Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 11 dicembre 2024
Sei un Mammucari?
martedì 10 dicembre 2024
Pagliacci!
Emerge il malvagio
Dai guardiamoci intorno! Senza fare gli Oblomov rilassiamoci, magari erigendo un sano Kalsarikannit - se non sapete cosa sia vi meritate Donzelli! - tra noi e il mondo, questo sassolino sperduto nella periferia di una galassia periferica di una zona infinitesimale dello Spazio, soffermandoci sul malvagio che emerge ogniqualvolta qualche bipede al potere, lo perde. Come in Siria oggi, dove stanno emergendo le inimmaginabili atrocità perpetuate da quel sommo, irraggiungibile figlio di puttana di Assad, caduto e sostituito da probabilissimi nuovi orchi, umani. Umani come coloro che spingono guerre dove muoiono centinaia di migliaia giovani, di bimbi, di anziani, in nome di fetecchie di stato, già lo stato, le nazioni, la Nato, la Russia, gli Stati Uniti, e via via tutta questa brodaglia assassina.
Emerge la malvagità dell'animo umano, si staglia la bruttezza dell'ignoranza, corroborata da fedi insulse, violente antitesi di ogni religione.
Cosa siamo?
Simili alle stelle ci diciamo, composti dagli stessi materiali che compongono le galassie, dovremmo, e non ce lo diciamo, emergere dal caos perché pensanti. Già pensanti!
Se questo è il pensiero, verrebbe da dire, che quel meteorite scalciante i dinosauri, ha fatto del gran male, universalmente parlando. Ci fosse una giuria interstellare il verdetto sarebbe unanime: estingueteli!
Quanta malvagità ci pregna! Guardiamoci intorno dai!
Non pensate solo alle zecche potenti che giocano con la nostra morte, in caverne strategiche, in dissoluzioni del pensiero per quel Risiko della malora costituito dai piani militari. Ci sono anche delle schiavitù velate, potenti, afflati disumani oramai digeriti dalla consuetudine, dalla tanto abbietta normalità: sono evidenziate dai rapporti sociali, dalla sperequazione della distribuzione delle risorse, dal capolarato di chi pretende dai molti schiavi camuffati da retribuiti; quante vite liofilizzate da pochi! Quanti soprusi borotalcati dalla vita moderna!
Dai guardiamo la democrazia odierna: le elezioni rifatte perché non piacenti ai despoti che crediamo democratici - Romania vi ricorda qualcosa? - le strambate dei grandi potentati economici, le multinazionali con i loro bilanci tendenti all'infinito, i sottili soprusi quotidiani, le angherie tramutate in soffici rivoli, le smanie imprenditoriali e finanziarie che viaggiano alimentate dalle costrizioni.
Dai ammettiamolo: siamo in balia di un mare in tempesta guidato da nocchieri malsani. Fagocitiamo di tutto, ci alimentiamo con merda luccicante profusa a pieni mani agevolante tumori di ogni specie, permettiamo di farci condurre nel niente da vuoti pregni d'aria.
Abbiamo delegato a multinazionali le cure che dovrebbero essere per tutti, gratis - e qui dico a squarciagola: si sono comunista in merito! - e ci viene in mente anche un pensiero cattivo, cattivo: trovassero cure da pochi dollari che soppiantassero gli enormi costi, e guadagni delle attuali chemio, le immetterebbero nel mercato? Dai, dai diteci la verità, anzi no, non potremmo mai saperla la verità, perché, si sa, ci renderebbe liberi!
Guardo la boa annuale della bontà luccicante di fine dicembre e m'agghiaccio nel veder sorgere questo buonismo alla "a te e famiglia!" per intenderci.
Sono miseramente piombato dentro la constatazione della caducità mista a vergogna che il mio cosciente posizionamento su questa biglia blu malvagia causa. L'augurio di quest'anno è che lo possiate percepire anche voi. Magari a gennaio, mescolandolo alla tribale ma necessaria dieta post veglione!
Non fa una nota!
Se questa è la musica che gira intorno, l’Italia è messa male
di Andrea Scanzi
La top ten degli “artisti” più ascoltati dagli italiani nel 2024 su Spotify recita così: Geolier, Sfera Ebbasta, Lazza, Tedua, Anna, Guè, Kid Yugi, Capo Plaza, Shiva e Tony Effe. E la canzone più ascoltata è I p’ me, tu p’ te di Geolier. Devastante. Tutto ciò non denota solo il crollo del gusto medio musicale, ma anche lo svilimento della cultura e – conseguentemente – l’abbrutimento della società. Tutti aspetti che, poi, deflagrano (anche) quando ci sono le elezioni. Su questo argomento ho fatto anche un video su Youtube, che sta generando un bel dibattito (persino Vasco si è esposto mettendo un like). Qualche spunto.
Hit parade. È vero che ogni epoca ha avuto classifiche di vendita pieni di obbrobri, come è vero che Spotify è usato soprattutto da adolescenti e che queste classifiche sono figlie di algoritmi paraculi e forse pure “gonfiate”. Il punto però è che, se ieri accanto alle Aserejè e ai Sandy Marton c’erano pure La cura di Battiato o Anime salve di De André, oggi il decadimento è trasversale e generalizzato. La musica di qualità ci sarebbe anche, ma non riesce a emergere, per colpa principalmente di radio (e tivù) che trasmettono quasi sempre rumenta e di un mercato discografico (o quel che ne resta) che insegue solo il venduto facile.
Talent. Mentre scompaiono sempre più i locali dove un tempo le nuove leve si facevano le ossa, oggi per emergere ti tocca quasi sempre passare dai talent. E chi sono i giudici? Bob Dylan e Fossati? No, Achille Lauro e Jake La Furia. Per emergere, un giovane deve piacere ad Achille Lauro. Che è come se un aspirante politico, per emergere, dovesse piacere a Gasparri.
Boomer. A queste critiche, gggiovani & giovanilisti rispondono che “sei un boomer” e che in ogni epoca i vecchi hanno contestato la musica cosiddetta nuova. Entrambe le argomentazioni sono pietose. Nei Sessanta i “vecchi” contestavano fenomeni come Elvis e Beatles, e chi crede che Tony Effe o Kid Yugi (chi?) verranno studiati tra trent’anni come John Lennon capisce meno di niente. Quanto all’essere boomer: e menomale! Chi lo è ha fatto in tempo ad ascoltare musica irripetibile, mentre chi reagisce con il sempiterno “ok boomer!” è convinto che Tedua valga i Pink Floyd. Ma fatevi curare, su.
Autotune. L’abuso dell’autotune è un cancro culturale. Se hai bisogno dell’autotune per non far sentire che sei stonato come una campana, vuol dire che hai sbagliato mestiere. Fine.
Luciocorsismo. Ultimamente va di moda citare Lucio Corsi, che fino a due settimane fa conoscevamo in sei e che ora (grazie a Verdone prima e Sanremo poi) paiono conoscere tutti. Benissimo: Corsi è molto bravo. Ma sembra persino più bravo di quel che è proprio in virtù del vuoto che ha attorno.
Fruizione. Perché la musica è ridotta così male? Perché la discografia “storica” è agonizzante (infatti la bellezza di un disco splendidamente “artigianale” come Alaska Baby di Cremonini ci pare un prodigio venuto dal passato). Perché anche i live sono pieni di basi pre-registrate e di musicisti veri se ne vedono sempre meno (gli assoli di chitarra sono ormai più rari di una frase intelligente di Salvini). Perché certe generazioni sono irripetibili. Perché la fruizione della musica (ormai divenuta liquida e gratuita) è cambiata. Perché ieri i cantautori erano “fratelli maggiori” le cui parole erano importantissime, mentre oggi contano meno di un influencer scrauso. E perché la musica non è più centrale, bensì relegata a mero contorno: la si ascolta distrattamente, mentre si mangia o meglio ancora si è al cesso.
Concludendo. La musica (o presunta tale) italiana vive uno dei momenti più bassi nella sua storia. E – come sempre è stato – si rivela una volta di più spietata cartina al tornasole di un Paese culturalmente esangue, catatonico, pigro, involuto e spento. Allegria!
Solo spine?

