sabato 4 gennaio 2025

Sfottò!

 



Mica male però!

 



Chiaramente Elena

 

Gli altri fanno come noi? allora sono “terroristi”
DI ELENA BASILE
Confesso: non riesco a essere tollerante. Il dubbio è possibile verso tesi, opinioni, interpretazioni differenti di fatti riconosciuti. Se si è invece indulgenti verso la corruzione dei media, verso la mistificazione e il travisamento degli eventi storici attuali, verso il sacrificio dei popoli per interessi geopolitici dell’impero atlantico, allora si è complici delle menzogne della classe di servizio e dei crimini dell’impero.
Sui giornali che un tempo erano un punto di riferimento della sinistra, incluso il Manifesto, gli stessi giornalisti in grado di denunciare le politiche della Clinton in Siria e la manipolazione di al Queda in funzione anti-Assad oggi utilizzano doppi standard, accusano l’Iran e le sue prigioni senza fare riferimento ai ricatti dell’impero e alle celle altrettanto crudeli, alle condanne a morte dell’America profonda. Una giovane giornalista, Cecilia Sala, mandata allo sbaraglio e non protetta sufficientemente dal suo giornale, è stata arrestata dall’Iran come pedina di scambio per un altro arresto, ugualmente criminale, nei confronti di un imprenditore che vendeva tecnologia a Teheran. I pasdaràn, recita Washington, grazie alla tecnologia dell’imprenditore avrebbero ucciso soldati statunitensi. Ci sarebbe da ridere. I manager di Leonardo e delle tante imprese occidentali che vendono armi nei teatri di guerra di quante morti sono allora responsabili? I ministri degli Esteri europei hanno recentemente confermato i rifornimenti di armi al governo criminale e terrorista di Israele, artefice dell’orrore innominabile di Gaza, coperto dalla classe di servizio occidentale quale disastro naturale, di cui sarebbero responsabili i terroristi palestinesi. In più di cento articoli su questa testata abbiamo cercato di demistificare le menzogne dei diplomatici e degli analisti che continuano a travisare la realtà, incapaci di rimorsi di fronte alle carneficine in corso. Imperturbabile l’accademia e i finti istituti di ricerca, finanziati da Washington, ci descrivono una partita a calcio tra Occidente e Russia, nella quale Putin avrebbe segnato alcuni goal in Ucraina e in Georgia, nel suo vicinato, ma persino in Romania. Sono ormai estinti i principi democratici, l’autodeterminazione dei popoli e la non ingerenza negli affari interni. L’Europa può finanziare insieme agli Stati Uniti rivoluzioni colorate e negare il risultato di elezioni la cui regolarità è stata riconosciuta dall’Osce, che nell’ignoranza imperante sui media viene ancora confusa con l’Ocse. Tutto fa gioco e i miei ex colleghi sulla stampa si divertono ad accusare Bruxelles di mollezza perché nella guerra tra sfere di influenza ai confini con Mosca sta perdendo militarmente in Ucraina e politicamente nell’Europa dell’Est. Il ricatto nei confronti di Ungheria, Slovacchia, Romania deve farsi più duro. La rivolta anticostituzionale in Georgia è guidata dalla presidente di nazionalità francese: ex ambasciatrice dell’Eliseo a Tiblisi, è divenuta ministro degli Esteri e poi presidente della Repubblica. Questa volta bisogna arretrare, ma la destabilizzazione della società georgiana continuerà e come in Ucraina il futuro preserva forse un colpo di Stato, quando le condizioni lo permetteranno.
Cosa ci fa il nostro petrolio sotto quella sabbia? La battuta rende bene l’ottica della nazione indispensabile secondo la quale non esiste risorsa mineraria in Medio Oriente che non possa essere rubata come per anni è accaduto in Siria, poi travolta dalla violenza dei tagliagole. La dottrina della porta aperta della Nato recita con una prepotenza sfrontata che la Russia non può avere una parola (has not got a say) contraria all’espansionismo di un’alleanza militare oggi offensiva. L’Europa baltica e scandinava, l’asse Londra-Kiev-Varsavia, interamente asservita, non batte ciglio.
Svegliatevi! Verrebbe voglia di gridare. Immergetevi nell’inferno di Gaza perché coloro che oggi sacrificano i palestinesi e gli ucraini non avranno remore nei vostri confronti. La morte della liberal-democrazia e delle socialdemocrazie non turba i sogni dei progressisti. Temono le destre antisistema che del trionfo del capitalismo finanziario, della hybris della società dell’1%, sono in grado di creare una mitologia fiabesca (vedi Meloni che cita Tolkien), ma non si rendono conto che sono loro, il centrosinistra, i verdi, i liberali euroatlantici ad avere distrutto quel tessuto sociale base della democrazia. Gli intellettuali pompati dalla pseudo sinistra, che condannano la Meloni, ma si guardano bene dal criticare le guerre per procura contro la Russia e in Medio Oriente, sono l’emblema della decadenza e del tradimento dell’Europa. È una lotta impari. Eppure la speranza nell’anno entrante non può che assumere lo stesso tragico significato: in nome delle vittime appelliamoci alla verità, senza false indulgenze, perché questo è il tempo della denuncia e della giustizia.

Silenzio e silenzio

 

Quale silenzio stampa
di Marco Travaglio
Silenzio stampa: è un brutto binomio, per i giornalisti e per i cittadini. Però ce lo chiedono i genitori di Cecilia Sala (e forse anche il governo) per accompagnare “gli sforzi delle autorità italiane” con “riservatezza e discrezione” ed evitare che “il dibattito mediatico su ciò che si può o si dovrebbe fare rischi di allungare i tempi e rendere più complicata e lontana una soluzione”. Parole che comprendiamo e rispettiamo. La prima volta se ne discusse forse nei giorni del sequestro Moro. Trattare o no con le Br? Pubblicare o no i volantini dei terroristi e le lettere del prigioniero? Ma qui di terroristi non ce ne sono. C’è un governo, quello americano, che fa arrestare in Italia per terrorismo un ingegnere iraniano, “reo” di aver aiutato il suo Paese a costruire droni che hanno ucciso tre militari Usa in Giordania: se quello è un terrorista, lo sono anche tutti i dirigenti dei gruppi industriali occidentali (anche italiani) che producono ed esportano armi e i ministri (anche italiani) che li autorizzano. E c’è un governo, quello iraniano, che arresta una cittadina italiana con accuse altrettanto pretestuose, per scambiarla col proprio detenuto. Se gli Usa sono in guerra con l’Iran (dalle sanzioni fin dai tempi di Khomeini si direbbe di sì, dai recenti negoziati con gli ayatollah per moderare le rappresaglie di Teheran alle aggressioni israeliane si direbbe di no), è affar loro. Ma noi non lo siamo. Se qualche norma ci costringe ad arrestare al posto loro per terrorismo chi terrorista non è, dobbiamo cancellarla per il futuro. E, intanto, cercare qualunque appiglio giuridico che ci consenta di mandare Abedini ai domiciliari (Corte d’appello permettendo) e poi a casa in cambio della Sala.
Non si tratta di “cedere a una logica ricattatoria” (parole incredibili del Pd Peppe Provenzano) o di negoziare con i terroristi (cosa che peraltro in Medio Oriente abbiamo sempre fatto, ha sempre fatto anche Israele con le varie sigle palestinesi e stanno facendo pure gli Usa con Hamas per Gaza e con i reduci Isis e al Qaeda per la Siria). Si tratta di rimediare a un’ingiustizia (l’arresto di Abedini) che ne ha innescata un’altra (l’arresto della Sala). Il silenzio stampa che ci pare doveroso e avremmo osservato anche se nessuno ce l’avesse chiesto riguarderà dunque eventuali dettagli dei negoziati in corso: quelle indiscrezioni che, svelate in tempo reale, potrebbero pregiudicarne il buon esito. Invece su tutto ciò che è già avvenuto e avverrà nei prossimi giorni alla luce del sole, sugli atti d’accusa contro i due detenuti, sulle decisioni dei giudici, sulle scelte di governo e opposizioni che s’incontreranno tra breve al Copasir, continueremo a informare i nostri lettori. Le autorità hanno il dovere di trattare al buio, la stampa di tenere la luce accesa.

L'Amaca

 

Le bugie hanno le gambe lunghe
DI MICHELE SERRA
Le bugie hanno le gambe corte, mi dicevano quando ero bambino. Faceva parte di un semplice pacchetto di moralità pronte all’uso, tipo “male non fare paura non avere”, o “chi si comporta bene alla fine la spunta sempre”. Riesce difficile, mano a mano che la vita trascorre, continuare a credere che davvero la verità e l’onestà abbiano la meglio.
Il nuovo presidente degli Stati Uniti, Trump, ha commentato la strage di New Orleans con una bugia orribile: l’ha attribuita all’immigrazione illegale, essendo il killer nato in America, cittadino americano e addirittura soldato dell’esercito americano.
Se fosse vero che le bugie hanno le gambe corte, Trump sarebbe disonorato da questa e altre menzogne precedenti: non solo i suoi avversari, anche i suoi elettori si chiederebbero come sia possibile che un bugiardo conclamato governi il Paese più potente e più armato del mondo.
Ma non funziona così. Gli elettori di Trump non chiedono a Trump di dire la verità. Gli chiedono di dare voce e forza ai loro pregiudizi e alle loro paure, tra i quali il terrore per i migranti (legali e illegali) è in primissimo piano. Attribuendo la strage di New Orleans al “male esterno” – e omettendo di dire che il 99 per cento delle stragi americane sono totalmente, perfettamente americane - , Trump mente, e capovolge la realtà. Ma vince, perché rafforza il vincolo con il suo elettorato. Allo stesso modo, Boris Johnson vinse il referendum su Brexit mentendo radicalmente, spudoratamente, su costi e ricavi dell’appartenenza alla Ue. Le bugie hanno le gambe lunghe, e dunque chi onora la verità deve mettere nel conto la sconfitta.

Ah si?

 

Appena arriva la bolletta te la inoltro comico di ‘sta minkia!




venerdì 3 gennaio 2025

Uffa!


Che palle ancora Gaza, che i democraticissimi israeliani stan tentando di riportare, serenamente, nell’alveo della buona politica! Abbiamo altre cose più importanti da fare che occuparci di Gaza… ad esempio a breve partiranno i saldi…