Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 2 giugno 2024
Su Ursula
Quel ributtante spot ultra-bellicista di Ursula von der Leyen per le elezioni europee
DI DANIELA RANIERI
Una delle cose più ributtanti, per etica ed estetica, che sia dato vedere ultimamente è il video elettorale di Ursula von der Leyen, la quale, siccome tanto bene ha fatto al Continente promuovendo la pace e la concordia tra i popoli, si ricandida come presidente della Commissione europea.
Dovete guardarlo: è ineffabile. Una voce maschile editata stile wargame illustra una cartina dell’Europa tipo Risiko: “La guerra della Russia è ancora alle nostre porte”. Una scritta: la Russia influenzerà le elezioni. “I nostri nemici non si fermeranno di fronte a niente”. Stacco sulla Von der Leyen, che con la sua facie a metà tra un personaggio di Desperate housewives e un feldmaresciallo della Luftwaffe scandisce: “Il loro scopo è dividere le nostre società”, che invece sono così unite e fondate sull’uguaglianza dei cittadini.
“Vota per un’Europa forte che osa agire”, mentre la Von der Leyen passeggia cazzuta tra le macerie di una città ucraina, col giubbotto antiproiettile addosso e una messa in piega contundente che fa pensare allo sforzo bellico del suo coiffeur.
“Nel mio secondo mandato”, dice, “voglio potenziare (“turbo-charging” in originale, ndr) la nostra capacità industriale di difesa”. Ma già lo stavamo facendo: ci siamo impegnati con la Nato per portare al 2% le spese in armamenti e la Ue ha dirottato fondi del Pnrr sulla produzione di armi fingendo che la spesa rientrasse sotto la voce-fregatura “resilienza”. Ma perché questa atmosfera paranoica? Presto detto: eccola insieme a Zelensky, il quale ha molto da insegnare, in quanto a necro-propaganda bellica, a questa Letizia Moratti di proporzioni continentali (lui sfoderò agenzie di marketing e spin-doctor per realizzare il video in cui camminava in una Kiev pre-nucleare per farsi mandare più armi e renderla post-nucleare; era quando ci raccontavano che l’Ucraina avrebbe sconfitto la Russia).
“Siamo in un’era di riarmamento, l’Europa non può essere lasciata indietro”, dice la ex ministra della Difesa tedesca, che, a voler essere filologici, non può non amare l’esercito ucraino, infiltrato com’è di sani ragazzoni con la svastica tatuata che alla sera leggono Kant (fonte: Repubblica). Ecco, non dimentichiamo la lotta alla “disinformazione”, quella russa ovviamente.
Bisogna agire, dice la signora cotonata, assetata di sangue fresco. Noi siamo i Buoni. Mandiamo più missili, carri armati, truppe e, perché no, qualche bombetta nucleare; in alternativa neutralizziamo Putin a spruzzi di lacca.
A proposito di Slurp!
Storie benedette
di Marco Travaglio
Sarà per la Q di Cinque minuti a forma di preservativo, sarà per il clima ilare da rimpatriata fra compari, ma la slinguata di Bruno Vespa a Chico Forti nel carcere di Verona ci ha commossi. In fondo siamo un po’ tutti condannati: il surfista ergastolano è in carcere da 24 anni per omicidio premeditato, noi invece ne abbiamo già scontato 28 anni di Porta a Porta senz’aver ammazzato nessuno. Ma è bello avere un governo che predica la “certezza della pena”, fa manganellare i contestatori in piazza, fa arrestare i giornalisti che li raccontano e inventa nuovi reati contro chi balla nei rave party, poi si fa propaganda elettorale con un assassino. E, se si muove Vespa in carne e lingua, vuol dire che l’omicidio paga e porta voti. “Buonasera, Chico, finalmente. Come sta?”. Benone, perché “il carcere a Miami è basato totalmente sulla punizione”, “il principio è che se ti trovi in carcere vuol dire che qualcosa hai fatto e meriti di essere punito” (ma va?). Infatti, per dire, l’hanno rimpatriato senza “neanche i calzini”. Invece in Italia “ho conosciuto valori umani che non trovavo da 24 anni”. In quello che il governo e dunque Vespa dipingono come un inferno giustizialista, l’omicida vola su un Falcon a spese nostre per la modica cifra di 135 mila euro, è accolto dalla premier e naturalmente l’ergastolo è finto. Sono i nostri “valori”. “A Rebibbia e qui mi hanno accolto come un re”: è o non è l’assassino preferito dalla Meloni e dunque da Mediaset (o viceversa)?
Uno gli dice: “C’è il comandante che vuole parlarle” e “ho pensato che fosse uno del penitenziario”. Invece è Schettino, quello che se la svignò dalla Costa Concordia mentre la nave affondava con 32 persone. Lo chiamano ancora “comandante” e incredibilmente è ancora dentro, anziché in qualche lista per le Europee. “Mi ha detto: ‘Chico, sei il mio eroe’. E io, lì, feci qualche pensiero”. Tipo che Paese di merda è l’Italia? Non ne ha avuto il tempo, perché all’eroe hanno organizzato “una spaghettata all’amatriciana”, trattamento tipico per ogni detenuto italiano: perciò si suicidano in tanti (preferiscono la cacio e pepe). Mentre Vespa se lo lecca tutto, uno immagina le domande di Franca Leosini a Storie maledette: qualche lume sulla sua calibro 22 o sulle sue balle per depistare le indagini sull’omicidio di Dale Pike sulla spiaggia di Miami. Invece Vespa chiede dello “sguardo della madre” e di “come si vive l’ergastolo nella convinzione di essere innocente”. Poi il momento spot: “Il suo rapporto con Giorgia Meloni che si è battuta tanto per lei?”. Il sant’uomo la chiama “Giorgia” e racconta che gli telefonò dalla Casa Bianca accanto a Biden (convinto probabilmente di parlare con Zelensky). Gran finale: “Tornerà a fare surf?”. Stessa spiaggia, stesso mare.
L'Amaca
Il Paese delle vacanze
DI MICHELE SERRA
Si esita a definire “migranti” i giovani italiani, più di un milione negli ultimi dieci anni, che si sono trasferiti negli altri Paesi europei. Si tratta di europei, per mentalità e per cultura, che si sono spostati all’interno del loro Paese percepito, che è, appunto, l’Europa.
Anche geograficamente un territorio non troppo esteso, in due ore di aereo si arriva da un capo all’altro. L’Europa è vicina.
Per la precisione, si tratta di europei meridionali che hanno trovato migliori condizioni economiche e psicologiche nell’Europa settentrionale, in società meno depresse e più dinamiche della nostra. Superando un gap culturale molto ma molto inferiore a quello che i loro nonni dovettero affrontare, nei Cinquanta e nei Sessanta del secolo scorso, salendo dal Sud al Nord dell’Italia.
Questa nuova condizione, leggibile nella semplice frase “si vive meglio qui” che echeggia in quasi tutte le interviste dei ragazzi italo-europei raccolte daRepubblica negli ultimi mesi, mette in discussione l’antica retorica, di recente riciclata dal governo detto “dei patrioti”, sull’Italia unica per bellezza, paesaggi e cibo. Lo è, ma la misura del benessere è fatta anche di molto altro: Welfare, stipendi decenti, inclusione, diritti, servizi, scuole, asili nido, trasporti, infrastrutture, percezione quotidiana di un’evoluzione sociale e dunque di un minimo di futuro. Anche da recenti studi e pronunciamenti (il Centro Einaudi, Bankitalia) emerge che, piuttosto che lagnarci per i “ragazzi che se ne sono andati”, bisognerebbe che diventasse un poco più europea anche l’Italia, se non vuole diventare solo l’appendice meridionale del continente dove si torna per fare le vacanze e salutare la mamma.
Non dico nulla!
Vorrei commentare ma non posso... è meglio di no, ne va della decenza.
“Chiuso per matrimonio” Portofino stile luna park per i due rampolli indiani
DI ALBERTO PUPPO
PORTOFINO — L’operazione scatta alle cinque in punto. I primi nel mirino sono i fotografi appostati davanti alla Stella del mare , lo yacht che ospita Andrea Bocelli, vedette indiscussa della serata. I modi sono garbati, il tono risoluto, il look da film d’azione. Giacca e pantaloni neri, auricolare e microfono. Spiegano che deve partire labonifica. Significa che bisogna sloggiare. A Portofino, entro pochi minuti, non deve esserci più nessuno. A parte gli 800 invitati alla festa, e lo staff, appena più esiguo: 600 persone.
Di eventi, e di personaggi, daqueste parti, ne hanno visti parecchi. Da Churchill a Onassis, da Magic Johnson alla Duchessa di Westminster, madrina di battesimo del Principe William, che a Portofino si è pure stabilita e ora produce ottimo vino. Ma la cessione di sovranità a un privato è un inedito. E accade quando il matrimonio tra due rampolli delle più facoltose famiglie indiane si trasforma in un happening senza fine, che non vuole farsi mancare la tappa più ambita.
Per le nozze, in realtà, bisognerà attendere ancora un mesetto. Il 12 luglio, a Londra, arriverà finalmente il sì tra Anant Ambani e Radhikha Merchant. Mica due sposi qualsiasi: Mukesh Ambani, il papà di lui, è un magnate del petrolchimico, ora impegnato anche in compagnie telefoniche. È l’uomo più ricco dell’India, con un patrimonio stimato da Forbes intorno ai 113 miliardi di dollari. Che gli consente di essere anche stabilmente nella top ten mondiale. Anche Radhikha non se la passa male: Merchant senior, che di nome fa Viren, guida il maggiore colosso farmaceutico indiano.
E allora perché non concedersi qualche lusso per il giorno più importante? In fondo erano bastati 8 milioni di euro per ingaggiare Rihanna per il primo festeggiamento ufficiale a Jamnagar, a marzo. Non per tutti, s’intende, ma per un selezionatissimo pubblico di multimilionari. Certo, con una star del genere anche il contorno era stato all’altezza. I costi, alla fine, avevano raggiunto i 120 milioni. Ma non era che il primo round: il timone aveva virato verso l’Italia. Crociera esclusiva: si affitta la lussuossima Celebrity Ascent . E poi via, da Palermo a Portofino, passando per Civitavecchia e tappa a Cannes, dove si ingaggia Kate Perry.
Ieri l’approdo in Liguria, in un borgo trasformato in un gigantesco luna park. Bonificato sicuramente da presenze non all’altezza, meno dal kitsch. E così, mentre sul porticciolo sciamavano le ultime comitive di crocieristi delle navi Msc, ordinatamente allineate dietro ai numerini delle guide, Portofino completava la sua metamorfosi. In un profluvio di basilico e pomodorini. Ovunque: decorazioni elevate a simbolo dell’ Italian food. Che si contamina però con il chiosco dei cheese toast ,i
marshmallows , addirittura la hot chocolate. E, per chi vuole divertirsi quale passatempo migliore della pesca delle paperette, come nei migliori giostre. Anche i locali storici cambiano pelle: divise d’occasione, piccoli assaggi, diverse concessioni alla cucina indiana. Per i clienti tradizionali: ripassare domani.
Non però da Puny , il ristorante preferito (tra gli altri) da Silvio Berlusconi. Andrea Miroli, erede del fondatore, guida la fronda: «Questo è un progetto sbagliato e partito male. Come puoi venire da me e offrirmi diecimila euro, con due mesi di anticipo, per affittare il mio locale? È una questione di modi, ma anche di etica. Portofino ha equilibri delicati. E io preferisco, anche stasera, ospitare i miei soliti clienti». Che però avranno la vista mare solo parziale. Davanti a Puny hanno piazzato il grande gazebo nero che ospita i fonici del concerto. Chissà se per caso.
Quando in piazzetta sbuca Steven Spielberg e la bonifica non fa più prigionieri, al varco d’accesso, ormai interdetto, il sindaco, Matteo Viacava, affronta gli insoddisfatti. «Senza pass non si entra, non se ne parla neppure. Ci hanno elevato il coefficiente di rischio. Sono arrivate le unità cinofile e i sommozzatori hanno controllato la rada. E basta parlare di paese sotto sequestro. Questa è una grande occasione di promozione internazionale».
Gli ottocenti invitati scendono dai tender. Tra loro imprenditori, star del cinema, musicisti e campioni di cricket. Il luna park è pronto. Le ultime, decine, di bottiglie di Campari e Aperol vengono sistemate nello stand realizzato proprio sotto alla targa che ricorda il soggiorno nel golfo di Guy de Maupassant. Per il suo Bel ami , un tavolo riservato in piazzetta, stasera, sarebbe stato un sogno.
sabato 1 giugno 2024
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