giovedì 21 novembre 2024

Estinzione



Di questi tempi, bui e nefasti, ci mancava pure apprendere che questa cosiddetta “opera d’arte’ di Maurizio Cattelan è stata venduta da Sotheby’s a New York per 6,2 milioni di dollari! Il vaffanculo che si dovrebbe alzare da ogni angolo del pianeta per raggelare chicchessia, pure gli extraterrestri. Ma soprattuto un pensiero va al miliardario Justin Sun, l’acquirente cinese, tra l’altro affermante che nei prossimi giorni se la mangerà: tantissimi auguri Justin per un futuro, ci auguriamo, da mastro merdarello ai bagni pubblici della stazione di Pechino!

Bleah!




Nella notte


Oh si può essere un caso certo! A volte uno cerca sempre di scodinzolare verso le casualità per sgusciare via dal Progetto, del Motore sempre attento, ai segnali che chissà dove qualcuno t’invia per rientrare in careggiata. Ammettiamo dunque che sia un caso. Ma quest’insoddisfazione cronica, quest’impulsività ad entrare nel riccio dell’ineluttabile dissolvenza dal mondo, con le sue fobie, le sue irte problematiche che m’attanaglia, necessitava di qualche scrollone, tipico e ancora captabile da quel frullatore sempre a pieni giri del mio inconscio. 
E così m’imbatto sul far dell’alba da un versetto del grande Arthur poeta Rimbaud: 

“Ho finito per trovare sacro
il disordine della mia mente.” 

Ah mi son detto! Ma è meraviglioso! E nell’attimo ecco risvegliarsi dal letargo la piccola fatina da me tanto vituperata, madame Autostima, reietta da lustri di “Kalsarikännit” - termine miracoloso, i finlandesi privi di storia e meraviglie antiche come sono, riescono a condensare in un termine lo stare solitario e stravaccato in casa sorseggiando alcolici -.

E poi, all’improvviso ecco Gianrico arrivare in serata - sto leggendo tutti i suoi libri, fantastici! - al punto che gli ho detto a gran voce “Carofiglio mi stai per caso scrivendo una biografia?” 

Cerco in tutti i modi di spostare in avanti il momento in cui dovrò cominciare. Devo dire che sono piuttosto creativo in questo. 

“Tendenza patologica alla procrastinazione” la chiamano. 

Pare che sia un atteggiamento tipico di soggetti insicuri con scarsa autostima che rimandano continuamente i compiti sgradevoli per evitare di confrontarsi con le proprie debolezze, le proprie paure, i propri limiti.


Gianrico Carofiglio “le percezioni provvisorie”


Specchio specchio delle mia brame! Quello sono io, cribbio! Fobico, procrastinatore quasi alluppato, infingardo!


Un altro scrollone! Oggi. Ma tanto è un caso…

Natangelo

 



Meditate

 

Il Concordato, la solita truffa all’Italia onesta
DI DANIELA RANIERI
Ormai sfogliamo la Gazzetta Ufficiale come fosse un numero di Topolino con le ultime malefatte della Banda Bassotti. Il decreto legge appena firmato dal presidente Mattarella (chissà se riottoso o neutro o concorde) in merito alle “Misure urgenti per la riapertura dei termini di adesione al concordato preventivo biennale” stabilisce che chi, non avendo minimamente intenzione di pagare le tasse, non avesse aderito in tempo al concordato preventivo entro il termine improrogabile del 31 ottobre, può tranquillamente farlo entro il 12 dicembre.
Siccome ormai si dà per scontato che la metà degli italiani evade le tasse, bisogna lavorare di fino: si offre ai (non) contribuenti, autonomi e imprese, la possibilità di pagare un forfait, a scommessa su quanto guadagneranno il prossimo anno; fa nulla se aderiranno solo quelli che già sanno di dover pagare di più, se pagassero (così lo Stato ci perde e loro ci guadagnano). Il governo, nelle persone del “presidente del Consiglio dei ministri, del ministro dell’Economia e delle finanze e del ministro per la Protezione civile e le politiche del mare” (forse tra i pescatori di cozze vige un’evasione bulgara) ci sta dicendo che chi non ha intenzione di cacciare un euro e non si è riuscito a convincere nemmeno facendogli pagare un obolo simbolico sui redditi presunti (la prima tranche è stata un fiasco: ha aderito l’11% della platea potenziale e si è incassato metà del previsto) non va sanzionato, ma coccolato, perché è un povero cristo vessato dal fisco. È o non è, questo, il governo delle sanatorie, dei condoni, dei buffetti a evasori, malversatori, bancarottieri, riciclatori, contrabbandieri e spalloni? Invece, i partecipanti ai rave sono criminali, gli immigrati delinquenti e i magistrati psicopatici fino a prova contraria (il test Minnesota del cosiddetto ministro Nordio). Tanto quelle entrate sono date per perse (“inesigibili”): ben venga se lo Stato riesce a racimolare qualche spicciolo (1,3 miliardi di euro sui 2,5 previsti e sugli 82 miliardi di evasione totale: un trionfo).
In pratica lo Stato è diventato un’agenzia di riscossione crediti, un salto di qualità rispetto allo Stato-picciotto che chiede il pizzo al povero commerciante col ricatto di fargli saltare in aria il negozio, come lo presentò Meloni in un comizio elettorale in Sicilia. Chissà quanti voti ha guadagnato, dopo aver assimilato lo Stato alla mafia nella terra martoriata da questa piaga. Promise che invece avrebbe stanato la grande evasione delle big company e delle banche, i cui manager stanno ancora ridendo da che il governo si è rimangiato le imposte sui maxi-profitti, ritirate con tante scuse perché sgradite ai fratelli Berlusconi, proprietari di banche e di altra roba privata passibile di prelievi ai fini collettivi (come si sa, un tabù di famiglia). “Ritenuta, altresì, la straordinaria necessità e urgenza di rendere disponibili ulteriori risorse per la gestione delle emergenze…”, dice il decreto, quasi a giustificarsi. Il Paese del G7, della Ue, della Nato, che foraggia diligentemente guerre genocidarie, infanticide e auto-lesioniste, si è accorto che mancano i soldi e prova a elemosinarli (con permesso) da chi è sconosciuto al fisco. Il governo ci spiega: “Il concordato punta ad aiutare le partite Iva di minori dimensioni a rispettare i propri obblighi fiscali”, che avevamo capito? E ai dipendenti pubblici e privati, le cui tasse sono trattenute alla fonte, chi li aiuta?
La misura serve piuttosto a fingere di rispettare le regole europee su conti pubblici, deficit e debito; è ovvio che, non riuscendo a recuperare le perdite derivanti dall’evasione, si dovranno tagliare, per ammissione del ministro Giorgetti, spese su aree politicamente rilevanti (Sanità, scuole, pensioni, sostegni ai poveri). Questo concordato preventivo, che si chiama così anche se lo Stato ha concordato da solo e l’evasore medio se ne infischia, è chiaramente incostituzionale, oltre che una truffa ai danni degli onesti: col cavolo che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” e “il sistema tributario è informato a criteri di progressività” (vedi la flat tax). Gli evasori incalliti preferiscono il brivido del rischio di subire un controllo dall’Agenzia delle presunte Entrate che pagare il dovuto e aspettano la prossima rottamazione totale salviniana. Chi sono costoro? Secondo l’Istat, imprenditori, ristoratori, macellai, parrucchieri, meccanici, estetisti, a cui aggiungiamo medici, notai, avvocati, peraltro ampiamente rappresentati in Parlamento (alcuni siedono proprio in Parlamento). Intanto questi che sono tecnicamente ladri continuano a usufruire di servizi collettivi come scuole, strade, ospedali, lamentandosi pure se i Pronto soccorso non funzionano. Tanto paghiamo noi per loro. Sono pur sempre metà degli italiani; fortuna del governo che non coincidano con la metà che non va a votare.

Dal macabro lusso

 

La classifica
Gli affitti dei negozi più cari al mondo Il Monopoli di lusso di Monte Napoleone
DI FRANCESCO MANACORDA
MILANO — Gli uomini sono alti e muscolosi, impeccabili nei loro completi scuri. Le donne, raffinate e dai modi cortesi, parlano quasi sempre due o tre lingue. Si somigliano tutti ma non comprano nulla perché sono solo i commessi e le commesse di via Monte Napoleone, sacerdoti e vestali degli infiniti tempietti del lusso che si snodano nei 460 metri certificati proprio ieri come i più cari del mondo. Molto più eterogenea la folla di fedeli di ogni nazionalità — tanti i credenti, non tantissimi i praticanti, a giudicare dal grado di affollamento di marciapiedi e negozi — che sfila davanti alle vetrine di Prada e a quelle di Fendi, al cantiere che ospiterà il negozio di Dior e a quello che verrà occupato da Louis Vuitton; e poi Loro Piana, Van Cleef & Arpels, Tod’s, Brunello Cucinelli, Moncler, Tag Heuer.
Una vertigine di desideri — splendidi i prodotti, invidiabili gli allestimenti, invisibili i cartellini dei prezzi — una gioiosa maratona del consumo altospendente che sfianca ogni anno centinaia di migliaia di potenziali clienti. È sull’onda di questo affollamento di marchi che Cushman & Wakefield, società di consulenza immobiliare globale, ha portato quest’anno la strada milanese che prende il nome dal Monte di pietà (era al numero 12, dove oggi c’è Hermès) dal secondo al primo posto sul podio, anche davanti alla Quinta Strada di New York, con i negozi che pagano in media 20 mila euro l’anno per ogni metro quadro affittato. Poca offerta — meno di un chilometro di vetrine, contando i due lati dellastrada — e una domanda che cresce sempre di più non possono che far esplodere i prezzi oltre ogni livello e forse oltre ogni razionalità. «Questo è il mall di lusso a cielo aperto più grande del mondo e se non sei qui vieni percepito diversamente», spiega Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda, che pure chiede al governo misure per fronteggiare la crisi del settore.
Una crisi che, a giudicare dai prezzi degli affitti e dall’entità degli acquisti — in questa via lo scontrino medio per cliente sfiora i 2.500 euro, altro record mondiale — non morde più di tanto. Sorride contenta, in attesa di entrare da Chopard, la giovane coppia di Singapore che ha girato il mondo e non pare cogliere l’unicum milanese: «Altri posti con così tanti negozi di grandi marchi? Beh, sì, a Parigi ma anche a Vienna». Pochi italiani, molti stranieri che a uno spannometrico esame audiovisivo confermano le statistiche: stallo degli americani, avanzata generalizzata — con l’eccezione della Cina che è in grande riflusso — di tutto l’Est del mondo, dalla Russia, all’Ucraina, alle ex repubbliche sovietiche, fino a una fitta presenza di donne con il capo coperto e famiglia al seguito.
Esulta Guglielmo Miani, titolare del marchio Larusmiani e presidente del MonteNapoleone District: «Risultato che premia anni di lavoro. Via Monte Napoleone ha un valore aggiunto che Londra, Parigi e New York non hanno, cioè la presenza di tutti i più importanti marchi del lusso nel raggio di 500 metri». Ai negozianti non piace per nulla l’idea del sindaco Beppe Sala di rendere il Quadrilatero della Moda zona a traffico limitato, men che mai il progetto — di cui per la verità si è persa traccia — di trasformare Monte Napoleone in strada pedonale. «Non è piazza Duomo, è un luogo di business e la pedonalizzazione non ha alcun senso», attacca ancora Miani. Non può diventare un museo, questa strada del lusso, ma nemmeno può essere — come adesso — un parcheggio abusivo: furgoni delle consegne, berlinone e suv che riposano sotto i cartelli di divieto di sosta, i più intraprendenti che poggiano vezzosi due ruote sul marciapiede.
Già consegnata ai posteri dai fratelli Vanzina nel semanticamente non impeccabile “Montenapoleone” del 1987, questa via è anche il simbolo estremo di come è cambiata e sta cambiando la città. Un futuro da Londra, per Milano, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso? Un connubio tra “Old money” e nuovi ricchi che trasforma lo scacchiere cittadino in un Monopoli del lusso dove la classe media non può certo giocare? Nel 2021, ad esempio, passa di mano la Reale compagnia italiana, società con 331 azionisti dell’altissima borghesia e della nobiltà cittadina. A comprare, per la strabiliante cifra di 1,3 miliardi di euro, è il fondo Usa Blackstone, che si aggiudica tredici immobili di pregio a Milano e uno a Torino. Lo scorso aprile Blackstone vende uno solo di quegli immobili — per l’appunto il grande palazzo di via Monte Napoleone 8 — al gruppo francese del lusso Kering — e incassa a sua volta 1,3 miliardi. Mattoni e milioni si scambiano come figurine, innescando anche curiose e forzate convivenze. Oggi, infatti, al numero 8 batte la bandiera di François Pinault, patron di Kering, ma tra quei muri resta — almeno fino a scadenza affitto — Cova, storica pasticceria che appartiene alla Lvmh del suo arcinemico Bernard Arnault. E sempre al numero 8 — altro rapporto di vicinato scabroso — c’è la boutique di Prada Donna. La coppia d’oro della moda italiana correrà ai ripari? Al numero 6 c’è Prada Uomo e alcune fonti — non confermate — sostengono che là il marchio potrebbe trovare una casa tutta sua. Al numero 2, nel magnifico Palazzetto Taverna Fossati, casa l’ha già trovata Lvmh: ci saranno spazi per Vuitton, Bulgari, Tiffany e anche un ristorante stellato. Per ora buldozer, cantieri e nervi tesissimi tra i superstiti e non indigenti abitanti della zona. Ma il Monopoli di Milano non si ferma. Anche Ibrahim, che ti mette il braccialetto al polso — «Tu hai la faccia buona, è un regalo» — si adegua allo spirito del luogo e reagisce sdegnato all’offerta di 5 euro: <Dai, devo fare la spesa, dammene 20».

L'Amaca

 

Anche la destra è colpa della sinistra
DI MICHELE SERRA
Uno dei grandi vantaggi di essere di destra, in questo momento, è che non sei mai direttamente responsabile di quello che dici e che fai. Se lo dici e lo fai, è sempre colpa di quello che la sinistra non ha detto e non ha fatto. È come se la destra esistesse solo come conseguenza degli errori della sinistra, un puro strascico. Fossi di destra, considererei questa lettura abbastanza offensiva.
Pensavo a questo, ieri, sentendo sulla Sette Federico Rampini spiegare, con la consueta cognizione e chiarezza, che se il no vax Kennedy junior è ministro della Sanità dell’amministrazione Trump, è perché i dem non gli hanno dato mai retta e lo hanno sempre schifato. Cosa che sarà anche vera, ma non sposta di mezza virgola l’argomento in questione. Che non è “i dem non hanno capito Kennedy junior”. È “il ministro della Sanità negli Stati Uniti è un no vax”.
Anche volendo trascurare le eventuali buone ragioni per le quali i dem hanno lasciato andare per la sua strada un valoroso militante ambientalista (tale è stato Kennedy jr) perché era diventato complottista e sosteneva, con zero studi scientifici dalla sua parte, che i vaccini provocano l’autismo, torno al punto di partenza: se l’amministrazione Trump è composta, uso un eufemismo, da tipi molto bizzarri, quasi tutti miliardari e quasi tutti convinti che la cultura, l’istruzione, la sanità e l’universo mondo siano strutture corrotte da smantellare, questo dipende da gravi colpe e mancanze dei dem oppure è, in larga parte, l’esito di un percorso autonomo e di forti convinzioni? Dovesse, nelle scuole americane, essere messo al bando l’insegnamento dell’evoluzionismo — questa è l’aria che tira — la colpa sarebbe dei prof radical chicche hanno reso odioso Darwin?