Come concretizzare il concetto che siamo un paese di merda? Basta guardare questo video, col bavoso Vespa che idolatra un assassino, divenuto eroe di uno che ha ammazzato decine di persone per poi scappare dalla nave come un ratto! E la spaghettata? E il surf? Voglio la ciliegina, vi prego fate una statua a Chico!
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 1 giugno 2024
Grazie Flavio!
Unica via
L’unica reazione è stampare la faccia di questo balordo su carta morbida per spazzarsi il culo!
La Lettera
“La Nato non è più un’alleanza difensiva. È un bene scioglierla”
MARCO TARQUINIO, CANDIDATO CON IL PD - La guerra che avanza fa strage di umanità e di legalità internazionale e rischia di diventare irrefrenabile
DI MARCO TARQUINIO
ho deciso di chiederti di dare asilo a una mia riflessione, necessaria per replicare alle interpretazioni creative e, a volte, alle smaccate manipolazioni (non le prime e, temo, non le ultime) di ciò che penso e dico nella campagna per le Europee dell’8 e 9 giugno. Una competizione elettorale alla quale, su invito della segretaria Elly Schlein, partecipo da “civico”, candidato indipendente nelle liste del Pd. Ancora una volta si tratta della questione che più mi sta cuore in questo drammatico momento per l’Europa e per il mondo: il ritorno della guerra come strumento della politica. Anzi, del ritorno alla “politica della guerra” legittimata e orribilmente praticata.
Martedì 28 maggio, a Tagadà su La7, ho detto che “le alleanze servono se sono difensive, se servono a frenare le offese contro l’umanità; se da difensive diventano offensive, se servono a fare e a perpetuare la guerra, meglio scioglierle. Meglio sciogliere l’alleanza che ci inchioda al fianco del governo di Netanyahu, smettendola di rifornire gli arsenali di Israele. E, per quel che ci riguarda direttamente qui in Europa, scogliere la Nato, finalmente. E costruire un’Alleanza tra pari tra Unione europea e Stati Uniti d’America, sciogliendo il vecchio per costruire il nuovo. Non si fa in un giorno, ma bisogna farlo”.
Non è una novità per chi ha seguito il mio lungo lavoro di giornalista. E neanche per chi ha seguito il dibattito di questi anni sul punto, e magari ricorda che il presidente francese Emmanuel Macron cinque anni fa, nel 2019, certificava la “morte cerebrale” della Nato. Forse qualcuno, anche tra i suoi stretti alleati, l’ha dimenticato e per rammentarsene aspetta – certo non io – il rientro sulla scena di Donald Trump col suo piglio da capobastone (“l’America non proteggerà più chi non paga”).
Il mio dito indica la Luna. E la Luna è la guerra che avanza, fa strage di umanità e di legalità internazionale e rischia di diventare irrefrenabile. Putin è un signore della guerra, Netanyahu è un signore della guerra e noi in diverso modo ci stiamo facendo loro complici. Molti se la prendono con il dito che punto e che anche tu, direttore Travaglio, alla tua libera maniera punti. Che, però, non è una bizzarria né l’esito di consapevolezze solitarie. Tante e tanti, in questi mesi di escalation continua, hanno ricominciato a puntare il dito contro la Luna-tragedia della “guerra mondiale a pezzi”. Hanno, abbiamo, coscienza di ciò che accade in Ucraina, a Gaza e in troppi altri luoghi di un mondo diseguale e ferito. Purtroppo la maggior parte di questa opinione pubblica ha ancora meno voce di quanta ne abbia oggi io.
In questo quadro la questione delle alleanze militari difensive che diventano offensive è pesantissima. Non c’è dubbio, ma poca informazione, sul fatto che abbia ormai cambiato natura la Nato, alleanza difensiva costituita a suo tempo per fronteggiare l’Urss e i Paesi poi allineati nel Patto di Varsavia (il Patto dell’Est sovietizzato nacque dopo la Nato, e questo è un fatto non una mia opinione, anche se qualche filosofa “riformista” e più di un’opinionista, che evidentemente sanno poco di storia, pretendono di sentenziare il contrario). Dopo la fine della Guerra fredda, la Nato ha mutato obiettivi strategici e lo fatto in sede intergovernativa senza passare dal dibattito e dalla ratifica dei Parlamenti. L’opinione pubblica e persino non pochi politici ignorano, per esempio, che navi militari dei Paesi europei della Nato, Italia compresa, sono state e vengono ora impiegate nel Mar Cinese meridionale… siamo ormai ben lontani dal presidio difensivo dell’Atlantico del Nord.
Con l’invasione dell’Ucraina ordinata dal presidente russo Vladimir Putin il 24 febbraio 2022, la ultradecennale guerra d’Ucraina è entrata in un’atroce seconda fase ad “alta intensità”, segnata anche dalla partecipazione indiretta di Paesi Nato, soprattutto Usa e Gran Bretagna. E ora siamo in un ulteriore e terribile passaggio.
Prima sono arrivati i ballon d’essai del presidente francese Emmanuel Macron sugli “scarponi a terra” di truppe occidentali in Ucraina (prospettiva tremenda, ma più onesta del continuare a fare la guerra con le armi occidentali e il petto degli ucraini). Poi le ripetute prese di posizione del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg – nel gelo, a quanto risulta, di buona parte dei diplomatici che lo attorniano – affinché tutti o almeno alcuni Paesi del Patto Atlantico autorizzino il governo ucraino del presidente Volodymyr Zelensky a utilizzare le armi fornite dalla Nato per attaccare direttamente obiettivi in territorio russo. Poi è arrivato un summit franco-tedesco con la foto di Macron e del cancelliere di Berlino, Olaf Scholz, che mostrano in conferenza stampa gli obiettivi da colpire in Russia. Mai, prima d’ora, si erano spinti a tanto i due grandi Paesi che fanno parte del gruppo dei sei fondatori della Ue, e che con l’Italia hanno costituito per decenni il triplice fondamento della casa comune europea. Infine, il presidente Usa Biden ha detto che si può far bombardare la Russia con le nostre armi, mettendo l’ombrello atomico americano in cozzo diretto con quello russo. È un ballo sull’orlo dell’abisso.
La dottrina militare di Mosca prevede la risposta – anche nucleare – in caso di attacco portato sul territorio della Federazione Russa. E l’articolo 5 del Patto Atlantico prevede la solidarietà militare di tutti gli alleati nei confronti di ogni Paese membro. Stoltenberg, segretario generale e portavoce dell’Alleanza, prefigura e auspica possibili scelte anche autonome dei Paesi membri della Nato e dice molto di più: alcuni alleati hanno già allentato ogni restrizione all’uso delle armi. Sì, sono scelte autonome, ma riguardano tutti. Secondo questa logica e queste indicazioni, ogni Paese membro della Nato può, schierando se stesso, schierare l’Alleanza. Se scattasse una risposta russa, dovremmo infatti controreplicare uniti… Un dovere che riguarderebbe anche i Paesi, l’Italia sinora è tra questi, che non intendono autorizzare attacchi sul territorio russo con le proprie armi. Se la Nato replicasse, saremmo tutti in guerra. Se invece non lo facesse, la Nato sarebbe virtualmente sciolta. Autosciolta. Sì, non siamo solo inchiodati davanti all’orrore, siamo sospesi tra il tutto e il niente.
È l’esito perverso di 27 mesi di guerra, iniziata da Putin, combattuta sanguinosamente da ucraini e russi, alimentata anche da noi occidentali, anglosassoni ed europei. Guerra più guerra non fa mai pace, ma produce rischi sempre più grandi e incombenti.
Ho detto in tv ciò che penso, scrivo e dico da tempo e cioè che una nuova alleanza paritaria tra America ed Europa “non si fa in un giorno”. Ma so che in un solo giorno possiamo ritrovarci schierati in guerra, e non più per procura. Quell’incombente “guerra convenzionale ad alta intensità” sul territorio europeo che lo scorso 9 aprile Josep Borrell, Alto Rappresentante della Ue per gli Affari esteri e la sicurezza, ha ammesso di vedere “all’orizzonte”, invocando una Ue “più indipendente (dagli Usa) per proteggere propri interessi e sicurezza”.
Abbiamo cambiato in peggio la Nato, sciogliamola e diamo vita a un nuovo sistema di difesa. Non si fa in un giorno, ma meglio aver chiaro che in un giorno solo, con questa Nato, si può precipitare nell’abisso scavato dalla guerra di Putin.
C'era da aspettarselo...
Spingitori di cavalieri
di Marco Travaglio
Mentre John Elkann si dipinge a edicole unificate come un giovane disagiato e abusato fin da piccolo dalla mamma cattiva, un’altra imprenditrice che si è fatta da sé, una self made woman venuta su dal nulla a mani nude col sudore della fronte diventa Cavaliere del Lavoro. Stiamo parlando ovviamente di Marina Berlusconi, insignita da Sergio Mattarella 47 anni dopo il padre (costretto purtroppo a rinunciare dalla condanna per frode fiscale). A leggere i requisiti richiesti, c’è l’imbarazzo della scelta: dall’“aver tenuto una specchiata condotta civile e sociale” all’“aver adempiuto agli obblighi tributari” al possedere una “singolare benemerenza nazionale”, fra cui l’“aver operato in aree e in campi di attività economicamente depressi”. E qui, più ancora che per la fedeltà fiscale (un vizio di famiglia), il pensiero di Mattarella è subito corso alla primogenita di B., costretta a un’infanzia di stenti nella favela arcoriana di Villa San Martino in compagnia di noti fuorilegge come il padre, Dell’Utri, Previti e lo stalliere Mangano (che scortava a scuola lei e Pier Silvio, vedi mai che facessero brutti incontri). Quanto alla “specchiata condotta civile e sociale”, chi meglio della presidente della Fininvest e della Mondadori (cioè della refurtiva del noto scippo a De Benedetti grazie alla sentenza comprata da Previti coi soldi di B.)? Chi meglio dell’azionista di maggioranza di FI a suon di bonifici e fidejussioni (ottimi investimenti che, con una telefonatina, han salvato pure Mediolanum dalla tassa sugli extraprofitti)?
Molto specchiati anche i continui attacchi ai magistrati colpevoli di processare il padre (“persecutori intoccabili”), di far sganciare alla Mondadori il risarcimento a De Benedetti (“esproprio”!) e oggi di indagare su Dell’Utri (“soggetti politici che infangano gli avversari” e “condizionano la vita democratica” con “accuse deliranti”). E gli insulti ai “giornalisti complici dei pm” (il complice, nel diritto arcoriano, è chi sta con le guardie, non con i ladri) e agli scrittori antimafia come il suo ex autore Saviano (“fa orrore”). L’ultima benemerenza l’ha aggiunta lei stessa, ringraziando Mattarella per il gentil pensiero: “Da oltre vent’anni ho l’onore di presiedere Mondadori, vero e proprio patrimonio del nostro Paese (cioè di De Benedetti, ma rimasto a lei per usucapione, ndr), che ha fatto della libertà e del pluralismo la sua ragion d’essere”. Quel pluralismo che costrinse perfino il premio Nobel José Saramago a cambiare editore dopo che Einaudi (cioè Mondadori) aveva rifiutato di pubblicargli Il quaderno per le sue critiche a B.. Ora che il cavalierato diventa ereditario e si tramanda di padre in figlia, bisognerà anche ricalibrare l’allarme sul premierato: qui siamo in pieno feudalesimo.
L'Amaca
Come distruggere il ring
DI MICHELE SERRA
Non credo che voterei mai per un candidato che è sotto accusa per insurrezione ed è stato giudicato colpevole di avere usato fondi elettorali per comprare il silenzio di un’amante. Anche se le sue idee politiche fossero simili alle mie, non potrei sentirmi rappresentato da lui: prima della politica (che è questione soggettiva) ci sono le regole di cittadinanza, che riguardano tutti e sono uguali per tutti. Lo Stato è uno, i partiti possono essere due o mille, non importa: sono solo una parte del tutto.
Ma sono cosciente (e dobbiamo farcene una ragione in molti) che questa idea della democrazia come regole condivise e intoccabili non appartiene a molti dei nostri coevi. Non fa parte, diciamo così, del loro corredo etico e delle loro convinzioni pubbliche. Sperimentammo questa non condivisione, sia pure nelle forme blande e un poco commedianti tipiche delle nostre parti, sotto Berlusconi, acclamatissimo per comportamenti che a noi sembrarono inammissibili.
Lo stesso totale scollamento viene vissuto, in forme ben più drammatiche e gravi, negli Stati Uniti, dove Donald Trump rimane il condottiero indiscusso dei repubblicani, in teoria la parte più legalitaria della Nazione, come se il punto importante non fosse più, per loro, il rispetto della Costituzione e delle leggi, ma lo scontro frontale con i nemici dem. Così non fosse, Trump, con quel linguaggio, quei modi, le sentenze emesse e quelle pendenti, da tempo sarebbe stato messo fuori gioco dalla sua stessa parte politica. Non è avvenuto per una ragione al tempo stesso ovvia e tremenda: ci sono momenti nella storia nei quali la democrazia è molto meno importante dell’odio per l’avversario. È solo un ring da distruggere dopo l’uso.
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