mercoledì 11 dicembre 2024

Sei un Mammucari?

 

“Ma che hai, sembri un Mammucari!”
“Dottore mi sento strano, nervoso, a volte m’assale un Mammucari!”
Dal vademecum sulla permalosità: “a volte il paziente, capita raramente, può raggiungere il massimo grado di permalosità, chiamato in psicologia Livello Mammucari.”




martedì 10 dicembre 2024

Pagliacci!



Dicono bene i medici: il governo dei pagliacci disonora tutte le persone che sono morte, tutti i parenti che non hanno potuto salutarli per l’ultima volta. Uno scempio senza eguali. Con questi rastrellatori di voti mi aspetto a breve una cattedra universitaria sul terrapiattismo. Con Donzelli in prima fila a prendere appunti.

Emerge il malvagio

 

Dai guardiamoci intorno! Senza fare gli Oblomov rilassiamoci, magari erigendo un sano Kalsarikannit - se non sapete cosa sia vi meritate Donzelli! - tra noi e il mondo, questo sassolino sperduto nella periferia di una galassia periferica di una zona infinitesimale dello Spazio, soffermandoci sul malvagio che emerge ogniqualvolta qualche bipede al potere, lo perde. Come in Siria oggi, dove stanno emergendo le inimmaginabili atrocità perpetuate da quel sommo, irraggiungibile figlio di puttana di Assad, caduto e sostituito da probabilissimi nuovi orchi, umani. Umani come coloro che spingono guerre dove muoiono centinaia di migliaia giovani, di bimbi, di anziani, in nome di fetecchie di stato, già lo stato, le nazioni, la Nato, la Russia, gli Stati Uniti, e via via tutta questa brodaglia assassina. 

Emerge la malvagità dell'animo umano, si staglia la bruttezza dell'ignoranza, corroborata da fedi insulse, violente antitesi di ogni religione. 

Cosa siamo? 

Simili alle stelle ci diciamo, composti dagli stessi materiali che compongono le galassie, dovremmo, e non ce lo diciamo, emergere dal caos perché pensanti. Già pensanti! 

Se questo è il pensiero, verrebbe da dire, che quel meteorite scalciante i dinosauri, ha fatto del gran male, universalmente parlando. Ci fosse una giuria interstellare il verdetto sarebbe unanime: estingueteli!  

Quanta malvagità ci pregna! Guardiamoci intorno dai! 

Non pensate solo alle zecche potenti che giocano con la nostra morte, in caverne strategiche, in dissoluzioni del pensiero per quel Risiko della malora costituito dai piani militari. Ci sono anche delle schiavitù velate, potenti, afflati disumani oramai digeriti dalla consuetudine, dalla tanto abbietta normalità: sono evidenziate dai rapporti sociali, dalla sperequazione della distribuzione delle risorse, dal capolarato di chi pretende dai molti schiavi camuffati da retribuiti; quante vite liofilizzate da pochi! Quanti soprusi borotalcati dalla vita moderna! 

Dai guardiamo la democrazia odierna: le elezioni rifatte perché non piacenti ai despoti che crediamo democratici - Romania vi ricorda qualcosa? - le strambate dei grandi potentati economici, le multinazionali con i loro bilanci tendenti all'infinito, i sottili soprusi quotidiani, le angherie tramutate in soffici rivoli, le smanie imprenditoriali e finanziarie che viaggiano alimentate dalle costrizioni. 

Dai ammettiamolo: siamo in balia di un mare in tempesta guidato da nocchieri malsani. Fagocitiamo di tutto, ci alimentiamo con merda luccicante profusa a pieni mani agevolante tumori di ogni specie, permettiamo di farci condurre nel niente da vuoti pregni d'aria. 

Abbiamo delegato a multinazionali le cure che dovrebbero essere per tutti, gratis - e qui dico a squarciagola: si sono comunista in merito! - e ci viene in mente anche un pensiero cattivo, cattivo: trovassero cure da pochi dollari che soppiantassero gli enormi costi, e guadagni delle attuali chemio, le immetterebbero nel mercato? Dai, dai diteci la verità, anzi no, non potremmo mai saperla la verità, perché, si sa, ci renderebbe liberi! 

Guardo la boa annuale della bontà luccicante di fine dicembre e m'agghiaccio nel veder sorgere questo buonismo alla "a te e famiglia!" per intenderci. 

Sono miseramente piombato dentro la constatazione della caducità mista a vergogna che il mio cosciente posizionamento su questa biglia blu malvagia causa. L'augurio di quest'anno è che lo possiate percepire anche voi. Magari a gennaio, mescolandolo alla tribale ma necessaria dieta post veglione!      

 

Non fa una nota!

 


Se questa è la musica che gira intorno, l’Italia è messa male

di Andrea Scanzi 

La top ten degli “artisti” più ascoltati dagli italiani nel 2024 su Spotify recita così: Geolier, Sfera Ebbasta, Lazza, Tedua, Anna, Guè, Kid Yugi, Capo Plaza, Shiva e Tony Effe. E la canzone più ascoltata è I p’ me, tu p’ te di Geolier. Devastante. Tutto ciò non denota solo il crollo del gusto medio musicale, ma anche lo svilimento della cultura e – conseguentemente – l’abbrutimento della società. Tutti aspetti che, poi, deflagrano (anche) quando ci sono le elezioni. Su questo argomento ho fatto anche un video su Youtube, che sta generando un bel dibattito (persino Vasco si è esposto mettendo un like). Qualche spunto.

Hit parade. È vero che ogni epoca ha avuto classifiche di vendita pieni di obbrobri, come è vero che Spotify è usato soprattutto da adolescenti e che queste classifiche sono figlie di algoritmi paraculi e forse pure “gonfiate”. Il punto però è che, se ieri accanto alle Aserejè e ai Sandy Marton c’erano pure La cura di Battiato o Anime salve di De André, oggi il decadimento è trasversale e generalizzato. La musica di qualità ci sarebbe anche, ma non riesce a emergere, per colpa principalmente di radio (e tivù) che trasmettono quasi sempre rumenta e di un mercato discografico (o quel che ne resta) che insegue solo il venduto facile.

Talent. Mentre scompaiono sempre più i locali dove un tempo le nuove leve si facevano le ossa, oggi per emergere ti tocca quasi sempre passare dai talent. E chi sono i giudici? Bob Dylan e Fossati? No, Achille Lauro e Jake La Furia. Per emergere, un giovane deve piacere ad Achille Lauro. Che è come se un aspirante politico, per emergere, dovesse piacere a Gasparri.

Boomer. A queste critiche, gggiovani & giovanilisti rispondono che “sei un boomer” e che in ogni epoca i vecchi hanno contestato la musica cosiddetta nuova. Entrambe le argomentazioni sono pietose. Nei Sessanta i “vecchi” contestavano fenomeni come Elvis e Beatles, e chi crede che Tony Effe o Kid Yugi (chi?) verranno studiati tra trent’anni come John Lennon capisce meno di niente. Quanto all’essere boomer: e menomale! Chi lo è ha fatto in tempo ad ascoltare musica irripetibile, mentre chi reagisce con il sempiterno “ok boomer!” è convinto che Tedua valga i Pink Floyd. Ma fatevi curare, su.

Autotune. L’abuso dell’autotune è un cancro culturale. Se hai bisogno dell’autotune per non far sentire che sei stonato come una campana, vuol dire che hai sbagliato mestiere. Fine.

Luciocorsismo. Ultimamente va di moda citare Lucio Corsi, che fino a due settimane fa conoscevamo in sei e che ora (grazie a Verdone prima e Sanremo poi) paiono conoscere tutti. Benissimo: Corsi è molto bravo. Ma sembra persino più bravo di quel che è proprio in virtù del vuoto che ha attorno.

Fruizione. Perché la musica è ridotta così male? Perché la discografia “storica” è agonizzante (infatti la bellezza di un disco splendidamente “artigianale” come Alaska Baby di Cremonini ci pare un prodigio venuto dal passato). Perché anche i live sono pieni di basi pre-registrate e di musicisti veri se ne vedono sempre meno (gli assoli di chitarra sono ormai più rari di una frase intelligente di Salvini). Perché certe generazioni sono irripetibili. Perché la fruizione della musica (ormai divenuta liquida e gratuita) è cambiata. Perché ieri i cantautori erano “fratelli maggiori” le cui parole erano importantissime, mentre oggi contano meno di un influencer scrauso. E perché la musica non è più centrale, bensì relegata a mero contorno: la si ascolta distrattamente, mentre si mangia o meglio ancora si è al cesso.

Concludendo. La musica (o presunta tale) italiana vive uno dei momenti più bassi nella sua storia. E – come sempre è stato – si rivela una volta di più spietata cartina al tornasole di un Paese culturalmente esangue, catatonico, pigro, involuto e spento. Allegria!

Rimescolamenti

 



Prima Pagina

 



Solo spine?

 

La padella e la brace
di Marco Travaglio
L’idea di avere in Siria un nuovo Califfato jihadista al posto della tirannide degli Assad riempie di entusiasmo gli scemi di guerra atlantoidi. Rimbambiden, Macron, Ursula, Metsola, Kallas e Zelensky esultano per la fine della dittatura senz’accorgersi che ne è già iniziata un’altra, che ci odia più della precedente. Repubblica e Stampa squadernano l’album fotografico del capo dei cosiddetti “ribelli” al Jolani, segnalandone la poetica somiglianza con Fidel Castro. Ma sul web c’è chi giura che il simpatico seguace di al Zarqawi e al Baghdadi, grande fan dei massacri delle Torri Gemelle e del 7 Ottobre, ricercato dagli Usa con taglia di 10 milioni come uno dei terroristi più pericolosi del mondo, ricordi anche Borat (al netto del costumino con sospensorio e bretelle), Che Guevara, Gesù e forse – parlando con pardòn – Draghi. Il Foglio tripudia per le “due vittorie dell’Occidente dietro la caduta di Assad” (non una: due). Sambuca Molinari gongola per “il successo della Turchia di Erdogan”, l’autocrate e macellaio di curdi che, essendo iscritto al club Nato, sfugge alla spiacevole distinzione “aggressore/aggredito”. Infatti anche la pulizia etnica di 120 mila armeni in Nagorno Karabakh a opera dei suoi complici azeri è stata, per Sambuca, un “successo”.
Pensare che, siccome Assad era (anche) amico di Putin e dell’Iran, la sua caduta sia una benedizione, è roba da menti malate che scambiano la geopolitica per un derby di calcio. I mujaheddin erano belli e buoni quando combattevano (con le nostre armi) gli invasori russi, poi divennero “talebani” brutti e cattivi quando (sempre con le nostre armi) combattevano gli invasori Nato. Saddam era un caro amico quando combatteva (con le nostre armi, anche chimiche) gli ayatollah, poi divenne un puzzone quando, finite le nostre armi chimiche, inventammo che le avesse ancora per poterlo invadere ed esportare la democrazia in Iraq mettendo gli sciiti al posto dei sunniti. Solo che questi crearono il Califfato dell’Isis e ci toccò combatterli con l’aiuto di russi, iraniani e siriani, un po’ meno cattivi di prima, e col sacrificio dei curdi, poi mollati nelle grinfie di Erdogan. Intanto Obama e altri geni spasimavano per le Primavere Arabe, che però vinsero le elezioni in Egitto: allora le schiacciammo con il golpe di Al Sisi. Per non parlare della Libia dopo Gheddafi. Ora che si insediano a Damasco i reduci Isis&al Qaeda, con una decina di bande di tagliagole pronte a scannarsi per il potere, i soliti gonzi parlano di “Siria liberata”, “primavera siriana”, “jihadisti moderati” e “pragmatici”. Si illudono che, se uno è cattivo, il suo nemico sia buono. E che, se uno perde, l’altro vinca. Prima o poi capiranno che, nel nuovo caos mondiale, sono tutti cattivi e perdiamo tutti.