sabato 1 marzo 2025

Preghiera

 

Si fa per parlare chiaramente. Ma non sarebbe stato meraviglioso se al termine di questa “preghiera” una saetta fantasmagorica seguita da un enorme boato avesse incenerito ciuffi biondi e quant’altro? Personalmente avrei dato il via ad un ballo in maschera di cinque giorni a base di rhum, rigorosamente travestito da Mary Poppins!




Corroborante

 



venerdì 28 febbraio 2025

Click!



Quello che una volta guardavamo in film violenti di bassa categoria, è divenuto realtà grazie all’elezione, probabilmente manipolata dall’amico ketaminico, di un bullo psicopatico estremo divenuto, grazie ad ignoranza e babbanesimo, l’emblema di una fantomatica rinascita, in realtà imminente baratro; il saluto quasi definitivo ad educazione, rispetto, dialogo, pone davanti a noi tutti la consapevolezza del regredire, dell’assistere inermi alla dissoluzione di quel poco di buono che avevamo costruito. Un bullo circondato da idioti della peggior specie, negazionisti, fascisti, nazisti. E che dire dell’ospite iroso? Nel surreale che stiamo vivendo verrebbe da dire “finalmente questo elemosinante armi ha trovato quello giusto!” 
Ma essendo stato aggredito, di default è dalla parte della ragione, anche se, farcito di nazisti è propenso alla globalizzazione del conflitto, sta pedissequamente sfioriando il torto, avendo escluso per decreto il dialogo con l’orso assassino. Piccolezze difronte alla sfrontatezza della gentaglia guidata dallo psicopatico miliardario.

Troppa pazienza

 



Ricapitolando

 



Pensa un po'!

 

Toghe rotte
di Marco Travaglio
Se ieri l’80% dei 9 mila magistrati italiani ha aderito allo sciopero dell’Anm, queste famose “toghe rosse” iniziano a essere un po’ troppe. O forse si sono semplicemente rotte di fare i capri espiatori di una politica delinquenziale che le ha elette – con gli altri poteri di controllo – a parafulmini di ogni guaio e disastro interno. Non è la prima volta che protestano contro schiforme ammazza-giustizia. Era accaduto con Cossiga, con B., col suo degno erede Renzi e col duo Cartabia-Draghi. Ma il successo dello sciopero di ieri ha del miracoloso, perché coincide col periodo più critico della magistratura, dopo gli scandali e le perdite di consenso (peraltro infinitamente più alto di quello della classe politica). L’insipienza di Nordio &C., mista ad arroganza e cialtroneria, è riuscita nella mission impossible di risvegliare anche il corpaccione più sonnacchioso della classe togata e compattarla come ai bei tempi del triplice “Resistere” di Borrelli (correva l’anno 2002). Certo, quell’appello fu seguito da mesi e mesi di mobilitazioni di piazza (Girotondi e affini), mentre oggi la società civile stenta a farsi vedere e sentire. Ma l’eccesso di ùbris che sta contrassegnando gli ultimi mesi del governo Meloni sta a poco a poco ridestando anche l’opinione pubblica.
La brace che cova sotto la cenere potrebbe presto esplodere in nuove fiammate se i magistrati associati (ma ieri erano con loro fior di avvocati, da Alpa a Coppi, per citare solo i più noti) usciranno dal giuridichese e controinformeranno la cittadinanza con parole chiare ed esempi semplici sui pericoli che le schiforme governative comportano non per loro, ma per noi. Il video dell’Anm che smonta le balle degli schiformatori è un ottimo inizio. Così come l’idea di coinvolgere artisti, intellettuali e giornalisti in una battaglia che deve uscire dalle aule di giustizia e delle accademie per coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini: cioè le vere vittime di un potere al di sotto di ogni sospetto che si crede al di sopra della legge. La campagna per il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere è appena all’inizio e i sondaggi che danno i Sì in vantaggio sui No non devono spaventare né scoraggiare. Anzitutto perché ci sono battaglie di principio che vanno combattute a prescindere dai pronostici: per la dignità e l’orgoglio di fare tutto il possibile per scongiurare l’ennesimo sfregio alla Costituzione. E poi non c’è nulla di più volubile e volatile dei consensi. Nel 2014, quando il Fatto sposò solitario l’appello di Libertà e Giustizia, primi firmatari Rodotà e Zagrebelsky, contro la schiforma Renzi-Boschi-Verdini, i sondaggi davano il No allo zero per cento. Due anni dopo, quando si votò, il No stracciò il Sì 59 a 41. Basta insistere. E informare.

L'Amaca

 

Balle più belle delle loro
DI MICHELE SERRA
Ho un dubbio “contronatura”, nel senso che fa a botte con le mie radici culturali e politiche. Il dubbio è questo: forse alle balle bisognerebbe rispondere con balle migliori. Più seducenti, meglio confezionate. Balle democratiche, balle civili, balle umanistiche.
Dico questo perché di fronte a Trump, a Musk, alla loro produzione violenta e delirante di parole e immagini (vedi il video “golden Gaza”) che a tutto fanno pensare, tranne alla civiltà umana così come avevamo pensato che fosse nei precedenti tre o quattro millenni; di fronte a quella che il mediologo Janwei Xun definisce “ipnocrazia”; non vale richiamare alla realtà, alla verità, alla ragione.
È fiato sprecato. Non si affronta un pazzo megalomane, per giunta pieno di miliardi e con l’atomica in tasca, contrapponendogli buon senso e buoni propositi. No, forse funziona meglio spararle più grosse.
Ci sarà pure modo di rubare al nemico una IA, anche di seconda mano, e per esempio produrre un video nel quale i bambini palestinesi cucinano allo spiedo Elon Musk, con le banconote fritte di contorno. O nel quale Putin dichiara di ritirarsi dall’Ucraina e il patriarca Cirillo annuncia di voler partecipare al gay pride, forte del suo costume così sfarzoso che non sfigurerebbe al Carnevale di Rio. Video falsi nei quali Hamas chiede scusa ai palestinesi, Netanyahu agli israeliani, i trapper leggono Seneca vestiti in modo modesto, Salvini dice una cosa gentile e il giorno dopo anche una intelligente, gli ayatollah elogiano il panteismo e rivalutano Zoroastro, nei talkshow si parla a bassa voce e si ascoltano gli altri, Milei restituisce la motosega al negozio dove l’ha rubata. Non sarebbe bellissimo?