mercoledì 5 giugno 2024

Indianamente grazie!

 


Grazie, grazie, grazie! Indianini eccelsi, di casta eccelsa, ricchi sfrontatamente e epulonicamente, mix di potere, di grana, di superiorità di specie, acquisita a prezzi solo in apparenza disonorevoli per il genere umano. Grazie per la sfrontatezza, per l'apparente balordaggine con cui avete sequestrato alcuni luoghi di questo paese a voi prono in nome e per conto del soldo. 

Portofino era già un luogo tossico per così dire, frequentato da signori di questi tempi anomali per la ragione ma virtuosi per la mentalità di questo sprazzo di millennio, defraudato da quelle virtù che stanno a questi due come la dignità ad un banchiere. 

Anant  Ambani e Radhika Merchant, il nome dei due sposini provenienti da quel paese simbolo della disparità di classe, hanno deciso di spendere milioni di euro per il loro matrimonio, sequestrando zone della nostra nazione. E hanno pure fatto festa a Genova, con una maxi festa che ha disturbato fino al mattino la città. Ma il bello, o il tragico, è che mentre gozzovigliavano è arrivata una nave di profughi. A volte vedi come il destino ci indichi bassezze e merdismo di questi tempi cavalcati dal grande capitalismo!  




Trovato il filone...

 


























martedì 4 giugno 2024

Chiacchiericcio




Tradotto: parlo a vanvera facendo accostamenti alla cazzoecampana, rimanendo indecorosamente incollata alla poltrona perché voi non contate un…!

Mumble mumble


All’improvviso il Web, così Elon Musk ha sconvolto la vita degli indigeni di una tribù in Amazzonia

L’imprenditore ha portato la connessione attraverso i servizi satellitari di Starlink nel villaggio remoto dei Marubo facendo uscire gli abitanti da secoli di isolamento. “All’inizio si è aperto il mondo ma ora sono tutti sui telefonini. Sono diventati pigri. Non parlano, non lavorano, non si muovono”

di Daniele Mastrogiacomo

Qualcuno sorride, altri gridano. Altri ancora iniziano a digitare in modo compulsivo. Sui cellulari appaiono e scompaiono le immagini, foto e video che arrivano da luoghi lontani, sconosciuti. Sembrano quasi in trance, concentrati su parole, frasi, disegni, animazioni, colori che scorrono come un fiume. Un uomo manda un messaggio via WhatsApp alla fidanzata. Apre la funzione video e ride come un pazzo, divertito dalla reazione che vede dall’altra parte dello schermo.

La scena avviene nel cuore della foresta amazzonica, in uno dei villaggi della tribù Marubo: un popolo che vive lungo le sponde del fiume Ituì. Sono duemila e da secoli restano isolati. Non hanno contatti con l’esterno, tranne le vedette incaricate di fare gli acquisti essenziali nelle prime zone abitate. Una delle tante riserve naturali che il Brasile ha loro assegnato per diritto ancestrale. Ma ai primi di settembre questo territorio rimasto immune al contagio del mondo “civilizzato” ha subìto un contraccolpo che ha messo in crisi la struttura sociale stessa su cui si fonda la loro sopravvivenza. Elon Musk ha avuto l’idea di raggiungere anche la terra Marubo con la rete internet veloce. Lo ha fatto tramite Starlink, il servizio di Space X, la sua compagnia spaziale. Ha lanciato 6 mila satelliti a bassa orbita e ha collegato zone remote in ogni angolo della Terra: dal Sahara, alle praterie mongole, agli atolli del Pacifico. Un salto nella modernità. Una opportunità per popolazioni ancorate al loro eterno passato.

Dopo nove mesi, due cronisti del New York Times sono andati in Amazzonia per capire come fosse stata accolta questa rivoluzione tecnologica e gli effetti prodotti su una tribù incontaminata. L’esperimento è stato positivo, ma destabilizzante. «Quando è arrivata la rete», ha spiegato ai due cronisti Tsainama Marubo, 73 anni, una delle anziane del villaggio, «tutti erano felici. C’era la novità e tanta curiosità. Da questi schermi si apriva un mondo a noi sconosciuto. Internet offriva molti vantaggi evidenti. Come le chat con i propri cari lontani e la possibilità di chiedere aiuto in caso di emergenza. Ma le cose ora sono peggiorate». Tsainama si guarda attorno e con un gesto della mano indica il villaggio immerso in un silenzio irreale. «Ecco», soggiunge, «sono tutti lì, concentrati sui telefonini. Sono diventati pigri. Non parlano, non lavorano, non si muovono. Sono come imbambolati. Scorrono le immagini, leggono con il traduttore, navigano ore e ore immersi in un coma che spaventa».

Mentre continua a mischiare le erbe per il colore nero da usare come tintura, la saggia capo tribù scuote la testa rassegnata: «I giovani stanno imparando i modi dei bianchi». Infatti, dopo appena nove mesi, i Marubo sono già alle prese con le stesse sfide che da anni tormentano le famiglie urbanizzate: adolescenti incollati ai telefoni; chat di gruppo piene di pettegolezzi; social network che creano dipendenza; estranei online; videogiochi violenti; fregature; disinformazione; e pornografa.

All’interno di una moloca, la capanna alta 15 metri dove gli abitanti dormono, cucinano e mangiano insieme, si sentono grida e rulli di tamburo. Un gruppo di indigeni segue su tre telefonini una partita di calcio. Tsainama neanche si volta a guardare. «Accade ogni giorno. La gente del villaggio è felice. Va bene così. Ma internet per noi è stato come un terremoto. Non abbiamo avuto il tempo di capire, studiare, imparare a usarlo. È stato uno shock». Meglio rinunciare? «Per carità, ci sarebbe una rivolta. Supereremo anche questa. Ma non toglieteci Internet».

Non votatela!

 


Neuroicamente

 

La piaga della legalità
di Marco Travaglio
Ogni tanto, per dare manforte alle schiforme, i giornaloni vanno a ripescare qualche dinosauro spiaggiato e ne raccolgono le memorie, di solito smemorate, su Mani Pulite. Sei mesi fa Sabino Cassese raccontò che nel 1993, da ministro della Funzione pubblica, scrisse la legge finanziaria con l’allora pm Piercamillo Davigo, che su indicazione del premier Ciampi “venne in gran segreto a Roma a lavorare sulle cifre con me”. Coro di indignati speciali: è la prova del golpe, il pool Mani Pulite faceva politica! Ora, a parte il fatto che le finanziarie le fa il Tesoro, non la Funzione pubblica, Davigo incontrò per la prima volta Cassese nel 1996, quando quello fu nominato dal Parlamento presidente di una Commissione speciale per nuove norme anti- corruzione e, fra gli esperti, interpellò anche lui. Poi è toccato a Rino Formica rivelare che “Borrelli voleva fare il capo dello Stato”. Altra balla sesquipedale: Borrelli fece di tutto, con indagini e dichiarazioni, per farsi detestare a destra, al centro e a sinistra, infatti nessuno lo propose mai a quell’ incarico (che avrebbe ricoperto ben più degnamente di altri).
Ora, sul Corriere, è la volta di Giovanni Pellegrino, avvocato leccese, ex parlamentare Pci- Pds e presidente della commissione Stragi (celebre per tesi che sarebbero parse ardite anche ad Asimov). Anche lui è in vena di scoop sensazionali: Mani Pulite mirava al “primato del potere giudiziario, in contrasto col disegno costituzionale”. Perbacco. E la prova? “Tutti i partiti godevano di finanziamenti irregolari”, anche Msi e Pci-Pds. E il Pool, visto che i finanziamenti irregolari sono reato dal 1974 in base a una legge del Parlamento, che faceva? Appena ne scopriva uno, indagava in ossequio al disegno costituzionale sull’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e sull’obbligatorietà dell’azione penale e sull’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Pellegrino, “preoccupato” per quella “torsione giustizialista”, che per giunta “colpiva tutti” quelli che violavano la legge, incluso il suo (i primi arrestati dopo Chiesa furono i vertici del Pds milanese), corse a frignare da D’Alema, presidente del partito guidato da Occhetto. Ma quello niente, disse che “Violante mi ha detto di stare tranquilli, perché Mani Pulite non se la prenderà con noi” (invece se l’era già presa eccome). Poi però “capì che delle rassicurazioni di Violante non poteva fidarsi”, mollò la “linea giustizialista” e scatenò Pellegrino ad attaccare i pm che osavano indagare e talvolta financo arrestare i ladri. A ripensarci, ancora gli “viene da piangere”: non perché tutti rubavano, ma perché qualcuno indagava e “colpiva tutti”. Fortuna che poi arrivò B. e abolì la legalità, sennò chissà dove saremmo andati a finire.

L'Amaca

 

Non si vedono busti di Stalin
DI MICHELE SERRA
Dalla spensieratezza, dal sorriso lieto, si capisce bene che per la sottosegretaria Castiello invocare la Decima Mas è come cantare la sigla dei Simpson, o fare un selfie con il suo cantante preferito. Non sa, non se ne rende conto, e mi chiedo che senso ha pretendere dalle e dai Castiello al governo una professione di antifascismo che non possono o non vogliono condividere.
Non possono nel caso non ne capiscano il senso (vedi Castiello). Non vogliono nel caso siano fascisti. E molti, in Fratelli d’Italia e nella Lega, lo sono. Dunque sarebbe meglio smetterla con il rituale dell’indignazione antifascista. Non serve a niente. È fiato sprecato, come rimproverare il sorcio perché mangia il formaggio.
Piuttosto può valere (perfino per la sottosegretaria Castiello) una osservazione che potrebbe aiutare il livello del dibattito a crescere di mezzo palmo, se non di un palmo intero. La replica “e ma allora, il comunismo?” presuppone che qualcuno, nel centrosinistra, abbia in casa il busto di Stalin; che qualche candidato del Pd inneggi al maoismo; che nei suoi social l’opposizione al governo abbondi di falci e martello. Ma così non è.
Ripeto: così non è. Il comunismo, nella sinistra italiana, è ufficialmente agli archivi dal febbraio del 1991, un terzo di secolo fa. I fascisti, invece, sono al governo. E il busto di Mussolini è tra gli arredi domestici della seconda carica dello Stato.
Dunque non vale, come argomento di discussione, l’idea che ci si trovi di fronte a una contrapposizione ideologica novecentesca: fascismo contro comunismo.
La contrapposizione è di stringente attualità: fascismo contro democrazia. Chi omaggia la Decima non cerchi alibi. Invoca il fascismo contro la Repubblica.