Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 3 settembre 2024
Elena e gli idioti
Ancora appesi alle bugie di Zelensky e Netanyahu
DI ELENA BASILE
In questa torrida estate le novità sono purtroppo poche. La continuità nelle atrocità a cui ci stiamo abituando è evidente. Si continua a morire in Ucraina come in Palestina. La Nato rafforza la strategia di un confronto armato con la Russia, incurante della resilienza di Mosca, militare, economica , geopolitica. Come abbiamo scritto milioni di volte, l’obiettivo non è la vittoria, ma la destabilizzazione fine a se stessa della Russia, ottenuta con il sacrificio del popolo ucraino. In Medio Oriente, un governo canaglia, che non applica le risoluzioni Onu, è colpevole di forme di apartheid e di crimini di guerra, non viene fermato.
Netanyahu e Zelensky hanno come obiettivo evidente l’aumento delle provocazioni e l’escalation per poter trascinare l’Occidente in un conflitto allargato contro Russia e Iran. Gli Stati Uniti nicchiano, nutrono gli interessi delle oligarchie delle armi e dell’energia, ma non hanno interesse all’escalation, non ora, in campagna elettorale. La logica orwelliana imperversa. Si possono fare affermazioni contraddittorie per manipolare l’opinione pubblica e salvare i falsi buoni sentimenti. La logica aristotelica basata sul principio di non contraddizione è morta. I Dem americani e il centrosinistra europeo (le destre e i trumpiani anche, ma lo diamo per scontato: essi non salvano neanche i buoni sentimenti) possono quindi affermare che a Gaza la situazione è inaccettabile, immorale, vergognosa e poi considerare un dogma irrinunciabile il pieno sostegno a Israele. Le morti dei bambini sono terribili, ma forniamo le armi per massacrarli.
L’antisemitismo aumenta con atti atroci contro luoghi di culto e verso i membri della diaspora ebraica in Europa. L’umanità è prevedibile. Per questo mi ero rivolta a esponenti illustri e avevo lanciato appelli affinché le comunità ebraiche prendessero le distanze dai crimini in corso. La propaganda afferma che, se non annientiamo gli innocenti di Palestina, essi distruggeranno Israele, così come, se non mandiamo i ragazzi ucraini a morire al fronte, la Russia arriverà fino a Lisbona. Menzogne ridicole, mai provate e contraddette da tutti gli analisti che a queste fandonie si sono opposti portando documentazione, storia e razionalità come fondamento delle proprie tesi.
I binari paralleli esistono non solo nella logica postmoderna delle democrazie europee prive di dibattiti pubblici. I giornalisti e gli analisti, compiacenti con le narrative del potere politico occidentale, occupano le prime pagine dei giornali più letti, le radio e le tv di maggiore ascolto, continuando imperterriti a nutrire i loro slogan, incuranti delle obiezioni, delle confutazioni, delle domande degli storici, degli intellettuali, di un variegato mondo del dissenso costretto nell’ombra e in grado di raggiungere fasce limitate della popolazione. Accanto ai media russi già oggetto di censura, la liberale Ue si domanda un giorno sì e uno no se chiudere X, che dà spazio a Trump e ad analisi considerate filo-putiniane. Il fondatore di Telegram viene arrestato in Francia per avere creato una piattaforma digitale libera, in grado di sfuggire ai controlli statali. Non conosco esattamente i capi di accusa, ma se è vero che il miliardario russo si è dichiarato colpevole dei crimini commessi da trafficanti di droga e porno-pedofili che utilizzano la sua piattaforma, siamo di fronte a una tesi surreale. Il produttore di Mercedes è colpevole quindi di rapine e assassini perpetrati da un criminale che utilizza l’automobile tedesca?
Su Telegram era possibile avere informazioni sull’Ucraina che non circolano sulla stampa occidentale e rendersi conto dei crimini contro l’umanità commessi da Israele. Non vorrei che le pressioni di Stati Uniti e lobby filo-israeliana abbiano contribuito alle convinzioni dei giudici francesi. Che Macron smentisca non mi sembra deponga a favore della giustizia transalpina. Il presidente francese è ormai privo di credibilità. Prima utilizza l’elettorato di France Insoumise per salvarsi alle elezioni, poi nega rappresentanza nel governo allo stesso gruppo politico di cui si è servito: una condotta in perfetta linea con i tempi attuali, in cui la lealtà e il mantenimento della parola data, sono scomparsi dall’orizzonte. In Europa la politica economica neoliberista è irriformabile. Siamo al nuovo Patto di stabilità, ai nuovi tagli della spesa pubblica e delle pensioni, alle politiche procicliche a vantaggio dei creditori e contrarie agli investimenti nei beni comuni. I fondi sono allegramente distorti per seminare morti in nome di interessi statunitensi, non europei. In questo quadro la sinistra non esiste, frammentata in mille movimenti di dissenso incapaci di federarsi oppure intenta a meditare nuovamente su “campi larghi” e su come si avanza col consenso del centro moderato. Ma si avanza verso dove? Verso l’abisso nucleare?
Nelle frattaglie
Mangino cannoni
di Marco Travaglio
Sorpresona: anche in Turingia e Sassonia, come da 15 anni in tutto l’Occidente, gli elettori han votato contro chi li sgoverna. Decimata l’Spd del cancelliere Scholz; estinti i Liberali e i Verdi (nel senso di verde militare); Cdu superata o eguagliata dai fasci dell’Afd; boom del Bsw di Sahra Wagenknecht, astro nascente della nuova sinistra sociale, pacifista, critica sugli eccessi green e rigorosa sull’immigrazione. Siccome sia Afd sia Bsw sono ostili al bellicismo russofobo dell’Ue, i giornaloni fantasy li chiamano “putiniani”: è più comodo scomunicare che capire e ribaltare le politiche europee. Quelle che, in 30 mesi di guerra e riarmo a oltranza, hanno trascinato la Germania e tutti noi in recessione, mentre la Russia cresce del 4% (gli stipendi del 18%) e teme una crisi da Pil eccessivo. La gente ha fame e paura? La risposta non è più “mangino brioche”: è “mangino cannoni”. L’ha ripetuto anche ieri Draghi, che è tutti loro. E quell’altro genio di Scholz seguita ad armare Kiev anche ora che la sua magistratura ha le prove della matrice ucraina dell’attentato al gasdotto russo-tedesco Nord Stream: un attacco terroristico che dovrebbe far scattare l’articolo 5 della Nato per dichiarare guerra a Zelensky, non a Putin.
Non contenti delle sberle prese, dalla Brexit alle Europee, gli euro-pirla restano ostaggi della coazione a ripetere e a suicidarsi. Sentite quel gigante di Gentiloni: “Exploit della peggiore destra europea (e ottimi risultati della peggiore sinistra) in Sassonia e Turingia. Amici dei russi in quella che fu la Germania satellite dell’Urss. Nemici dei migranti nell’area tedesca con meno immigrazione. Vince il rancore contro tutto e tutti”. Decide lui quali sono le destre e le sinistre migliori: quelle che da cinque anni gli garantiscono 25 mila euro al mese per dire queste scempiaggini. Poi va a nanna tutto contento di aver copiato il compitino. Sotto il suo tweet, mani pietose lasciano frasi lapidarie: “Ma se siete così bravi, perché il popolo non si fida di voi? Mica vorrà dire che il popolo è idiota, vero?”, “Vince qualunque cosa purché sia lontana anni luce da voi”, “Mai che si facciano due domande…”. Gli elettori li schifano, loro li insultano e la volta dopo vengono schifati il doppio. Pensano che il loro dovere sia commentare le elezioni come al bar e, se non li soddisfano, inventare giochi di palazzo per ribaltarle, anziché domandarsi perché l’elettorato vota così e cos’hanno fatto per offrirgli alternative migliori. Sennò dovrebbero guardarsi allo specchio, confessare e ritirarsi, o scusarsi e cambiare politica. Troppa fatica. Meglio prendere sul serio l’aforisma di Brecht, che fra l’altro era tedesco: “Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”.
Per capire
Il voto in Turingia e Sassonia
Germania, la posta in gioco
DI MICHELE VALENSISE
Il semaforo si è spento. Pur se locali, le elezioni in Turingia e Sassonia scuotono Berlino, basta un dato per illustrare l’intensità del sisma. In Turingia i tre partiti della coalizione nazionale (Spd, Verdi e Fdp) insieme ottengono meno di un terzo dei voti della sola AfD: 10,4%, contro il 32,8% dell’estrema destra. Era nelle previsioni, l’onda nera premeva da tempo, ora è successo («Es ist geschehen », come l’inevitabile gol della nazionale azzurra contro la Germania nelle famose tre parole tombali del telecronista tedesco). Qui invece la partita non si chiude, continua, faticosamente, tra tante incognite.
C’è da tradurre il responso delle urne nella formazione di maggioranze nei governi regionali. In Turingia, l’AfD dell’ultra-estremista con simpatie neonaziste e putiniane Björn Höcke è il primo partito, in vantaggio di dieci punti sulla Cdu; in Sassonia, la tallona di stretta misura con il 30,6% contro il 31,9% dei democristiani del ministro presidente Michael Kretschmer, disallineato rispetto alla Cdu centrale.
Nessuno è disposto ad allearsi con l’AfD, il muro di isolamento ha le sue ragioni e per ora regge. E neanche Höcke propone verifiche con altri partiti, preferisce il culto identitario alla fatica dell’amministrazione.
Ne è prova, tra l’altro, la minaccia di uscire dall’Ue, un’idea assurda per la Germania che nell’Europa ha il suo primo tratto esistenziale e sull’Europa ha costruito pace e progresso. L’interesse nazionale tedesco è l’Europa, non un suo strampalato abbandono.
Di qua del muro, la formazione di una maggioranza è tutta in salita. In Turingia, per evitare l’estrema destra, la Cdu dovrebbe mettere in cantiere una complicatissima intesa con la Linke e con il Movimento Sahra Wagenknecht (Bsw), molto distanti dall’elettorato e dall’agenda democristiana. In Sassonia, il governo potrebbe essere costituto da Cdu, Spd e Bsw, i nodi da sciogliere sono tanti, nulla è scontato e ci vorrà comunque molto tempo. Se poi ci si riuscisse, la rendita di posizione dell’AfD aumenterebbe ancora. Si affaccia l’ombra dell’ingovernabilità.
Lo sconcerto è palpabile anche a Berlino, in seno a un governo che misura la sua impopolarità. La coalizione tripartita, incerta e litigiosa, raggiunge livelli inauditi di insoddisfazione. Nelle regioni in cui si è votato domenica, oltre l’80% della popolazione non la sopporta e sul piano nazionale i consensi sono al minimo.
L’interpretazione delle cause locali può essere fuorviante, si punta il dito sulla eccessiva apertura verso i migranti, ma all’Est non ce sono quasi; si invoca il divario economico tra Est e Ovest, ma nei Länder orientali vari indicatori sono lusinghieri; si ipotizza una “fatica da democrazia” nell’ex Ddr, ma la partecipazione al voto è alta, sfiora il 75%, e la voglia di partecipazione evidente. Quanto alla nostalgia del Terzo Reich, certo spaventa, eppure solo una piccola parte di chi vota AfD è affetto da quel virus sciagurato, gli altri si intruppano dietro pericolosi slogan a buon mercato, protestano perché, a torto o a ragione, si sentono dimenticati.
La novità è semmai il bi-populismo tedesco. All’estrema sinistra, l’ex comunista Sahra Wagenknecht, senza mai sorridere, promuove con un successo fulmineo misure contro i migranti, ripresa degli acquisti di gas dalla Russia, fine degli aiuti all’Ucraina, opposizione frontale a Ue e Nato, tutta musica per le orecchie di Vladimir Putin.
Ora Olaf Scholz e i suoi alleati pensano a come andare avanti. Tra un anno i tedeschi dovrebbero eleggere il nuovo Parlamento e la coalizione in caduta libera non aiuta la Germania, né l’Europa, attraversata da un vento contrario. Un’agonia prolungata produrrebbe conseguenze ancora più gravi, non solo per il governo federale, ma per la stabilità del Paese.
Tutto spinge il Cancelliere, catapultato tre anni fa al governo senza molta convinzione sua e dei suoi, a un tentativo coraggioso di raddrizzare la barca o altrimenti di affidarla a un timoniere più vigoroso. Una svolta si impone.
L'Amaca
Vinceranno sicuramente
DI MICHELE SERRA
Poche cose al mondo sono emozionanti come i video delle donne afghane che cantano per disobbedire alla tirannia dei talebani.
È la vita che disobbedisce alla morte, né più né meno. Alcuni sono opera di donne esuli, alcuni realizzati in patria clandestinamente.
Cercateli in rete, durano pochi secondi ma contengono i secoli. I secoli della sottomissione e anche della sopravvivenza, dell’ordine patriarcale e anche della sua inevitabile, sacrosanta effrazione. C’è il dolore della violenza subita, c’è l’esultanza della ribellione.
Guardatemi, lo sto facendo: canto.
Canto e nessuno me lo può impedire.
Cantano. Ed è contro la legge. Mi chiedo quanti dei nostri ragazzi sappiano, e lo sappiano per davvero, che in alcune parti del mondo per le donne cantare, ballare, sciogliere i capelli, andare a scuola, uscire di casa da sole, è reato capitale.
Rischiano la galera e la morte. Sono proprietà del padre, dei fratelli, del marito, non esistono come persone, sono solo fattrici. Forse saperlo li aiuterebbe a capire un po’ meglio il valore della libertà e dei diritti, e la costante minaccia di perdere l’una e gli altri.
L’umanità sa essere di una ignoranza e una ferocia che definire bestiale è riduttivo — le bestie non sono malvagie e perverse, gli uomini sì. La voce delle donne può spaventare solo i malvagi e i perversi.
È la voce dalla madre che ninna il bambino, è la voce dell’ eros , ha frequenze profonde e leggere al tempo stesso, le donne che cantano sono una delle meraviglie della vita. Calpestarle tutte, ingabbiarle tutte è impossibile, vinceranno sicuramente.
lunedì 2 settembre 2024
Turingia
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