Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 7 maggio 2024
Aria fresca
Ahia!
Punti di vista
Prima creiamo il nemico poi gli facciamo guerra
DI ELENA BASILE
Come scrive Domenico Gallo in un superbo articolo, ormai l’opinione pubblica riesce ad avallare crimini che soltanto qualche decennio addietro sarebbero stati inconcepibili in Europa. È passata sotto silenzio la notizia ormai riscontrata di 500.000 morti ucraini dall’inizio della guerra. Un Paese fallito, che applica la legge marziale e manda al fronte con reclutamenti forzati, decima la sua gioventù per assecondare interessi statunitensi, dovrebbe essere la bandiera dell’Occidente liberale?
I benpensanti non notano contraddizioni. Sunak, primo ministro di un Paese che era l’emblema del liberalismo, emana un provvedimento sulla deportazione in Ruanda degli immigrati clandestini sbarcati sulle coste inglesi. Stiamo tornando indietro a prima del 1807 quando fu abolita la tratta degli schiavi. L’Occidente si rende complice dello sterminio di donne e bambini a Gaza e in Cisgiordania, della carestia programmata da Israele e solo gli studenti insorgono, arrestati e discriminati dalla stampa che, con una terribile mancanza di vergogna, li insulta definendoli antisemiti. Il presidente di un Paese democratico europeo prepara la strada per l’invio di truppe francesi e auspicabilmente europee e Nato in Ucraina per uno scontro diretto con una potenza nucleare. I giovani francesi sono d’accordo a morire per rifiutare la neutralità dell’Ucraina? Un giornalista, corrispondente a Bruxelles per anni di un rinomato giornale, sempre incline a spiegare l’Europa all’Italia, mai l’Italia all’Europa, un giornalista che ho conosciuto bene da ambasciatrice e che un tempo esprimeva un’apprezzata logica nell’analisi delle relazioni tra Europa e Mosca, ora scende in campo per difendere l’iniziativa di Macron. Bisogna ricompattare le file in un momento così delicato della storia europea e prima delle elezioni la vera discriminante dev’essere tra chi sceglie la guerra con la Russia e gli altri, i cattivi, i pacifinti, i disfattisti. Sembra di ritornare alla vigilia della Prima guerra mondiale. Ma questi cani da guardia sono veramente inconsapevoli delle loro responsabilità, non hanno figli e nipoti da proteggere?
Come sempre nella storia il conflitto è giustificato dalle menzogne, dall’aggressione russa, dalla violazione del diritto internazionale, dalla minaccia imperialistica all’ordine liberale e all’Europa stessa. L’Occidente crea il mondo che poi combatte. Dal maggio del 2022 Ipazia e tanti altri analisti hanno preconizzato la sconfitta dell’Ucraina, il fallimento di una politica neoconservatrice statunitense che applica dal ventennio unipolare lo stesso schema distruttivo, destabilizzando intere regioni del mondo. Il colpo di Stato di piazza Maidan, di cui esistono prove oggettive, e la documentata escalation Nato ci hanno portato al conflitto. Abbiamo creato noi l’aggressore trasformando Kiev in un’anti-Russia. E ora vorrebbero trascinare i nostri giovani in guerra per combattere la realtà da essi stessi creata? Dobbiamo rispondere alla violazione del Diritto internazionale, recita il presidente Mattarella senza sostanziali differenze da Meloni e da Schlein. Abbiamo per caso fornito armi a Baghdad o a Kabul contro gli invasori Usa? E l’aggressione alla Libia avrebbe dovuto determinare il giusto rifornimento di armi e di intelligence al Paese aggredito da parte di Cina e Russia?
Orwell affermava che la libertà è dire che 2 più 2 fa 4. Da questa discendono tutte le altre. Ma la voce della razionalità sta morendo sommersa dalla visione egocentrica e predatrice dell’Occidente che considera il Diritto internazionale un insieme di false regole a difesa dei propri interessi geostrategici.
Si apre il tavolo con la Confindustria alla Farnesina. Echeggia la propaganda. Di fronte agli attoniti imprenditori italiani che temono per le loro imprese in Russia si balbetta il catechismo: difesa del diritto internazionale e della libertà. In realtà l’Italia partecipa dal 2014 a una vera e propria guerra economica contro la Russia che dal 2022 ha avuto lo scopo dichiarato (da Draghi, da Letta, dalla Meloni) di mettere Mosca in ginocchio, dare una batosta alla sua economia e provocare la caduta di Putin. Le sanzioni, innocue per Svezia e Polonia, sono state esiziali per Germania e Italia. Non si potevano prevedere ritorsioni? Il ministro Tajani veramente scende dalle nuvole? Il tavolo ora dovrebbe magicamente difendere le imprese italiane che sono ormai alla mercé di Mosca. E come? Avendo il coraggio come fa la Turchia di dissociarsi dalla politica criminale della Nato? Dopo il sequestro illegale di 300 miliardi russi gli angloamericani, incuranti delle sorti dell’euro, vorrebbero convincerci a utilizzarli per aiuti finanziari all’Ucraina. In questo clima Tajani convoca l’ambasciatore russo alla Farnesina. Per dirgli cosa? Quanto siamo inetti a difendere gli interessi italiani e di tutta l’Europa?
Effettivamente
È già successo tutto
di Marco Travaglio
A sinistra è tutto un ripetere che il governo Meloni fa rimpiangere B., si stava meglio con lui, nemmeno lui aveva osato tanto. Su Repubblica, Paolo Garimberti parla dello sciopero alla Rai perché la destra la lottizza al posto della sinistra e riesce a dire che i Melones la vogliono “al loro servizio”, mentre B. con la sua “saggezza o furbizia” garantiva “una parvenza, non soltanto formale, di pluralismo al servizio pubblico”. Forse perché nel 2009 Garimberti divenne presidente Rai in quota Pd con i voti di tutti i partiti, in maggioranza berlusconiani: una Rai così pluralista che aveva Masi dg, Minzolini al Tg1 e mise in fuga Santoro dopo due anni di guerra aperta ad Annozero. Roberto Saviano dice che i censurati da B. stavano meglio dei censurati dalla Meloni perché allora il mercato editoriale era più florido (infatti Mondadori lo lanciò con Gomorra). Ma è e l’opposto: la Rai di B. cacciò Biagi, Luttazzi, Santoro, Freccero, Sabina Guzzanti e tanti altri, che non trovarono posto in altre tv perché Rai, Mediaset e La7 erano berlusconiane, mentre oggi La7 e Nove fanno incetta di star in fuga dalla Rai (che, al momento, non ha cacciato nessuno). L’ex pm Armando Spataro parla di norme sulla giustizia che “finiscono persino col far rimpiangere l’era berlusconiana”: forse s’è scordato che sono tutte copiate da B., a parte il fatto che la premier è incensurata, non ha aziende, non è miliardaria, non ha mai finanziato la mafia né frodato il fisco né truffato orfane né corrotto giudici e politici né falsificato bilanci né varato 80 leggi ad personam né definito i giudici “cancro da estirpare”, “come le Br” e “la banda della Uno Bianca”, “matti, antropologicamente diversi dalla razza umana”. L’attacco all’azione penale obbligatoria, anch’esso targato B., è partito con la schiforma Cartabia che gran parte delle toghe progressiste incredibilmente osannarono. E la boiata dell’Alta Corte per sottrarre al Csm i giudizi disciplinari è un’ideona di Violante datata 2011 e sposata nel 2021 da un ddl del Pd. Che infatti a B. non fece mai vera opposizione, fra Bicamerali, dialoghi veltroniani e inciuci renziani: 30 anni di larghe intese, anche sul precariato, l’attacco alla Costituzione, i bavagli, le censure, il premierato e l’autonomia differenziata.
Opporsi alle porcate meloniane è sacrosanto, ma a patto di conservare un po’ di memoria e di pudore: solo chi li ha persi può rimpiangere B.. Che è stato il peggio del peggio e nessuno, per quanto si sforzi, riuscirà mai a eguagliarlo, tantomeno a superarlo. Perciò il continuo “al lupo al lupo” sul ritorno del fascismo suona fesso e cade in un misto di fastidio e indifferenza. Dopo il fascismo l’Italia ha conosciuto un solo regime autoritario: quello pluto-mediatico di B.. Tutto il resto è noia.
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