sabato 30 marzo 2024

Strafalcioni in Val di Tara

 

Il magico mondo di Valditara, dove l’italiano è per stranieri
DI DANIELA RANIERI
Nel mondo pedagogico ideale disegnato dai buffi ministri del governo Meloni, dietro la lavagna stanno: i migranti (“irresponsabili” che fanno morire i figli); i magistrati (psicopatici fino a prova contraria); gli studenti (da punire e umiliare secondo i precetti emanati dal ministro Valditara insieme con Bruno Vespa e Maria Latella durante una cena-trasmissione Sky); i giovani di Ultima Generazione (puniti col carcere), i poveri ex percettori di Rdc. Liberi per i corridoi, invece, ogni sorta di mascalzoni, evasori, spalloni, bancarottieri (talvolta per ciò fatti ministri). In cattedra, in virtù del “merito” che è lo stemma del governo, i più ignoranti, quelli che non sanno di non sapere (nel Vangelo sono i farisei, i più duri da educare).
Da un tweet di Valditara: “Se si è d’accordo che gli stranieri si assimilino sui valori fondamentali iscritti nella Costituzione…”. Alt! La forma vacilla: “assimilarsi” richiede la preposizione “a”, non “su”; “iscritto” si usa quando qualcuno si iscrive a un corso o è inserito in un elenco, il ministro voleva dire “inscritti”. Avanti: “ciò avverrà più facilmente se nelle classi la maggioranza sarà di italiani”: ma manco per niente, non c’è scritto nella Costituzione che gli stranieri debbano assimilarsi ai valori inscritti in essa mediante acquisizione per contatto, ma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Ancora: “se studieranno in modo potenziato l’italiano laddove già non lo conoscano bene, se nelle scuole si insegni approfonditamente la storia, la letteratura, l’arte, la musica italiana”: avete sentito la sgommata prima dell’incidente? Tutti verbi al futuro (“sarà”, “studieranno”), poi un congiuntivo immotivato (“si insegni”), errore tipico dei malparlanti; poi di nuovo futuri: “se i genitori saranno coinvolti… nell’apprendimento della lingua e della cultura italiana”. E gliela insegna Valditara, con questa proprietà di linguaggio (sarà l’italiano potenziato che si impara nelle scuole di purissima razza milanese). Voi direte: vabbè, è un leghista. Ma amministra l’Istruzione (e il Merito)! Come s’usa tra politici insipienti, ora Valditara darà la colpa a qualche social media manager che gli cura l’account (uno straniero?) o dirà che ha dettato il post al telefono, e ci scriverà minacciando querele e punizioni.. A proposito: ma poi l’ha imparata la differenza tra “umiltà” e “umiliazione”?

I rancorosi

 



La rancorosa vaga idea di quel riformismo anomalo incentrato sulla poltrona incollata al culo, ha il suo massimo esempio nel pensiero di Giani qui riportato: Tarquinio, ex direttore di Avvenire, non si può candidare perché porterebbe via un posto al Nardella di tutti loro, quello che ha trasformato Firenze in un luna park, ma sopratutto ha delle idee balzane sull’Ucraina, le stesse del Romano Pontefice. Questo PD obsoleto ed informe non si discosta molto dal becero pensiero della Ducetta. Vamos Elly!

venerdì 29 marzo 2024

Legata all'Orban

 

Legata mani e piedi come vuole Orban solo per aver percosso dei neo nazisti!

Che sarebbe opera di per sé meritoria - ricordate i Blues Brothers?- se non fosse che l'amichetto della Ducetta è quanto di peggiore ci possa essere. 

E il governo silente ed immobile permette questa abissale vergogna! 

Bleah!  

Fatti non foste....

 


Val di Tara

 


Sempre colpa sua!

 

Ha stato Conte
di Marco Travaglio
Sta uscendo a puntate la nuova stagione della fortunata serie “Ha stato Conte”. Il quale lasciò Palazzo Chigi il 13 febbraio 2021 (1.130 giorni fa). Ma tutto ciò che accade di brutto nell’orbe terracqueo è sempre colpa sua. Invece le cose belle, tipo i 209 miliardi di Pnrr strappati in Europa nel 2020, mai: Sambuca Molinari e Severgnini scrivono che quei soldi li ha ottenuti SuperMario un anno prima di arrivare (con la sola forza del pensiero). Poi però Draghi e Meloni non riescono a spenderli e tutti tornano a scrivere che, sì, li ha ottenuti Conte, ma ne ha presi “troppi”. La puntata sul Superbonus è ancor più avvincente: varato il 19.5.2020, il 110% fu gestito per 8 mesi da Conte, per 17 da Draghi e per 17 dalla Meloni. Giorgetti l’ha seguito per 37 mesi, da ministro dello Sviluppo con Draghi e dell’Economia con la Meloni. E ora, tomo tomo cacchio cacchio, annuncia “norme per monitorare” il Superbonus “scriteriato e devastante per la finanza pubblica” e i nuovi bonus edilizi creati da lui, di cui ignora l’impatto dopo che il suo ministero ha sbagliato le stime di 60 miliardi. Ma la colpa è sempre di Conte, che aveva varato il 110% come misura provvisoria per rilanciare l’economia post-Covid (il più alto rimbalzo del Pil dell’intera Ue) e poi ricalibrarlo con un decalage negli anni seguenti, ma non poté farlo perché fu rovesciato e rimpiazzato da Draghi (che sul Superbonus pasticciò a lungo, ma senza mai denunciare alcun buco scriteriato e devastante) e da Giorgetti. Che ora finge di aver passato gli ultimi 37 mesi sulla luna: anche quando la sua Lega, FdI e FI promettevano di “mantenere e ampliare” il 100%; quando Giorgetta&Giorgetti s’inchinavano al Pacco di Stabilità franco-tedesco scriteriato e devastante che ci fregherà dai 13 ai 14 miliardi all’anno; e quando lasciavano alle banche miliardi di extraprofitti per non fare la bua a Mediolanum.
Ma la puntata più spassosa della serie è quella sui papaveri putiniani insigniti da Mattarella delle massime onorificenze repubblicane. Il radicale Giulio Manfredi ricorda a Francesco Merlo su Repubblica che nel 2017 il portavoce di Putin, Peskov, divenne Commendatore al merito: lo decorò personalmente Mattarella durante una visita di Stato a Mosca. Ma Merlo, dopo accurate indagini, scopre il vero colpevole: sono “le vergognose onorificenze elargite dai governi Conte-1 e Conte-2” e “ritirarle è difficile perché l’Italia filorussa è più forte e spavalda”. Quindi Conte, salito a Palazzo Chigi per la prima volta il 1°.6.2018, decorava putiniani a manetta già nel 2017, scavalcando l’allora premier Gentiloni e subornando il povero Mattarella, incapace d’intendere e volere. Ora Merlo è richiestissimo per la nuova serie “Balle spaziali”.

L'Amaca

 

Contano gli avi o contiamo noi?
DI MICHELE SERRA
La storia del nazista americano Frank Meeink che, grazie a un test del Dna, scopre di avere “sangue ebraico” e diventa un fervente ebreo ortodosso (la racconta Anna Lombardi su questo giornale) ha almeno un precedente. È la storia (raccontata inun docu-fiction di una decina di anni fa) del politico nazista ungherese Szegedi, che ha compiuto l’identico percorso: quando ha scoperto di essere in parte ebreo ha deciso di diventarlo radicalmente, sposando l’ortodossia religiosa.
Nel caso di Meeink colpisce, e un poco fa sorridere, il fatto che la sua “percentuale” di ebraismo sia calcolabile nel 2,5 per cento (una trisnonna, pare). E che abbia interpellato un rabbi per avere certezze che quella esigua percentuale di “sangue ebraico” gli bastasse per considerarsi ebreo a pieno titolo. È una domanda — io penso — improponibile per ogni essere umano e per ogni “tipo” di sangue (ma esistono, poi, “tipi” di sangue?): non essendo pensabile che le scelte etiche, culturali, politiche di una persona possano essere determinate dalla sua “fedeltà” al Dna.
Lambiccarsi il cervello sugli avi può essere interessante se si ha curiosità delle radici, ma il fatto che possa o debba avere una qualche influenza su ciò che si crede, su ciò che si sceglie, sulle idee che si professano, mi sembra insensato.
Avendo io un nonno sardo, devo cantare “a tenore” davanti a un nuraghe? O posso esimermi?
Ma poi, se un antisemita, per non esserlo più, ha la necessità di scoprirsi semita, dove vanno a finire i concetti dell’uguaglianza e della tolleranza, che sono universali, riguardano tutti e non richiedono alcun test del Dna? Se avete sospetti sul vostro grado di tolleranza, mi raccomando, non chiedetevi mai che tipi erano i vostri avi.
Chiedetevi che tipi siete voi stessi: è un materiale di indagine molto più recente.