lunedì 2 settembre 2024

Tomaso e il neo fascio





L’“Atlante” a Osaka e il virus da traslocatori di reliquie
ESPORTIAMO SOLO “STELLE MORTE” - La scultura del II secolo. Viaggio pericolosissimo per il marmo. E perché Meloni & C. ci tengono legati solo al trapassato?

DI TOMASO MONTANARI

“Questi capolavori – scrive il Corriere della Sera – sono altrettanti ambasciatori che parlano la lingua universale dell’arte. Con questo linguaggio saranno capaci di promuovere la causa italiana dinanzi ai più ostinati calunniatori, agli scettici e agli indifferenti, e di ricordare che l’Italia fu sempre la prima a spianare la strada della civiltà e del progresso… La mostra… è un segno portentoso dell’eterna vitalità della razza italica, che le ha reso possibile di esser sempre ed ovunque all’avanguardia, lasciando agli altri solo la libertà di imitare”. Chissà se il giornalone di Via Solferino, sempre in sintonia con il governo del momento, ripescherà pari pari questo suo bell’articolo del 1930, nato per celebrare la grande mostra di capolavori italiani a Burlington House, a Londra, voluta da Benito Mussolini in persona. L’occasione è qua, pronta: all’Esposizione Universale di Osaka, in Giappone, il governo Meloni spedirà nientemeno che l’Atlante Farnese, la celeberrima scultura di marmo del II secolo dopo Cristo – alta circa due metri e pesante oltre venti quintali – esposta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sarà quel fragile colosso a rappresentare questo nuovo guizzo di vitalità della razza italica, viva e attiva alla faccia dei fantasmi della sostituzione etnica.

Nel 1930, Dino Grandi (che aveva seguito da vicino ogni fase della mostra) ottenne la nomina ad ambasciatore italiano a Londra: mentre oggi il guiderdone è stato preventivo, e il commissario generale per l’Italia a Expo 2025 è gia stato fatto ambasciatore di grado. Ed è lui: il mitico cantante fascio-rock in arte Katanga, al secolo Mario Vattani. “Un ambasciatore – scrive Paolo Berizzi – dalle dichiarate simpatie neofasciste. Uno che da ragazzo – era la notte del 9 giugno 1989 – all’uscita del cinema Capranica di Roma era con un gruppo di naziskin che massacrò di botte e sprangate due giovani. Finito ai domiciliari, Vattani fu poi prosciolto dalle accuse. Ma fu anche l’unico che risarcì le due vittime con 180 milioni di lire, ottenendo in cambio il ritiro del processo di rito civile”. Chi meglio di lui può rappresentare nel mondo il primo governo guidato da un partito di matrice fascista della storia della Repubblica? Il culto della romanità e l’uso (caricaturalmente) imperiale del nostro patrimonio culturale sono una costante della tradizione fascista, e d’altra parte tutti gli ultimi governi (e in essi, più di tutti, il nefando Dario Franceschini) hanno spedito ovunque di tutto e di più, bellamente incuranti di opportunità, continuità di esposizione e soprattutto tutela e conservazione delle opere d’arte arruolate al servizio della nazione.

Ma l’“Atlante Farnese al servizio del fascismo” (per parafrasare un celebre titolo di Francis Haskell) rappresenta un’ulteriore ​ escalation. A Londra, nel 1930, fu mandato (criminosamente) il David di Donatello del Bargello, che rischiò seriamente di finire in fondo alla Manica insieme ad altre quisquillie caricate nella stiva del vascello Fortuna (la Nascita di Venere di Botticelli, Il Duca e la Duchessa di Urbino di Piero della Francesca dagli Uffizi, la Tempesta di Giorgione, la Bella e il Ritratto di inglese di Tiziano da Pitti, la Crocifissione di Masaccio da Napoli, la Flagellazione di Piero da Urbino, per citare solo qualche pezzo a caso…). Ma almeno quello era un bronzo: spedire un marmo così grande, pesante e articolato è un folle azzardo, la cui sprezzante e insultante temerarietà non sarà diminuita dalla sperabile miracolosa, assenza di danni. E, del resto, se qualche danno ci sarà, possiamo forse sperare che venga reso pubblico? O forse qualcuno, al Mic, spera proprio che l’Atlante non torni: vista l’impudenza con cui ostenta una volta del cielo tanto precisa, e utile ai naviganti, da far evocare a chi la vede i nomi di altri due grandi italiani, Colombo e Galileo: che imbarazzo! Tornando seri: ma era proprio necessario mandare un capolavoro di venti secoli fa? È possibile che l’Italia continui a rappresentare se stessa come una vecchia bagascia esausta che ogni volta che viene invitata in società sfoggia i sontuosi gioielli di quando era giovane e bella? Ma questi signori che si gasano citando in Parlamento il Manifesto del futurismo, non potrebbero almeno guardare all’Italia artistica di oggi, smettendola di rappresentare la famosa nazione come una stella morta che vive di rendita della luce di decine di secoli fa? Cosa sembreremo, ad Osaka? Una nazione di traslocatori di reliquie patrie. E i giapponesi non finiranno col pensare di noi ciò che James Joyce scrisse dei romani, che gli facevano l’impressione di quello che si manteneva mostrando ai turisti il cadavere pietrificato della nonna? Del resto, è pur vero che se vogliamo rappresentarci onestamente, noi che abbiamo un governo che vive culturalmente negli anni trenta del Novecento, dobbiamo puntare sul passato: coscienti di avere un grande avvenire, dietro le spalle.

domenica 1 settembre 2024

La Stupidità



Quindi è quasi tutto pronto in Albania: se scappi dalla tua terra - avranno mai pensato cosa significhi abbandonare la propria terra per infilarti in una bagnarola per andare nel mistero? Quale grado di tristezza depauperante la tua dignità, di sconfitta emozionale, di perdita di umanità provochi la decisione di lasciare le tue radici, le tue abitudini, i tuoi cari? - e cerchi di rifarti una vita, se scegli le nostre coste, verrai arrestato ed inviato in Albania, in questo centro che la malefica Caciottara ha ideato per arginare ciò che, normodotati, sanno in cuor loro quanto sia impossibile arginare. Vieni messo in galera con poliziotti italiani e personale albanese lautamente ricompensato a controllare la tua detenzione, il tuo reato che sfugge alla comprensione di saggi, di intellettuali, di persone comuni e per bene. Esistesse un Consiglio dell’Universo come film hanno immaginato, in queste ore credo si staranno domandando cosa caxxo stia succedendo su questa biglia blu, come caxxo proceda questa cosiddetta umanità, bovinamente ancorata ai confini tra stati, che psicolabili stan proteggendo uccidendosi tra loro, dove bastardi infoiati di codicilli alteranti fedi deturpate da parossistici tradizionalismi estirpano popoli mediante genocidio. Se esistessero questi Consiglieri, certamente non crederebbero ai loro molteplici occhi, e constaterebbero mestamente  l’infinita stupidità di certe forme di vita.

L’ha detto!




Prima Pagina




Grave Dubbio

 

Kamala, leaderdelle banalità
PRESIDENZIALI USA 2024 - Donald è il grado 0 dell’umano e gli statunitensi si meritano ciò che votano. Ma Harris è la prosecuzione di Biden con altri mezzi: chiediamoci cosa conviene ai civili di Gaza, Kiev e Kursk
DI DANIELA RANIERI
Poiché Kamala Harris, candidata alla presidenza degli Stati Uniti dai padroni del mondo che non han più potuto negare il declino cognitivo di Biden, fa parte dei Buoni, e poiché Trump è senza dubbio un rottame politico e umano, non si può dire pubblicamente che Harris è politicamente scarsissima e pronuncia soltanto banalità, ma anzi, a ogni sua uscita, intervista o post su X tutti i media filo-atlantici sono obbligati a emettere gridolini di giubilo, sbrodolamenti retorici sulla prima donna “nera” alla Casa Bianca, paginate di storytelling emozionale.
Eppure, a giudicare dalle sue osannate dichiarazioni, da ultime quelle dell’intervista alla Cnn, la comunicazione (e il livello politico) di Harris è quantomeno opinabile. Uno dei suoi slogan è “Quando noi lottiamo, vinciamo”. Mah, insomma. Trump vinse nel 2016 contro Hillary Clinton perché la classe operaia della rust belt, la zona industriale del Mid-West, ha voltato le spalle al Partito democratico che l’ha tradita. Nel 2020 Biden ha vinto perché dei 7 Stati passati a Trump nel 2016 (Pennsylvania, Ohio, Michigan, Wisconsin, Minnesota, Indiana, Illinois), tre (Pennsylvania, Michigan e Wisconsin) erano e sono tuttora in bilico. Solo il Minnesota e l’Illinois sono ancora democratici. La retorica della lotta seguita dalla sicura vittoria è tipicamente trumpiana (colpito all’orecchio dal proiettile dell’attentatore, Trump si è rialzato gridando “combattete!”). Più che lottare per sconfiggere Trump, i Democratici dovrebbero lottare per il popolo di cui si dicono portavoce in quanto democratici. Come ha scritto il giornalista Ezra Klein: molti degli elettori di Trump non amano Trump; molti votano Trump perché odiano il Partito democratico. Sulla guerra in Ucraina, Harris è naturalmente infarcita di retorica bellicista Nato: “La storia ne è testimone. Se restiamo a guardare mentre un aggressore invade il suo vicino impunemente, continuerà ad andare avanti. Nel caso di Putin, ciò significa che tutta l’Europa sarebbe minacciata”. Anche di fronte al disastro Nato-Ue in Ucraina, Harris non ha dubbi. Gli Usa e l’Europa devono fermare fino all’ultimo ucraino il nuovo Hitler che altrimenti arriverebbe a Lisbona, lo scenario fantasy più amato dai pacieri del mondo che non hanno fatto altro che portare morte e distruzione ovunque.
“Ho sempre creduto che il cambiamento climatico sia una realtà, una questione urgente”. In questo Harris si distingue dal negazionista Trump, però – se eletta – non proibirà, come invece giurava nel 2019, il fracking, un metodo di estrazione degli idrocarburi osteggiato dagli ambientalisti. Quando bisogna fatturare, i Buoni non badano alle sottigliezze. Sull’immigrazione, la asio-americana Harris (di padre giamaicano e madre indiana) sostiene la “necessità di rendere sicuro il confine col Messico”. Il programma è fumoso. Nel 2021, in conferenza stampa in Guatemala da vicepresidente, disse: “Voglio essere chiara con i popoli di questa regione del mondo che pensano di intraprendere il pericoloso cammino per il confine fra Usa e Messico: non venite. Gli Stati Uniti continueranno ad applicare le leggi e a rendere sicuro il confine. Quale nostra priorità, scoraggeremo l’immigrazione illegale. E penso che se arriverete fino al nostro confine, sarete rimandati indietro”. Harris la pensa esattamente come Salvini e Meloni, esecrati dai media padronali in quanto orbaniani e sovranisti. Di certo nessun messicano sarà mai presidente degli Usa. Sul genocidio perpetrato dagli esaltati messianici al governo di Israele contro i civili di Gaza (e ora anche di Cisgiordania), Harris è ottusa come il suo mentore e come tutti gli ipocriti democratici del mondo: “Sono incrollabile nel mio impegno per la difesa di Israele e la sua capacità di difendersi. E questo non cambierà”. Israele ha il diritto di difendersi (dagli oltre 40 mila morti civili, di cui il 75% donne e bambini), ma, concede Harris, “il modo in cui lo fa è importante”, non non-importante, insomma è una questione di etichetta; però “ci sono troppi civili morti palestinesi”, mannaggia; che sia colpa loro? Che si suicidino perché palestinesi?
Alla Cnn ha raccontato di quando Biden la chiamò per dirle che si ritirava dalla corsa: “Era domenica. La mia famiglia era con me, incluse le mie nipoti, avevamo fatto i pancakes: ‘Zia possiamo avere ancora bacon?’ ‘Sì, ti preparo più bacon’. E poi ci saremmo seduti per fare un puzzle. (RISATE). E il telefono ha squillato. Era Joe Biden. E mi ha detto cosa aveva deciso di fare. Gli ho chiesto: ‘Sei sicuro?’ E lui ha detto: ‘Sì’”. Maledetto storytelling americano. I democratici amano rappresentarsi dentro scenari famigliari rassicuranti, moderati e patinati (vedi Obama); Harris lo fa per contrapporsi alla furia orgiastica di Trump e conquistare il ceto medio. Da noi si è provato a intortare gli italiani con queste baggianate, ma non ha funzionato (Renzi assoldò per 400 mila euro Jim Messina, il guru di Obama, per vincere il referendum costituzionale mediante la “narrazione”: come si sa, soldi buttati). Harris vuole neutralizzare l’allarme infondato di Trump: “L’America non permetterà mai che una marxista diventi la presidente degli Stati Uniti”. Harris è marxista come Renzi è di sinistra.
“Una delle mie massime priorità è fare tutto il possibile per sostenere e rafforzare la classe media”. E i sottoproletari? I disperati? I senzatetto? Gli zombie per le strade? I drogati di Fentanyl? Quelli non votano, perciò crepino pure. Secondo Harris, l’America sotto Biden ha vissuto una “netta ripresa rispetto alla pandemia”. Non menziona il ritorno economico della guerra degli Usa a Putin. Dice che vuole abbassare il costo degli alloggi per permettere il “sogno americano” e che occorre “voltare pagina rispetto all’ultimo decennio”, ultimo decennio che comprende i tre anni e mezzo in cui è stata vicepresidente. Quando la giornalista della Cnn le chiede perché non l’ha fatto a suo tempo, Harris dice che l’ha fatto (e allora perché farlo se eletta?) e che si riferiva all’amministrazione Trump, basata sul principio che “la misura della tua forza di leader sta nel numero delle persone che abbatti anziché in quante riesci a elevarne”. Pura fuffa retorica, merce dozzinale in assenza di temi forti e contenuti precisi. Harris è solo la prosecuzione di Biden con altri mezzi. Questo vuol dire che è meglio che vinca Trump? Posto che Trump è il grado zero dell’umano e che gli americani meritano ciò che votano, bisognerebbe chiedersi cosa convenga, in senso marxiano, ai civili di Gaza, di Kiev e di Kursk.

Selvaggiamente

 

Nuovi scavi a Pompei: trovati Sangiuliano, Rosaria e l’egemonia culturale di Martufello
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Una buona notizia: il ministro Gennaro Sangiuliano non sa dove sia Times Square, ma sa perfettamente dov’è Pompei. Il 3 giugno è al Comune di Pompei, l’11 giugno visita gli “scavi della legalità” a Pompei, il 23 luglio il sindaco di Pompei gli consegna direttamente le chiavi della città così quando ha voglia di andare nemmeno si deve far aprire. Con lui – se ne parla da giorni – c’è sempre questa figura bionda, un misto tra una annunciatrice Rai anni Novanta e Barbie Vesuviana: Maria Rosaria Boccia, incidentalmente di Pompei, una specie di ombra dietro Sangiuliano, sebbene l’ombra sia almeno 30 centimetri più alta del ministro Genny, in questo caso.
Quando viene fuori che da mesi Maria Rosaria lo segue a ogni evento e lei si attribuisce una nomina a consigliera per i grandi eventi, lo staff del ministro nega tutto. Genny, sentendosi nell’epicentro di uno scazzo coniugale del sesto grado della scala Mercalli, tenta la fuga da Pompei. Ma è troppo tardi. Piovono lapilli mediatici sul caso “Genny e Barbie vesuviana” e si scopre che la pagina Instagram di Barbie è piena zeppa di immagini di loro due sempre insieme in giro per eventi, inseparabili, congiunti, inscindibili come i due pompeiani carbonizzati nell’ultimo abbraccio. Lei è col ministro perfino al “Festival del Libro possibile”, nel senso di “possibile che Sangiuliano l’abbia letto”. Nessuno ha capito ancora bene perché e per cosa lei lo accompagni, si sa solo che li ha fatti incontrare il parlamentare di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano, quello che aveva accompagnato Giorgia Meloni proprio in visita a Pompei.
Il filo conduttore, trattandosi di Sangiuliano, è sempre, inevitabilmente la cultura, fateci caso: Cangiano aveva conosciuto la sua fidanzata (ora ex) Valeria Marini grazie a Dani. Cioè Daniela Santanchè. E sempre Gimmi Cangiano era quello che aveva portato a Montecitorio Martufello e Pamela Prati col benestare di Sangiuliano. Insomma, grazie a Genny, Gimmi, Dani, Barbie Vesuviana e Martufello la conquista dell’egemonia culturale della destra ha la strada spianata. E che nella storia torni sempre l’antica città rasa al suolo dal Vesuvio non è un caso. Questa vicenda è come Pompei: più scavi e più trovi roba.

Micron

 

Fetori fuori scena
di Marco Travaglio
Bisogna ringraziare il più stupido fra i politici stupidi d’Europa, Emmanuel Macron, per aver detto ciò che tutti intuiscono da anni su cos’è diventata la democrazia occidentale. Dopo aver perso tre elezioni in due mesi – Europee, primo turno e ballottaggio delle Legislative – contro il Nuovo Fronte Popolare di sinistra e il Rassemblement national di destra, il piccolo Napoleone dell’Eliseo rifiuta di incaricare la candidata della prima forza parlamentare, la progressista Lucie Castets. I voti del Front, che tanto gli piacevano quando gli servivano per limitare i danni al secondo turno con le desistenze, ora gli fanno schifo. E spiega testualmente il perché: “Se nomino la Castets, lei abrogherà la riforma delle pensioni e aumenterà il salario minimo a 1.600 euro”. Eh già: se la sinistra, cioè la forza più votata, va al governo, farà politiche di sinistra cancellando quelle macroniste di destra travestite da centro che han portato gli elettori a premiare la sinistra. Anziché ai lavoratori, ai pensionati e ai poveri, metterà le mani nelle tasche dei ricchi. E sostituirà il bellicismo macroniano col pacifismo, facendola finita con gli annunci di truppe a Kiev, gli incitamenti a usare le nostri armi per bombardare la Russia e il fischiettio sui massacri di Israele. Sulla politica sociale e ancor più su quella estera, Mélenchon e Le Pen sono molto meno distanti fra loro che da Macron.
La confessione di Micron fa scalpore in Francia. Non Italia, dove ci siamo portati avanti col lavoro: è dall’operazione Napolitano-Monti (2011) che i poteri invisibili che comandano da dietro le quinte mettendo in scena il teatrino destra-sinistra, tentano di abituarci all’idea che chi governa non deve seguire il programma per cui è stato votato, a meno che non l’abbiano scritto loro. Lo disse Draghi dalla Bce nel 2013 dopo l’irruzione dei 5Stelle in Parlamento: “Le riforme proseguiranno col pilota automatico”. Cioè con re Giorgio, che si fece rieleggere per sventare Rodotà al Colle, tener fuori dal governo i vincitori e rimandarci gli sconfitti (governo Letta Pd-FI-Centro). Idem nel 2018, quando il M5S rivinse, fu respinto da Renzi, si accordò con la Lega e Conte fu rimandato indietro da Mattarella perché i “mercati” non volevano all’Economia il prof. Savona, moderatissimo ma allergico ai piloti automatici. Il golpe bianco si ripeté nel 2021 con l’operazione Renzi-Mattarella-Draghi contro il Conte-2, anch’esso renitente al pilota automatico. Nel 2022 Letta, pur di punire Conte per leso bellicismo, condannò il Pd alla disfatta. Ora son tutti pronti a ricominciare, ove mai la Meloni – dopo il no alla Von Sturmtruppen – seguisse Crosetto&Tajani contro le eurofregole di guerra alla Russia. Cambiano i burattini, ma i burattinai sono sempre gli stessi.