mercoledì 3 luglio 2024

Si riuniscono ma...

 

La foto del malaugurio
di Marco Travaglio
Fratoianni, Schlein, Bonelli, Magi, Acerbo e Conte hanno accolto l’invito di Pagliarulo a parlare di Costituzione alla festa bolognese dell’Anpi. Dunque la foto di gruppo non ritrae la prossima alleanza anti-destre. Ma così l’ha presentata la Schlein, invocando un Fronte Popolare antifascista alla francese da Rifondazione a quel che resta di Azione e Iv (assenti alla Bolognina per motivi di salute) per vincere le Politiche. E subito qualcuno l’ha accostata ad altri scatti del malaugurio: la foto di Vasto, alla festa Idv 2011, fra Bersani, Di Pietro e Vendola, a due anni dal primo boom 5Stelle; e quella di Narni fra Conte, Di Maio, Zingaretti e Speranza, nella campagna del 2019 in Umbria poi vinta dalle destre. Ma a Vasto e a Narni c’erano leader di partiti compatibili, che quando finalmente governarono diedero buona prova nel Conte-2. A Bologna ce n’erano sei accomunati solo dal non governare. Un po’ come quelli del Prodi-2 che unì (si fa per dire) nell’ordine: Rifondazione, Comunisti italiani, Ds, Verdi, Margherita, Indipendenti dell’Ulivo, Idv, Rosa nel Pugno, Socialisti, Italia di Mezzo di Follini, Democratici Cristiani Uniti di tal Mongiello, Lega per l’Autonomia di tali Brivio e De Paoli, Democratici Meridionali di Loiero, Italiani in Sudamerica di tal Pallaro, Consumatori (due), Udeur di Mastella. Infatti durò 23 mesi. Anche i Sei della Bolognina, se dovessero governare insieme, non andrebbero d’accordo quasi su nulla: ciascuno ha (quando ce l’ha) la sua politica estera, economica, fiscale, giudiziaria, istituzionale.
Per fortuna nessuno ha chiesto al radicale Magi di parlare di Israele, Ucraina, America o Francia, sennò sarebbe scoppiata la rissa con Conte, Acerbo e Fratoianni, mentre Schlein avrebbe chiesto di andare al bagno. Idem su qualunque altro tema a scelta. La folla invocava “Unità!” e s’è entusiasmata quando i leader, a parte Conte già fuggito, cantavano Bella ciao. E va capita: ne ha viste troppe, nel lungo film del tafazzismo della “sinistra”. Ma l’antifascismo non è un programma di governo: in Francia potrà forse dare un po’ di filo da torcere alla Le Pen, ma non far governare macronisti e frontisti, che dissentono su tutto. Figurarsi in Italia, dove il peggio – berlusconismo, renzismo e salvinismo – è già passato e il melonismo è già in fase calante. Opporsi a questo sgoverno è molto più facile che proporre un’alternativa. Guai se l’intera opposizione si ingabbiasse nella camicia di forza della “sinistra”, lasciando il “populismo” alle destre: serve anche quello dei 5Stelle e di una sinistra vera, che parlino oltre le Ztl e convincano milioni d’“invisibili” a votare. Basta foto-ammucchiate: ogni partito vada a caccia degli elettori più simili al suo target. I leader, fino alle Politiche, meno si fanno vedere insieme e meglio è.

L'Amaca

 

C’è un giudice a Latina
DI MICHELE SERRA
Ogni arresto, ogni carcerazione è un triste evento. Quello del signor Lovato lo è un po’ meno. Il sentimento della giustizia (della disperata necessità che una giustizia esista) è largamente superiore alla pena per questo signore finito nei guai per non avere soccorso un essere umano che aveva la sfortuna di fare il bracciante, in nero, nella sua azienda.
Ci si è chiesti in tanti, nei giorni successivi a quella tragedia primitiva, se e quando gli autori di un così orribile gesto sarebbero stati costretti a rispondere del loro comportamento. Per la serie: ci sarà pure un giudice, a Latina. Il giudice c’è, lo Stato, almeno in una delle sue articolazioni (la magistratura) ha battuto un colpo. No, non è consentito considerare un bracciante un pezzo di ricambio rotto da buttare via. Ora ci si domanda, però, se il signor Lovato debba essere (meritandoselo) il capro espiatorio, il caso limite da additare alla pubblica esecrazione, o se esistano la volontà e la possibilità di rimettere in riga, almeno in parte, quel mondo arcaico: modernizzandolo.
Imponendo regole e diritti dove la sola regola è difendere il proprio gruzzolo, e gli altri si fottano.
“Siamo lavoratori anche noi” sarà l’alibi, scontato, dei Lovato e di chi li difende. Ma guidare un trattore, e sudare nei campi, non solo non è un alibi, è un’aggravante: vuol dire conoscere la fatica, e il suo prezzo, ma non riconoscere quel prezzo a chi suda come te, e più di te. Il lavoro genera solidarietà. Niente come una giornata di lavoro in comune unisce le persone. Se Lovato avesse sentito questo vincolo comune — siamo insieme al lavoro sullo stesso campo — avrebbe soccorso il suo bracciante indiano. Non avendolo condiviso non ha diritto al titolo di lavoratore. Solo a quello di sfruttatore.

So preparava così!

 


Come si preparava uno dei Numeri Uno assoluti a recitare la madre di tutte le scene? 

Così! 

martedì 2 luglio 2024

Alzo le mani!



Mi arrendo! Mi mancano le parole! Questa, che dovrebbe già essere a casa da un pezzo, va aiutata! Ha forma di sindrome da Twiga!

Chissà?



Chissà se tra settecento anni qualcuno che, guardando video come questo in cui l’influencer New Martina famosa (!!!) per posizionare le protezioni sugli smartphone e con 8 milioni di followers, ha inaugurato il nuovo store a Palermo, riuscirà a comprendere il motivo della liofilizzazione neuronale a rischio estinzione. Chissà…

L'Amaca


Il futuro non si rimanda

DI MICHELE SERRA

“Tutti uniti contro il fascismo” è uno slogan comprensibile e condivisibile, se votassi in Francia lo farei mio e voterei, al secondo turno, per il non-lepenista della mia circoscrizione, chiunque sia, di qualunque partito: va bene tutto tranne il sovranismo, che è la forma contemporanea del fascismo. Ma uscirei dal mio seggio abbastanza depresso, perché da troppo tempo andare a votare, per un progressista, significa andare a mettere il proprio mattoncino sopra un muro difensivo. Si capisce, abbiamo molte cose importanti da conservare (per esempio la democrazia, per esempio i diritti civili), ma non siamo nati per essere conservatori.
Ovunque, in Europa, si vota a sinistra, o per il centro liberal-democratico, per fare argine, per fare diga. Per prendere tempo, come se il futuro avesse, inesorabilmente, le facce, i modi, le idee dei capi della nuova destra, e dunque ogni sforzo fosse dedicato a rimandarlo, il futuro, e aggrapparsi disperatamente al presente. E dura, questa condizione di paura del futuro, da molti anni, troppi per non farsi delle domande su come diavolo possiamo uscirne.

Anche in Francia giovani e giovanissimi votano in prevalenza a sinistra e forse bisognerebbe chiedere a loro, che del futuro sono i padroni, come rovesciare questa situazione innaturale e immobile, da eterno assedio — e gli assediati siamo noi. Per noi vecchi (in senso politico e pure anagrafico) tentare la sortita, passare al contrattacco, andare a votare per scommettere su qualcosa di nuovo, non per proteggere qualcosa di logoro, sarebbe un bel finale di partita.

Un saluto!



Se ne è andato Comunardo, una roccia nella squadra di Giggiriva, passato alla storia per i suoi autogol (alla Niccolai appunto) che trasudavano anch’essi classe e nobiltà. Fu il perno difensivo dell’irripetibile Cagliari che commosse un’intera isola combattendo contro i signori del nord. Ti sia lieve la terra Comunardo e salutami tanto Rombo di Tuono!