Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 11 maggio 2024
...e questa è la risposta!
Poverina!
Ma invece di farsi intervistare sparando sul Fatto e sul mitico Direttore, non poteva chiacchierare col suo amichetto politico su balle e fregnacce?
E invece no! Come ricorderete ieri ho postato l'intervista di Repubblica all'ex politica aretina - infatti dopo l'annunciata uscita di scena in seguito ruminata e negata è soltanto una vivacchiante ospite della Casta - mentre oggi ecco di seguito la risposta dello Stuzzicato.,.
Molti lettori ci scrivono di non farci intimidire dai pizzini boschiani, e vogliamo rassicurarli: non ci sono riusciti B., Previti, Dell’Utri&C., figurarsi questa. Altri ci invitano a querelarla e ne faremmo volentieri a meno, visto che i renziani votano regolarmente l’impunità agli altri e gli altri la votano a loro. Ma a nessuno è consentito di mentire sui bilanci di un gruppo quotato in Borsa. Quindi ci vedremo nell’habitat che più le è congeniale: il tribunale.
Intanto prepariamoci
Assalto alla Costituzione Il baratto tra le destre per cambiare le regole e piegare la democrazia
Inchiesta Sullo stato della democrazia in Italia.
di Stefano Cappellini
Cosa prevede il cosiddetto premierato? Un presidente del Consiglio eletto direttamente dai cittadini e in carica per 5 anni. Con quale legge elettorale, non si sa, va ancora scritta. Con quale meccanismo che garantisca la maggioranza in Parlamento, è altro punto di domanda, per ora si ragiona di un abnorme premio di maggioranza del 55%. Con quali contrappesi, è inutile chiederlo, non sono previsti. Vietato al Parlamento incaricare un premier che non sia quello indicato nelle urne. Il presidente della Repubblica passa da arbitro del sistema a spettatore. Il premier comanda senza intralci su un Paese nel frattempo disarticolato da un provvedimento parallelo, l’autonomia differenziata, che dietro le fumisterie leghiste nasconde il messaggio alle comunità locali: arrangiatevi. Per qualcuno è un’opportunità, per altri è il baratro. La prima vittima designata è il sistema sanitario nazionale, già piegato da anni di incuria, definanziamento e regalìe al sistema privato.
Sul consapevole, scientifico attacco alleprerogative del capo dello Stato si assiste allo spettacolo più ipocrita tra quelli messi in piedi dal governo per difendere la riforma. Ancora pochi giorni fa Meloni è tornata per l’ennesima volta a negare che la riforma incida sui poteri del Quirinale. Persino i pochi costituzionalisti con un giudizio benevolo sull’impianto della riforma smentiscono la menzogna della presidente del Consiglio. Dice Carlo Fusaro: «Chi considera utile rafforzare il presidente del Consiglio, con onestà intellettuale, deve riconoscere che, comunque e con qualunque formula, ciò è semplicemente impossibile senza che ne derivi un impatto sul ruolo dei partiti in Parlamento e sul ruolo del presidente della Repubblica».
Ecco, il ruolo dei partiti. Indeboliti da lustri di svuotamento ideale e di reazionarie campagne sulla casta, i partiti devono trasformarsi definitivamente in comitati elettorali al servizio del candidato – “Vota Giorgia”, lo slogan della candidata Meloni alle Europee è l’ultima prova generale – mentre il Parlamento, già trasformato in raduno di nominati per grazia ricevuta e succursale di conversione decreti, diventa l’equivalente di un consiglio comunale. Si poteva trasformare quell’aula sorda e grigia in un bivacco di manipoli, e sta per accadere.
La riforma di Meloni è subdola. Più ancora che per i suoi obiettivi evidenti, per la capacità di cavalcare e torcere a proprio vantaggio trent’anni di propaganda anti-politica. Non si è tanto detto, anche a sinistra, che ogni governo nato da accordi parlamentari è un inciucio? Non si è tanto detto, anche a sinistra, che è fondamentale conoscere il nome di chi governerà l’Italia cinque minuti dopo che si è concluso lo spoglio? Ora arriva Meloni, a trasformare in realtà tutti i dogmi del più ottuso furore maggioritario, pronta a rinfacciare agli avversari, non senza qualche ragione, di stare avverando i loro annosi desideri.
Ma che succede nei territori dove la situazione è così degradata da non dipendere più, almeno nell’immediato, dal buon operato dell’amministrazione? E che succede nelle fasi di crisi e congiuntura economica? Se il bilancio dello Stato dimagrisce, chi garantisce ai cittadini uno standard minimo? In burocratese si chiamano Lep, livelli essenziali di prestazione, e non sono ancora stati messi nero su bianco, sebbene rappresentino un aspetto fondamentale. Non solo, la loro definizione presuppone l’individuazione delle risorse necessarie a fornirli, questi livelli essenziali. Dove le troverà un governo alle prese con i vincoli di bilancio e una crescita inchiodata allo zero virgola? O aumentando le tasse, cosa che la destra non vuol fare, o tagliando la spesa, e quindi potenzialmente altri servizi. Un circolo vizioso. Un incubo che agli elettori viene presentato come il sogno della sovranità popolare. “Vota Giorgia”, e buona fortuna a tutti.
venerdì 10 maggio 2024
Viva la Contestazione
Mumble mumble
La vicepresidente Iv della Commissione di Vigilanza Rai: “Travaglio non esprime mai una critica verso la Rai”
Onorevole Boschi, come mai in Vigilanza ha chiesto chiarimenti sul talk condotto da Peter Gomez, direttore del Fatto online?
«Prima di tutto perché viene da chiedersi come mai tra tante professionalità e produzioni interne alla Rai si sia sentita l’esigenza di rivolgersi all’esterno e di acquistare da una società — la Loft — il format di una trasmissione televisiva. Società che, guarda caso, fa parte del gruppo del Fatto Quotidiano. Visto che i soldi con cui la Rai paga Le Confessioni di Gomez sono dei cittadini che versano il canone, la trasparenza mi pare il minimo. Ma c’è di più».
Ossia?
«Se c’è un legame economico tra l’azienda che gestisce il servizio di informazione pubblica e il Fatto deve emergere».
Crede che dietro ci sia uno scambio di favori?
«Che i conti della società Seif, proprietaria del Fatto quotidiano, si reggano sui programmi venduti dalla sua controllata al 100% Loft (che produce anche il programma di Gomez) non lo dico io: è scritto nell’ultimo bilancio approvato e nella relazione della società di revisione, che non nasconde la crisi finanziaria del gruppo. Non a caso la Loft pare stia trattando con la Rai la vendita di altri programmi. Così potrebbe far cassa grazie alla Rai e salvare il giornale dal possibile fallimento».
È la ragione per cui Travaglio insiste col dire che non c’è alcuna occupazione militare della Rai, che la destra sta facendo oggi quello che ha fatto ieri la sinistra?
«Basta sfogliarlo: quel quotidiano non esprime mai una critica verso la Rai dell’era Meloni né dice una parola sugli inciuci di Conte con la premier per le nomine. Travaglio dimentica sempre che il capo del M5S con il governo gialloverde ha trasformato l’emittente pubblica in una tv sovranista: allora, in coppia con Casalino, non ha mai fatto ostaggi in Viale Mazzini. Quanto a oggi, il direttore che non si tira mai indietro quando c’è da attaccare qualcuno, anche un innocente a cui è arrivato un avviso di garanzia, è lo stesso che è stato condannato per diffamazione e che con la Rai “gestione Fratelli d’Italia” usa i guanti di velluto. Arriva proprio a difenderla. Per carità, saranno solo coincidenze, ma io penso che il Travaglio che parla tanto di conflitto di interessi per gli altri dovrebbe prima guardare a casa sua».
Lei ha chiesto anche di sapere quali altri programmi e conduttori dell’orbita Fatto entreranno nei prossimi palinsesti Rai. Ritiene che il giro di affari possa ampliarsi?
«Mi piacerebbe saperlo. Vorrei sapere se i soldi dei contribuenti vanno a salvare dal possibile fallimento Travaglio & Co. Solo che a queste domande l’ad Sergio e il dg Rossi non hanno risposto. Hanno detto di non saperne nulla e di dover approfondire. Non penso ci voglia molto a fare una telefonata e verificare. Anche perché la trasmissione di Gomez va in onda da tempo».
Rientra in questo quadro, secondo lei, la sponda che spesso il M5S offre ai vertici meloniani della Rai, sia in Cda sia in Vigilanza?
«Non spesso. Sempre. Del resto, il patto per assegnare al M5S la presidenza della Commissione parlamentare di controllo lo hanno fatto Meloni e Conte. I grillini hanno votato addirittura a favore del nuovo contratto di servizio e, dopo essersi accordati su varie nomine in Rai, sono pronti all’intesa anche sul nuovo Cda, vedrete. Del resto è lo stesso Conte che pone la questione morale in Puglia e poi salva la giunta Emiliano, votando a favore della fiducia».
Dopo l’affondo della presidente Soldi pensa che i vertici Rai abbiano mentito al Parlamento? E se così fosse, potrebbero restare al loro posto?
«Dobbiamo ascoltare in Vigilanza anche Serena Bortone, il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini e la stessa presidente Soldi. Lo avevo chiesto, insieme alle altre opposizioni, già prima dell’audizione di ad e dg, ma la maggioranza si è opposta. Ora diventerebbe gravissimo non farlo. Occorre andare fino in fondo e capire chi sta mentendo e perché».
