mercoledì 24 luglio 2024

L'Amaca

 

La grande assente è la protagonista
DI MICHELE SERRA
Nell’intervista di Elon Musk (riportata da diversi media italiani) al sito conservatore americano Daily Wire, si esprimono dure opinioni sui supporti farmacologici e sulle forzature “ideologiche” che accompagnano il cambiamento di genere.
Uno dei tanti figli di Musk lo ha fatto: nato Xavier, è diventata Vivian. «Distruggerò la malvagia cultura trans che ha ucciso mio figlio», dice Musk con la ben nota mancanza di qualsivoglia dialettica. (Non ne possiede, lui così ricco, neppure un grammo, e spaventa che uno dei grandi finanziatori dell’Intelligenza Artificiale manchi del tutto della componente fondamentale dell’intelligenza, che è appunto la dialettica).
Tornando al caso in questione. Capisco, e anche condivido, alcune delle perplessità sul cambiamento di genere, specie riguardo le mutilazioni genitali e la manipolazione (anche farmacologica) del corpo di una/un adolescente. Ma arrivato in fondo all’intervista, mi è stato impossibile non registrare che né l’intervistato né l’intervistatore si sono posti, nemmeno per un secondo, la più rilevante delle domande: come sta Vivian? Che cosa ne pensa Vivian?
Conta di più, nella storia di Vivian, quello che pensa Vivian, o conta di più l’opinione del suo potentissimo padre e del giornalista che, conversando con lui, non formula la più banale eppure la più determinante delle domande: come sta sua figlia?
L’intero dibattito, legittimo, rilevante, sulle questioni di genere, perde legittimità e rilevanza se antepone il giudizio “degli altri” a quello delle persone coinvolte. Lo stigma sociale è, da secoli, la galera della quale le persone omosessuali e trans cercano di liberarsi. La chiacchierata tra Musk e il suo giornalista-spalla ne fa parte.

martedì 23 luglio 2024

Che foto!




Bravissimo


Un po’ sfocato ma è lui, Edoardo Bennato, ieri alla Spezia. Un Cantautore che continua ad estasiare, infischiandosene dell’età, corroborato com’è dal sano ed ineguagliabile rock’n’roll!

Benissimo!



Yoghi ad Ameglia rinchiuso in casa da maggio sta trattando. Cosa? Un posto in parlamento che diamine! Uno come lui, se fossero confermate le accuse dove potrebbe andare se non in parlamento? Ma certo qui in Alloccalia chi è preso con le mani nella marmellata ha un unico posto dove andare, per continuare a sollazzarsi alla faccia nostra! W l’Italia!

Eccola!

 

La rivolta dei follower contro lo “scrocco” degli influencer
TUTTI CONTRO I “SUPPLIED” - Web indignato. I regali fatti a questi personaggi (soggiorni in hotel, cene, trattamenti) dalle aziende in cambio di un post, ora suscitano rabbia. E c’è anche un problema fiscale
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Qualcuno dice che sul Web c’è un’aria “giacobina”, qualcuno sostiene che stia iniziando una nuova epoca che costringerà gli influencer a ricalibrare l’ostentazione del privilegio, fatto sta che per la prima volta dall’alba dei social i follower (e non gli influencer) sembrano avere il coltello dalla parte del manico. Da qualche mese, infatti, dopo la caduta dell’impero Ferragnez con il conseguente disvelamento di molte strategie di marketing, è iniziata quella che potremmo definire “la rivoluzione del supplied”.
Il supplied è un accordo commerciale tra influencer e brand/aziende per cui l’influencer pubblicizza sui suoi social un prodotto, un hotel o un ristorante in cambio di fornitura del prodotto o di ospitalità gratuita. Insomma, una sorta di baratto 2.0. Questa pratica va avanti da anni e la sua deriva è sotto gli occhi di tutti: c’è chi cambia l’arredamento di casa ogni sei mesi perché tanto in cambio di qualche storia gli regalano i mobili nuovi. Chi fa i check-up gratuitamente in cambio di una foto mentre varca la soglia della clinica, chi si accontenta di una cena al fast food (basta che non si paghi), chi pubblica la foto dell’hotel a cui ha scroccato le vacanze con nonni e suocera al seguito, chi fa l’epilazione definitiva supplied, chi addirittura si fa regalare qualche seduta dallo psicologo di una nota piattaforma online (psicologo che magari potrebbe diagnosticare questa ossessione per lo scrocco).
Il supplied, a causa di quel misto di insofferenza e disincanto provocato dal Pandorogate, è ormai mal tollerato da numerosi follower stanchi di assistere allo sfoggio costante dei benefici riservati agli influencer più ricchi e viziati. La conseguenza è che se prima l’influencer postava le foto delle vacanze scroccate e la gente commentava “che bello”, “che fortuna”, ora i commenti più frequenti sono “che parassita”, “perché non ti paghi le vacanze come tutti?”.
L’aspetto più preoccupante (per gli influencer) è che il “rancore sociale” da qualche tempo si riversa anche su aziende e brand che regalano prodotti e servizi agli influencer: numerose pagine Instagram di alberghi, ristoranti, brand di moda hanno dovuto chiudere i commenti per arginare le shitstorm. Emblematico il caso dell’influencer Paolo Stella, noto per esibire la sua vita lussuosa: pochi giorni fa l’impianto di condizionamento della sua grande casa milanese si è rotto. Ha avuto dunque la geniale idea di postare la foto della suite imperiale dell’hotel 5 stelle “Principe di Savoia” specificando che avrebbe dormito lì, al fresco, grazie all’ospitalità offerta dalla struttura. Inutile dire che questo supplied è costato all’influencer e al “Principe di Savoia” migliaia di commenti indignati tra cui “fa caldo pure a casa mia, posso venire con mio figlio disabile e il cane cardiopatico?” e così via.
Il sentiment è diventato “ri-sentiment”.
I matrimoni vip di Diletta Leotta e Cucina Botanica sono stati fortemente criticati per le stesse ragioni: entrambe molto ricche, le due non si sono pagate neppure l’abito da sposa, gentilmente offerto da un noto brand.
Numerosi influencer sono sommersi di commenti densi di risentimento per la continua ostentazione di case completamente costruite e arredate dagli sponsor e poi, naturalmente, c’è l’immancabile famiglia Ferragni. Marina di Guardo, madre di Chiara, è in vacanza con le due figlie Valentina e Francesca in un grande hotel lusso in Sardegna e non manca di postare continuamente storie instagram con la scritta supplied mimetizzata tra foto di acque cristalline e piatti di sauté di vongole. Migliaia di follower, da giorni, hanno preso d’assalto la struttura e la pagina della signora facendo notare come sia nelle possibilità economiche della famiglia Ferragni pagarsi una vacanza anziché soggiornare gratis, tanto più che il fidanzato di Valentina Ferragni è arrivato a pubblicare perfino l’immagine di una macedonia offerta dal bar dell’hotel con la scritta supplied.
Insomma, non è che si stiano lucidando le ghigliottine. Molto più semplicemente, l’idea che dei milionari debbano farsi offrire pure una coppetta con due kiwi e una mela, inizia a generare un risentimento più che comprensibile.
In un Paese con quasi 6 milioni di persone in condizioni di povertà assoluta, forse gli influencer dovrebbero iniziare a riflettere su quanto il divario sociale, la mancanza di alloggi, il calo del potere di acquisto dei salari siano una polveriera e su quanto i supplied, ovvero i benefit concessi a chi i benefit se li può pagare, finiscano per diventare una delle tante “scintille” che accendono la rabbia.
Infine, un’ulteriore considerazione. Il supplied è una sorta di far west dal punto di vista fiscale. I lavoratori dipendenti pagano le tasse sui benefit eventualmente ricevuti dai datori di lavoro perché (oltre un certo importo) concorrono alla formazione del reddito personale (auto aziendali, carburante, buoni pasto…). I supplied sono di fatto delle transazioni commerciali, visto che “il baratto” non mi risulta essere fiscalmente inquadrato.
Faccio un esempio: molti influencer mostrano pavimenti delle loro nuove case interamente supplied. Se quel parquet ha un valore di 30 mila euro, l’influencer incassa beni di quel valore e il guadagno è completamente detassato. Non solo. Spesso l’influencer rivende quei beni (auto, mobili, elettrodomestici) e ha un ulteriore guadagno da un guadagno detassato. Secondo la fiscalista ed esperta in diritto societario Elisa Migliorini “la ricezione di prodotti gratuitamente può avere implicazioni fiscali. In molti ordinamenti, se un prodotto viene ricevuto in cambio di una promozione o di un post, il valore di mercato di quel prodotto potrebbe essere considerato come reddito imponibile e, pertanto, soggetto a tassazione”.
Ad oggi, nessuno paga le imposte sui supplied. E questo ha favorito il proliferare del “baratto 2.0”. Del resto, se un influencer viene pagato 20 mila euro per pubblicizzare degli elettrodomestici, sul quel guadagno paga le tasse. Se quella stessa azienda invece gli regala 20 mila euro di elettrodomestici, è tutto guadagno. Insomma, forse sarebbe ora di tassare lo scrocco.

Perché lo fate arrabbiare?

 

Trasporti, si fa per dire
di Marco Travaglio
Ormai non passa giorno senza una quantità inimmaginabile di treni e aerei in ritardo mostruoso. Tant’è che, a fare scandalo, sono quelli misteriosamente in orario. Ieri, all’aeroporto di Cagliari, l’impiegata del banco Ita mi ha annunciato commossa che il mio volo per Roma delle 15.10 portava “solo 25 minuti di ritardo”. Quindi era in anticipo. Neppure il tempo di raggiungere il gate e già la partenza era slittata alle 16.15. Il che vuol dire alle 17, ma quei 45 minuti diventano un dettaglio indegno di essere comunicato. Alle 16.30 noi mandria umana con aria rassegnata abbiamo iniziato a sfilare verso il finger, che però non finiva nell’aereo, ma in una scala da scendere senz’aria condizionata e otturata all’uscita. L’uno sull’altro, seduti sui gradini a bollire a 35 gradi. Poi finalmente ci han fatti uscire sulla pista, ma solo per arrostire un altro po’ sotto il sole. Al via libera, tutti in marcia verso l’aereo: una cella frigorifera a temperatura polare. Chiuso il portellone, il velivolo è rimasto immobile sulla pista a motori accesi. Gli ostaggi, sottomessi anche per il trattamento bollitura-grigliatura-surgelamento, raccoglievano le forze residue per chiedere spiegazioni, quando l’altoparlante ha diramato l’ordinaria supercazzola aviatoria: “Ci scusiamo per il ritardo, dovuto a ritardato arrivo dell’aeromobile” (mai che dicano perché l’aeromobile ha ritardato). È la più classica delle varianti dello scusario. Poi c’è l’“attesa dell’aereo programmato” o, se l’aereo programmato era lì in bella vista da ore, i più vaghi “problemi operativi” e il più preciso “ritardo dell’equipaggio in transito da un altro volo” (da evitare quando l’equipaggio è lì da ore che fa le ragnatele con te).
Restava da capire perché, giunti il velivolo e l’equipaggio, il decollo tardasse. Ed ecco la supercazzola subordinata del primo tipo: “L’autorizzazione al decollo arriverà solo fra 7 minuti per ritardo nell’autorizzazione alla partenza, comune a tutti i velivoli sulla pista” (siamo in ritardo perché siamo in ritardo, ma consolatevi: lo sono pure gli altri, non ce l’abbiamo con voi). Subito seguìta, visti gli sguardi sbalorditi dei prigionieri, da quella del secondo tipo: il “traffico elevato nei cieli di Roma per la presenza di troppi aeromobili”. Ma tu guarda: oggi i romani si sono messi d’accordo e, anziché la classica utilitaria, o motorino, o bicicletta, han tirato fuori dal garage il loro bimotore o cacciabombardiere personale e sono decollati tutti insieme. L’alternativa è che c’entri il ministro dei Trasporti, tale Matteo Salvini, che può essere accusato di assenteismo solo da chi ignora di cosa sarebbe capace se fosse presente al ministero. Ove mai si mettesse a lavorare, toccherebbe aggiornare lo scusario: “Ritardo dovuto al regolare arrivo del ministro”.

L'Amaca

 

Benemeriti leghisti
DI MICHELE SERRA
L’antagonismo progresso/reazione è stato determinante per leggere il mondo (non solo la politica) dalla Rivoluzione Francese in poi. Grosso modo, qualcuno voleva accelerare e qualcuno frenare, qualcuno voleva cambiare e qualcuno no, qualcuno vedeva nel futuro una promessa, qualcuno una minaccia.
Poi le carte si sono parecchio rimescolate: di fronte allo sviluppo tumultuoso della società, alla rivoluzione tecnologica, al turbo-capitalismo finanziario, dirsi “progressisti” o “reazionari” è diventato meno semplice. Si è arrivati a parlare, con qualche ragione, di una “sinistra reazionaria”, di fronte a una destra liberista che guardava al futuro con maggiore dinamismo.
Negli ultimi anni, soprattutto grazie alla nuova destra sovranista, nazionalista, baciatrice di rosari, si sta tornando all’antico, e la differenza tra progressisti e reazionari, in politica, torna ad avere una sua rotonda evidenza. Benemerita, in questo senso e limitatamente al nostro piccolo Paese, è la Lega, che ha rispolverato e rimesso a lucido, con uno zelo ammirevole, tutti o quasi i luoghi comuni del pensiero reazionario classico (manca solo la nostalgia per la monarchia assoluta, ma basta aspettare).
I Salvini, i Vannacci, da ultimo quello spassoso senatore toscano che vuole sanzionare chi scrive “sindaca” e non “sindaco” nei documenti pubblici, sono reazionari in purezza. Incarnano, ai nostri occhi incerti e confusi, tutto ciò che sappiamo di non essere e di non volere.
Al confronto dei leghisti (soprattutto i maschioni, ma anche certe femmine animose non scherzano), i fratelli e le sorelle d’Italia sono fascisti minori, reazionari di seconda scelta. Ridare un senso e una nuova urgenza al pensiero progressista è il destino (involontario) dei leghisti.