Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 11 settembre 2024
Messaggio
Una serie di concatenazioni han fatto sì che le uova dei miei suoceri, prodotte da galline ruspanteggianti, rimanessero in casa invece di essere portate a Piacenza e, conseguentemente, sono state da me preparate nella classica modalità fritta con annesso un rosso di quello buono. Ed io, abituato alle uova “biologichedigallinainterradistàfava” comunemente fornite dai supermercati, al momento dell’agevolazione sul piatto testé ho esclamato “e questo cos’è?” abituato pedestremente come sono a quei colori insulsi, a quel bianco annacquato, tenue, debordante, a quell’odore ricordante le fialette che un tempo spaccavano nel carnevale, che le uova in commercio trasmettono a noi allocchi.
Invece quest’uovo col bianco possente, solido, immarcescibile, arroccato e stretto attorno al suo signore messer Tuorlo, anch’egli granitico, a forma di Moschea Blu, impenetrabile al primo attacco del pane, quasi ad insufflarti la resa previlegiante “in un sol boccone”, quest’uovo, sommessamente, mi ha soffiato in cervice una verità troppo spesso dimenticata, liofilizzata dalla pecorona coda alle casse, dall’abbacinante sconto del 3x2. Si quell’uovo mi ha proprio detto “kazzo mangi normalmente?”
Robecchi
Rapporto Ue. Mario ri-salva l’Europa, ma che farà contro il vampiro Usa?
di Alessandro Robecchi
Hurrà! Dopo aver “salvato l’Europa” con il suo famoso What ever it take (era il 2012), ecco Mario Draghi che ri-salva l’Europa – di nuovo! – con il suo piano dell’altro giorno, secondo cui per riprendere in mano le sorti di un continente in declino bisognerebbe spendere (a debito) 800 miliardi all’anno, migliorando investimenti, produttività, concorrenza, armamenti, transizione ecologica, insomma tutto quanto (tranne il welfare, pare di capire). Vaste programme, avrebbe detto De Gaulle e, in effetti, in teoria, se stessimo giocando a Risiko, non sarebbe male: fare dell’Europa una terza potenza globale che contrasti lo strapotere conclamato degli Usa e lo strapotere imminente della Cina. Bello.
Peccato che, anche detta così, l’ipotesi sia un po’ fantascientifica, per vari motivi. Per esempio creare un debito comune europeo con paesi molto indebitati e altri molto molto meno indebitati non sarà facile: provate voi a uscire sul pianerottolo e bussare al vicino virtuoso chiedendogli di pagarvi il mutuo, e poi mi dite. Un altro problemino non indifferente è a chi si andrebbe a chiedere di appoggiare questo piano epocale. Già, a chi? A Macron, un leader la cui unica preoccupazione è non far governare chi ha vinto le elezioni in Francia? A Scholz, uno che ha assistito zitto e muto a uno Stato non Ue che gli ha fatto saltare un’infrastruttura come il gasdotto Nord Stream e ha reagito coprendolo di soldi e armi? Se a briscola hai soci così, è meglio fare un solitario.
Ma questo sarebbe niente, perché il convitato di pietra che siede dietro tutto il discorsone di Draghi è un colosso gigantesco, minaccioso e vampiresco, che succhia il sangue dell’Europa da decenni, e si chiama Stati Uniti. Per elencare soltanto qualche elemento innegabile eccone tre. Il dominio sulle tecnologie, ottenuto grazie alla creazione di immensi e invincibili monopoli, capaci di cancellare le imprese tecnologiche europee e persino di bloccare la ricerca pubblica degli Stati europei, uno. La gestione globale dei prezzi dell’energia, il cui ultimo ostacolo era il gas russo a basso costo, problema ora risolto, infatti lo compriamo dagli Usa a tre/quattro volte il prezzo di prima (la Germania ne sa qualcosa), due. E, tre, la metto per ultima ma è fondamentale, la finanziarizzazione dell’economia globale, per cui grandissima parte del risparmio europeo va a finire in fondi Usa o controllati dagli Usa, che quindi drenano il risparmio europeo, e con quello finanziano la loro crescita. Lo spiega (meglio di così, ovvio) Alessandro Volpi, che è docente di Storia contemporanea a Pisa e che ha scritto (editore Laterza) I padroni del mondo, ovvero “come i fondi finanziari stanno uccidendo il mercato e la democrazia”.
Nella migliore delle interpretazioni possibili – vedendo il bicchiere pieno fino all’orlo, mentre invece è quasi vuoto – si tratterebbe di dire: i nostri interessi, nostri dell’Europa, non sono comuni a quelli americani, anzi, sono proprio divergenti, quello che va bene a loro non va bene a noi, e viceversa. Ma a chi lo si dice, a chi lo si propone? A un pugno di paesi litigiosi (Draghi incluso, ovviamente) che vanno d’accordo su una cosa sola: la fedeltà atlantica? Che hanno seguito come cagnolini gli Stati Uniti in tutte le avventure belliche (anche disastrose)? Che non riescono a dire una sillaba nemmeno su decine di migliaia di bambini uccisi a Gaza? È questa l’Europa che dovrebbe “fare da sola”? Be’, anche con tutto l’ottimismo possibile, auguroni.
Fitto Fitto!
Chiagni&Fitto
di Marco Travaglio
Da quando scarseggiano i circhi e gli zoo, la cosiddetta Unione europea ne fa egregiamente le veci. Più gente entra, più bestie si vedono. Ma soprattutto più clown. Ieri quelli che si fanno chiamare Socialisti, Liberali e Verdi (tre ossimori) e poi votano l’opposto del socialismo, del liberalismo e dell’ambientalismo hanno avvertito Ursula von Sturmtruppen con un pizzino: se nomina l’italiano Raffaele Fitto a vicepresidente esecutivo (uno dei sei), non votano la Commissione, cioè bocciano pure i commissari indicati da loro, perché non vogliono un conservatore dell’Ecr. Ora, quanto siamo fan di questo bamboccio salentino lo sanno i nostri lettori e lo sa lui, che ci ha pure querelati. Ma l’idea che il ministro al Plasmon, democristiano ereditario, ex-Dc, Ppi, Cdu, FI e ora FdI, sia un pericoloso fascista degno di un euro-Aventino, fa ridere i polli. L’Italia, terza economia e uno dei tre fondatori dell’Ue, ha pieno diritto di avere un ruolo commisurato al suo peso. Purtroppo ha un governo che a noi non piace, ma che riflette la maggioranza del Parlamento e dei votanti. E quel governo ha legittimamente indicato Fitto, che è stato eletto in FdI, che appartiene all’Ecr, che ha legittimamente votato contro Ursula con Lega, 5Stelle e Sinistra, mentre FI ha legittimamente votato a favore con Pd e Verdi.
Quindi, se lei lo nomina, non c’è un solo motivo plausibile perché chi la sostiene lo impallini. A meno che lo ritenga incapace (cosa che noi pensiamo, di lui e di molti altri commissari socialisti, liberali e verdi, nonché della presidente, ma nessuno l’ha detto). O intenda colpire l’Italia perché si è scelta un governo sgradito alla Triade (nel qual caso, complimenti agli eletti italiani). O voglia ricattare il governo Meloni per fargli rimangiare gli unici due “no” che ha osato pronunciare in due anni: sulla ratifica del Mes e sul via libera all’Ucraina a usare i missili italiani per attaccare i russi in casa loro. Ma nessuno venga a raccontarci che Fitto minaccia la democrazia più di Macron, che traffica per far governare chi ha perso le elezioni contro chi le ha vinte; più di Scholz, che vieta l’ingresso in Germania a chi denuncia i crimini di Israele; più dell’amico Zelensky, che ha abolito le elezioni, le opposizioni, la libertà di stampa e di culto e si accompagna coi neonazisti dell’Azov per difendere meglio la democrazia; più di Rutte, che lorsignori hanno appena issato alla Nato dopo che aveva fatto il governo col fascio-islamofobo Wilders; più del governo turboatlantista della Finlandia, col ministro dell’Economia Wille Rydman che definisce se stesso “nazista”, gli ebrei “spazzatura” e i popoli del Medio Oriente “scimmie”. La Nato è come il Dash: lava così bianco che più bianco non si può. Ma la puzza resta.
L'Amaaca
La voce delle spelonche
DI MICHELE SERRA
Che la signora di Viareggio che schiaccia il borseggiatore con la sua macchina (non si uccidono così anche le lumache?) abbia i suoi fan in rete, non è una notizia. Ce li ha anche in Parlamento, dove siedono, eletti con milioni di voti, fautori della giustizia privata, più spiccia a risolutiva (non c’è appello).
La giustizia sommaria, il “butta via la chiave”, le mute di linciatori che braccano il delinquente o il reietto come una preda, le folle che applaudono le esecuzioni: esistono da sempre. L’eliminazione fisica dei delinquenti fa parte da sempre del bouquet, fortunatamente vasto e vario, dei sentimenti popolari. Nei Promessi Sposi la folla inferocita, e istupidita dall’ignoranza, è una presenza tenebrosa ma inevitabile, una specie di malattia congenita dell’agire umano. I social, che sono la piazza più grande mai vista al mondo, non possono che riprodurre, anche per la legge dei grandi numeri, quel genere di ferinità a costo zero: strillare “ammazzalo!” nel coro, nel tumulto mosso dall’emotività, non rimette ciascuno alla propria coscienza, semmai la diluisce nella folla.
Sbagliamo, forse, a registrare con eccessivo sgomento queste forme, antichissime, di ferocia sociale. Dovrebbero fare notizia, semmai, la pietà per il ladro ucciso così furiosamente, le parole di chi si richiama alla legge, al diritto, ai modi che la civilizzazione si è data per affrontare il crimine. Che siano pochi o tanti - io credo non così pochi - sono la parte di umanità che ha capito di essere uscita dalle spelonche, e conta di non farvi ritorno. La voce delle spelonche va considerata un problema importante (anch’essa da affrontare nel pacchetto: “lotta al crimine”). Ma non è il caso di amplificarla.
Un Micron indisponente
Democrazia abolita:che genio, Macron
GUARDIANO NEOLIBERISTA - Ha fatto strame delle regole per sbarrare il governo a Mélenchon e alla sinistra. Ma il più scarso politico d’Europa piace a tutto il nostro establishment blasonato e alla stampa padronale
di Daniela Ranieri
Essendo Macron il più scarso politico d’Europa dopo Renzi e uno dei peggiori mai comparsi in Francia compresi Sarkozy e Luigi XVI di Borbone, non poteva non piacere a tutto il nostro establishment blasonato e ai nostri giornali padronali.
Come non amare l’unico leader europeo che, poiché la strategia Usa-Ue nella guerra per procura contro Putin sta andando così bene, vuole rilanciare mandando truppe Nato in Ucraina?
Ora Macron, arrivato secondo alle elezioni volute da lui per farsi spiegare bene dai francesi che tra lui da solo e i fascisti preferiscono i fascisti, ha nominato primo ministro Michel Barnier, esponente di Les Républicains, il partito di destra arrivato ultimo alle elezioni col 6,5% dei voti. Da noi è partita la corsa a elogiarne la lungimiranza e l’astuzia; persino uno come Barnier, una specie di Tajani francese, diventa praticamente Churchill. L’operazione necessita della concomitante demolizione di chi le elezioni le ha vinte; non il Rassemblement National di Le Pen, che è arrivato terzo e pure guadagna seggi, ma il Noveau Front Populaire, l’unione delle sinistre capeggiate da La France Insoumise di Mélenchon, arrivato primo.
In Francia, tradizione vuole che il primo ministro venga scelto fra gli esponenti del partito o della coalizione che vince le elezioni; siccome la candidata delle sinistre era Lucie Castets, Macron voleva nominare l’ex premier socialista Bernard Cazeneuve; al diniego di Mélenchon, Macron – sostenuto da tutti i Buoni d’Europa – ha avuto gioco facile a nominare Barnier, esponente di un partito che ha fatto eleggere 47 parlamentari contro i 193 della sinistra, il quale Barnier, tra l’altro, non ha mai preso posizione a favore del Fronte Repubblicano voluto da Macron per battere Le Pen, ciò che autorizza Mélenchon a dire che “questo è il governo di Macron e della signora Le Pen”, la quale Le Pen è infatti contentissima della sua nomina, almeno quanto sono contenti i nostri politici e giornali “moderati”: bizzarro, no?
Per Repubblica, che da mesi sostiene “la battaglia di Macron per fermare Le Pen” (s’è visto) e tifava per “il Draghi francese” a capo di un bel “governo tecnico à l’italienne”per fregare la sinistra, il presidente francese è un alacre statista che “scioglie finalmente il rebus della nomina del nuovo premier” (era un rebus, non un atto dovuto al popolo) e “si affida a un uomo di esperienza venuto dalla destra gollista”. Neutralizzati gli straccioni di Mélenchon, ecco Barnier, anzi “Mr. Brexit” (è stato capo negoziatore Ue per la Brexit), uno che darà “stabilità” alla Francia.
Per il Foglio Barnier, un “montanaro, uno che viene dalla Francia profonda e non dal solito microcosmo parigino” (non è un radical chic della gauche caviar, insomma), è “l’uomo scelto dal presidente della Repubblica per guidare il prossimo governo e garantire quella stabilità di cui la Francia ha bisogno come l’aria”. Già a giugno Ferrara stigamatizzava “la Francia che odia Macron, un popolo da psicanalizzare”; invece bisogna amare Macron, come bisogna amare Renzi, cioè gli arroganti perdenti. Infatti Renzi va in giro per le corti saudite e le tv europee a dire che “Macron ha vinto la sua scommessa”, ripetendo a pappagallo un titolo del Foglio, “Macron ha vinto la sua scommessa per salvare la tenuta repubblicana”, infatti, dopo aver perso le Europee, in patria ha perso 86 seggi, Mélenchon e Le Pen ne hanno guadagnati rispettivamente 49 e 53.
Il Corriere, che da mesi tifa per la neutralizzazione del Nuovo Fronte popolare (il 19 luglio titolava “La macronista batte il comunista”: Braun-Pivet è stata eletta presidente dell’Assemblea nazionale coi voti della destra gollista, operazione utile a frenare “il blocco che è arrivato primo”), oggi dà una bella strigliata a Mélenchon, colpevole di aizzare la piazza: “L’incarico di premier finalmente conferito al vecchio signore della destra (sic, ndr) Barnier indigna e esalta il tribuno di sinistra (sic, ndr) Mélenchon… che ieri pomeriggio è salito sul Tir scoperto in mezzo al corteo di Parigi per gridare insieme alla folla il nuovo slogan: ‘Macron destitution!’”. Ma non basta ritrarlo come un gilet giallo o un trattorista, bisogna deriderlo e umiliarlo: “Neanche nei suoi sogni più sfrenati Mélenchon avrebbe immaginato un’occasione simile – incarico a Barnier, esponente di un partito arrivato quarto – (e che sarà mai, ndr), per dare finalmente corpo alla sua voglia di insurrezione”. Il facinoroso non aspettava altro che il tradimento del voto popolare per salire sui Tir e spolverare la ghigliottina. Ci pensa il Corriere a rimettere a posto il picchiatello che dietro alla saggia decisione di Macron vede un “colpo di mano”, anzi addirittura “di Stato”.
Mélenchon non capisce che la democrazia è abrogata se le elezioni non rispecchiano i desideri delle élite economiche, e che se il popolo vota male basta ignorarlo, pratica in cui noi siamo maestri. Castets avrebbe fatto entrare i mercati nel panico, e sicuramente toccato la riforma delle pensioni su cui Macron ha perso la dignità, ma non il potere; Barnier offre la garanzia di non toccare la politica economica neoliberista che impera in Europa, e firmerà una Finanziaria 2025 ancora più severa sulla spesa pubblica, come piace ai sadici patrizi europei, rassicurando Bruxelles che ha avviato una procedura per deficit eccessivo contro la Francia.
Come i più avveduti hanno intuito da tempo, infatti, il vero avversario comune dei neoliberisti e del cosiddetto centro non è l’estrema destra, ma la sinistra. Da noi, i veri nemici del blocco borghese sono i 5Stelle. Perciò far cadere il governo Conte durante una pandemia per far posto a Draghi, operazione di cui esecutore è stato un politico cinico e inaffidabile come Renzi, è parsa una cosa buona e giusta ai nostri giornali d’establishment. Gli opinion leader padronali si sono fatti andare bene anche la Meloni (una “fuoriclasse”), anche se si ostina a non dire che è antifascista come loro desidererebbero per lavarsi la coscienza; l’importante è che sia supinamente atlantista, bellicista, contraria al Reddito di cittadinanza e amica del Sistema, dopo anni passati a vendersi come nemica delle élite sovranazionali. La politica economica di riarmo e di tagli alla Sanità e al welfare va tutelata a ogni costo. A questo serve il potere: non a rappresentare il popolo nelle sue varie estrazioni, ma a fare da cassaforte al Capitale, che deve stare al sicuro da gente come Conte e Mélenchon, protetto dai cani da guardia dei giornali.
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