lunedì 20 gennaio 2025

Scusi



Scusi Mr Zuckerberg, sempre attento alla forma, pronto a bloccarci per una parolaccia: dove sta guardando durante l’insediamento del Biondastro?
Ps: guardi che è la moglie di quello che porta i pacchi!

Purtroppo ci siamo!

 


Come sull'orlo di un burrone con dietro l'acqua che avanza, il rumore della massa che sconvolge il panorama che si fa sempre più rombante. Ci siamo! Tra poche ore seppelliremo per sempre quella vaga idea di democrazia, già di per sé troppo tradita e squartata da intrighi e supponenze della precedente amministrazione; diremo addio al faro della libertà che, per allocchi, illuminava il cielo mondiale; colui che sta per arrivare trasformerà ogni cosa in macchiettismo, avanspettacolo, pasto per leoni da tastiera, tribale asservimento alla volontà di pochi scellerati, tutti miliardari, tutti euforici e dediti alla conquista del globo. Sta per arrivare un re con la sua corte di fregnaccioni, invasati, completamente estranei alla realtà. 

Quei tre ad esempio che stan baciando sempre più la pantofola del biondastro, il primo un abitudinario consumatore di droga, uomo più ricco al mondo, capace di sbilanciare, di annichilire qualunque stato, qualunque multinazionale, l'amico Musk che tanto ha fatto in campagna elettorale, detentore di uno spaventoso potere mediatico (chi rimane su X è un colluso) 

Il secondo, il dispensatore di pacchi, anch'egli ultramiliardario, ossequioso come non mai col suo sire, capace di silenziare giornali di proprietà che un tempo erano baluardo della Verità. 

E poi il terzo, il Moccioso, proprietario dei più grandi social in circolazione, e per il quale sto meditando da qualche giorno di levarmi la polvere dai calzari. 

Il terzetto e il loro vate sconvolgeranno le normali sinergie di questa biglia dispersa nel buio; non si potrà più esercitare diritti fino ad oggi sacrosanti, non si potrà sperare in un mondo migliore, perché questo, con l'apertura a nuove trivellazioni, sprofonderà irrimediabilmente verso una drammatica fine. 

Nulla sarà come prima. E il prima resterà per sempre, in cuori normodotati, un rimpianto indelebile che solo il tempo scolorerà accompagnandolo verso l'evaporazione.  

Un sereno ritorno a casa!

 


Che cosa c'è di più bello che ritornare nelle proprie case, dopo un anno abbondante di bombardamenti, di eccidi, di assassini di bimbi, dopo che ti hanno affamato, ridicolizzato, ti hanno premuto contro l'altro in spazi angusti, dopo che hai visto bombardare ospedali, ambulanze, e attorno a te girano ragazzi mutilati, bimbi che gioiosamente spingono il loro corpo privo di gambe! 
Ma finalmente è scattata la tregua e tu, con i pochi parenti rimasti, torni alla tua terra, alle zone che hai dovuto lasciare fulmineamente perché a giro breve sarebbero diventate campi di battaglia, anzi: di genocidio. 
E tu ritorni a casa e ti guardi attorno. 


Macerie su macerie, polvere, povertà ovunque. Capisci di aver perso pure la dignità di essere umano, ora sei uno zombie non si sa ancora quanto fortunato ad essere rimasto in vita. 
Oh certo si dirà: ve la siete cercata! Se non aveste attuato lo scempio terribile del 7 ottobre, probabilmente le vostre case e i vostri cari sarebbero ancora vivi ed intatti. 
Ma questa vendetta, questo crimine contro l'umanità, questo accanimento tipico di fottuti iper tradizionalisti, questa mannaia usata contro chiunque respirasse, tutto ciò è una vergogna per il cosiddetto genere umano. 
Ci sono canaglie che vorrebbero l'estinzione del popolo palestinese: "abbiamo fatto 30 facciamo 31, basta poco!" come quel cagnaccio di Itamar Ben-Gvir che il vento se lo portasse via! 
E poi c'è un altro aspetto, tenuto sotto traccia: siamo sicuri che tutti coloro che rientreranno ove una volta esistevano le loro case, magari senza più figli portati via dalle bombe sioniste, pagate dall'americano che ha finto fino all'ultimo di essere uomo di pace, non coveranno vendetta, non decideranno di immolarsi per abbattere qualche israeliano? 
E allora che fare se la lotta non finirà mai più? 
Due stati. Servono due stati, indipendenti, riconosciuti, senza tra i coglioni quei merdosi di coloni! 
Occorre che la Palestina divenga uno stato con i suoi confini, le sue leggi, il suo parlamento. 
E a culo tutto il resto! 
(le vittime creano pietà chiunque esse siano, vuoi quelle assassinate il 7 ottobre, che le 50mila durante la repressione. Non ci sono differenze. Sono entrambi esseri umani strappati alla vita da una violenza generata da ignoranza, idolatria a fedi stravolte nella loro essenza, diabolici piani militari di potenze che solo sulla carta sono democratiche.)  

A pensarci bene...

 



M per M

 

“M”, la conversione dell’Italia fu “tra il delitto e il carnevale”
LA SERIE SKY TRATTA DA SCURATI - Noi e Lui. La prova di Luca Marinelli e l’intreccio con le riflessioni di Jemolo, Gobetti e Calamandrei. “Non si tratta di una grande storia: si tratta di cronaca”
DI TOMASO MONTANARI
Nel dibattito subito apertosi tra detrattori e apologeti di M, la serie Sky tratta dai libri di Antonio Scurati, dichiaro (dopo aver visto le prime quattro puntate) di essere tra i secondi. E non solo per l’interpretazione travolgente di Luca Marinelli, per la regia geniale di Joe Wright, per la spettacolare colonna sonora, per l’atmosfera da cinema espressionista, ma anche per la capacità di far capire che il fascismo fu (insieme, e inestricabilmente) una tragedia e una farsa, che il suo duce fu un pagliaccio mannaro (mannaro fin dall’inizio, pagliaccio fino alla fine), e che tutto questo non fu una parentesi della storia italiana (secondo la celebre, quanto fallace, formula di Benedetto Croce), ma invece la più terribile “autobiografia della nazione”, come comprese, con la solita sovrumana intelligenza, Piero Gobetti. La mescolanza ripugnante tra la meschinità piccoloborghese di Mussolini e l’oscenità della violenza estrema che lo porta al potere è il filo conduttore dei primi episodi. Quella doppiezza tra abito di gala e torture mostruose che ancora Gobetti coglie, nel 1924: “nella sua politica, la normalizzazione è un elemento psicologico e ideale, necessario come la violenza. La conciliazione degli opposti non è una ipocrisia del Duce: è il suo stile… Egli è l’addomesticatore del fascismo solo perché lo serve, e lo serve appunto mentre addormenta gli avversari con gli ideali del ministerialismo e della pace”. Così M ha il grande merito di gettare giù dal piedistallo della grandezza (anche se scellerata) il duce del fascismo, mostrando che non fu affatto un ‘grande uomo’: ma un arrampicatore opportunista, incapace di lealtà. E che, proprio per questo, egli riuscì a prendersi il Paese con una facilità che lascia tuttora sconcertati. Come ha scritto Arturo Carlo Jemolo, “il fascismo riuscì a convertire i complessi di inferiorità in ragioni d’orgoglio”: una via di successo poi cara alla destra italiana, fino a Berlusconi, o a Salvini. La riuscita di M sta proprio in questo, nel restituire il ‘costume’ fascista, “sempre a cavallo tra il delitto e il carnevale”. Se dà fastidio la riduzione a macchietta di Mussolini, per esempio nella sua erotomania seriale e violenta, è perché ci siamo dimenticati che era proprio così. Anche un severo giurista come Piero Calamandrei guardava il duce (che chiamava “buffone”, “Cesare di cartapesta”, “funesto ciarlatano”…) attraverso quelle stesse lenti, per esempio descrivendo così un suo copricapo: “una specie di gigantesco tegame, fabbricato su misura per un augusto cranio macrocefalo, che dominava fra i tegamini satelliti: tutto nero, senza neanche un filo di gallone, ma con in cima alla cresta un fierissimo uccellone d’oro”. Nel numero per il trentennale della Marcia su Roma, proprio il Ponte di ​ Calamandrei si preoccupava di quanto sarebbe stato difficile ricordare tutto questo, in futuro: “Non si tratta di grande storia: si tratta di cronaca… che oggi a ripensarla pare creazione di una fantasia malata o burlona, e che stava sempre a cavallo tra il delitto e il carnevale, tra il delirio fastoso e la burbanza caporalesca, tra il cieco fanatismo e la cinica ipocrisia; tra la faccia feroce, e un furbesco strizzar dell’occhio. Se tra qualche decennio gli storici si metteranno a ricostruire il fascismo solo per quello che ne è rimasto nelle raccolte ufficiali delle leggi o nei commenti dei giornali del tempo (tutti ugualmente asserviti al regime), finiranno col considerarlo una cosa seria». Ecco, M sarebbe credo assai piaciuto ai redattori del Ponte: perché ci restituisce l’avvento del fascismo come una cosa tragica, ma non seria. Anche la radice fiumana, dannunziana, di questo perpetuo tono grottesco emerge perfettamente, rendendo spettacolare (ma sempre salutarmente ripugnante) ciò che scrive in questa lucida pagina Mario Bracci, primo rettore dell’Università di Siena dopo la Liberazione: “Fiume poi, oltre a farci assistere ad una pittoresca manifestazione del tradizionale gusto italiano per la vita militaresca irregolare e avventurosa, introdusse un elemento che sembrò nuovo nella nostra vita politica: vale a dire ci si accorse che bizzarrie da poeti, o bravate da soldatacci o addirittura sciocchezze senza capo né coda, che pareva impossibile potessero essere prese sul serio, piacevano invece a molti e divenivano presto di moda purché fossero adornate con parole preziose e con modi di dire poco usati, e purché fossero affermate con grande serietà e con forme rituali. Così dai legionari che per ordine del comandante dovevano sfondare le porte a capate – e il più bravo si chiamò ‘testa di ferro’ – si giunse poi ai professori universitari in orbace e stivali duri che facevano il passo romano in via dell’impero, e ai gerarchi che per ordine del duce saltavano a pesce attraverso cerchi fiammeggianti: cose che i posteri, quando saranno sbiadite le fotografie, non crederanno, ma che invece accaddero davvero”. M ce lo fa vedere: e nel momento più opportuno.

domenica 19 gennaio 2025

Le Pagelle

 

Mentre stiamo ansimando per l'arrivo di un trentaquattrenne al prezzo faraonico di un milione per sei mesi, analizziamo la debacle di ieri sera, somma vergogna. 


Maignan 5 

Il portierone sul secondo gol è stato statuario. Ha salvato parecchi episodi, ma il secondo gol...


Emerson Royal 3

Ho invocato più volte l'Olimpo affinché lo incenerisse, senza alcun risultato. Ogni volta che lo vedo giocare penso a quell'imbecille che l'ha scelto. Scoreggia in tormenta. 


Gabbia 6

Un uomo, un giocatore che sente l'appartenenza. Uno dei migliori 


Tomori 4

Sembrava Babbo Natale. Quasi quasi se ce lo continuano a chiedere.... 


Hernandez 4

Ha rotto il k...! A volte s'aggira per l'area da impasticcato. Il passaggio in area che a momenti provoca il gol del Kopegrancampione, innalzerà le richieste di confessioni nei prossimi giorni. L'autore dei Coast to Coast rimarrà per sempre nei nostri cuori. Questo arrivato con Wish no! 


Fofana 5 

Insipido come un toast morsicato da un covidato. A volte appare, altre cala col sipario. 


Musah 4,5 

Quando gioca così ti fa rimembrare che prima d'indossare l'aurea casacca era considerato una schiappa. Che sia la normalità? 


Bennacer 6

Lotta, corre, ansima. Prima o poi tornerà quello di un tempo. 


Reijnders 5 

Quando gioca così sembra un tutt'uno col suo sguardo lievemente da rimbambito. Lievemente. 


Leao 3 

E qui va giù la catena. Ogni volta nel secondo tempo che lo ammiravo nella sua squallida insensatezza, quell'essere fuori luogo come un monaco che per sbaglio entra in un club di scambisti, ogni volta che lo rimiravo nella parte alta dello schermo, ho chiesto a Giove un fulmine, secco, preciso, che lasciasse solo i denti per quel sorriso alla cazzo di cui è portatore insano! 


Abraham 3 

Vi siete sbagliati! Non ha giocato. 


Conceicao 4

Li avrebbe motivati meglio il Mago Zurlì. E ho detto tutto.  




Ma, ma Ki fu?

 



Presidente Zaia, presidente Zaia! 

Ki fu a suo tempo a non voler il terzo mandato? 

Ki fu?