venerdì 7 febbraio 2025

Specialisti

 

Bravi lo sono stati e lo saranno sempre, li chiamerei specialisti. 

Gaza una nuova Montecarlo per ricconi placidi? 

Perché no? La deportazione di massa per loro non è mai stata un problema... vero Toro Seduto? 




Natangelo

 



Già, l'Europa!

 



Cosa vuole dire per Musk rifare “grande” l’Europa
DI DANIELA RANIERI
La chiamata di Elon Musk al “popolo d’Europa” a rifare di nuovo grande l’Europa, Make Europe great again, accompagnata dalla gif animata di una bandiera con l’aquila imperiale e la scritta Spqr, è il chiaro segno che gli Usa, di cui Musk è una specie di Ceo mentre Trump ne è il proprietario, temono che l’Europa si armi a proprio vantaggio e cominci a ragionare secondo i propri interessi. È fin troppo ovvio, infatti, che laddove c’è una America great again (ancora più imperiale di adesso, coloniale, padrona e paciera del mondo, tanto da portare ovunque morte e distruzione) non può esservi un’Europa grande, come lo stato attuale dimostra. Trump, da affarista, sa che se gli italiani, i francesi e i tedeschi, intesi come popoli, si accorgono che gli interessi delle loro nazioni confliggono con quelli americani e che gli Usa ci trattano come la loro manovalanza negli affari più sporchi, magari alle prossime elezioni non votano per i partiti cosiddetti “sovranisti”, che oggi reggono il moccolo a Trump esattamente come lo reggevano a Biden, a Obama e a George W. Bush. Potrebbe anche darsi, in presenza di una reale sovranità rivendicata dal popolo e di una classe politica dotata di colonna vertebrale, che l’Europa, tornando in sé, riapra il dialogo con la Russia, colpita dalle durissime sanzioni che hanno fatto fare al Pil un formidabile balzo in avanti, e magari con la Cina, con la quale quel maoista di Conte voleva tenere vivi i rapporti commerciali con gli accordi della Via della Seta. Allora per il sogno imperiale dei due squinternati soci sarebbe finita.
Musk conta sul fatto che “rifare grande l’Europa”, senza ulteriori specificazioni, suggerisce nei cervelli dei cittadini europei, lessati dall’abuso dei social e dei telefonini, che adesso l’Europa è piccola. Non nei confronti dell’America, che la usa come dépendance, base militare e tuttofare, ma di chi la “invade”. Come i messicani umiliano l’America varcando il confine col Texas, così gli africani rendono piccola e schiava l’Europa. È la solfa di un peso piuma come Salvini (che elettoralmente ci campa da anni) ma anche delle Tesi di Trieste, il manifesto ideologico di Fratelli d’Italia, tutto un richiamo ai “patrioti” ad affermare i valori della “tradizione” e dell’“identità” contro “l’islamizzazione dell’Europa”: “L’immigrazione non è un diritto, e la cittadinanza lo è ancora di meno”, vi si legge; il profugo “è un clandestino fino a prova contraria” e deve essere detenuto in un Cie e rimpatriato. Trump deporta gli immigrati in catene; Meloni li deporta in costosi e desolati canili in Albania, da dove i giudici, applicando semplicemente la legge, li fanno tornare in Italia (un’idea: mandiamo i giudici in Albania su una Tesla).
L’argine alla narrazione che vuole l’Europa corrotta nel sangue (ricordate la “sostituzione etnica” uscita di bocca al ministro cognato di Meloni?) è la giustizia. Non è un caso che il governo spari quotidianamente sui giudici, non solo italiani, ma, come fa il ministro per così dire competente Nordio, anche su quelli della Corte penale internazionale, additata come un covo di toghe rosse che spiccano mandati di cattura contro i torturatori libici solo per fare un danno al governo italiano. Le parole di Musk, e la gif fascia suggerisce che lui ne sia consapevole, riecheggiano quelle di Mussolini. Far dire a Mussolini nella serie M. Il figlio del secolo la frase “Make America great again” non è una forzatura storica: Mussolini pronunciò davvero quelle parole. In più occasioni disse: “Dobbiamo far tornare Roma ad essere grande”, ma esiste anche un filmato del 1927 in cui dice agli immigrati italiani: “My fellow citizens, we are working to make America great”. Col mito della Roma imperiale, Mussolini voleva opporsi alla modernità, ripristinare gli antichi valori, sminuire la democrazia a favore della grandezza dello spirito latino.
Che Trump e Musk lo ignorino, da ricconi insipienti quali sono, è probabile, ancorché poco provante: è la cifra valoriale che quelle parole si portano dietro ad avere effetto anche oggi, sebbene si tratti di un effetto diverso semplicemente perché il mondo è diverso. Musk incarna la ultra-modernità: è lo stadio terminale del capitalismo al potere. Ciò che è grave è che, a parte i 5 Stelle da noi, Mélenchon in Francia e per certi versi il partito di Sahra Wagenknecht in Germania, le altre forze politiche europee, specie le cosiddette “riformiste” e liberali, non costituiscono una reale alternativa democratica al trumpismo-melonismo, anzi: ne sono il perfetto alleato. Destra e cosiddetta sinistra condividono la stessa visione del mondo e della vita sociale: tutti sono per le privatizzazioni in tutti gli ambiti sociali, compresa la Sanità; tutti sono contro il Rdc e la redistribuzione della ricchezza, per il riarmo e l’appoggio incondizionato alle guerre di Nato-Usa. Gli piacciono pure i ragazzoni nazisti del battaglione ucraino Azov.

Cialtronismo

 

I somari dell’impunità
di Marco Travaglio
La destra rivuole l’immunità parlamentare. Ma è così somara da non avere la più pallida idea di cosa fosse: pensa che fino alla riforma del ’93, gli eletti fossero immuni da ogni indagine penale. Come se i Padri costituenti avessero scritto all’art. 3 che “tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge” e all’art. 68 che un migliaio sono più uguali degli altri con licenza di delinquere. Balla totale: l’unica guarentigia automatica era la stessa vigente oggi: i parlamentari non si processano per “le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. Sui reati comuni, invece, serviva l’“autorizzazione a procedere della Camera” di appartenenza, che poteva negarla in caso di persecuzione politica. Se un pm riceveva una notizia di reato su un eletto, lo indagava e poi aveva 30 giorni per raccogliere gli elementi di accusa e girarli al Parlamento. Se questo votava Sì, l’eletto veniva processato come ogni cittadino. Se votava No, il processo moriva lì. Ma le carte erano pubbliche, così i cittadini potevano punire i partiti che davano l’impunità a un criminale della Casta spacciandolo per un perseguitato politico. Nei primi anni della Repubblica le autorizzazioni erano quasi sempre concesse. Poi iniziarono gli abusi. Fino allo sconcio del voto salva-Craxi del 1993, che scatenò proteste e screditò la classe politica al punto che essa stessa cancellò quello che aveva trasformato in privilegio medievale. L’autorizzazione a procedere restò per le opinioni e i voti, oltreché per gli arresti, i sequestri, le perquisizioni e le intercettazioni di parlamentari.
I Costituenti avevano voluto l’immunità con lo spirito opposto di chi ora vuole riesumarla: tutelare le opposizioni da una magistratura appena uscita dal fascismo, formattata a una cultura compiacente nei confronti del governo, incline a prendersela con esponenti delle minoranze per atti politici borderline contro il potere: picchettaggi, proteste di piazza, occupazioni di terre, blocchi stradali e ferroviari. Ora la destra rivuole l’immunità per blindare se stessa a colpi di maggioranza, autorizzando solo le indagini sugli oppositori. Infatti attacca la Cpi che osa chiedere l’arresto di Almasri e il pm di Roma che si permette di indagare Meloni e altri tre membri del governo (peraltro per reati ministeriali tuttora soggetti all’autorizzazione a procedere, che viene quasi sempre negata); e intanto sventola contro le minoranze l’inchiesta sul tesoriere campano del Pd. Le indagini sul governo sono congiure, quelle sull’opposizione sono vangelo. Ma i ciucci non sanno che, anche tornando al vecchio art. 68, i politici sospettati di reati verrebbero indagati e le prove finirebbero in Parlamento e sui giornali. E i partiti, tentando di salvarli, finirebbero sputtanati: come se non lo fossero già abbastanza.

L'Amaca

 

La terza legge della dinamica
DI MICHELE SERRA
A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, è la terza legge della dinamica.
Viene in mente leggendo che un appello di Musk a boicottare Wikipedia (nota istituzione comunista) ha provocato, immediatamente, una pioggia di sottoscrizioni a Wikipedia.
L’opinione pubblica democratica, nel mondo, è tramortita: in questo del tutto in sintonia con i partiti che la rappresentano.
Ma esiste, ed è una moltitudine. E si rende conto dell’accelerazione impressionante che la seconda elezione di Trump ha impresso al progetto di rimpiazzare la democrazia e le sue regole di governo con una nuova forma di dominio. Al tempo stesso inedito (la tecnocrazia) e decrepito (l’oligarchia fondata sul denaro). Chi dice che “è sempre stato così” non sa quello che dice.
Ancora non sappiamo in quali forme — speriamo nuove e originali — si organizzerà l’opposizione nel mondo a questo progetto imperiale. Ma possiamo essere certi che la brutalità e la volgarità, così bene espresse nell’idea di deportare i palestinesi, magari risparmiando quelli che accetteranno di fare da servitù ai ricchi burini occidentali che trasformeranno Gaza in una multiproprietà, dicevo, possiamo essere certi che provocheranno una reazione forte. Il coro mezzo irridente mezzo furioso che ha accolto, in ogni landa del pianeta, l’idea di fare di Gaza una seconda Miami, lascia intendere che Trump incontrerà, sul suo cammino, qualcosa di più che tracce residue di senno, o timide resistenze civili. I canadesi fischiano, nelle manifestazioni sportive, l’inno americano, e non era mai accaduto.
Ora succede e succederà: per il terzo principio della dinamica.