Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 8 febbraio 2025
Daje!
Trump e Jurassic Park
di Marco Travaglio.
In due settimane Trump è riuscito a far odiare l’America da tutto l’orbe terracqueo a suon di sparate, minacce, ultimatum e dazi. Un caos planetario, una gigantesca nuvola di fumo che ha avvolto la Terra: solo quando si diraderà capiremo se e quale logica ci sia in questa follia. Un solo dato appare evidente: l’approccio affaristico, addirittura immobiliaristico (vedi Gazaland) alle crisi internazionali è una novità assoluta che spazza via quello ideologico-moralistico tenuto fin qui dagli Usa con l’imperialismo via via camuffato da guerra agli imperi del male, lotta al terrorismo, esportazione della democrazia e altre esche per gonzi. Ma mentre Trump dà di matto o fa il matto (questo lo vedremo) stravolgendo il mondo dall’oggi al domani, chi dovrebbe reagire è fermo all’età della pietra. Basta leggere l’ultimo giurassico discorso di Mattarella, che paragona la Russia al Terzo Reich, Putin a Hitler, il Donbass all’Europa invasa dai nazisti e dunque i negoziati Mosca-Kiev alla Conferenza di Monaco del 1938 che portò alla guerra mondiale. E scopre d’un tratto l’urgenza di essere “protagonisti” e non “vassalli” degli Usa (ma va? alla buon’ora!) e di affidarsi all’Onu e ai suoi derivati. Ma dimentica che nel 1999 un governo vicepresieduto da un tal Mattarella s’infischiò dell’Onu e partecipò ai bombardamenti Nato su Belgrado, prima rottura della legalità internazionale che poi sfociò nel riconoscimento del Kosovo per smembrare la Serbia contro una risoluzione Onu: un precedente poi cavalcato da Putin per fare lo stesso in Crimea e in Donbass.
A questo si stanno riducendo le classi dirigenti europee: a screditare i nascenti negoziati russo-ucraini e a regalarne il merito a Trump, Orbán &C. Invece continuano a obbedire a Trump sui terreni che più dovrebbero vederci ribelli: il riarmo e le sanzioni che ci costringono a comprare ancor più armi e più gas dagli Usa. Mentre la Meloni insegue il 2% di spese militari, gli eurodementi già pensano al 3-4 per compiacere The Donald che ci chiede il 5% (mentre gli Usa sono al 3,4%). E non si trova nessuno – neppure la Schlein, quella che “si deve parlare di temi concreti” – che metta in dubbio la follia bellicista e antisociale che gonfia le vele ai neonazisti in tutta Europa. La Russia, diversamente da noi, è in guerra, eppure stanzia per la difesa 400 miliardi di dollari l’anno: un terzo meno dell’Ue, che con l’1,9% di Pil ne spende 530. Perché mai dovremmo svenarci ancor di più, se non per ingrassare i produttori Usa? E che aspetta l’Ue a levare i limiti al gas russo e a intensificare i rapporti commerciali con la Cina contro i dazi? Trump, come i precedessori, fa gli interessi degli americani. Qui siamo sempre in attesa di qualcuno che faccia gli interessi di noi europei.
L'Amaca
Tenere le zecche sotto controllo
DI MICHELE SERRA
Graphite, il sistema di spionaggio digitale venduto da un’azienda israeliana solo ad alcuni governi “amici”, e solo per uso militare e di sicurezza nazionale, è poi stato ficcato da qualcuno nei cellulari di giornalisti e operatori umanitari.
Un uso tanto anomalo, tanto scorretto, da avere portato l’azienda-madre a rescindere unilateralmente il contratto con le autorità italiane. Considerato che un’azienda di tecnologia bellica israeliana non è un covo di mammolette, questo significa che il cliente ripudiato deve averla combinata grossa.
Ovviamente nessuno, in Italia, si azzarda a uscire allo scoperto, rivendicando l’estensione di una misura di guerra a privati cittadini, per giunta cittadini di pace. Ma se la succinta ricostruzione dei fatti è corretta, la sola spiegazione possibile è che soggetti legalmente in possesso di Graphite hanno voluto usarlo per scopi illegali.
E i bersagli fin qui noti (un giornalista odiato dalla destra al governo, due volontari pro-migranti, un oppositore libico) lasciano pensare a un uso politico mirato, e molto preciso, dell’operazione. Mettere sotto controllo le “zecche” più fastidiose.
Non sono un dietrologo, me ne manca lo spirito, ma non riesco a leggere in altra maniera questa vicenda, che mi sembra perfino più inquietante del caso Almasri. Speriamo di scoprire, nei prossimi giorni, che ci eravamo clamorosamente sbagliati, e Graphite era solo una bonaria intrusione in qualche smartphone a caso, come le telefonate dei call center.
venerdì 7 febbraio 2025
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