martedì 21 gennaio 2025

Ha detto tutto!




Un sereno…


…e felice quadriennio a tutti!



Quando...

 


Quando guardi una foto e ti viene voglia di: 

  • Giammai acquistare un'auto elettrica, né sognare l'uomo su Marte.
  • Evitare di domandare qualunque cosa a Google. 
  • Iniziare a girare nelle librerie del centro per acquistare libri e intrufolarsi dentro negozietti per cercare piccoli elettrodomestici. 
  • Chiudere le pagine sui social per non continuare ad arricchire un Moccioso. 
Praticamente tornare ai fantastici anni '80. Fondamentalmente libero, libero e felice! 

Bravi

 



Come dargli torto?

 





Sul Cinghialone

 

Per direttissimissima
di Marco Travaglio
Dopo la beatificazione giubilare dell’ex premier corrotto, pregiudicato e latitante Bettino Craxi, suggellata dalla solenne benedizione urbi et orbi del presidente Sergio Mattarella, non si vede che cosa ancora si discuta a fare delle eventuali dimissioni della ministra Daniela Santanchè. Anzi non si capisce che senso abbia spendere altro tempo e denaro per indagini, processi e sentenze. Ma se i politici condannati in via definitiva per reati gravi, anche molto più gravi dei suoi, vengono poi riabilitati e santificati anche se hanno infangato la Giustizia e vi si sono sottratti dandosi alla latitanza, perché tutto questo dispendio di energie e ipocrisie? Tagliamo corto, facciamo finta che la Santanchè sia colpevole di tutti i reati a lei ascritti (più sono, più sale il punteggio) e santifichiamola subito senza tante storie. Altro che dimissioni da ministra del Turismo: con quel cumulo di reati, che si spera abbia commesso tutti, merita almeno tre o quattro dicasteri, e di peso adeguato. Mica vorremo aspettare che defunga, per vederle tardivamente riconosciuti i meriti penali acquisiti sul campo ai funerali, come quelli che già canonizzarono il pregiudicato B. alla presenza di Mattarella e delle più alte cariche dello Stato, seguiti dal cavalierato alla figlia Marina (a proposito: sia cavaliere anche il figlio della Santanchè, purtroppo imputato per gli abusi edilizi della villa a Pietrasanta, senza por tempo in mezzo).
Basta con vecchie e polverose pastoie tipo indagini, udienze, sentenze, appelli e contrappelli. Si impone per i politici e i loro parenti fino almeno al terzo grado una nuova forma di processo per direttissima. Un rito ancor più immediato di quello vigente: appena arriva la notizia di reato, si procede ipso facto all’assoluzione, con beatificazione contestuale e bacio accademico alla francese incorporato, seguita da adeguati premi commisurati alla gravità dei reati. Quanto alle cosiddette vittime che avessero eventualmente osato denunciare il politico come se fosse un cittadino uguale agli altri, o pretendere il risarcimento dei danni, verranno condannate al posto suo per lesa maestà. La soluzione più pratica è quella appena inaugurata dal molto lucido e democratico Joe Biden, che ha graziato il figlio Hunter condannato e poi ha concesso la grazia preventiva a tutti i parenti e collaboratori, su cui non gravano sospetti né indagini, ma non si sa mai e non si vede perché non possano delinquere liberamente in futuro. Onde evitare che i soliti gufi sventolino la solita Costituzione, si provvederà a ritoccarne l’articolo 54: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica, di osservarne la Costituzione e le leggi con disciplina ed onore, eccezion fatta per coloro che le leggi le fanno”.

L'Amaca

 

Più nemici di prima
DI MICHELE SERRA
Le immagini di Gaza dopo la tregua sono tutte uguali, o quasi. Sono quelle di un ex luogo, minuziosamente spianato casa per casa, eppure pullulante di gente armata. Se la distruzione aveva lo scopo di disarmare, viene da dire che quello scopo non solo non è stato raggiunto, ma chi lo perseguiva ha ottenuto l’effetto opposto. È come se ci fosse un rapporto direttamente proporzionale tra le macerie e le armi, tra la tabula rasa e l’ira degli scampati. E viene da pensare (magari è solo un’illazione, magari no) che a Gaza il fruttivendolo, l’infermiere, il geometra, il maestro di scuola, il ragazzo, perduti i luoghi della vita civile, della vita normale, si siano trasformati automaticamente in soldati, non consentendo altra attività, la guerra, che la guerra. E non costruendo altra attitudine, la violenza, che la violenza.
I ragionamenti dei pacifici, in questo terribile anno e mezzo, annaspavano. I discorsi di pace sono sembrati campati in aria, e lo erano. In compenso i discorsi di guerra hanno generato, alla fine, non solo montagne di morti, molti dei quali inermi e innocenti. Hanno peggiorato i vivi, li hanno feriti e incattiviti. Li hanno armati più di prima. Israele ha più nemici di prima: non è il più clamoroso degli insuccessi? La più storica delle sconfitte?
Se il pacifismo è afasico, il bellicismo è di un’eloquenza basica e idiota. Per ogni nemico che schiaccia ne genera altri dieci. I figli vorranno vendicare i padri, i fratelli minori i fratelli maggiori, e non ci sarà mai fine. Il sospetto è che questo eternarsi della guerra, a chi predica la guerra, piaccia: perché non conosce altra opzione, non sa fare nient’altro.