domenica 31 marzo 2024

Finalmente la Pina si svela!

 

Fantastica Pina! Il suo pensiero, dai chiamiamolo così, le sue dinamicità, culo incollato alla poltrona, le sue certezze, il suo modo d'intendere la politica, di parlare politichese, di "fassinare" l'aria, i valori, quella oramai banale idea di servizio che la politica dovrebbe possedere e che dinosauri imbolsiti le hanno sottratto da tempo immemore, trasformando appunto il servizio in lavoro, lautamente pagato e protetto da maleodoranti privilegi. 

Leggete Pina, molto innervosita dal probabile arrivo dell'ex direttore di Avvenire Tarquinio. Leggete l'intervista e capirete. Tenete il Maalox a portata di mano però! 


Intervista all’eurodeputata dem
Picierno
“Penalizzate noi uscenti le liste non sono l’isola dei famosi”
DI GIOVANNA CASADIO
ROMA. «Non posso accettare che siano marginalizzate le dirigenti del Pd e, più in generale, gli europarlamentari dem uscenti. Il “panino” si mangia al bar. Si può accettare di non essere candidati, non si può pretendere che si accettino formule vuote». Pina Picierno è la vice presidente dell’Europarlamento, l’unica italiana a rivestire un ruolo-chiave a Strasburgo. Non è una che le manda a dire. Sulle liste ipotizzate dalla segretaria Elly Schlein ha dato battaglia. Casertana, 42 anni ma una lunga militanza dem, dice di essere «dispiaciuta» per le liste bazar e ilmetododa Isola dei famosi . Se ci fosse Schlein terza al Sud, potrebbe non esserci lei.
Picierno, lei è stata tra i primi a sollevare il problema della composizione delle liste del Pd per le europee. Cosa teme, la rottamazione degli uscenti?
«Noi eurodem siamo stati protagonisti di una legislatura importante e complessa, affrontando sfide epocali: dalla pandemia al Next generation Eu, all’aggressione cruenta dell’Ucraina da parte di Putin. Ci siamo mossi nel solco di David Sassoli, mostrando visione e autorevolezza. Nel gruppo S&D, di cui il Pd fa parte, siamo a Bruxelles un modello e punto di riferimento.
Questo è un patrimonio che non va disperso».
Quale è il problema, troppi esterni civici?
«Innanzitutto c’è un problema di metodo. Il nostro partito è democratico di nome e di fatto.
Sono gli organismi dirigenti regionali e nazionali e i militanti a discutere e indicare le decisioni.
Questa è una caratteristica a cui il Pd non può rinunciare per diventare il partito della donna o dell’uomo solo al comando. Io ho appreso la testa di lista della “mia” circoscrizione Sud da una trasmissione tv. La politica è una cosa seria, i nostri elettori non sono follower».
Lei si è sfogata: sembra l’Isola dei famosi.
«Si moltiplicano nomi, figure certo autorevoli. Il Pd ha sempre accolto indipendenti nelle sue file, ma è una anomalia sostituire il gruppo dirigente con esterni scelti come capolista. Soprattutto poi, se i nomi che circolano non rispecchiano la linea che il Pd si è dato in Italia e in Europa su questioni molto importanti, a cominciare dalla guerra in Ucraina».
Perché non vede di buon occhio l’ipotesi di candidare Marco Tarquinio?
«Il Pd è con nettezza a sostegno di Kiev e per l’invio delle armi perché l’Ucraina è stata aggredita in un disegno egemonico di Putin che minaccia le nostre democrazie liberali. Il Pse nel suo programma ha scritto con nettezza che non può mancare il sostegno, anche militare, a Kiev. Nella prossima legislatura noi dovremo affrontare il nodo della politica di sicurezza e difesa comune, in un coordinamento con la Nato ma anche in modo complementare. Dovremo sostenere inoltre lo sviluppo delle industrie europee per la difesa».
E Tarquinio?
«Ne rispetto le convinzioni. Ma la domanda è: lui condivide il programma del Pse? Altrimenti diventa un caos. Tanto più, ripeto, perché andremo incontro a una legislatura costituente con la riforma dei trattati. Le liste del Pd non possono essere un bazar. Se però il problema di Schlein è che la linea tenuta finora non è giudicata convincente, allora bisogna dirlo esplicitamente e aprire una discussione. Non si può fare adottare un cambiamento di rotta politica al Pd attraverso le candidature».
Ma c’è un caso donne dem penalizzate o è una faccenda appunto politica?
«È una questione politica, dentro la quale c’è quella di genere. Il Pd ha fatto del femminismo il suo tratto identitario. Ora se solo donne esterne guideranno le liste (senza il giusto riconoscimento del lavoro svolto dalle uscenti) e ci sarà la segretaria in una ipotesi “panino”, sulla base del meccanismo delle preferenze, io per essere eletta dovrei invitare gli elettori a non votare la capolista o la segretaria. Le pare comprensibile?».
Schlein si deve candidare?
«Sono convinta che se ci si candida in Europa, poi si debba svolgere quella funzione. Certo come capolista sarebbe un valore aggiunto, ma come capolista».

sabato 30 marzo 2024

Prima pagina

 


Pasqua Pellini

 


Il Cingo insegna la pace


 

Altro che in due staffe!

 


Pasqua travagliata

 

Divani&Divani
di Marco Travaglio
Il divano si porta su tutto. Per anni è stato usato dalle destre, dunque anche da Renzi, per criminalizzare i disoccupati col Reddito di cittadinanza (che di solito non avevano nulla, tantomeno un divano). Ora la Meloni, arringando i soldati della missione Unifil in Libano, lo evoca per screditare i pacifisti che “si riempiono la bocca di pace comodamente seduti sul divano di casa”, mentre “la pace non si costruisce con i sentimenti e le buone parole, ma con la deterrenza”. Quante scemenze in così poche parole. La deterrenza – come nota Lucio Caracciolo – funzionava nella Guerra fredda con l’equilibrio del terrore fra i blocchi Est e Ovest, che garantivano le proprie aree di influenza figlie della spartizione di Yalta. Poi nel 1989 cadde il Muro di Berlino, il Patto di Varsavia si sciolse, l’Europa orientale divenne polvere e polveriera, alzarono la testa nuove potenze del Sud globale dalla Cina in giù, e le grandi organizzazioni terroristiche islamiste, mentre gli Usa tennero in vita la Nato credendosi l’unico impero rimasto con l’Europa al guinzaglio. Il risultato è la guerra mondiale a pezzi evocata dal Papa: nessuno fa più paura a nessuno e tutti attaccano tutti.
La Meloni dovrebbe sapere che la missione Unifil non fa alcuna deterrenza: esiste dal 1978, cioè dal primo attacco di Israele al Libano per ripulirne il Sud dallo stato nello stato creato dall’Olp in piena guerra civile, dopo la cacciata dalla Giordania nel Settembre nero 1971, e usato dai faddayin per colpire la Galilea del Nord. L’Onu, cessate le ostilità, inviò una forza di interposizione che poi sempre rinnovò dopo ogni crisi militare (le invasioni israeliane del 1983, 2000 e 2006, gli scontri fra milizie libanesi, le scorribande di Hezbollah). Cosa c’entri tutto ciò con chi invoca la pace non è dato sapere: né l’Ue né l’Italia fanno nulla per il cessate il fuoco in Ucraina e a Gaza. Anzi, in Ucraina continuano ad alimentare, ampliare e allungare la guerra inviando armi senza muovere un dito per aprire un tavolo. E, senza un negoziato e un cessate il fuoco, è impensabile che l’Onu invii una forza di interposizione fra i due eserciti, che la ridurrebbero in polpette appena arrivata. Quanto al divano, è un mobile perfettamente compatibile con la pace, mentre è totalmente incompatibile con la guerra. È chi invia continuamente armi a un Paese belligerante (fra l’altro in barba alla Costituzione) e predica soluzioni militari (la famosa “sconfitta della Russia” per liberare le quattro regioni occupate da Mosca nel 2022 e la Crimea annessa nel 2014 e rovesciare Putin) che dovrebbe alzarsi dal divano: prendere atto dopo 25 mesi che la guerra per procura non funziona, muovere le chiappe e darsi da fare per battere i russi sul campo. Arruolandosi volontario. Anzi, volontaria.

Un Toti è per sempre!

 

Toti riempie di soldi i giornali per fare propaganda sulla Liguria (e su di sé)
VERSO LE REGIONALI - Sansa: “Spesi fiumi di denaro pubblico”
DI G.B.
Un mare (ligure) di soldi per avere buona stampa: il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, spende ben 20 milioni di euro l’anno per comunicazione e pubblicità istituzionale. Una parte di questi soldi è impegnata per spot, pagine e iniziative che promuovono le bellezze regionali e il turismo. Ma una bella fetta è pericolosamente vicina alla propaganda. È quanto sostiene Ferruccio Sansa, consigliere regionale della Lista Sansa, che tiene aggiornato il conto delle spese, le denuncia in consiglio e le diffonde sulle pagine web.
L’ultima scoperta è arrivata con la risposta a un’interrogazione che Sansa ha presentato proprio in Consiglio regionale. La giunta Toti nel 2024 ha firmato contratti per 125 mila euro con il gruppo Corriere della Sera. Per pagine di pubblicità e azioni di comunicazione sui profili social del Corriere. Ma anche per l’organizzazione di eventi con la partecipazione del direttore Luciano Fontana, due vicedirettori e l’editore, Urbano Cairo. “Sono soldi ben spesi”, commenta Sansa. “Ho consultato gli archivi. Il quotidiano di via Solferino in un anno ha citato Toti 58 volte, una ogni 6,2 giorni. Il presidente della Regione ha avuto sul giornale ben otto interviste, una ogni 45 giorni. Altri otto servizi hanno parlato di Toti e del suo governo della Liguria. Il presidente ha avuto infine altre 42 citazioni. In undici occasioni, sulle pagine del quotidiano è comparsa anche una fotografia di Toti (una volta ogni 33 giorni). Insomma: diciamo che Toti non si può lamentare della copertura che il Corriere ha dato alla sua attività politica e amministrativa”.
Non è l’unico quotidiano a beneficiare degli investimenti regionali liguri. Anche il gruppo del Sole 24 Ore ha stipulato contratti per 112 mila euro. Per eventi e iniziative, per il “branding Liguria” e per “experience enogastronomica delle eccellenze liguri”. “Questa è la ragione per cui non comprerò più il Corriere e il Sole”, continua Sansa. “Credo che l’informazione abbia un compito altissimo: informare i cittadini e dare loro gli strumenti per partecipare alla vita della nostra società. Ma per questo i giornali non solo devono essere indipendenti dal potere, ma devono anche mostrarsi tali. Ne va del rapporto di fiducia con i lettori. Se ricevono somme da chi governa una regione, rischiano di mostrarsi condizionati quando devono scrivere e fare inchieste sul politico con cui hanno rapporti economici”.
Le somme sono spese in parte direttamente dalla Regione, in parte da agenzie e partecipate come Liguria Digitale e InLiguria. Nel bilancio previsionale di InLiguria è indicata la cifra di 11,8 milioni in un anno per spese di attività istituzionali finanziate con contributi ordinari. “È il più grande piano di propaganda degli ultimi anni”, dice Sansa. Giustificato con voci di spesa come “rafforzamento delle attività di possibile valorizzazione del territorio ligure”; o “attività di stesura e attuazione dei piani di comunicazione”. In un caso, era indicata questa arzigogolata causale: “La Regione Liguria ha assunto il ruolo di facilitatore e responsabile di azioni che hanno contribuito a creare l’ecosistema turistico ligure”. Gli 11,8 milioni di spesa previsti per il 2024 sono un salto del 256 per cento rispetto ai 3,3 milioni del 2022. “Il turismo è ormai il cavallo di Troia per far passare spese milionarie in pubblicità e iniziative di ogni genere”, conclude Sansa. “È propaganda pagata con soldi pubblici. Nessun’altra Regione italiana arriva a spendere oltre 20 milioni l’anno. Se fossero impiegati per la sanità risolverebbero il problema delle liste d’attesa”.