mercoledì 5 febbraio 2025

Un grandissimo Presidente!


 

Ecco l'intervento di ieri sera del grande Presidente Conte, intervenuto nel programma del più grande produttore di bava in circolazione. 

Bravo Presidente ad aver asfaltato una caciottara ed un simil giornalista servile ed ignobile! 

martedì 4 febbraio 2025

Bella foto!



Che gran bella foto! Come vedere la pubblicità Taffo mentre stai attendendo il risultato delle analisi; come avere un logorroico in camera ad un raduno zen; come se durante il lancio ti avvisassero che il paracadute te l’ha preparato Donzelli!

Parte la risposta

 



Natangelo

 



Elena

 

Solo ora si accorgono della prepotenza Usa
DI ELENA BASILE
Le relazioni internazionali odierne sono caratterizzate da alcuni fattori che non hanno precedenti. Il rischio di conflitto nucleare assorbito nelle dinamiche delle superpotenze è dato per scontato dagli analisti. L’utilizzo di armi nucleari è coniugato con la guerra convenzionale nelle dottrine militari. La deterrenza intesa come Mutual Assured Defence ha lasciato il posto alla ricerca delle garanzie per poter effettuare un primo colpo nucleare senza conseguenze. L’orologio dell’apocalisse, nato nel 1947, aveva posizionato le lancette a sette minuti dalla mezzanotte, ora simbolica dell’Armageddon nucleare. Nel 2023 gli studiosi hanno ri-cronometrato l’orologio spostando le lancette a soli 90 secondi dall’apocalisse.
Se la propaganda è sempre esistita, tuttavia l’esistenza di tre agenzie di stampa internazionali che dettano le veline ai media del mondo occidentale, la concentrazione dei gruppi mediatici in grandi agglomerati, l’osmosi tra proprietà dei media e oligarchie finanziarie, costituiscono requisiti essenziali che forgiano il pensiero unico. Ci troviamo in una fase del capitalismo finanziario nella quale il lavoro è stato parcellizzato e arretra almeno dagli anni Ottanta rispetto al capitale. Il mantenimento di società affluenti e di standard di vita abitudinari, nel momento in cui la tassazione è rifuggita dal capitale e dalle élite, è stato possibile in virtù del debito, del graduale smantellamento dello Stato sociale e di un ordoliberismo divenuto parte strutturale dei trattati europei. L’Ue si è costruita come un gabinetto d’affari, dominata dalle lobby e dagli interessi delle oligarchie, con uno spaventoso deficit democratico. Impone nei vertici intergovernativi indirizzi non scelti dal cittadino europeo, attuati da un organo burocratico che non risponde al Parlamento, anch’esso del resto ibrido, privo di iniziativa legislativa. Il gioco democratico e la dialettica sociale presenti negli Stati nazionali sono scalzati dal ricorso agli elementi di sovranazionalità funzionali alle politiche economiche procicliche, in grado di approfondire le asimmetrie tra Nord e Sud, comprimere la domanda e gli investimenti nei beni comuni, nutrire con copiose iniezioni di liquidità il minotauro del debito. Questi, in estrema sintesi, i dati peculiari odierni che influenzano gli scenari mondiali in modo strutturale e duraturo. La militarizzazione del dollaro è espressione del denial, termine psicoanalitico che ben si adatta alla postura statunitense. Il tentativo di rinnegare la realtà del declino del mondo occidentale e dell’organizzazione del Sud globale intorno al rivale strategico Cina e ai Brics risulta perdente e pericoloso.
In questa cornice vanno inserendosi le variabili della politica contingente: l’elezione di Trump, l’avanzare delle destre europee, l’ancorarsi della burocrazia Ue e della politica democristiana della falsa sinistra al “deep State” statunitense. L’elezione di Trump ha sconvolto le élite europee. È sbalorditivo ascoltare gli esponenti delle due destre (centrodestra e centrosinistra). Scoprono oggi che gli Stati Uniti sono un impero aggressivo, che sono una oligarchia illiberale, che hanno rinunciato al multilateralismo e perseguono in Europa i propri interessi geopolitici economici ed energetici. Hanno avuto bisogno del linguaggio grezzo e poco mediato di Trump per realizzare quello che a un analista attento è evidente da diversi decenni. Le politiche di Trump non sono diverse da quelle precedenti degli Stati Uniti, è cambiata soltanto la forma, si difende in modo rozzo l’ideologia della forza contro il diritto internazionale, il suprematismo bianco, l’egemonia Usa. Con i democratici si respingevano i migranti ma si spendevano buone parole sull’uguaglianza di tutte le razze, si era complici dei crimini a Gaza, ma non si dimenticavano i buoni sentimenti, si perseguivano i propri interessi in un’ Europa vassalla, utilizzando il popolo ucraino come carne da macello per erodere il potere russo, si criminalizzava un giornalista eccezionale per coraggio e candore come Assange. È esilarante ascoltare Romano Prodi o Dominique de Villepin, esponenti democristiani del centrosinistra e gollisti che hanno mostrato competenza politica, e che oggi appaiono allarmati dall’impero e auspicano un’Europa, polo strategico autonomo, nella Nato. Non si sono accorti del ventennio unipolare, delle guerre per l’esportazione della democrazia, delle Primavere arabe e del disastro libico, della guerra civile fomentata dagli Stati Uniti in Siria, dell’utilizzo del jihad ai fini del predominio, dell’influenza della finanza sulla politica, delle rivoluzioni colorate. Dai bombardamenti di Belgrado in poi non hanno osservato l’impero in azione. Chissà, hanno creduto in buonafede allo zio Tom, che sollevando la bandiera a stelle e strisce portava democrazia, dollari e pace ovunque.

Topper


Il trend
Il lusso casalingo che ti fa sentire come negli hotel di chef Barbieri
DI MAURIZIO CROSETTI
La setta del topper, quella congregazione di maniaci che quando entrano in una camera d’albergo vanno immediatamente a controllare se sul materasso c’è la mitica imbottitura supplementare, sarà felice: l’accessorio reso famoso in tivù da Bruno Barbieri fa ingresso nel paniere dell’Istat insieme allo speck, ai pantaloncini corti e al cono gelato. Ma se l’affettato, il pistacchio/cioccolato e le braghette fanno parte da sempre delle nostre vite, del topper ignoravamo l’esistenza fino all’avvento di “4 Hotel” nel 2018. Ora, pare non se ne possa fare a meno. Ma è poi vero? Ci sarà un motivo se per millenni il genere umano ha riposato più o meno bene anche senza il materassino (e comunque, il medico non ha sempre detto che per la schiena è meglio il letto un po’ duro?). Potenza delle mode e degli influencer. Se si fa un giro sul web, si scopre che alla non tanto modica cifra di euro 205,54 è possibile farsi portare a casa il Topper Bruno Barbieri, “selezionato dal massimo esperto di buon riposo”, un tipo che peraltro nella vita farebbe lo chef ed è diventato personaggio cazziando aspiranti cuochi che scuocevano la pasta. Adesso, furbacchione, fattura le tendenze da lui stesso indotte, i bisogni inesistenti che bucano lo schermo.
Quanta nostalgia per le televendite dei materassi di Mastrota e Gabriella Golia, o per l’antico spot di Carosello con i bimbi che saltavano sopra il letto (“Bidibodibù/Bidibodiè”). Siamo passati dal neorealismo dei materassai che li squartavano, ne risistemavano l’imbottitura di lana, li ricucivano e li consegnavano come nuovi alle massaie, al famigerato topper (dall’inglese, “cosa che sta sopra”).
A occhio non ci abbiamo guadagnato un granché, a parte Barbieri.
Forse è solo suggestione, un guasto nell’immaginario collettivo. Un oggetto familiare e casalingo come il materasso, luogo dove si nasce e dove si muore, dove ci si rigira nelle notti insonni e dove si fa l’amore, è diventato oggetto del desiderio. Ci sono i topper da 39 euro e quelli in seta da 500, imbottiture in schiuma che memorizzano le forme del corpo (ma vogliamo davvero essere memorizzati proprio lì, povere membra che non siamo altro?) e in piuma d’oca, sì, addirittura quelle, a dispetto di un’epoca che giustamente rispetta gli animali. Perché, scusate, pelliccia di visone no e topper di papera sì? Dove sta scritto?
A Madrid c’è persino una nobile squadra di calcio, l’Atlético, chiamata “colchoneros”, cioè materassai, perché i colori sociali bianchi e rossi ricordano le righe delle tele che rivestivano, appunto, i materassi (senza topper). Qualcosa di popolare e popolaresco sul letto che narra i destini dell’umanità, le sue gioie e le sue pene, le sue malattie e il suo ardore, e comunque dormiamo per un terzo della vita, con o senza imbottitura.

Si dice “letto di dolore”, “dormire tra due guanciali”: il linguaggio racconta sempre chi siamo. Ma adesso, cosa dirà di noi? Forse, che siamo diventati gente che lecca un cono gelato in braghette, distesa sul topper.

Guerre fatue

 

La drôle de guerre
di Marco Travaglio
Fra le varie minchiate che si sentono in questi giorni, svetta il disco rotto sulla “guerra dei 30 anni fra magistratura e politica”. Che non è mai esistita: esiste la parte criminale della politica che abusa del suo potere per violare le leggi e aggredisce la parte legalitaria della magistratura che esercita il potere di farle rispettare. Il paradosso è che ora l’assalto parte da una premier che, non essendo una criminale, non ha processi: solo una denuncia per un atto di governo. Eppure la ridicola frottola della “guerra”, un tempo confinata sulla carta straccia berlusconiana, ora troneggia sul Corriere a firma del suo direttore: “Giudici e politici: ma quando finirà la ‘guerra dei 30 anni’?”. Si parla d’indagini e processi come fenomeni atmosferici (tipo la pioggia che arriva quando meno te l’aspetti). O, peggio, come “vendette” architettate da una Spectre che pilota i 9 mila magistrati centellinando e cronometrando iscrizioni, avvisi, arresti, rinvii a giudizio e sentenze contro i “riformatori”. Ma basta interpellare un cronista giudiziario qualsiasi (il Corriere qualcuno dovrebbe ancora averlo) per sapere che – a parte le denunce sporte da cittadini, che non dipendono dalle Procure – le indagini nascono da comportamenti gravi o comunque sospetti: le “notizie di reato”, che vengono scoperte quasi sempre per puro caso.
Mani Pulite partì dalle mazzette a Chiesa scoperte da Di Pietro grazie agli articoli di un cronista del Giorno querelato dal manager. Tangentopoli cadde pezzo a pezzo perché imprenditori e politici a caccia di attenuanti facevano a gara a denunciarsi a vicenda per le mazzette che gli uni pagavano e gli altri chiedevano, su su fino alla maxitangente Enimont da 150 miliardi che decapitò il pentapartito. I 21 miliardi di B. sui conti svizzeri di Craxi dopo la legge Mammì li svelò Tradati, prestanome di Bettino. Le mazzette Fininvest alla GdF, oggetto del primo invito a comparire a B., le confessarono alcuni finanzieri corrotti anche da altre aziende. La corruzione berlusconiana dei giudici romani la raccontò la Ariosto ai finanzieri che la sentivano su un libretto al portatore di B. usato dal fidanzato Dotti per pagare un pezzo di antiquariato. La mazzetta di B. a Mills la svelò quest’ultimo in una lettera al commercialista. Il caso Ruby emerse quando il premier B. chiamò la Questura per far rilasciare la minorenne marocchina contro il parere della giudice minorile. E il caso Santanchè affiorò quando alcuni dipendenti raccontarono di aver lavorato mentre risultavano in cassa Covid. Che dovevano fare i pm con questa montagna di notizie di reato: mangiarsele? La “guerra dei 30 anni” finirà quando i politici rispetteranno il Codice penale e la Costituzione. O, in alternativa, li aboliranno.