamentari a votare un po’ sì, un po’ no, un po’ ni per non lasciare sola la Schlein.
Un altro refrain è la presa in giro di chi ha manifestato il 5 aprile per far credere che fossero tutti baluba. Il guaio è che in piazza c’era il premio Nobel Giorgio Parisi (meglio parlare della tiktoker De Crescenzo e dello youtuber Cicalone). E sul palco c’era, fra gli altri, lo storico Alessandro Barbero. Che fare? Luca Bottura, presunto umorista noto per non fare mai ridere, gli dà una bella lezione di storia postando un falso intervento di Barbero realizzato con l’AI, che gli fa dire l’opposto di quello che ha detto: le pazze risate. Mattia Feltri, altro spiritosone, si sfoga sulla Stampa: “Dalla mia casa romana ho ascoltato lo slogan più cretino di sempre: ‘Fuori la guerra dalla storia’”. Per forza, che ti vuoi aspettare da quegli idioti dei grillini? “Il popolo di Grillo è diventato il popolo di Conte ma non ha ancora imparato dalle proprie minchiate… Buttare la guerra fuori dalla storia può essere soltanto l’obiettivo di chi fuori dalla storia ci ha piantato le tende”. Feltri jr. non sa che la minchiata “Fuori la guerra dalla storia” l’ha inventata oltre un secolo fa la grande scrittrice e intellettuale pacifista austriaca Bertha von Suttner, talmente cretina che nel 1905 vinse il premio Nobel per la Pace (secondo Nobel a una donna dopo quello a Marie Curie): 104 anni prima che nascessero i 5Stelle. Ma non può essere lei che Feltri jr. ha sentito gridare: è morta nel 1914. Però uno vivo che ha ripetuto lo slogan c’è: “È l’ora di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’umanità prima che sia la guerra a cancellare l’umanità”. È quel cretino di papa Francesco.

Natangelo

 



L'Amaca

 

Nessuno che esca dalla fila?
di MICHELE SERRA
Va bene che la politica è sangue e merda, ma tracce di dignità, in quell’intruglio, possono sempre sopravvivere, come la pagliuzza d’oro nel fango. E a un presidente americano che dice che gli altri capi di governo sono tutti «in fila per baciargli il culo», sarebbe consolante che almeno uno, uscendo da quella fila, rispondesse: se lo baci da solo, signor presidente, o se lo faccia baciare dai suoi amici miliardari. Non conti su di me.
Non sono mai stato molto patriottico, ma l’idea che la presidente del Consiglio del mio Paese vada a rapporto da quel cafonaccio mi sembra, in questo quadro, umiliante. Destra e sinistra non c’entrano, c’entra (c’entrerebbe) la dignità. E se nessuno reagisce, la dignità diventa l’ultimo dei valori, qualcosa che, nel computo generale, conta molto meno del dazio sulle banane o sul burro di arachidi.
Quanto tempo deve passare perché qualche governo europeo convochi l’ambasciatore americano e gli domandi, in forma protocollare, ragione degli insulti e delle aggressioni verbali che Trump rivolge ai cosiddetti alleati? «Mi scusi ambasciatore, potrebbe chiedere al suo presidente se “ladri”, “parassiti” e “baciatori di culo” è solo una forma retorica partorita dopo un doppio bourbon, oppure è un giudizio politico?».
Perché se nessuno reagisce, almeno nelle forme e nei modi contemplati da diplomazia e rapporti internazionali, beh siamo autorizzati davvero a pensare che chi ci rappresenta non abbia a cuore la dignità del suo Paese. Abbiamo bisogno di governanti, non di baciatori di culo.

mercoledì 9 aprile 2025

Anonima scalante




Chi sarà mai questa signora? Anonima, silente, mimetizzata tra gli aurei scranni, la leghista Maria Cristina Cantù deve aver pensato - paradosso questo - a qualcosa che la facesse emergere tra i soloni leghisti - altro paradosso - escogitando un emendamento che la portasse sul proscenio del coacervo dei rapto arraffanti 49 milioni. E cosa ha cogitato? Di far ricadere i costi socio-assistenziali delle Rsa sulle famiglie e sugli enti locali, alleviando lo stato dalla cura dei fragilissimi per dedicarsi corpo e anima a prepararsi all’imminente guerra dilapidando una cinquantina di miliardi all’anno - ce lo chiede l’europadistokazzo!- 
Per fortuna, o per vergogna, l’emendamento è caduto in Commissione Bilancio. Resta la Cantù e l’enigma di ciò che rotea in solitudine dentro alla sua cervice depauperata da ragione, dignità e umanità. A lei umilmente invio il mio più sentito, ragionato vaffanculo mattutino.

E noi gonzi…




Meditando

 



Robecchi

 

Attenti ai guru. Un annoso problema del popolo: merita delle élite migliori
DI ALESSANDRO ROBECCHI
Porca miseria, non avevamo fatto in tempo ad abituarci all’idea del nostro kit di resilienza con le carte da gioco per combattere la noia del fallout atomico, al problema di versare la caparra per il bunker, al rotolo di contanti in tasca perché nelle prime settantadue ore di emergenza le carte di credito non le prende nessuno, che dobbiamo resettare tutto. Ora dobbiamo abituarci ad altre idee: che avremo aziende in crisi per colpa dei dazi di Trump, che dovremo difendere i nostri risparmi dal tracollo dei mercati, che dovremo berci tutto il prosecco che gli americani non compreranno più e metterci in testa che il nostro tenore di vita si abbasserà un pochino. Che novità, eh! Fino alla settimana scorsa si discuteva animatamente se destinare qualche miliardo di fondi Pnrr alle armi per difenderci da Putin, oggi si discute animatamente se destinare qualche miliardo di fondi Pnrr per aiutare le aziende colpite dalla politica commerciale americana. Una cosa è certa: quando si sente risuonare l’accorato appello “Niente panico” è esattamente il momento di spaventarsi.
Vecchie e barbogie teorie economiche direbbero che quando è in crisi l’esportazione ci si rivolge al mercato interno, ma qui abbiamo il problemino che il mercato interno non ha una lira, dato che i salari sono fermi da decenni e non è che ora ci metteremo a comprare più lavatrici e a cambiar la macchina per aiutare il sistema industriale. Quanto alla famosa Europa, sembra un pugile costantemente suonato: dei dazi americani si parla da mesi, si scrivono analisi, si fanno simulazioni, si elaborano teorie, e poi quando i dazi arrivano non si sa cosa fare. Trattare? Resistere? Volare a Washington con il cappello in mano?
Mentre c’è tutta questa confusione sotto il sole, rischia di passare in secondo piano il vero scontro in atto da qualche tempo, che sarebbe quello tra le élite e il popolo. Traduco: il popolo è brutto, sporco, cattivo, sbaglia i congiuntivi e non vuole spendere centinaia di miliardi a debito per armarsi fino ai denti; mentre le élite, o sedicenti tali, ci fanno il pippone simil-colto che è meglio essere armati per avere la pace, che difenderemo il welfare togliendo i soldi al welfare per spenderli in cannoni. Il tutto tra citazioni latine e suprematismo europeo detentore della cultura, perché è noto che né i Sioux né gli aborigeni australiani hanno avuto Shakespeare. Siamo abituati a parlar male dei politici, e va bene, non ci fidiamo nemmeno dei grandi capitalisti, ovvio, ma forse è il momento di chiedersi cosa abbiano prodotto, negli ultimi decenni, le famose élite culturali, gli ascoltati guru del contemporaneo, le alte personalità del commento pensoso, i professionisti della lezioncina col ditino alzato.
Quel che si vede è un sostegno fermo e incondizionato allo stato delle cose, che sì, forse, per carità, si potranno migliorare un pochino, smussare qui e là, abbellire di parole retoriche, ma tutto sommato va bene così, e la prova provata è che rimbomba il richiamo all’orgoglio, piuttosto generico, e ai valori, generici pure loro.
Il “popolo”, naturalmente, non capisce, ma comincia a pensare che tutto quel concentrato di scienza che gli viene ammannito ogni giorno somiglia tanto al pigolare di una vecchia nobiltà con la parrucca incipriata, al minuetto dei sottili distinguo e a una strenua difesa delle posizioni acquisite. Idee nuove, zero. Visioni strategiche, zero. Però molta ironia sul “popolo” fesso e incolto che si ostina a non ascoltare. Che scandalo, contessa!