Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 16 maggio 2024
Lucidamente
Teste lucide
di Marco Travaglio
Per dire in che mani siamo, noi dell’Impero del Bene intendo, ecco due notizie che fanno ben sperare nella terza guerra mondiale. Il “liberale” Charles Michel, la testa più lucida dell’Ue (ma solo perché l’altra è la von der Leyen), dice che per le alleanze post-voto “conta solo la sostanza”. Cioè vanno bene “anche partiti definiti di estrema destra”, che vantano “personalità con cui si può collaborare”, purché “siano pronti a cooperare per sostenere l’Ucraina, difendere i principi democratici e rendere l’Ue più forte”. L’idea di allearsi coi nazifascisti per difendere la democrazia potrebbe apparire lievemente contraddittoria, ma non se per “principi democratici” s’intendono le armi all’Ucraina, che ha abolito i partiti di opposizione e schiera battaglioni neonazisti.
Il “democratico” Antony Blinken, la testa più lucida degli Usa (ma solo perché l’altra è Biden), ha reso visita a Zelensky (visto che Netanyahu ormai lo prende a calci) per preparare le esequie di Kharkiv e di qualche altro migliaio di giovani ucraini. Ma è apparso sorridente anche se, notano le gazzette atlantiste, un po’ “preoccupato” per la Caporetto in corso. Ha annunciato i nuovi armamenti, mentre Kiev segnala di aver “finito i soldati” e non ha più neppure le trincee perché i 170 milioni appena stanziati dalla Nato se li sono fregati i soliti corrotti locali. E, sulle ali del buonumore, ha imbracciato una chitarra e ha cantato un brano di Neil Young con una band punk-rock in un pub di Kiev. Purtroppo non s’è neppure accorto di aver scelto, del cantautore canadese, uno dei brani più feroci sulla società Usa: Rockin’ in the Free World. Alla fine della cantatina, con notevole senso dell’opportunità, ha salutato caramente i soldati ucraini, che “combattono anche per noi”, cioè per procura. E la cosa è molto piaciuta alla testa più lucida dell’italo-atlantismo, Paolo Mieli: “Blinken, a Kyiv, ha buttato via l’abito gessato e l’aria da bravo ragazzo e con jeans e maglietta è andato in un pub dove ha cantato Rockin’ in the Free World. Questa cosa ha fatto più per l’Ucraina che la promessa di nuove armi”. A saperlo prima, l’Occidente poteva risparmiare i 322 miliardi di dollari fin qui buttati per Kiev e, al posto, spedire chitarre elettriche e impianti karaoke. O magari organizzare Sanremo, l’Eurovision o Castrocaro sulla linea del fronte. Ma per gli esausti soldati ucraini sopravvissuti alla carneficina dev’essere stato un bel sollievo apprendere che Blinken canta e suona bene: un effetto elettrizzante paragonabile soltanto a quello della celebre visita di Marilyn Monroe 70 anni fa ai marines in Corea. Il guaio è che la voce si è sparsa anche fra le truppe russe, che stanno accelerando la marcia su Kiev via Kharkiv per non perdersi il prossimo concerto.
L'Amaca
Qualche dubbio sui dress code
DI MICHELE SERRA
Ogni volta che ci si imbatte in un dress code è inevitabile pensare quanto sia ottusa e soffocante l’intenzione di uniformare (mettere in uniforme) l’umanità, che è per definizione varia e indomabile. E più il dress code èminuzioso e si dilunga su dettagli anche trascurabili (vedi quello dei vigili urbani di Roma, che dà indicazioni anche sul colore dei capelli e la lunghezza delle basette), più viene voglia di ripudiarlo, e farsi due risate.
Ma devo confessarvi una cosa. Posto che l’idea stessa del dress code rivela una volontà ordinatrice, tanto più patetica quanto più evidente è il pittoresco trionfo del disordine, mi capita sempre più spesso di comprendere le intenzioni di chi lo propone; e quasi di solidarizzare con lui. Nell’epoca della massima espansione della libertà individuale, in tutte le sue manifestazioni, non sempre confortanti, sapere che qualcuno tenta disperatamente, spesso goffamente, nonché vanamente, di mettere un argine all’esuberanza dell’io, un poco mi rassicura. È come cercare di restituire una forma sociale riconoscibile a una società che delle forme non sa più che farsene. Nella società dell’io, che rilevanza può avere qualunque incursione del “noi”?
Non c’è dubbio che ci sia qualcosa di reazionario nella pretesa di rimettere in riga qualcosa o qualcuno quando oramai è il “rompete le righe” ad avere stravinto. Ma il dubbio che voglio condividere con voi è questo: non ci sarà anche qualcosa di rivoluzionario, nella convinzione che le scelte individuali non siano sempre insindacabili? Ogni dress code riconduce l’immagine di ciascuno a un obbligo collettivo.
E devo proprio dirlo fuori dai denti: “obbligo collettivo” è un’espressione nei confronti della quale provo molta indulgenza.
mercoledì 15 maggio 2024
Tutto ok!
Mentre stanno per vietare gli strumenti per intercettare i balordi mestieranti in politica, che equivale a togliere la pipa a Maigret o a stordire Poirot, s’avverte tutto intorno la melassa del garantismo, con i marescialli ciacolanti su diritto e certezza della pena, i famosi paraventi ecclesiali al tempo di Testa a Pera Ruini durante l’Era del Puttanesimo, come se andare questuanti nello yacht di un gestore onnivoro di affari fosse normalità per l’attuale idea di far politica. Tutto normale, tutto regolare. Per il bene della collettività. Vamos!
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